Statistica morale/I

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I.

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Proemio II
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I.


L’opera del Guerry, per quel tanto che ne è finora pubblicato, si compone di un atlante con un’estesa introduzione storica. — Nell’atlante, che comprende 17 tavole, sono graficamente figurati per l’Inghilterra e per la Francia alcuni dei principali elementi della statistica morale, riguardanti la criminalità, il suicidio, l’istruzione elementare. — La I e la II tavola contemplano i crimini contro le persone; la III e la IV quelli contro la proprietà: a tenore della generale distinzione dei crimini adottata appunto dalla legislazione e dalla statistica francese. — Le otto tavole seguenti, dalla V alla XII inclusivamente, specificano, del pari per l’Inghilterra e la Francia, quattro fra i crimini più gravi o caratteristici della condizione morale, cioè l’omicidio nelle varie sue specie, lo stupro ed altri crimini di libidine, il furto domestico e l’appiccato incendio. — Le due che succedono, XIII e XIV, figurano l’istruzione nei due paesi. — La XV è relativa al suicidio. — La XVI ritrae l’influenza dell’età nella criminalità, ossia la varia propensione al crimine, o criminalità relativa secondo l’età. — Per ultimo la tavola XVII è destinata a fornire un saggio del modo col quale l’autore intende esprimere il sistema delle varie cause generali che influiscono nella criminalità.

Ciascuna tavola, dalla I alla XIII inclusiva, si compone:

1) Di una carta, di quelle che diconsi di diffusione, la quale rappresenta con un tratteggio e colori più o meno fitto la criminalità relativa per ciascuna delle 52 contee dell’Inghilterra e Galles, e degli 86 dipartimenti della Francia (senza Nizza e Savoja). — Ogni contea o dipartimento ha la propria gradazione di tinta, più o meno fosca [p. 7 modifica]a seconda del grado della corrispondente criminalità, e reca inoltre nel mezzo il rispettivo numero d’ordine, partendo dal massimo, segnato al numero 1, e procedendo verso il minimo. Il complesso offre a colpo d’occhio la ripartizione geografica della criminalità per l’uno e l’altro dei due paesi.

La criminalità poi ha essa medesima per espressione il rapporto degli accusati colla popolazione: qui pure secondo la pratica comune fra gli statistici francesi di prendere a termine di raffronto la cifra degli accusati, anziché quella dei condannati.

2) Di un prospetto numerico di riscontro, dove ciascuna contea o dipartimento figura colla cifra della propria criminalità relativa, supposta la media generale = 1.000, e sotto il numero d’ordine corrispondente.

3) Di un tracciato grafico, che rappresenta l’andamento della ripartizione geografica dal massimo al minimo, giusta l’ordine numerico testé indicato; nonché d’altri minori tracciati, che figurano il movimento annuale della criminalità pel periodo che si considera, il movimento mensile, e qualche altro elemento speciale della criminalità e della repressione, di corrispondenza e come corredo marginale delle singole carte, e per lo più coi corrispondenti valori numerici. Vi è pur tenuto conto talvolta d’altri minori reati e disordini. ― Sono, insieme ai tracciati della tavola XVI, le varie curve della criminalità, costrutte al solito per ascisse e ordinate; soltanto, per iscrupolo di esattezza, l’autore ha preferito di mantenere la linea spezzata, congiungendo con semplici rette le teste delle ordinate, che figurano la varia intensità del rispettivo elemento studiato.

Collo stesso sistema sono costrutte anche le tavole XIV e XV, salvo che per l’istruzione l’ordine delle tinte è [p. 8 modifica]invertito, e il massimo si volle indicato (per analogia di luce fisica ed intellettuale) dalla tinta più chiara.

