Studi storici sul centro di Firenze/Saggio di storia di alcuni edifizi del centro di Firenze/Via de' Cardinali n° 4

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Via de' Cardinali n° 4

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Via de' Cardinali n° 4.

L’antico Albergo della Cervia appartiene oggi alla signora Caterina del fu Orazio Marchetti, vedova Branchi, in virtù di sentenza del Tribunale del 10 Aprile 1878 essendone rimasta aggiudicataria all’asta pubblica del giorno stesso. Era proprietario di questo Albergo, Bernardo di Natale Gozzini morto il 24 Febbraio 1865 — e per ciò pervenne nei figli di lui — ed esso lo aveva comprato il 30 Agosto 1861 da Francesco Consigli e dai figli di Luigi Consigli; ed in questa famiglia era passato, per metà, il 22 Luglio 1812 per atto di consenso del giorno stesso; e l’altra metà a Lorenzo del fu Giuseppe Massai. Dal nuovo campione del Catasto della Comunità di Firenze del 1776, resulta che un terzo dell’albergo predetto apparteneva a Cosimo Maria Gaetano di Domenico Antonio di Cosimo Fabbri 1 descritti al Campione dei Cittadini a parte del 1617 Gonfalone Vaio; e gli altri due terzi eran passati nel Pievano Domenico Righini come per l’Arroto 1744 n. 10. statogli voltato in esecuzione di sentenza del Magistrato de’ Pupilli del 17 Novembre 1690 in f.a n.° 879 Arroto 1691 n.° 184.

All’Arroto 1691, Quartiere S. Gio. 2.° si trova in conto dei detti Fabbri «l’albergo della Cervia con tutte le sue appartenenze posto nella città di Firenze nel popolo di S. Tommaso, al quale si dice confinare a I.° via; 2.° rede di Iacopo Pinadori; 3.° Capitolo fiorentino».

Tale albergo si trovava in conto al sopradetto Fabbri [p. 83 modifica] per essere stata annullata la vendita «dal medesimo già stata fatta al comm. "fra Bernardo Vecchietti2. come viene dichiarato per sentenza dei SS. «uffiziali de’ pupilli della città di Firenze data infra dette parti sotto dì 17 Novembre 1 690».

Della vendita come sopra annullata, resulta dall’Arroto 1689, quart. S. M. Novella.

Dopo la posta in conto del cav. fra Bernardo del sen. Filippo di Gio. Gualberto di Iacopo Vecchietti, si legge:

«Quale albergo comprò al pubblico incanto da’ SS." Offiziali de’ pupilli della città di Firenze, Giovanni Varnesi per se o per chi nominasse, sotto di 14 Dicembre 1689 come beni di Cosimo Maria Gaetano di Domenico Antonio Fabbri: qual Giovanni Varnesi nominò di poi in compratore il sopradetto cav. fra Bernardo Vecchietti, come appare per contratto rog. ser Simone di Francesco Mugnai sotto di 23 Dicembre 1689».

Dall’Arroto 1684 si rileva che la casa a uso d’albergo detto l’albergo della Cervia, impostata a Cosimo Maria Gaetano Fabbri, fu incorporata già «da’ SS. di Sei di Mercanzia di questa città di Firenze, come effetto di Domenico Antonio di Cosimo Fabbri mancato ad instanza de’ suoi creditori per loro sentenza de' 6 Settembre 1684; e stata scorporata come sottoposta al fidecommisso d’Antonio di Francesco Fabbri da Dicomano, per suo testamento rog. ser Antonio di Cosimo Conti, sotto di 28 Marzo 1599: e mediante la morte di detto Domenico Antonio Fabbri suo padre seguita sotto di 11 Marzo 1683, aspettarsi al detto Cosimo Maria Gaetano suo figliuolo come sostituto in fidecommisso e come per la detta sentenza alla quale per fede in f. a n.° 389».

Antonio di Francesco di Domenico da Dicomano del Gonf. Leon d’oro «Albergatore alla Cervia» si trova all’Arroto 1578 quart. S. Gio. a 168. La casa però non serviva ad uso d’Albergo, ed eravi solo una stanza di essa dove «Antonio da Dicomano» faceva osteria. [p. 84 modifica]La casa predetta comprò detto Antonio da Filippo di Tommaso d’Agnolo Fantini3 al quale era pervenuta nel di 4 Maggio 1578 per compra fattane da mess. Alessandro di Federigo Carli cavaliere di Santo Stefano; ed essendosi riserbato di nominare in tutto o in parte il compratore della casa, nominò «per detta compra» il 12 Giugno 1578 «il detto Antonio per il detto sito d’osteria riservandosi poi per se un magazzino delle appartenenze di detta osteria — che consiste in una stanza sola — sotto detta casa».

Nel Carli eran già pervenuti due quinti di questa casa per la morte di suo padre Federigo, che li aveva comprati il 18 Agosto 1557 da L.° di Stefano dei Bardi; e gli altri tre quinti come dote di sua madre madonna Ginevra di Antonio de’ Medici4.

