Degli uffici (volgarizzamento anonimo): differenze tra le versioni

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con arbitrio e giudizio nostro, attigneremo
quanto ci parrà.
 
CAPO I.
 
Dell' ufficio , e come si divide.
 
Piaceci adunque , perché ogni disputa
ha a essere dell’ ufficio , innanzi diffinire
che cosa sia ufficio : la qual cosa io mi ma-
raviglio essere stata lasciata da Panezio.
Imperocché ogni ordinamento , il quale di
qualche cosa è preso dalla ragione , debbe
procedere dalla diffinizione ; acciocché s’in-
tenda ciò che sia quello , del quale si di-
 
 
 
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sputa. Ogni quistione dell’ufficio è doppia r
uno modo è il quale s' appartiene al line
de’ beni ; l’ altro è il quale è posto ne’ pre-
cetti , pe’ quali l’ uso della vita possa es-
sere confermo in tutte le parti. Del modo
di sopra questi sono gli esempi : se tutti
gli uffici sono perfetti o no ; e se alcuno
di loro è maggiore che l’altro ; e altre cose
simili a queste. Ma quegli uffici de’ quali
si danno i precetti , benché essi s' appar-
tengano al fine de’beni , nientedimeno meno
appariscono di cosi essere , perchè essi più
ragguardano all’ ammaestramento della vita
comune ; de’ quali uffici noi in questi libri
dobbiamo con dichiarazione disputare.
 
E ancora un altra divisione è degli uffi-
ci. Imperocché e' si chiama alcuno ufficio
mezzo , e alcuno perfetto. Il perfetto uf-
ficio io stimo che noi chiamiamo retto; il
quale i Greci chiamano catartoma , cioè se-
condo dirittura ; ma questo mezzo eglino
chiamano comune. E questi uffici così dif-
fiuiscono ; chè quello ufficio che sia retto ,
diffiniscono essere perfetto ; e quello che
è mezzo , dicono essere quello , del quale
possa essere data probabile ragione perchè
egli sia fatto.
 
 
 
s
 
 
 
capo n.
 
 
 
Della deliberazione in pigliare il consiglio.
 
Di tre parti adunque , come a Panezio
pare , è la deliberazione del pigliare il con-
siglio. Imperocché gli uomini dubitano , se
quello che eglino hanno a fare sia onesto
o brutto : e questo cade nella deliberazio-
ne ; e in considerar questo , spesso gli ani-
mi sono tirati in contrarie sentenze. E an-
cora o essi cercano , o essi consigliano alla
commodità e giocondità della vita , e alle
facoltà delle cose, e alle copie, alle abbon-
danze , e alla potenza ; colle quali cose e-
glino possouo giovare a sé e a' suoi : e se
quello fa utile, del quale eglino delibera-
no: la quale deliberazione tutta cade nella
ragione dell’ utilità.
 
E il terzo modo del disputare è , quando
quello che pare utile, pare che combatta con
quello eli’ è onesto. Imperocché conciosiaco-
sacchè T utilità paia a sé rapire , e l' onestà
pel contrario paia da sé rimuovere ; si fa
che l'Animo nel deliberare si divida , e ar-
rechi sollecitudine dubbiosa del pensare.
 
 
 
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In questa divisione ( conciosiacosacchè
grandissimo vizio sia nel dividere, lasciare
alcuna cosa ) due cose sono state lasciate.
Imperocché non solamente e’ si suole delibe-
rare , se egli è onesto o brutto ; ma ancora ,
preposti due onesti , se l’uno è più onesto che
l’altro. E similmente, preposti due utili, si
suole dubitare se l’uno è più utile che l’al-
tro. E così quella ragione , la quale colui
stimò di essere di tre parti , si trova dover es-
sere distribuita in cinque. Primamente dun-
que si disputerà dell’ onesto , ma in due mo-
di ; e ancora con pari ragione dell'utile ; e
dipoi della comparazione tra loro.
 
CAPO III-
 
Della forza della natura a fare C onesto,.
 
Da principio a ogni ragione d'animali è
stato attribuito dàlia natura , ch’egli difenda'
sé , e la vita , e il corpo ; e isoli i £1 quelle
cose, le quali paino di dovere nuocere-, e-
tutte quelle cose le quali sieno necessarie-
•1 vivere, acquisti e trovi; come è fa pa-
sciona, a i covaccioli, e altre simili cosce.
 