La tavola XVI è forse quella che presenta il maggiore, o certo il più generale interesse. ― Essa comprende 64 curve, di cui 32 per l’Inghilterra e 32 per la Francia, relative ad altrettanti crimini e qualche altra infrazione, compreso pure il suicidio, e distribuite in 11 gruppi analoghi. Ogni curva mostra la ripartizione proporzionale della criminalità durante la vita, ossia la varia propensione al crimine ai seconda dei successivi stadj di età, dei quali sono distinti 7 per l’Inghilterra (sotto i 16 anni, 16-21, 21-30, 30-40, 40-50, 50-60, oltre i 60), e 14 per la Francia (sotto i 16 anni, 16-21, e così per periodi di 5 anni fino ai 70, poi 70-80, ed oltre gli 80); cioè quanti ne figurano nei documenti uffiziali dei due paesi. Un sottile lineato orizzontale (parallelo all’asse delle ascisse) divide l’area del tracciato in 57 parti eguali per l’Inghilterra, e 48 per la Francia, potendosi con ciò esprimere altrettanti gradi nella corrispondente criminalità, suscettivi essi medesimi di precisa misura. ― La criminalità poi, quale espressione della propensione al crimine, debbo credere (sebbene l’autore chiaramente non lo indichi) che sia anche qui misurata dal rapporto fra gli accusati e la popolazione, considerati quelli e questa distintamente per ciascuno stadio di età: giusta la pratica ormai comune degli statistici, e come importa la natura stessa della cosa.

Né ciò è ancora bastato al Guerry, ma avendo egli fatto della rappresentazione grafica dei fatti morali il proprio studio di predilezione, e direbbesi la propria specialità, si è altresì applicato ad estenderne e perfezionarne i metodi, o ciò che può chiamarsi il linguaggio in generale. A tal fine egli ha introdotto la considerazione di [p. 9 modifica]rapporti ed elementi figurativi che in parte son nuovi, e un apposito foglio dell’opera ne dà la nomenclatura e la notazione.

Così egli non si contenta della media solita, ma nelle differenti serie, e allo scopo di meglio divisarne e figurarne l’andamento, prende ulteriormente la media anche dei termini superiori a quella, ed è ciò che chiama il massimo medio; poi ancora un’altra media superiormente, e ne viene il massimo medio superiore; e inversamente, al di sotto della media comune, egli deriva un minimo medio, e un minimo medio inferiore. Vi è inoltre un medio normale, rispondente alla semi-somma dei due estremi (massimo e minimo); ed anche una così detta mediaria (médiarie), definita come la semi-somma del numero pari dei termini della serie.

Dà nome di centro di librazione al punto di ciascuna serie, a cui corrisponde la semi-somma del valore collettivo dei termini della serie stessa: ― valore assoluto, ovvero puramente relativo o di rapporto; donde una librazione assoluta nel primo caso, e così detta normale nel secondo; ― qui pure coll’ulteriore distinzione di una librazione (assoluta o normale) superiore ed inferiore. ― Costruendo la serie geometricamente, il centro di librazione cadrebbe su quella che Cournot chiama la linea mediana (diversa dalla media), ossia sull’ordinata che divide l’area della curva in due parti eguali, e per dire così scambievolmente equilibrantesi, analogamente al nome adottato dal Guerry. Sarebbe pur quella, nel calcolo delle probabilità, l’ordinata dell’errore probabile (diverso esso pure dall’errore medio, giusta il modo con cui questo viene in oggi più generalmente inteso, e che ha una espressione affatto sua propria). ― Vi è poi anche una librazione, così chiamata, d’intersezione.

[p. 10 modifica] Appositi simboli indicano il rapporto, o, come è detto, la riduzione al totale, al massimo, alla media, al minimo, l’amplitudine della variazione fra gli estremi, nonchè il rapporto medio collettivo della serie della criminalità colla popolazione totale, ecc.

In generale poi gli elementi da rappresentarsi sono distinti in ordinatori (per es. i varj crimini che di volta in volta si considerano), e ordinati (per es. le varie cause influenti di cui si vuole figurare l’azione in rapporto ai crimini stessi); i quali possono anch’essi andar indicati ciascuno da un proprio simbolo. Di corrispondenza anche le serie distinguonsi in ordinatrici ed ordinate.