Infatti nell' Arroto 1551 quart. S. Gio., si trova: «M.a Ginevra figluola fu dant.° demedici et donna di federigho digiovanni charli et «M.a francescha figluola di detto Ant.° demedici e donna di salvadore quaratesi. «3/5 duna chasa e forno oggi auso dosteria e di detto forno o bott.a nel p.a nel ppo di Santo maso e dreto adetta chiesa a p.° via 0/2 e’ pinadori 0/3 caplo di S.a liperata. «e glaltri «2/5 attengono a rede di raffaello pedoni per arroto 1529 di n.° 100 sotto nome dibartolommeo dimichele demedici nel g.ne detto e quali beni gli sono pervenuti per donatione fattane aledette figluole dant.o demedici dallo illmo duca Alex.o demedici persua gratia speciale. >

Michele di Bartolommeo di Iacopo de’ Medici si trova impostato nel Campione 1469 quart. S. Gio. Gonf. Drago a 113, come possessore della casa che ancora non era denominata l’osteria all’insegna della Cervia.

La posta è in questi termini: [p. 85 modifica]«Una chasa posta infirenze nel pp.lo di Santhomaso chonfina dap.° via da 1j piero francescho dilorenzo demedici da 11j lopera di Santa liperata da 111j lerede di Saladino Adimari laquale chasa oapigionata perani 5 a christofano ethomaso di giovanni speziali per ff. 10 lano a soldi 100 impostati a godimento per detto tempo chome apare percharta di serandrea dachianti sotto di 21 di novembre 1468 era chatastata nelano 1427 inome di neri dibartolomeo djacopo demedici.

Unforno apichato condetta chasa posta chome di sopra chofina dap.° via da1j detta chasa da11j la parte guelfa da 111j donato di bonifazio speziale el quale forno tiene apigone landino divanni fornaio dapulicciano dimugello per ff. 20 lano elsopradetto forno e chasa compero bartolomeo demedici daghoro djacopo fornaio per f. 332 charta per ser Antonjo di Salomone sotto di 3 di gennaio 1460 et era achatastata nelano 1427 inome dineri di Bartolomeo de’ Medici»


(1) Abitavano oltrarno nel Gonfalone Scala — sono però famiglia moderna ed ha poca parte nella storia di Firenze.

(2) Tra le più antiche e più illustri famiglie del I.° cerchio. Si dicevano Vecchi. Furono Guelfi. Ebbero palagi, torri, loggia, piazza. Gio. Batta, distintissimo scultore viaggiò in Oriente e lasciò memorie scritte. Ebbero 25 Priori e 1 Gonfaloniere.

(3) Famiglia di poca importanza storica. Abitava oltrarno nel Gonfalone Nicchio.

(4) Una delle più antiche famiglie abitatrici del centro di Firenze ed ebbe palagi e torri nel popolo di S. Tommaso. Divennero poi signori di Firenze.

  1. [p. 93 modifica]Abitavano oltrarno nel Gonfalone Scala — sono però famiglia moderna ed ha poca parte nella storia di Firenze. (2) Tra le più antiche e più illustri famiglie del I.° cerchio. Si dicevano Vecchi. Furono Guelfi. Ebbero palagi, torri, loggia, piazza. Gio. Batta, distintissimo scultore viaggiò in Oriente e lasciò memorie scritte. Ebbero 25 Priori e 1 Gonfaloniere. (3) Famiglia di poca importanza storica. Abitava oltrarno nel Gonfalone Nicchio. (4) Una delle più antiche famiglie abitatrici del centro di Firenze ed ebbe palagi e torri nel popolo di S. Tommaso. Divennero poi signori di Firenze.
  2. [p. 93 modifica]Tra le più antiche e più illustri famiglie del I.° cerchio. Si dicevano Vecchi. Furono Guelfi. Ebbero palagi, torri, loggia, piazza. Gio. Batta, distintissimo scultore viaggiò in Oriente e lasciò memorie scritte. Ebbero 25 Priori e 1 Gonfaloniere. (3) Famiglia di poca importanza storica. Abitava oltrarno nel Gonfalone Nicchio. (4) Una delle più antiche famiglie abitatrici del centro di Firenze ed ebbe palagi e torri nel popolo di S. Tommaso. Divennero poi signori di Firenze.
  3. [p. 93 modifica](3) Famiglia di poca importanza storica. Abitava oltrarno nel Gonfalone Nicchio. (4) Una delle più antiche famiglie abitatrici del centro di Firenze ed ebbe palagi e torri nel popolo di S. Tommaso. Divennero poi signori di Firenze.
  4. [p. 57 modifica]Vuolsi che i Rinaldi venissero in Firenze dalla Francia e che tenessero come ricordo della loro origine i tre gigli di Francia fra le due ali d’oro nel campo azzurro del loro stemma. (5) I vescovi di Fiesole pagavano ogni anno agli Arrigucci a titolo di recognizione 120 staja di grano. Per causa di diritto degli Arrigucci sul vescovado di