I pescatori di balene/IX. I furori dell'oceano artico: differenze tra le versioni

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Un silenzio perfetto, strano, regnava sopra quell'immensa distesa di ghiacci, e due soli uccelli, due poveri gabbianelli, solcavano quella abbagliante atmosfera, mandando di quando in quando un triste grido.
 
— Ventre di balena! — esclamò Koninson che, come il solito, si trovava vicino al signor Hostrup. — È' uno spettacolo superbo, tenente.
 
— Non dico di no, ma sarei più contento se non l'avessi dinanzi agli occhi — rispose l'ufficiale.
— Le costole del «Danebrog» sono ancora salde, signore.
 
— Ma le pressioni sono formidabili, Koninson. Quando i ghiacci non trovano più posto, stritolano irresistibilmente tutto ciò che impedisce loro di allargarsi. E tu sai quanti vascelli colarono a picco completamente stritolati!.
 
— Ditemi, tenente, è proprio terribile la forza del ghiaccio?
— E l'oscurità cresce sempre — disse il fiociniere, masticando rabbiosamente un mozzicone di sigaro. — Un gran brutto navigare è il nostro, con tutti questi ghiacci che pare abbiano una voglia matta di fare del «Danebrog» una frittata. Vedete la costa americana, signor Hostrup?
 
— No, Koninson, e anche quella costa mi dà assai da pensare. Possiamo trovarci da un istante all'altro dinanzi a una delle numerose isole o scogliere che la cingono..
 
In quell'istante, tra i fischi del vento e i muggiti delle onde, si udì mastro Widdeak gridare con accento di terrore:

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