I differenti simboli figurano nelle tavole e sui tracciati al punto che vi corrisponde (punto d’incidenza), e in più o men grande numero, secondo che porta la natura del caso e dei rapporti che voglionsi mettere in evidenza. — In complesso è questo un linguaggio compendioso, che può essere facilmente abusato e ingenerare confusione, ma che adoperato invece con certa moderazione e saggezza, può coadjuvare utilmente all’ufficio di siffatti modi di rappresentazione.

La tavola XVII si appoggia in principal modo a questa simbolica, e parmi che possa essere pregio dell’opera lo spendervi sopra qualche parola, sia pel principio ingegnoso e di generale applicazione secondo cui è costrutta, sia per la stessa difficoltà che presenta di primo tratto all’intelligenza, in difetto di un’acconcia spiegazione e di un testo illustrativo che accompagni l’atlante, e cui non suppliscono abbastanza le troppo laconiche, nè ben chiare indicazioni che corredan la tavola stessa.

Questa, come già si disse, contempla il sistema delle varie cause influenti nei crimini; ed è destinata a fornire [p. 11 modifica](secondo il suo stesso titolo) la Librazione comparata dei crimini d’ogni specie e degli elementi statistici coi quali essi sono legati nella loro distribuzione geografica, in Inghilterra. Vi è apposta un’epigrafe caratteristica di John Herschel, in cui è detto: «Le cause il più delle volte diventano ovvie per ciò solo che si dispongono i fatti nell’ordine della rispettiva intensità1

Ed eccone il sistema generale, almeno se sono giunto io medesimo, come parmi, a farmene una chiara idea, e se mi riesce di trasmetterla ad altri, soprattutto in mancanza della carta sott’occhio.

In una colonna verticale sono indicati 32 crimini, o gruppi collettivi di crimini, quali elementi ordinatori. Di fronte a ciascun crimine, o gruppo di crimini, seguono orizzontalmente 52 compartimenti colorati, rispondenti alle 52 contee d’Inghilterra, che suppongonsi disposte per ordine di criminalità decrescente (omessi i nomi, tranne pei due termini estremi). Si ha con ciò una carta di diffusione specifica con 32 serie geografiche, succedentisi d’alto in basso, e che è come la base, il dato fondamentale della costruzione.

Sopra questa carta l’autore introduce non meno di 52 elementi ordinati, ossia altrettanti termini simboleggiati, che rispondono alle differenti cause, di cui intende studiare l’azione in rapporto alla diffusione geografica della [p. 12 modifica]criminalità. Essi riferisconsi ai seguenti capi principali: 1.º Popolazione: — densità, origine, occupazione, sesso predominante, età e sesso uniti. 2.º Criminalità: — predominanza relativa (di quel tal crimine in ispecie), precocità, o ritardo, della propensione secondo il sesso ed il crimine. 3.º Istruzione: — in genere, e dei condannati e detenuti in ispecie, qui pure secondo il sesso. 4.º Religione: — varj culti professati. — Ciascuno dei 52 elementi ordinati è contraddistinto da un’apposita lettera, in quattro sistemi, secondo i titoli antecedenti, e viene indicato per mezzo di essa a quel punto (contea) di ciascuna serie geografica, in cui cade il centro della sua librazione normale per quella serie. Esso figura così in tutte le serie, non però in modo uniforme, essendo diverso l’ordine con cui i termini si succedono in ciascuna serie. Per es. il centro di librazione della densità della popolazione risponde ad una determinata contea, che per sè è sempre la stessa, ma di cui varia la posizione relativa nelle differenti serie che rappresentano la distribuzione geografica, dal massimo al minimo relativo, pei singoli crimini. In altri termini, la criminalità colla sua ripartizione territoriale non istà uniformemente nello stesso rapporto, per ciascun crimine, colla densità della popolazione: questa si libra (a così dire) in modo differente pei singoli crimini.