 
 
1 o
 
Ma comune cosa è di tutti gli animali l’ ap-
petito della congiunzione , per cagione del
procreare ; e alcuna cura di quelle cose ,
le quali sono state da loro procreate. Ma
tra l’ uomo e la bestia è singolarmente que-
sta differenza , che la bestia tanto si muove,
quanto dal senso essa è mossa ; a quello eh e
presente , e a quello che l’ è innanzi si ac-
comoda , poco avvedentesi del preterito e
del futuro: ma l’uomo, perchè egli è par-
tecipe della ragione , per la quale egli vede
le cose conseguenti , e conosce le cagioni
delle cose, e i progressi di quelle, e quasi
sa quelle cose le quali innanzi vadano, e
agguaglia le similitudini , e alle cose pre-
senti aggiugne e annoda le future ; facil-
mente vede il corso di tutta la vita , e al
governo di quella egli apparecchia le cose
necessarie. Questa medesima natura colla
iorza della ragione concilia 1’ uomo all’uo-
mo , alla compagnia e del parlare e della
vita : e ingenera , traile prime cose , uno pre-
cipuo amore in coloro , i quali sono stati
procreati ,• e commuovegli che le brigate
degli uomini vogliano essere insieme , e tra
se ricercarsi. E per queste cagioni tali ra-
 
 
 
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II
 
 
 
gunate si studiano trovare e acquistare quelle
cose, le quali sovvengono al vivere, e al
vestire , e al governarsi ; e non solamente a
sè solo , ma alla moglie , a’ figliuoli , e a
tutti quegli altri , i quali esse abbino cari ,
e debbino difendere. La quale cura desta
ancora gli animi , e fagli maggiori al fare
le cose.
 
E tra le prime cose nell’ uomo , è pro-
pria cosa il cercare e T investigare il vero.
E così quando noi siamo voti di necessarie
cure e faccende, allora noi desideriamo ve-
dere qualche cosa , e udire , e imparare ;
e stimiamo che la cognizione delle cose o
occulte o mirabili, sia necessaria al vivere
beatamente. Per la qual cosa s’intende , che
quello che è vero e semplice e puro , è attis-
simo alla natura dell’ uomo.
 
A questa cupidigia del vedere il vero è
aggiunto un certo desiderio del principato;
che l’ animo bene informato dalla natura
non voglia ubbidire ad alcuno , se non a
\jhi insegna o ammaestra, o, per cagione
di suo utile, legittimamente comanda e con
giustizia. Della qual cosa è la grandezza del-
l' anima , e lo spregiare le cose umane.
 
 
 
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Ma nè quella è piccola forza della na-
tura e della ragione , che solo questo ani-
male conosce che cosa sia ordine , e che
cosa sia quella la quale si confà ne' detti
e ne' fatti, e che è misura. E così nessuno
altro animale conosce la bellezza e la pu-
litezza di quelle cose , le quali sono cono-
sciute per l’aspetlo, nè la convenienza delle
parti. La qual similitudine , la natura e la
ragione dagli occhi trasferendo allonimo,
molto più ancora stima dovere esser con-
servata la bellezza , e la costanza , e l’or-
dine ne’ consigli e ne’ fatti: e guardasi che
nessuna cosa esso faccia effeminatamente,
e con isconvenienza : e ancora che cosa non
faccia, o non pensi alcuna cosa libidinosa-
mente , nè in tutti i fatti , e in tutte le
opinioni. Per le quali cose si congrega e
fassi quell’ onesto , che noi cerchiamo : il
quale se non fosse nobilitato, nientedimeno
sarebbe onesto: e quello che in verità noi
diciamo , che benché da nessuno egli fosse
lodato , nientedimeno egli per natura sa-
rebbe laudabile.
 
 
 
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« i
 
 
 
CAPO IV.
 
 
 
Belle quattro virtù , onde nascono gli uffici.
 
