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Teatro Historico di Velletri/Libro III/Capitolo VI

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Dominio della Città.
Cap. VI.
L
’Antico Dominio della Città di Velletri, avanti, che Roma fosse regina del Mondo, quanto, e quale sia stato, non si puol pienamente sapere, perchè vivendo li Popoli Volsci con libertà di Republica, anzi tante Republiche, quante Città, come, chi legge, doverà confessare; & havendo il tempo vorace, con l’aiuto di Barbaro sdegno, divorato Provincie, Regni, & Imperi, è difficile, anzi impossibile sapere il Dominio, e la Giurisditione, che hanno havuto le principali Città de’ Volsci. Quando Roma fù Signora, & Imperatrice dell’Universo, usurpò, & ottenne ogni Dominio, e Signoria delle Nationi straniere, remote, e maggiormente de’ Popoli vicini, e regionali, perciò io non intendo di scrivere, e registrare la Giurisditione, e Dominio di quei tempi, ma de’ più vicini, e mentre [p. 253 modifica]Velletri abbracciata la vera Fede di Christo, è stata soggetta alla Santa Chiesa, e Sommi Pontefici Romani. Cominciaremo dunque da Campo Morto, chiamato, come altri sono di pensiero, Castel Mirteto, overo, fecondo il mio senso, anticamente Satrico, come s’è detto di sopra, luogo celebre per la fuga, anzi disfacimento d’Alfonso d’Aragona Duca di Calabria, mercè al coraggio, & animosità de’ nostri Cittadini, che prattichi del Paese, guidarono li Soldati per vie non pratticate, e fecero quella impresa tanto importante per Chiesa Santa, onde la Città ne ricevè per Trionfo le Bandiere nemiche, Artegliaria, & altri arnesi militari, e quantunque fosse Capitan Generale Girolamo Riario, e Roberto Malatesta, e Colonnello de’ nostri, Nicola Paci da Rimini; con tutto ciò li nostri Cittadini, che furono sei, Scorta, e Guida de gl’altri Velletrani di Numero cinquecento, caggionarono la vittoria contro nemici di S. Chiesa, e questi furono Innocentio Salvati, Giovanni Lerice, Francesco Nuticola, Ostilio Favale, Gioseppe Scevola, e Santo Santocchia Capi di Balestrieri, d’Archibugieri, e de Veruti. Nella nostra Cancellaria Priorale v’erano Scritture, nelle, quali appariva la Deputatione del Podestà in questo Castello fatta dalli Priori, del quale, essendo stato da’ Saraceni disfatto, se ne privò la Città, e lo donò alla Religione della Mercede per la Redentione de’ Cattivi; cosi è antica traditione.
Il Castello, e Rocca dell’Ariano, che dal Sacro Collegio de’ Cardinali in Viterbo vien chiamata Pretiosa Camera Roccam Lariani prætiosam eidem Ecclesia Cameram; se bene nel M. CC. LXIX. fù occupata da Riccardello degl’Anibali; con tutto ciò restò in Dominio de’ Signori Colonnesi, e la possedeva la Sig. Donna Vittoria Colonna. E ben vero, che le Genti dell’Ariano si sottomessero al Dominio de’ Velletrani, come apparisce per l’Instrumento di Conventione e Capitolatione fatto da Stefano Trinchinelli Velletrano, Notaro, nel M. CD. XXXIII. li xxvi. d’Ottobre: Deputati per Velletri furono Pietro Mancini, & Antonio Pancioni, e per l’Ariano, Nardo di Stefano, e Cola di Nardo Gorij, e con questa Capitolatione si concedè a’ Velletrani il Castello, e la Rocca con la Monitione, che vi si ritrovava [p. 254 modifica]dentro, da pagarsi à prezzo stimato da Persone perite; con questo, che le Genti di detto Castello restassero senza pesi, tanto presenti, quanto futuri, per venti Anni, con la Cittadinanza Veliterna, con li soliti honori, e prerogative, con libera facoltà di stare, ò partire; e li Ministri della Militia potessero partire da quella Fortezza, e gire, e stare in Velletri a loro beneplacito. Che se li dovesse dare cento Some di Grano gratis da dividersi frà le Genti dell’Ariano (dal che si puol’argumentare la strettezza, in che era ridotto questo Castello). Che si dovesse procurare la liberatione de’ loro Priggioni fatti nell’Assedio con l’Essercito di Papa