Ciò posto, si conduca una curva (o una retta spezzata), che congiunga le posizioni di un dato elemento nelle differenti serie geografiche, le quali, come si disse, sono disposte sulla carta le une sotto le altre. Ne uscirà ciò che puossi dire la curva di librazione di quel tale elemento, ossia il suo modo di comportarsi, la sua legge di fatto, in tale rapporto, pei varj crimini considerati nella loro distribuzione geografica; e tal legge potrà dominarsi a colpo [p. 13 modifica]d’occhio, come accade in tutte le simili costruzioni grafiche. Sulla carta di Guerry l’elemento di tal modo figurato, a fine di porgere un esempio, è quello testè accennato della densità della popolazione. La retta spezzata che lo rappresenta non offre alcuna regolarità; e ciò vorrebbe dire che per sè stessa la densità della popolazione non mostra spiegare in modo deciso e prevalente alcuna regolare e generale influenza nella criminalità, o che tale influenza è assai varia da crimine a crimine. Per tutti gli altri elementi invece non fu segnato che il simbolo senza la costruzione corrispondente, ma questa può eseguirsi a volontà.

Si faccia ciò infatti per un altro elemento qualsiasi, per es. il genere di occupazione; ne risulterà una seconda curva, la quale potrà del pari essere studiata nel suo andamento; ma inoltre avrassi pur modo di considerare le due curve nelle loro affinità o discrepanze, ed in generale nei rapporti loro scambievoli. E tali rapporti delle due curve saranno naturalmente quelli dei due elementi rappresentati, in relazione alla criminalità. In luogo di due elementi, se ne prenda un numero maggiore, a discrezione, e varrà esattamente il medesimo. Ciascuno otterrà la sua curva di librazione specifica, e si potranno notare le relazioni delle singole curve fra loro. Come si disse, la carta del Guerry ne potrebbe offrire ben 52; essa figura, come porta appunto il suo titolo, la librazione comparata di altrettanti elementi, considerati dal punto di vista della ripartizione geografica; senza dire di qualche altro rapporto che l’autore credette pur d’introdurvi.

È poi evidente che mantenendo l’eguale sistema di costruzione, se ne possono variare all’indefinito le applicazioni; come sarebbe mutando la specie degli elementi, oppure il rapporto in cui si considerano, o la circostanza [p. 14 modifica]generale a cui si riferiscono; costruendo per es. la curva delle medie ordinarie in luogo di quella delle librazioni, riportandosi a qualche altro aspetto anzichè a quello della distribuzione geografica; diversificando in somma in tutte le guise, che la natura dei caso comporta, la base e l’argomento della tavola. E parimenti comprendesi che il metodo può eventualmente esser buono anche per altri soggetti che non sieno di statistica morale.

In ogni caso ne esce una carta compendiosa, destinata a raccogliere e raccostare un numero considerevole di elementi, una specie di carta-madre, come potrebbesi dire, dalla quale è poi facile cavare a volontà altre più semplici e particolari, e talvolta anche un intero atlante. E quest’è il carattere proprio della tavola di Guerry, nella quale avvisa egli stesso di aver voluto limitarsi, come già indicavasi, ad un semplice saggio2.

Del rimanente io non mi starò a spendere molte parole sull’importanza delle rappresentazioni grafiche in genere. Esse hanno indubbiamente il vantaggio massimo di tradurre in forma sensibile e rendere immediatamente percettibili all’occhio sopra breve pagina fatti e rapporti, che altrimenti non riescirebbero accessibili che all’intelligenza, e spesso altresì a grande sforzo e fatica, ove si vogliano comprendere nel loro sistema ordinato. Havvi cioè la chiarezza e insieme la vivacità e l’efficacia di una diretta percezione visiva; e nulla ne esemplifica meglio l’ufficio e il valore che [p. 15 modifica]il caso affatto comune di un’ordinaria carta geografica. Basta altresì gittare lo sguardo sopra una di quelle magnifiche carte del Guerry per rimanerne capaci. Quella varia gradazione di luce e d’ombra è come la fotografia del rispettivo elemento morale, e s’impronta tosto nello spirito per mezzo dell’occhio. Più ancora, le figurazioni grafiche acconciamente costrutte servono a mettere in evidenza e conducono più agevolmente a definire la legge dei fenomeni; ond’è che per tale riguardo esse sono in tutte le scienze di osservazione uno dei più preziosi stromenti dell’induzione sperimentale.

