Squarcio di un discorso fatto ai Dieci sopra le cose di Pisa

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Niccolò Machiavelli

1499 Indice:Opere di Niccolò Machiavelli II.djvu Letteratura letteratura Squarcio di un discorso fatto ai Dieci sopra le cose di Pisa Intestazione 27 agosto 2017 100% Letteratura

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SQUARCIO


DI UN DISCORSO FATTO AI DIECI


SOPRA LE COSE DI PISA.


CHe riavere Pisa sia necessario a volere mantenere la libertà, perchè nessuno ne dubita, non mi pare da mostrarlo con altre ragioni, che quelle le quali per voi medesimi intendete. Solo esaminerò i mezzi che conduchino, o che possano condurre a questo, i quali mi pajono o la forza o l’amore; come sarebbe il recuperarla per assedio, o che ella vi venga nelle mani volontaria. E perchè questa sarebbe più sicura, e per conseguenza più desiderabile via, esamineremo se tale è riuscibile o nò, e discorreremola così. Quando Pisa senza impresa ci abbia a venire nelle mani, conviene che per loro medesimi vi si rimettino nelle braccia, o che un altro che ne sia signore ve ne faccia presente. Come si possa credere che loro medesimi sieno per ritornare sotto il patrocinio vostro, ve lo dimostrano i presenti tempi, nelli quali destituti da ogni presidio, rimasti soli e debolissimi, suti non accettati da Milano, discacciati da’ Genovesi, non bene visti dal Pontefice, e da’ Sanesi poco intrattenuti, stanno pertinaci, sperando sulla vana speranza di altri, e debolezza e disunione vostra, nè mai hanno volsuto accettare, tanta è la perfidia loro, un minimo vostro segno ed imbasciata. Pertanto essendo in tanta calamità al presente, e non flettendo l’animo, non si può nè debbe a nessun modo credere, che per loro medesimi mai vengano volontarj sotto il giogo vostro. Che la ci sia concessa da chi la possedesse, dobbiamo considerare che quello tale che ne sia possessore, o vi sarà entrato dentro chiamato da loro, o per forza. [p. 129 modifica]Quando vi fosse entrato per forza, nessuna ragione vuole che ce la conceda, perchè chi sarà sufficiente ad entrarvi per forza, sarà ancora sufficiente a guardarla per se, e a preservarsela, perchè Pisa non è città da lasciarla volentieri per chi se ne trovasse signore. Quando vi fosse entrato dentro per amore e chiamato da’ Pisani, fondandomi sul fresco esempio de’ Viniziani, non mi pare da credere che alcuno fusse per rompere loro la fede, e sotto nome di volergli difendere gli tradisse, e dessivegli prigioni. Ma quando tale possessore volesse pure che la tornasse sotto il nome vostro, l’abbandonerebbe e lascerebbevela in preda, come hanno fatti i Veniziani; sicchè per queste ragioni non si vede alcuna via che Pisa senza usare forza sia per recuperarsi.


Manca il fine.