Eugenio Quarto, e non potendosi ottener ciò si dovessero da’ Velletrani pagare cento scudi, da dividersi trà le dette Genti dell’Ariano, quali restavano anco Padroni delle loro Possessioni, Campi, Vigne, & altri beni, come prima. E perchè questo Castello fu pigliato da’ nostri Cittadini, il medesimo Papa Eugenio ne fece libera, e larga donatione alla nostra Città con il mero, e misto impero, & Potestate Gladij, come per Breve, Dat. Roma Apud S. Petrum Anno Incarnationis Dominica M. CD. XLIII. Idib. Octobris Pontificatus Anno Tertio decimo, comincia il Breve, Fidei Constantiam, Sinceraq. Devotionis &c. e fù confirmato da Papa Calisto Terzo, come per Breve, che comincia, Sincera Devotionis affectus, quem ad Nos, &c. Dat. Roma, Apud S. Petrum Anno Incarnat. Dominica M. CD. LV. Pontific. Anno Primo, Papa Pio II similmente ne fece nuova concessione à Velletri, e fu ricevuto con patto, che altri mai potessero più rifabricarlo (effendo già affatto dimolito) come apparisce per un’Instrumento stipolato In Palatio Apostolico Apud S. Petrum, in Horto dičti Palatij. Gerardo Ioannis de Maffais de Volaterris Notario, xxvi. January M. CD. LXIII. Ci fù confirmato ancora da Papa Sisto Quarto, come per Breve, che comincia, Ob eorum Affecti &c. Dat.Roma Apud S.Petrum Anno Incarnationis Dominica M. CD. LXXVIII. Kalend. Decembris Pontificatus Anno Octauo. Parimente Papa Alessandro Sesto ce lo confirmò cum eadem Potestate Gladij, come apparisce, per un Breve, che comincia, Laudanda Sedis Apostolica rectitudo,etc. Dat. Roma, Apud S.Petrum Anno Incarnationis Dominica M.CD. [p. 255 modifica]M. CD. XCIII.vi. Kalend. Aprilis, Pontific. Anno Primo. Finalmente da Papa Paolo III. ci fù assegnato,e confirmato, per haverlo rihavuto dal Sig. Ascanio Colonna, à cui era stato hipotecato per il risarcimento di Marino, demolito da Velletrani per ordine di Papa Clemente VII. come apparisce per Breve di detto Papa Paolo III. che comincia, Comprobata devotio Dilectorum, &c. Dat. Roma apud S. Petrum, Anno Incarnationis Dominica M. D. XXXVI. Non. kalend. Iunij, Pontificatus Anno Secundo.
Il Castello della Faggiola conceduto a’ Velletrani da Papa Eugenio Quarto, da Papa Nicolò Quinto, e da Papa Calisto Terzo con la medesima potestà, che l’Ariano, come apparisce per li sopracitati Brevi, dove fin nel M.CD.XLIX. la nostra Città metteva li Governatori, come Castello sotto al Dominio di Velletri, quali havevano facoltà di affictare Possessioni, e fare altre risolutioni spettanti al retto Dominio. Anzi Papa Nicolò Quinto, che haveva donato a’ Signori Savelli la Faggiola, ne rivocò il Breue, come si vede per un’altro, che comincia, Quamvis Apostolica Sedes, &c. Dat. Roma Apud S. Petrum Anno Incarnationis Dominica M. CD. LIII. viij. Kalend. Decembris Pontificatus Anno Septimo, e poi ci fu confirmato da Papa Paolo Terzo, come l’Ariano, il che apparisce per il sopracitato Breve, Dat. Roma, &c. e di queste Terre, ò Castelli destructi li nostri Signori Priori ne hanno Giurisditione, e Dominio, ministrandovi quella Giustitia, che da’ Sommi Pontefici se gli concede.
La Riccia era sotto il Dominio di Velletri, cosi registra il Sig. Conte Baffo nel suo Compendio di Velletri.
