Studi storici sul centro di Firenze/Il Palagio dell’Arte della lana - Monumento delle arti

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Guido Carocci

Il Palagio dell’Arte della lana. Monumento delle arti ../Il tabernacolo del XV secolo in Via de’ Cavalieri ../Magistrature ed Uffici pubblici che risiedevano nel Centro di Firenze IncludiIntestazione 30 maggio 2018 25% Da definire

Il tabernacolo del XV secolo in Via de’ Cavalieri Magistrature ed Uffici pubblici che risiedevano nel Centro di Firenze
[p. 121 modifica]

IL PALAGIO DELL’ARTE DELLA LANA

MONUMENTO DELLE ARTI


Una delle fabbriche più antiche e più importanti, anche per la singolarità della sua costruzione, è senza dubbio il palagio o torrione dell’Arte della Lana che sorge di fianco alla mole imponentissima di Orsanmichele e che conserva abbastanza la semplice e maestosa purezza delle sue linee organiche.

Ne’ tempi lontani, fu posseduto da una delle più potenti famiglie dell’epoca delle fazioni, i Compiobbesi e quindi fu concesso per servire di residenza alla più ricca e più numerosa tra le arti maggiori, l’Arte della Lana.

In certe cartelle dov’è scolpito di bassorilievo l’Agnus Dei, stemma dell’arte, è ripetuta un’iscrizione latina che porta la data 1308, la quale può riferirsi o al tempo in cui il palagio fu concesso ai consoli dell’Arte od a quello in cui fu restaurato.

Certo che per servire all’uso di residenza dell’arte dovette essere internamente affatto ridotto, in guisa che tutto il primo piano venne occupato da un grandioso salone con due campate di volta a crociera ed un grandioso pilastro nel centro, perchè potesse servire all’udienze de’ consoli ed [p. 122 modifica] alle riunioni dell’arte. Al secondo piano erano le sale degli uffici e l’abitazione dei donzelli.

Elegantissima nella sua grandiosità severa è la costruzione, sia dal lato esterno come dall’interno ed è additata fra i più interessanti e più caratteristici esempii dell’architettura fiorentina del medio-evo. L’interno fu riccamente adorno di pitture che effigiavano i santi protettori dell’arte e di stemmi dei consoli che si succedettero in un periodo di tempo.

Più tardi l’addossamento della scala e dell’arco rampante che porta ai piani superiori all’antica loggia di Or San Michele e quello di altre fabbriche vicine, la riduzione degli ampii locali interni ad uso di stanze di abitazione, deformarono questa pregevole fabbrica che oggi serve ad uso di canonica per la chiesa parrocchiale di Or San Michele.

Il torrione dell’Arte della Lana non è compreso tra le fabbriche destinate ad esser distrutte, e giacché rimarrà in piedi come ricordo della forma e del tipo che avevano i palagi dell’antica e possente nobiltà fiorentina, è ragionevole cosa che si pensi a restituirlo e conservarlo in tutto e per tutto alla pura bellezza delle sue linee eleganti e corrette.

Non meno importanti dei pregi artistici ond’è ricco questo palagio, sono i ricordi gloriosi che ad esso si riferiscono, ricordi puri e sereni della grandezza di Firenze antica, della sua prosperità commerciale, del suo libero e popolare governo.

L’Arte della Lana fu la prima e più forte fra le corporazioni delle arti, tant’è vero che nel XV secolo quasi la metà de’ cittadini esercitavano o erano addetti a quest’arte, fonte di ricchezze infinite per essi e per la repubblica che aveva attivato commerci estesissimi ed oltremodo produttivi anche coi più lontani paesi.

La prosperità di cui godette per un lungo periodo di anni la città nostra, la potenza e l’autorità che ebbe [p. 123 modifica]sempre anche negli avvenimenti dell’Europa lo Stato fiorentino, sebbene modesto per estensione e per numero d’abitanti, lo splendore infinito delle sue fabbriche, lo sviluppo prodigioso delle arti e delle industrie, tutto si deve al sapientissimo ordinamento delle corporazioni delle arti le quali avevano nelle loro mani la pubblica cosa, dal momento che i popolari ordinamenti del governo disponevano che ogni cittadino dovesse matricolarsi in una delle arti, per essere abilitato ai pubblici uffici.

Evocando perciò il ricordo della passata grandezza della patria nostra, onorandone le glorie pure e serene, il pensiero si volge subito sul mirabile ordinamento di queste corporazioni operaje e sorge naturale e spontaneo il desiderio di eternare in qualche modo, come esempio da additarsi e da seguirsi, il ricordo della loro grandezza e del loro saggio andamento.

Sorse così il progetto, che oggi sommariamente si espone e si rappresenta col disegno che precede questo breve cenno, di fare del torrione dell’arte della Lana un monumento di ricordo e di omaggio alla memoria di quei grandi e benemeriti artefici che fecero la patria loro bella, forte e temuta.

I molti ricordi delle arti, delle loro residenze, i frammenti e le parti artisticamente importanti degli edificj e dei monumenti da esse edificati, non andranno dispersi fra le macerie delle fabbriche che si rovinano per creare su di esse un nuovo quartiere, e accuratamente raccolti e artisticamente addossati e murati alla nuda parete del palazzo della Lana volta a tramontana, costituiranno un monumento, un ricordo preziosissimo, un documento parlante del più glorioso periodo di storia cittadina.

Così potremo ammirare in tutta la sua gentile ed elegante bellezza delle forme la fronte esterna dell’Oratorio di S. Maria della Tromba, riedificato e posseduto dall’Arte dei Medici e Speziali; potremo additare come saggi delle [p. 124 modifica]eleganti decorazioni scolpite in pietra da’ nostri artefici del XV secolo: la splendida porta dell’Arte dei Rigattieri e Lanaioli che ha il più bell’esempio di mensole adorne di fogliami; la graziosa porta dell’Arte degli Albergatori; il tabernacoletto dell’Arte de’ Medici e Speziali posto in Via dei Cavalieri; lo stemma dell’arte stessa che era sulla torre già dei Caponsacchi; l’eleganti formelle col leone di S. Marco che adornano la facciata dell’arte dei Rigattieri; il vago scudo coll’arme de’ Beccai posto nel chiasso del Ferro; gli stemmi delle arti della Lana, della Seta, dei Giudici e Notari, degli Oliandoli, del Cambio, dei Vinattieri, dei Fabbri che veggonsi in vari punti di Mercato Vecchio e che denotano altrettanti possessi di quelle corporazioni.

L’interno del palagio, restituito alla forma primitiva può completare ed ampliare il concetto che ha ispirato l’idea di fare della residenza dei Lanajoli, il monumento delle antiche arti.

Non vogliamo arrischiare un progetto, senza prima studiare il modo e gli elementi per la sua attuazione; ma il concetto ispiratore di questa trasformazione non avrebbe uno splendido e logico complemento, se nell’antica residenza della prima fra le arti maggiori si raccogliesse un museo delle arti, un saggio di ciò che queste corporazioni delle quali abbiamo ammirati i saggi ordinamenti, seppero produrre mercè l’ingegno e l’opera dei loro artefici?

G. Carocci.