Più il materiale da elaborarsi viene accumulandosi, e più sentesi il bisogno di aver ricorso a tale espediente semplificatore, ed urge insieme in maggior grado di perfezionarne i metodi col renderli più facili ed evidenti, più esatti e comprensivi.

Di rincontro il valore di siffatte costruzioni dipende interamente dalla copia e bontà del materiale, di cui esse sono semplicemente l’espressione figurata. Quello che ebbe a sua disposizione il Guerry è tale da poter soddisfare alle esigenze più rigorose. In ispecie esso risulta dai Resoconti della giustizia penale in Francia ed Inghilterra; e precisamente da quelli dei 32 anni compresi fra il 1826 e il 1857 pel primo di questi paesi; e dei 23 dal 1834 al 1856 pel secondo; nonchè da altri documenti autentici e perfettamente accertati, che abbracciano talvolta un periodo ancora più esteso, e alcuni anche inediti, a cui l’autore ebbe singolare comodità di attingere. Vale a dire, che in particolare per la Francia il Guerry potè appoggiare le proprie deduzioni alla osservazione di un terzo di secolo.

A ridurre poi siffatto materiale all’espressione desiderata, ad ordinarlo, e per così dire a condensarlo nelle carte [p. 16 modifica]e nei differenti tracciati, è stato bisogno di un’elaborazione immensa, e tale da non parere affatto eccessivo il tempo che l’autore ebbe a spendervi intorno, ove si conosca che egli usò la diligenza di rifondere più volte la propria opera, per giovarsi de’ nuovi dati che gli si venivano man mano presentando, arrestandosi solo a quel punto in cui gli parve di aver raggiunto un risultato, per così dire, definitivo, ossia tale che non fosse da posteriori informazioni considerevolmente e presto mutato.

Ed ecco a questo proposito qualche cifra. È noto che le statistiche francesi sogliono con ottima pratica indicare il motivo apparente (ossia quale potè rilevarsi) dei varj attentati alla vita. Da tali documenti il Guerry estrasse 21,322 casi del periodo anzidetto 1826-57, che egli distinse in 4,478 gruppi individuali (come li chiama), ripartiti essi medesimi in 164 classi, di cui può vedersi il quadro complessivo nell’introduzione. E fa veramente meraviglia che tutte quelle classi riescano nella loro indicazione abbastanza distinte.

Similmente la carta del suicidio in Francia riposa sopra 80,603 casi, osservati nei 29 anni dal 1827 al 1855, e la sua ripartizione fra i varj tempi dell’anno fu dedotta da 85,364 casi, distribuiti sopra 9,497 giorni, che compongono il periodo di 26 anni dal 1835 al 1860. Le curve della criminalità per età in Inghilterra abbracciano in complesso 196,809 osservazioni, del ventennio 1834-53; quelle della Francia 205,466, dei 26 anni 1826-53. E riferisco questi numeri anche perchè possa farsi giudizio, da chi non versa abitualmente in tali studj, qual sia l’estensione e l’importanza dei dati, a cui soglionsi mandar raccomandate le deduzioni statistiche fra coloro che possono dirsi veramente autorevoli nell’argomento, siccome severi [p. 17 modifica]osservanti di ciò che esige il metodo e il giusto rigore della scienza.

