Studi storici sul centro di Firenze/Saggio di storia di alcuni edifizi del centro di Firenze/Introduzione

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Introduzione

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[p. 77 modifica]Se l’illustrare particolarmente edifizi che oggi per l’aspetto esteriore presentano ben poca importanza, può sembrare cosa superflua, per non dire inutile, devesi da un altro lato considerare che in questa parte, la più antica di Firenze, non vi è pietra che non sia consacrata a qualche ricordo della nostra Storia.

Le vicende di ciascuno di questi edifizi ricondurranno alla nostra mente nomi di famiglie e di uomini celebri nei patrii avvenimenti; perpetueranno la memoria di istituzioni popolari, di magistrature cittadine, di arti e di commerci, che contribuirono in modo così efficace a fare di una città modesta per numero di abitanti e per ampiezza di territorio, una potenza rispettata e temuta.

Queste illustrazioni storiche, oltre al servire a mostrarci le fasi subìte dalla proprietà degli edifizi del Centro, ed i passaggi d’una in altra famiglia, per successioni, per eredità, per doti di monache o di fanciulle che andavano spose, per vendite fatte dal fisco, come beni appartenenti a ribelli, cioè a coloro che per aver cospirato contro chi trovavasi al potere veniva condannato al bando o alla confisca degli [p. 78 modifica] averi, queste illustrazioni diciamo, serviranno altresì a mostrarci gli usi diversi ai quali quelli edifizi hanno servito.

Le ricerche necessarie ad illustrarli dovevano farsi nel R.° Archivio di Stato sui Campioni del Catasto dal 1427 al 1480; su quelli della Decima e sui relativi Arroti dal 1495 al 1776 anno nel quale dal Granduca Pietro Leopoldo, soppresso l’uffizio della Decima, fu istituito il Catasto per Comunità.

Ed affinchè non mancasse la debita connessione fra il passato storico e la realtà presente, le ricerche dal 1776 si sono condotte all’epoca attuale coi libri del Catasto Leopoldino fino al 1832; e poi colle Mappe, Campioni ed Arroti del nuovo Catasto particellare.

Le Decime erano di tre sorte, cioè: dei cittadini, del contado ed ecclesiastiche.

Le Decime dei cittadini furono istituite l'anno 1495 e furono imposte in ragione di f. 10 ½ l'anno sopra f. 100 d’entrata per le case; e di f. 11 ⅔ l’anno per f. 100 sopra gli altri beni.

Gli «officiali della Decima» promulgarono il primo loro Bando nel 1495 infliggendo a quei cittadini che non portavano le scritte a tempo debito, la penale dell’uno per cento se eran possessori di beni del valore fino a mille fiorini; e del 25 per cento se possedevano per una somma maggiore.

Per concordare la quota dell’imposta, i cittadini erano invitati a comparire entro breve tempo all’offizio della Decima; e se non comparivano, gli officiali pensavan loro a provvedere, procurando sempre il vantaggio dello Stato.

Venne pure, a cura dei predetti officiali di Decima, nei luoghi più centrali e più frequentati della città, affisso un modello di denunzia che doveva contenere la descrizione esatta degli immobili e loro confini, da chi li avevano comprati ed il prezzo pagato. [p. 79 modifica]

Avanti la istituzione della Decima, esisteva il Catasto ordinato con legge 22 Maggio 1427 con cui furono nominati dieci deputati, ai quali fu data autorità di formare dentro un anno di tempo, un registro diviso per quartieri e per gonfaloni, o per le sedici contrade della città, di tutte le famiglie coi nomi e l’età dei componenti ciascuna di esse1.

Ed il Catasto del 1427 fu istituito per surrogare l'Estimo che esisteva fino dal XIII secolo e che era basato sulla stima dei beni, in cui però non seguivasi altra norma che l’arbitrio; ed i nobili e grandi che non erano mai tassati giustamente, diedero motivo al popolo di lagnarsi sì forte che la Repubblica fu costretta a provvedervi.

Ma tornando alle Decime, giova sapere che queste venivano pagate ogni anno in tre volte: a Maggio, Agosto e Dicembre. Chi non pagava dentro questo termine, cadeva in pena del dieci per cento; e se cadeva «in esazione cioè essendo molestato» — vale a dire se dava luogo ad atti giudiciali contro di esso e non potevan dir meglio che «esser molestato» — le pene o spese della molestia importavano un altro dieci per cento.

I cittadini che volevano godere il privilegio d’essere «degli Ofizi» dovevano pagar sempre una rata anticipata.

Vi era poi una tassa, detta dei registri, di soldi sedici l’anno, repartita però anch’essa in tre rate, più due soldi per la ricevuta ogni rata.

Chi aveva dodici figli, godeva l’esenzione dalle decime; ma doveva pagare «solamente per star netto di specchio e godere gli ofizi» i suddetti Registri, cioè la tassa di quattro quattrini il mese e un annata anticipata: ossia sedici soldi, finchè voleva durare a godere di tal privilegio; e dopo la sua morte la esenzione passava nei figli durante la loro vita, purchè stessero sempre in comune fra loro e non si dividessero.

Le Decime del contado, ossia sopra i beni posseduti dai [p. 80 modifica]contadini o da altra gente che non godesse la cittadinanza fiorentina, cominciarono nel 1504; e per l’avanti vi era il Catasto del 1427; e precedentemente la Libra o Lira i cui registri cominciano col 1350.

I lavoratori dei poderi pagavano anch’essi una decima tassa annua, che chiamavano decimino, e consisteva nella settima parte della decima dei loro padroni.

Le Decime ecclesiastiche cominciarono a pagarsi l’anno 1516, in ordine alla Bolla di Leone X, sopra i beni di cui i Religiosi da quel giorno divenivano possessori. Ciascun luogo pio era gravato di una tassa annua secondo l’entrata, che si pagava tutta in una volta entro il 15 Luglio, in ragione da prima di f. 112/3 per cento e quindi di f. 101/2.

Chi non eseguiva il pagamento dentro quel termine, pagava un soldo per lira di pena ed una crazia per la ricevuta.

II Catasto dei Religiosi era stato formato nel 1495 impostando le chiese, conventi e monasteri, capitoli, congreghe, cappelle, compagnie, spedali etc. con i beni che a quel giorno possedevano, colla indicazione della rendita, senza però che venissero colpite da tassa a favore dello Stato.

Dal 1516 in poi, dovendo per i beni che acquistavano pagare la Decima e non avendo personalità giuridica, venivano impostati col nome dell’ultimo possessore dei beni, con questa dichiarazione: «Beni che furno di N.N. Possiede Chiesa, Convento ecc.».

Quando un cittadino acquistava un effetto, era obbligato entro due mesi sotto, pena di una multa, di far cancellare la posta del venditore dal Libro della Decima e farla iscrivere in proprio conto. Così per i Religiosi e per i contadini.

Nei libri chiamati «Aumento» o «Agumento» venivano iscritti i beni omessi nelle Decime o le correzioni [p. 81 modifica]di quelli già descritti; ed equivaleva a quello che oggi chiarebbesi Ruolo supplementare.

Queste brevi notizie, che, a prima vista, potrebbe sembrare non avessero nulla che fare colla Storia degli edifizi del Centro di Firenze, ci son parse invece necessarie per la migliore intelligenza della Storia stessa, dove spesso che si parla di Decime, di Arroti, di Aumenti ecc.



Note

  1. [p. 89 modifica]Canestrini «La Scienza e l’Arte di Stato desunta dagli alti officiali della Repubblica Fiorentina e de’ Medici» Firenze, Le Monnier.