Differenze tra le versioni di "Pagina:I Vicerè.djvu/641"

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"Da qualche mese appena."
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Da qualche mese appena.
   
"Tanto piacere..." fece il principe, alzandosi.
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Tanto piacere... fece il principe, alzandosi.
   
 
Il prete s’alzò e s’inchinò una seconda volta. Teresa gli chiese permesso e accompagnò il fratello.
 
Il prete s’alzò e s’inchinò una seconda volta. Teresa gli chiese permesso e accompagnò il fratello.
   
"Dunque?" insisté Consalvo. "Che bisogna fare per ottenere l’appoggio della signora duchessa?"
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Dunque? — insistè Consalvo. Che bisogna fare per aver l’appoggio della signora duchessa?
   
"Ma io non valgo a nulla!..." protestò Teresa, con un discreto sorriso.
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Ma io non valgo a nulla!... protestò Teresa, con un discreto sorriso.
   
"Bisogna giurare fedeltà a Carlo, al Gran Monarca?... Non c’è altro scampo?... Ma se ancora ha da venire?... Basta, arrivederci!... E quest’altro, dove l’hai pescato? Chi è?..."
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Bisogna giurare fedeltà a Carlo, al Gran Monarca?... Non c’è altro scampo?... Ma se ancora ha da venire?... Basta, arrivederci!... E quest’altro, dove l’hai pescato? Chi è?...
   
"Uno dei Padri più colti della Compagnia di Gesù!..."
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Uno dei Padri più colti della Compagnia di Gesù!...
   
   
   
"Tempo perduto! Tempo perduto!..." Non c’era da cavar nulla da quegli Uzeda! I migliori, quelli che parevano i più saggi, a un tratto si rivelavano pazzi, come gli altri. Questa qui, adesso, si chiamava in casa i Gesuiti, credeva alle balorde profezie, ai pretesi miracoli, diventava cieco strumento in mano dei preti! Dov’era la fanciulla d’una volta, graziosa, gentile, poetica, pietosa ma non bigotta, credente ma non accecata? Anche al fisico, aveva perduta l’eleganza del portamento, ingrassava, era irriconoscibile. La pazzia soggiogava anche lei, prendeva la forma religiosa, diventava misticismo isterico! Tutti a un modo, tutti!... Egli solo si stimava savio, forte, prudente, immune dal vizio ereditario, padrone e giudice di se stesso e degli altri... E, apparso sulla Gazzetta ufficiale il decreto che chiudeva la sessione, egli si buttò a capo fitto nella lotta.
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« Tempo perduto! Tempo perduto!... » Non c’era da cavar nulla da quegli Uzeda! I migliori, quelli che parevano i più saggi, a un tratto si rivelavano pazzi, come gli altri. Questa qui, adesso, si chiamava in casa i Gesuiti, credeva alle balorde profezie, ai pretesi miracoli, diventava cieco strumento in mano dei preti! Dov’era la fanciulla d’una volta, graziosa, gentile, poetica, pietosa ma non bigotta, credente ma non accecata? Anche al fisico, aveva perduta l’eleganza del portamento, ingrassava, era irriconoscibile. La pazzia soggiogava anche lei, prendeva la forma religiosa, diventava misticismo isterico! Tutti a un modo, tutti!... Egli solo si stimava savio, forte, prudente, immune dal vizio ereditario, padrone e giudice di stesso e degli altri... E, apparso sulla ''Gazzetta ufficiale'' il decreto che chiudeva la sessione, egli si buttò a capo fitto nella lotta.
   
 
Giorno e notte la sua casa trasformata in una piazza, in un pubblico mercato, dove i delegati discesi dalle sezioni rurali e gli elettori cittadini andavano e venivano, discutendo, contrattando, gridando, col cappello in testa, con le mazze in mano. Più gente veniva, più
 
Giorno e notte la sua casa trasformata in una piazza, in un pubblico mercato, dove i delegati discesi dalle sezioni rurali e gli elettori cittadini andavano e venivano, discutendo, contrattando, gridando, col cappello in testa, con le mazze in mano. Più gente veniva, più
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