Anche l’esecuzione tipografica risponde all’importanza del lavoro. Essa è non solo soddisfacente, ma sontuosa. Direbbesi aver a fare con una vera opera d’arte; nè conoscerei altra produzione di simil fatta che riesca per tale rispetto eguale, nonchè superiore a questa; non l’atlante fisico di Berghaus, che il Guerry mostrerebbe aver invidiato ed essersi proposto ad esemplare; non l’edizione stessa sì splendida di Keith Johnston, che lo riprodusse ed ampliò in Inghilterra. A fronte delle nuove e magnifiche tavole, quelle che corredavano il Saggio del 1833 hanno per poco l’aspetto di informi abbozzi. Stimerei anzi che vi è lusso soverchio, il quale compromette col troppo alto prezzo (100 franchi) la diffusione dell’opera, di cui vorrebbesi pel suo stesso intento agevolato l’accesso agli studiosi. Anche la scala di alcuni tracciati sembra troppo piccola, quantunque il formato generale del libro pecchi anzi del difetto contrario e riesca stragrande ed incomodo; in ispecie le 64 curve della tavola XVI avrebbero richiesto e meritato più larghe proporzioni; senza dire di que’ sviluppi particolari da cui dovrebbe andar corredata una tavola come la XVII, e della convenienza di raccogliere in apposita tavola alcuni tracciati particolari, siccome quelli relativi al movimento mensile della criminalità. In complesso poi l’uso dell’atlante è pel momento molto difficoltato dalla già notata mancanza di un testo illustrativo; tanto più che esso presenta certo rigoroso ed in parte insolito tecnicismo, che non può essere agevolmente inteso e valutato. È pur cosa notevole, e in qualche modo caratteristica dell’indole propria del lavoro che l’Accademia cui toccò giudicare dell’opera, non è, come parrebbe di primo tratto [p. 18 modifica]suggerito dalla qualità del soggetto, l’Accademia delle scienze morali e politiche, ma l’altra delle scienze, la cui commissione ebbe cura di giustificare il giudizio dal punto pure di vista degli studj che sono proprj dell’Accademia stessa.3 L’opera fu trattata in principal modo come lavoro di matematica.


Se manca finora un testo esplicativo, vi è invece una lunga ed erudita introduzione, nella quale l’autore svolge la storia dell’applicazione dei numeri nelle scienze morali; ed è in essa che può cogliersi in via generale il concetto che egli stesso si forma delle proprie ricerche, del loro metodo ed intendimento. Interessa pertanto che se ne faccia una breve analisi.

Il Guerry comincia dalla definizione della statistica. Questa non è per lui un’esposizione della pura attualità politica ed economica dello Stato: concetto, al quale (avverte egli) non potrebbero naturalmente accomodarsi alcune fra le più importanti applicazioni della statistica, che sonosi fatte principalmente negli ultimi tempi nel campo della medicina, della fisiologia comparata, e di tanti altri soggetti, che punto non si attengono, o solo per indiretta e lontana guisa, a condizioni politiche ed economiche di Stato. — Vi è materia statistica tutte le volte che vi è una collezione ordinata di fatti qualunque, che sieno ridotti ad espressione numerica. — Il dato aritmetico, tale adunque sarebbe anche pel Guerry, come in generale per la scuola statistica, alla quale egli appartiene, la materia, o, se amasi [p. 19 modifica]meglio dire, la forma e la condizione generica dell’elemento statistico, senz’altra distinzione di oggetto, nè tampoco di tempo.

Egli distingue poi la statistica in documentaria ed analitica. L’una raccoglie ed ordina i dati, e come direbbesi la materia prima; l’altra li elabora, derivandone i risultati generali; concreta la prima, astratta la seconda, come ad alcuno piacque dire. Proporrebbe che l’ultima si avesse a chiamare semplicemente l’Analitica, per analogia ad altre consimili denominazioni di scienze; e intende del resto significare con siffatta espressione che essa ha per fondamento il calcolo, o analisi numerica, assumendo questa medesima voce di analisi nella sua più ampia e generale significazione, anzichè in quella più ristretta e speciale, in cui non si applica che al calcolo superiore.

