Sul congiungimento del Mediterraneo all'Adriatico/II

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Commento dell'Editore e lettera dell'Autore

../I ../III IncludiIntestazione 25 agosto 2012 100% Da definire

I III

[p. 6 modifica]Il nostro corsispondente, ex Deputato, che ci procurò l’articolo precedente, ce lo accompagnò con una lettera di cui riportiamo alcuni brani per le interessanti considerazioni racchiusevi.

La Direzione.


Firenze, 25 Settembre 1865.


Vi mando la prima parte dello scritto sulla Ferrovia Metaurense, che ho potuto finalmente ottenere dal nostro affaticatissimo collaboratore: la seconda parte mi è stata promessa per la ventura dispensa. ...

Sò della Commissione d’Ingegneri per visitare i diversi passaggi dell’appennino. Per me la quistione non sta nei passaggi, ma concerne la direzione della linea e il punto dove abbia a far capo. Questo deve essere ponderato bene dal Governo se vuol operare il vero vantaggio dello stato pel commercio e per la guerra. Io preferirei una linea di chil. 372 pel Metauro, ad un altra di 350 per Forlì. Fosse anche di 372 chil. la linea per Fano, il commercio utilizzerebbe su quella di Bologna 14 chil. e su quella di Foligno 49 chil. Ma il vantaggio maggiore sarebbe pel governo in occasione di guerra; chè, con un corpo di osservazione alla Cattolica, potrebbe rifornire Ancona di uomini e di munizioni in circostanza di guerra con l’Austria, colla quale presto o tardi si dovranno aggiustare le partite nostre. Dunque io, se fossi il ministro dei Lavori Pubblici, avrei chiamato il mio collega ministro della Guerra, e gli avrei detto cosi: — Primo: Il commercio reclama una nuova ferrovia di congiungimento tra Livorno ed Ancona. — Secondo: I progetti di questa ferrovia sono tre, uno per Faenza, uno per Forlì, uno per Fano. — Terzo: Pel commercio qualunque dei tre sarebbe buono, od almeno qualunque degli ultimi due varrebbe lo stesso. — Quarto: Faccio ora a te, mio collega, il quesito: quale dei tre sia preferibile per ragioni strategiche ossia per la difesa dello stato? Dopo che il ministro della Guerra, col voto, col giudizio della Commissione permanente di difesa dello stato, avesse detto: — la ferrovia che soddisfa alle condizioni strategiche è quella di Faenza, o di Forlì, o di Fano, io ministro dei Lavori Pubblici [p. 7 modifica]avrei fatto pubblicare nella Gazzetta Ufficiale un articoluccio dicendo u qualmente che il dovere di un governo bene regolato sia quello di studiare il progresso del benessere degli amministrati, e di aiutarne con tutti i mezzi lo sviluppo, mentre in pari tempo non si hanno a trascurare i vantaggi della Nazione per tutto ciò che riguarda la difesa del paese nella evenienza di una guerra; così, vista ed ammessa la necessità di una nuova comunicazione tra Ancona e Livorno, il Governo aiuterà quella impresa che farà il progetto migliore di ferrovia fra gli indicati estremi, la quale risponda meglio ai bisogni della Nazione (non delle città), e pel riguardo commerciale e pel riguardo strategico, ecc., ecc. — Peccato che io non sia ministro dei Lavori Pubblici! La ferrovia Metaurense sarebbe già decretata. Invece colla Commissione degl'Ingegneri, ce ne anderemo ad un pettegolezzo. Si potrà forse dare un arma in mano agli avversarii della via Metaurense che se ne infischiano delle ragioni militari; e si faranno dei malcontenti. Ora in Italia si deve pensare al commercio, ma non si deve dimenticare la guerra. Supponiamo che il passaggio dell'Appennino per Faenza o per Forlì sia più facile, meno dispendioso di quello per la via Metaurense: ed eccoti che i sostenitori de' risparmi male a proposito, vinceranno forse la lite. Il Governo non deve dare occasioni a liti, deve pronunziarsi avanti. Io voglio favorire il commercio, ma voglio che la parte militare non vi scapiti: questo deve dire in principio il Governo. Mandando a studiare i passi, il Governo non ha uno scopo definito. Ciò è male, malissimo.

Ma non voglio scriver più oltre perchè getterei inchiostro e tempo. Dirò solo che io non ammetto queste dubbiezze nei governanti. Debbono spiegarsi chiaramente: Questo sì, quello no. Per questo sono con voi, per quello vi lascio fare da voi: e qualche volta non si deve lasciar fare, perchè le ferrovie non sono opere di poche lire, ma di milioni di lire.


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