Ardea, già Città famosa, e principale del Regno de’ Rutuli, e Rocca di Papa, già detta Algido, furono dal Sommo Pontefice Sisto Quarto concedute a’ Velletrani, come apertamente si puol vedere da un Breve dell’istesso Papa, che comincia, De vestris Fide, Constantia, & Sincera, &c. Dat.Roma Apud S.Petrum sub Annulo Piscatoris Die xvi. Octobris Pontificat. Anno Duodecimo. Con questo però, che li nostri Cittadini li togliessero dalla Giurisditione de’ Figliuoli del Signor Odoardo Duca di Cave. In questo Breve vi si leggono le seguenti parole, Castra ipsa fie reducta, [p. 256 modifica]& illorum Arces, & Fortalitia, ac Tenimenta cum eorum Incolis nunc, & pro tempore existentibus, vobis pleno Iure subijcimus, ac volumus de Comitatu, & Territorio vestro, & illorum pro tempore Incolas Comitatus vestri fore, Vosq. vestros pro tempore Potestates, & alios Officiales Superioritatis, Iurisditionis, meri, & mixti Imperij Iura habere. Contro li quali Castelli si combattè da’ Velletrani coraggiosamente.
Rocca Puccia similmente è stata posseduta da’ Velletrani, come si cava da un Breve di Papa Nicolò Quinto, Dat. Roma Apud S. Petrum sub Annulo Piscatoris Die 20. Decembris M. CD. XLV. Pontificatus Anno Tertio. Nelle Scritture della Cancellaria si trova, che ce la donasse Papa Eugenio Quarto nel M. CD. XLIII. dove per Velletri vi resedeva Giovanni Ventura. Ma Papa Nicolò predetto ordinò a’ Velletrani, che si consegnasse in mano di Lorenzo Checchi di S.Casciano. Ecco le Sue parole, Ad custodiam Roccha Puccia, quam certo hactenus tempore fideliter, & diligentissime pro Statu Romana Ecclesia conservastis, destinamus dilectum filium Laurentium Checchi de Sancto Caseiano præsentium exhibitorem, volumus igitur, & devotio ni vestramandamus, sibi Arcem ipsam cum Fortelitijs suis, omni mora postposita, & absque ulla contradictione, receptis præsentibus, assignatis, & faciatis assignari. Qual sia questa Rocca Puccia, e dove al presente conservi li fuoi vestiggi, io non sò dirne altro, che poco distante da Sermoneta, verso Sezze, vi stà un luogo chiamato l’Accqua Puzza, dove stà una Torre di Guardia, forse in quei tempi era Fortezza, che per occasione di Guerre capitò nelle mani de’ Velletrani, con la concessione del Pontefice. Mi riporto à maggior chiarezza. Castel vecchio, hora chiamato S. Gennaro, e forse l’antico Lanuvio, è racchiuso nel Territorio di Velletri, come anco le Castella, luoghi antichi, e posseduti dalla Città, del che non faccio altro racconto, perchè il tempo ha consumato le memorie antiche, le quali haveriano potuto darmi materia di rappresentarne al Lettore maggior certezza. Hanno li Velletrani havuto il Dominio di molti Casali d’Albano, e sono la Torre d’Orlando, di Campo Leone, lo [p. 257 modifica]Pontonne, di S. Maria Palomba, la metà del Castello chiamato la Torre de’ Gandolfi, e di Nemo, tutti spettanti già alli Signori d’Albano; di più hanno havuto il Dominio delle Case, & Horti in Albano de’ figlioli del Signor Christofaro Sauelli, e di tutti li beni di detti Signori, come apparisce per un Motu proprio di Papa Sisto Quarto, che comincia, Sincera Devotions affectus, &c. Dat. Roma Apud S. Petrum Anno Incarnationis Dominica M. C D. LXXXII. Idib. & obris, Pontificatus Anno xij e questo favore fù fatto dalla somma Benignità del Pontefice alla nostra Città per ricompensa de’ danni ricevuti nel tempo delle Guerre, tanto rappresentano le seguenti parole del Breve. Sanè sicut accepimus, Gentes Armorum, quas superioribus Mensibus Territorium Velletran. invaserunt, Oves, Boves, & Bubalos, aliaq. Animalia ferè omnia, que habebatis, in prædam ducere, & quamplurimos ex Cognatis vestris nequiter interimere, alios verò captivare & ad se redimendum compellere, agrosq. populari curarunt, ac qui ad