Analitica morale (o statistica morale analitica) direbbonsi perciò le ricerche di quell’ordine, cui egli stesso viene applicando il proprio studio, e la definisce, o piuttosto la descrive, al modo seguente: «L’analitica morale è l’applicazione dell’analisi numerica ai fatti dell’ordine morale, ridotti ai loro valori medj, e coordinati in serie, in guisa da far emergere la legge del loro sviluppo e della loro dipendenza.» — «Dall’istante (soggiunge egli) che i fatti sono di tal natura da essere contati, l’analitica abbraccia ad una volta quelli dell’ordine fisico e dell’ordine morale.» — «La precisione numerica (reca altresì l’epigrafe dell’opera, desunta da un aforismo di John Herschel) è l’anima della scienza, e il suo conseguimento somministra il solo criterio, o per lo meno il migliore, per giudicare della verità delle teorie.»4

[p. 20 modifica]Però l’ufficio dell’analitica sarebbe puramente istromentale, nel senso che essa limiterebbesi a constatare la legge dei fenomeni, lasciando ad altre discipline la spiegazione dell’esistenza della legge stessa e le conseguenze che se ne possono dedurre per le applicazioni di pratica utilità. Per sè stessa ella non è ancora nè la morale, nè altra disciplina di quelle chiamate immediatamente a dirigere la condotta degli uomini e della società; è un semplice studio preparatorio, una cognizione base di fatto, che viene a reclamare il proprio posto distinto nell’enciclopedia scientifica, in virtù del grande principio della divisione del lavoro, e a motivo della forte preparazione che essa esige, sia pel retto maneggio dello stromento analitico, sia anzi tutto per l’intelligenza e la valutazione dei fatti a cui lo stromento stesso devesi applicare.

E qui toccando del metodo, e mirando a sdebitare la analitica da ogni appunto che le fu o le potesse esser mosso, l’autore la vorrebbe separata in modo assoluto dal calcolo delle probabilità, ed in ispecie dalle applicazioni che di questo calcolo si è tentato fare nel campo morale. Con tale intendimento egli tratteggia succintamente la storia di esso calcolo dal punto di vista delle sue applicazioni, mostrandone i primi, comunque informi esordj e i primi tentativi rudimentari molto al di là delle celebri ricerche di Pascal e Fermat (1654), nei grandi geometri nostri Tartaglia e Cardano, nonchè in Peverone da Cuneo, e poi in Galileo e in Francia nel Buteo.5 Ed anzi una qualche teoria delle sorti avrebbe esistito assai prima, in quella che potrebbesi dire la didascalica dei giuochi; e ne reca in prova un vecchio [p. 21 modifica]poema italiano, pubblicato a Brescia nel 1488 sotto il pseudonimo di Lorenzo Spirito, che s’intitola Delle sorti composite, o Libro della ventura, tradotto pure in francese nel 1528, e quell’altra bizzarria in versi latini De Vetula, che risale al secolo 12.º

Segue via via questo calcolo nelle sue applicazioni, dapprima ai soli giuochi d’azzardo; poi con Giacomo Bernouilli (Ars conjectandi, 1713, postuma ed incompleta) lanciato a più ardito e avventuroso arringo in tutto il campo dei fatti fisici e dei morali, costituitosi arbitro del valore dei giudizj e degli scrutinj, della credibilità dei testimonj e per tal modo della storia tutta quanta; insistendo più particolarmente sui tentativi in questo senso di Condorcet, Laplace, Poisson,6 intorno al qual ultimo tanto contrasto levavasi all’Accademia delle scienze in Francia, e contemporaneamente alle Camere legislative di quel paese, per la riforma che venivasi dal governo proponendo nella maggioranza a cui possono sentenziare legalmente i giurati, in seguito all’attentato di Fieschi e a quella maggior energia di repressione che stimavasi allora necessaria.7 Pel Guerry, il quale s’arresta a questo punto della storia del calcolo delle probabilità, tutte quelle applicazioni ai giudizj, e simiglianti, sarebbero radicalmente [p. 22 modifica]illegittime per la natura intrinseca del caso di cui si tratta. Egli mostrerebbe accedere alla protesta dell’insigne geometra Poinsot, che all’Accademia pronunciava ricisamente sembrargli quella «una specie di aberrazione dello spirito umano», e chiedeva «se non fosse bisogno d’inventare un altro calcolo delle probabilità per accertarsi di non aver errato nell’uso del primo.»