 
 
Tu, o Marco, ora vedi la forma di essa
onestà : la quale se cogli occhi fosse vedu-
ta , maravigliosi amori , come disse Pla-
tone , commoverebbe. Ma ogni cosa che é
onesta , quella nasce da alcuna delle quat-
tro parti: imperocché o esso onesto si ri-
volta nel ragguardamento del vero, e nella
sollecitudine di quello ; o in difendere la
compagnia umana , e nell’ attribuire a cia-
scuno il suo, e nella fede delle cose contrat-
tate 5 o nella grandezza e fortezza dell’ a-
nimo invitto ed eccelso ; o nell’ ordine e
modo di tutte le cose , le quali si fanno o
diconsi , nel quale è la modestia e la tem-
peranza.
 
Le quali quattro cose , benché tra loro
sieno avviluppate e collegate, nientedimeno
di ciascuna per sé nascono certe ragioni
di uffici. Come , da quella parte la quale
prima fu descritta , nella quale noi pognia-
mo la sapienza e la prudenza , in quella
dentro è il cercare e il trovare la verità :
 
 
 
 
H
 
e di queste virtù questo è il proprio dono.
 
Imperocché come ciascuno massimamente
conosce quello , che in ciascuna cosa sia ve-
rissimo , e il quale acutissimamente e bene
può e vedere e sviluppare la ragione , co-
stui rettamente suol essere tenuto pruden-
tissimo e saviissimo. Per la qual cosa a co-
stei è suggetta la verità , quasi materia la
quale essa tratti, e nella quale essa si ri-
volghi.
 
Ma alle altre tre , che restano , sono pre-
poste le necessità all’ acquistare e al difen-
dere quelle cose , nelle quali è contenuto
il governo della vita ; acciocché e la con-
giunzione e la compagnia degli uomini sia
conservata; e l’eccellenza e grandezza del-
l’animo riluca , sì nell’ accrescere le abbon-
danze , e nell' acquistare l'utilità e a sé e
a' suoi ; sì molto più nello spregiare quelle.
Ma l’ ordine , e la costanza , e la modera-
zione , e altre cose le quali sono simili a
queste , si rivoltano in quella ragione , alla
quale debba essere dato un certo fare, e
non solamente il rivoltare la mente. Impe-
rocché quando noi aggiugneremo un certo
modo e ordine alle cose, le quali sono trat-
 
 
 
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i5
 
tate nella vita , noi conserveremo la con-
venienza e 1' onestà.
 
capo v.
 
• L- a « c: ■ jj*,S ’WV» oJib
 
Della Prudenza.
 
De’ quattro luoghi, ne' quali noi abbiamo
diviso la natura e la forza dell’onesto , quello
primo , il quale sta nella cognizione del ve-
ro , massimamente tocca la natura umana.
Imperocché tutti siamo tirati e siamo me-
nati alla cupidigia della cognizione e della
scienza ; nella quale noi stimiamo esser cosa
bella eccellere : ma trascorrere , errare ,
essere ingannato , e non sapere , noi diciamo
essere cosa trista e brutta. In questa ra-
gione naturale e onesta , due vizi debbono
essere schifati : l’ uno , che noi non abbia-
mo le cose incognite per le conosciute ; il
qual vizio chi lo vorrà fuggire ( ma tutti
debbono volere) aggiugnerà, al considerare
le cose, tempo e diligenza. L’altro vizio è,
che alcuni mettono troppo grande studio,
e troppo molta opera nelle cose oscure e
malagevoli, e nientedimeno non necessarie.
 
 
 
t6
 
Ma , schifati questi vizi , ciò che di cura e
di opera sarà posto nelle cose oneste e degne
di cognizione , quello sarà ragionevolmente
lodato. Come in astrologia noi abbiamo o-
dito aver fatto Caio Sulpicio ; e in geo-
metria conoscemmo fare Sesto Pompeo ; e
molti in loica ; e più in ragion civile : le
quali arti tutte consistono nell' investigazio-
ni del vero; per lo studio del quale, ri-
muoversi dal fare le faccende , è contro al-
l'ufficio. Imperocché ogni loda di virtù con-
sista nel faccimeuto : dal quale nientedime-
no spesso si fa intermissione , e molte ri-
tornate sono date agli studi. Ancora il com-
movimento della mente , il quale mai non
si riposa , può contenere noi negli studi
del pensare, ancora senza nostra opera. Ma
ogni pensiero e movimento di animo sarà
rivolto, o nel pigliare i consigli delle cose
oneste , e appartenenti al bene e beata-
mente vivere, o negli studi della cognizione
e della scienza. E già noi abbiamo detto,
della prima fonte dell’ ufficio.
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