Differenze tra le versioni di "Pagina:Il cholera in Barberino di Mugello - Carlo Livi, 1855.djvu/92"

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(4)<section begin="4" /> Enrico Mayer. Ricordi del cholera in Livorno nel 1854. Lettera a G. Pietro Vieusseux.<section end="4" />
   
 
(5)<section begin="5" /> Io ho sotto gli occhi la relazione de’ primi casi, cortesemente favoritami dall'Ecc.<sup>mo</sup> D. Giovanni Guidoni, ed a quella mi riferisco. La lealtà dello scrivente, e la scrupolosità nell’indagare tuttociò che favorisce l’opinione della contagiosità, che è la sua, varranno a darle tutta la fede. Io fui chiamato a Barberino il 14 Dicembre, e non potei assumer la cura de’ cholerosi che il dì susseguente.<section end="5" />
:(4)<section begin="4" /> Enrico Mayer. Ricordi del cholera in Livorno nel 1854. Lettera a G. Pietro Vieusseux.<section end="4" />
 
   
 
(6)<section begin="6" /> Di questi che furon cinque, in uno solo, nel giovanetto Maranghi d’anni undici posso ammettere certo il contatto mediato, avendo saputo, che la di lui madre avvicinò dei cholerosi. Non posso però ammetterlo nella Caiani Anna, la quale avea innanzi assistito una malata, che si volle a tutti costi dalla opinione dotta e indotta del paese malata di cholera, ma che per me nol fu mai. In tutti questi non mancò la diarrea prodromica. <section end="6" />
:(5)<section begin="5" /> Io ho sotto gli occhi la relazione de’ primi casi, cortesemente favoritami dall'Ecc.<sup>mo</sup> D. Giovanni Guidoni, ed a quella mi riferisco. La lealtà dello scrivente, e la scrupolosità nell’indagare tuttociò che favorisce l’opinione della contagiosità, che è la sua, varranno a darle tutta la fede. Io fui chiamato a Barberino il 14 Dicembre, e non potei assumer la cura de’ cholerosi che il dì susseguente.<section end="5" />
 
   
 
(7)<section begin="7" /> Vedi la Tavola II.<sup>a</sup> a pag. 85.<section end="7" />
:(6)<section begin="6" /> Di questi che furon cinque, in uno solo, nel giovanetto Maranghi d’anni undici posso ammettere certo il contatto mediato, avendo saputo, che la di lui madre avvicinò dei cholerosi. Non posso però ammetterlo nella Caiani Anna, la quale avea innanzi assistito una malata, che si volle a tutti costi dalla opinione dotta e indotta del paese malata di cholera, ma che per me nol fu mai. In tutti questi non mancò la diarrea prodromica. <section end="6" />
 
   
 
(8)<section begin="8" /> S’intende bene, che io parlo qui della classe più numerosa della popolazione, e non delle famiglie comode e agiate del paese, cui non tocca veruno di questi rimproveri. Ma non si salverebbe però da rimproveri il Municipio, se a simili gravissimi inconvenienti non procurasse rimediare con ogni sua cura.<section end="8" />
:(7)<section begin="7" /> Vedi la Tavola II.<sup>a</sup> a pag. 85.<section end="7" />
 
   
 
(9)<section begin="9" /> Gran peccato, che la verità non nasca mai nuda, ma ravvolta in una certa veste, che la invola quasi vergine pudica a’ cupidi sguardi; sicché molti, dalla troppa furia o smania di scuoprirla, non badano a strapparle anche le carni, e le lasciano tali impronte, che poi più non si riconosce. Gran peccato voleva dire, che l’Ajazzi Filomena, giacché dovea ammalare, non ammalasse la prima di cholera in Barberino; perchè allora il fatto della importazione sarebbe apparso cosi chiaro e lampante, da non dare appiglio veruno a contese, e da acchetare i più miscredenti. Ma col fatto cosi come sta, sembra, che una bizzarra natura abbia posto la questione negli stessi termini di quella, che danno a sciogliere a’ bambini, e comincia. — S. Martino fu il primo, ma S. Donato era nato, — con quel che segue.<section end="9" />
:(8)<section begin="8" /> S’intende bene, che io parlo qui della classe più numerosa della popolazione, e non delle famiglie comode e agiate del paese, cui non tocca veruno di questi rimproveri. Ma non si salverebbe però da rimproveri il Municipio, se a simili gravissimi inconvenienti non procurasse rimediare con ogni sua cura.<section end="8" />
 
 
:(9)<section begin="9" /> Gran peccato, che la verità non nasca mai nuda, ma ravvolta in una certa veste, che la invola quasi vergine pudica a’ cupidi sguardi; sicché molti, dalla troppa furia o smania di scuoprirla, non badano a strapparle anche le carni, e le lasciano tali impronte, che poi più non si riconosce. Gran peccato voleva dire, che l’Ajazzi Filomena, giacché dovea ammalare, non ammalasse la prima di cholera in Barberino; perchè allora il fatto della importazione sarebbe apparso cosi chiaro e lampante, da non dare appiglio veruno a contese, e da acchetare i più miscredenti. Ma col fatto cosi come sta, sembra, che una bizzarra natura abbia posto la questione negli stessi termini di quella, che danno a sciogliere a’ bambini, e comincia. — S. Martino fu il primo, ma S. Donato era nato, — con quel che segue.<section end="9" />
 
 
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