nostra stipendia militabant, eisdemque hostiles gentes insequebantur Armigeri, tam intra Civitatem vestram, quam etiam extra eam permanentes, dum hostium profligationi, vestræq. defensio ni vacabant, & demum illis devictis, dum quieverunt ibidem, quamplurima damna ferè intollerabilia vobis inferre non omiserunt, &c. Nos igitur de præmissis fide digna relatione informati, volentes vos, quibus possumus modis, probis damnis recompensare, &c. Motu proprio, non ad vestram, vel alterius pro vobis Nobis super hoc oblata petitionis instantiam, sed de nostra mera liberalitate, & ex certa nostra scientia, Turris Orlandi, & Campi Leonis, ac Lepontonne, nec non Santa Maria Palumba nuncupata Casilia, & medietatem Casalis Turris Gandulphorum, ac Nemoris Dominorum Albani nuncupati Albanensis Diœcesis, Domos quoquesitas in Civitate Albani per filios quondam Christophori de Sabellis Domicelli Romani inhabitans solutas, ac Hortos, qui usui inhabitantium Domos ipsas deservire consueverant, cum Terris cultis, & incultis, Pratis, Pascuis, Silvis, Nemoribus, Aquis, aquarum decursibus, Montibus, Vallibus, Domibus, omnibusq. alijs iuribus & pertinentijs suis, cum quibus olim possidebantur per dictos filios [p. 258 modifica]Christophori, etc. Vobis dicta auctoritate in huiusmodi damnorum aliqualem recompensam concedimus, elargimur, & donamus, &c. Fu commessa l’essecutione di questa Gratia alli Vescovi d’Alatri, di Segni, e di Anagni, & al Cammerlengo della Camera, ò ad uno di loro, e se ne ricevè il possesso per le mani del Vescovo d’Alatri, chiamato Giovanni, come appare per un’Instrumento stipulato da Filippo de Ponte Corvo Clerico della Diocese d’Aquino Nutario della Camera, in Roma l’Anno M. CD. LXXXII. li xvi. d’Ottobre. Præsentibus ibidem Venerabilibus, & circumspectis Viris Dominis Marco de Interamna Canonico Alatrino, & loanne Borsello Clerico Bisuntino Diœcesis, Testibus ad præmissa vocatis specialiter, & rogatis, & à questa essecutione, e possesso, fù dal nostro Conseglio deputato per Ambasciatore, e Procuratore Angelo Tinozzi: quale scrittura si conserva anco stampata nella Cancellaria Priorale. Sopra la Tenuta del Peschio, chiamata l’Abbatia di S. Bartolomeo spettante al Cardinal Vescovo Tuscolano, à cui non si riserva, ch’il Ius ferendi, ac fructus industria, & Glandium percipiendi, ha la nostra Città Giurisditione Pascendi Animalia. Ligna cedendi, aucupandi, & cætera omnia faciendi pro ipsius Comunitatis Libito. Questa Giurisditione ci fu mantenuta intatta dal Sommo Pontefice Innocentio Octavo, come per Breve, che comincia, Cum aliàs per nostras Literas, &c. Dat. Roma Apud S. Petrum sub Annulo Piscatoris, Die xx. Martij M. CD. LXXXVII. Pontificatus Anno Tertio. E se bene prima l’istesso Pontefice haveva spedito un Breve di Scommunica contro quelli, che facevano danno in detta Tenuta, à richiesta del Cardinale Battista Zeno Venetiano, allhora Vescovo Tuscolano, nulladimeno nel citato Breve, per esser il nostro possefsso, Ab immemorabili, dechiara non voler derogare alle raggioni della nostra Città, Per Præsentes declaramus Nostræ Intentionis non fuisse, nequè esse, supradictas Literas Nostras iuri dicta Comunitatis; vel alterus cuiuscunq. Tertij quomodolibet derogare, nec in posterum debere, aut posse præiudicari &c. E perciò Monsignor Horatio Borghese Auditore della Camera, Per Literas Dat. Roma in Palatio judiciali sub Anno à Nativitate Domini M. D. LXXXIX. [p. 259 modifica]Indict. secund. Die xvij. Novembris, rivocò (effendo Sommo Pontefice Sisto Quinto ) à favore di Velletri, l’Inhibitione fatta dal Cardinal Agostino Cusano, allhora Auditore della Camera, à richiesta, & instanza del Cardinal Alfonso Gesualdo, allhora Vescovo Tuscolano, e di presente la Città ne gode il possesso, come sopra.