Pagina:Le confessioni di un ottuagenario II.djvu/92: differenze tra le versioni

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84 le confessioni d'un ottuagenario.

meglio addirittura i Francesi o qualunque altro che la floscia inettitudine di cento patrizii. Ciò che molti secoli addietro si rispettava per la forza, poi si venerava per la prudenza, indi si tollerava per abitudine, allora cadeva nel disprezzo, che conseguita sempre all’ossequio goduto lungamente a torto. Nella Municipalità la stessa disperazione d’ogni consiglio ingenerava la discordia: Dandolo e Giuliani predicavano la repubblica universale, quest’ultimo senza alcun riguardo dei sospettosi alleati. Vidiman consigliava la moderazione, perchè la storia gli insegnava, che se v’è salute pei governi nuovi, essa dipende dalla prudenza e dalla lentezza delle mutazioni. Strepitavano fra loro in quella sala del Gran Consiglio, ove la schietta parola d’un patrizio avea deciso altre volte delle sorti d’Italia. Il sommo impiccio era per me, che doveva dar forma di protocolli a interminabili chiacchierate, a vicendevoli rimbrotti senza scopo e senza dignità. Finalmente la gran notizia, che serpeggiava negli animi in forma di paura, scoppiò dalle labbra in suono di vera e certa disperazione. La Francia consentiva pel trattato di Campoformio che gli Imperiali occupassero Venezia, e gli Stati di Levante e di terraferma fino all’Adige. Per sè teneva i Paesi-Bassi austriaci, e per la Repubblica Cisalpina le provincie della Lombardia Veneta. Il patto e le parole erano degne di chi le scriveva.

Venezia si destò raccapricciando dalla sua letargia, come quei moribondi che rinvengono la chiarezza della mente all’estremo momento dell’agonia. I Municipali mandarono ambascerie al Direttorio, a Buonaparte, perchè fosse loro permesso di difendersi. Questa frase corrispondeva appuntino all’altra del trattato suddetto, nel quale si consentiva l’occupazione di Venezia. Domandare al carnefice un’arma per difendersi contro di lui, è invero un’ingenuità fuori d’ogni credenza! Ma i Municipali sapevano la propria impotenza, e non altro cercavano che illudersi fino all’estre-