Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa)/Proclama 10 marzo 1821 (Vittorio Emanuele I)

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Proclama 10 marzo 1821
(Vittorio Emanuele I)

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Proclama 10 marzo 1821
(Vittorio Emanuele I)
Costituzione spagnola del 1812 Atto di abdicazione 13 marzo 1821 (Vittorio Emanuele I)
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Documento B, pag. 64.

«Le inquietudini che si sono sparse hanno fatto prendere le armi ad alcuni corpi delle nostre truppe. Noi crediamo che basti far conoscere il vero, acciò tutto rientri nell’ordine. La tranquillità non è punto turbata nella nostra capitale, dove noi siamo con la nostra famiglia e col nostro dilettissimo cugino, il [p. 252 modifica]principe di Savoja-Carignano, che ci ha dato non dubbie prove del costante suo zelo.

Falso è che l’Austria ci abbia domandato veruna fortezza ed il licenziamento di una parte delle nostre truppe. Noi siamo anzi assicurati da tutte le principali potenze della indipendenza nostra e della integrità del nostro territorio. Ogni movimento non ordinato da noi sarebbe la sola cagione, che, malgrado del nostro invariabile volere, potrebbe condurre forze straniere entro i nostri Stati e produrvi infiniti mali.

Assicuriamo tutti coloro i quali hanno preso parte nei movimenti finora seguiti, e torneranno tosto alle loro stazioni sotto la nostra obbedienza, che conserveranno i loro impieghi ed onori e la nostra grazia reale.

Dato in Torino il 10 marzo 1821.»

VITTORIO EMANUELE.

Sembra che fosse già pronto il seguente proclama di Vittorio Emanuele, ma poscia non fu più pubblicato, perchè, dice la Gazzetta di Torino (riportandolo nel successivo maggio) la perversità dei faziosi non lo permise.


VITTORIO EMANUELE

PER GRAZIA DI DIO RE DI SARDEGNA, ECC., ECC., ECC.

Dal dì ch’è piaciuto a Dio di richiamarci al governo di questi Stati di Terraferma, noi abbiamo in tutte le cose cercato di mostrare ai nostri sudditi gli effetti del nostro cuore paterno.

E singolarmente noi ci siamo adoperati in ciò di mantenere fra di loro gli spiriti dell’unione e della concordia, e di rimuovere ogni occasione di odii, di rancori o di parti.

A questi sensi hanno corrisposto i nostri sudditi; ed è stato vanto di essi e di noi, ed ammirazione d’Europa, [p. 253 modifica]che in mezzo a tante turbolenze straniere mai non è stata sin qui turbata la tranquillità di queste fedeli provincie.

E sin da principio ancora noi ci siamo compiaciuti nel distinguere con singolari dimostrazioni di affetto i nostri sudditi militari.

E da questa parte dei nostri sudditi avemmo pure e tuttodì abbiamo non dubbie prove di valore e di fedeltà.

Ma oggi mentre sta pur ferma la devozione delle provincie e del nostro esercito, persistono nel contegno dell’aperta disubbidienza, hanno abbandonato i loro capi, e si sono rinchiusi nella cittadella di Alessandria alcuni drapelli di militari, cui non ha valuto a ritrarne da così colpevol disegno il primo nostro amorevole invito.

Noi vediamo con indicibil dolore il pericolo a cui la colpevole ostinazione di pochi trae la tranquillità non solo, ma la sorte istessa e la indipendenza della patria.

Nell’atto perciò che rimettiamo tutto, noi e la causa nostra al sostegno della Provvidenza divina; e noi e la causa nostra raccomandiamo alla fermezza dei nostri sudditi fedeli; noi a tutti generalmente, mossi e da coscienza e da affetto paterno, qui dichiariamo:

Che recentissima, schietta ed unanime deliberazione delle grandi potenze nostre alleate ha fisso, che mai, per nessun caso, non verrà da niuna di esse approvato, e tanto meno appoggiato atto che tenda a sovvertire i legittimi ordini politici esistenti in Europa.

Che anzi a mano armata le tre potenze austriaca, russa e prussiana si faranno vindici d’ogni attentato contrario alla conservazione degli ordini medesimi.

In questa condizione di cose deliberati per nostra parte, e fermamente risoluti come siamo a non permettere, riconoscere, e tanto meno operar cosa da cui possa nascere occasione d’invasione straniera; costanti nel [p. 254 modifica]proposito d’usare ogni mezzo che non si sparga sangue de’ nostri amati sudditi, noi qui diamo questo sfogo al nostro oppresso paterno animo, facendo noto a tutti in faccia all’Europa, che tutta sarebbe la colpa dei sovvertitori degli ordini legittimi, se mai altra armata che la nostra venisse a mostrarsi dentro i confini del nostro Stato; o se mai, ciò che inorridiamo a pensare, la discordia civile venisse a flagellar questi popoli, che abbiamo tenuto sempre, e che non cesserem mai di tenere come parte amantissima della nostra famiglia.

Dato in Torino il 12 marzo 1821.

VITTORIO EMANUELE.