Ma l’analitica morale (sostiene il Guerry) non ha niente a che fare col calcolo delle probabilità. — «Il suo oggetto, il suo metodo, sono differenti. Essa non deduce le verità le une dalle altre (son sue parole); non ricerca ciò che deve essere, ma si limita unicamente a constatare ciò che è. — Fu solo per una falsa analogia (continua egli) che le obbiezioni contro l’applicazione del calcolo delle probabilità nelle dottrine morali, vennero estese all’analitica morale, che non fa alcun uso di questa specie di calcolo

E nemmeno avrebb’ella la pretensione di cogliere direttamente la moralità. Questa non si può definire per numeri, nè di tal guisa potrebb’esservi comparazione possibile; non si mette in equazione la moralità relativa di due paesi; soltanto i fatti, gl’indizj estrinseci della condizione morale possono cogliersi e definirsi numericamente nella loro esistenza e nelle loro relazioni; e di questi indizj, di questi sintomi (desunti essi medesimi per lo più da fatti che attestano un disordine), il più energico, ed insieme uno fra i più accessibili e meglio determinati, è la criminalità. — Perciò si data da questa il primo saggio di analitica morale, ma in seguito ella potrà estendersi anche ad altri oggetti; e qui l’autore viene anticipando certe sue vedute di un’analitica letteraria, le quali, a dir vero, non mi sembrano ancora molto perspicue.

Dà poscia ragione della scelta fatta dell’Inghilterra e [p. 23 modifica]della Francia per uno studio comparato della criminalità, asserendo tuttavia di mirar a risultati di un valor generale e costante, non essendovi scienza di ciò che passa; s’arresta a mettere in rilievo quella regolarità che si appalesa nei risultati collettivi delle azioni morali, senza che per ciò possa dirsi venir meno la libertà delle determinazioni individuali; difende per tale riguardo l’analitica da ogni taccia di fatalismo che le si volesse dare, e ne mostra l’eminente utilità.

Note

  1. «Causes will very frequently become obvious by a mere arrangement of our facts in the order of intensity, though not of necessity, because counteracting or modifying causes may be at the same time in action. (Le cause il più delle volte diventano ovvie per ciò solo che si dispongono i fatti nell’ordine della rispettiva intensità; quantunque non necessariamente, potendo essere nello stesso tempo in azione altre cause che contrariano o modificano il risultato.)» (Discourse on Natural Philosophy.)
  2. Nello studio a parte dei singoli elementi considerati dal Guerry, o simiglianti, non è da dimenticare che essi non sono punto indipendenti gli uni dagli altri, ma essenzialmente connessi e per lo più in varia e scambievole corrispondenza. Da ciò una ragione di più di figurarli al più possibile in modo connesso, e far conto principalmente dei loro rapporti reciproci.
  3. «Les conséquences qui se déduisent des données ainsi réunies s’écartent souvent à divers degrès des sciences que cette Académie cultive: tandis que l’observation et le rassemblement des faits, les procédés qu’il y faut appliquer, les méthodes mathématiques d’une nécessité absolue pour juger des résultats, rentrent dans son domaine naturel.» — Il fatto del resto sta in relazione coll’altro che aggiudicare il premio Montyon di statistica spetta appunto a quell’Accademia.
  4. Numerical precision is the very soul of science; and its attainment affords the only criterion, or at least the best of the truth of theories. Op. cit.
  5. Logistica quae et arithmetica vulgo dicitur. Lione, 1659.
  6. De la probabilité des jugements en matière criminelle, 1835.
  7. Trattavasi di sostituire la maggioranza semplice di 7 voci su 12 a quella eminente che esisteva di 8 su 12; e naturalmente interessava di rendersi chiaramente ragione degli effetti che la mutazione avrebbe prodotto nella maggior proporzione delle condanne, e ad una volta anche nel grado di fiducia con cui vuolsi accogliere una sentenza quale espressione della verità, ossia nella sua probabile veridicità. Una simile discussione era già occorsa nel 1831, quando discutevasi la legge sul giurì; il Duca di Broglie e Royer-Collard levaronsi a protestare contro alcune delle deduzioni di Laplace.