Teatro Historico di Velletri/Libro III/Capitolo VII
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Cap. VII.
Manifestasi apertamente la Liberalità di Velletri da quello, che s'è dato, e si dona a' Luoghi pij, e si spende per varie occorrenze di Santa Chiesa. Il Castello di Campo morto, con tutta la sua Tenuta, fù da' Velletrani donato alla Religione della Mercede per la Redentione de' Cattivi, al presente è posseduto da' Signori Canonici di S. Pietro di Roma, con rendita di dieci, e più mila Scudi l'Anno. Volendo il Sommo Pontefice Giovanni Vigesimo terzo redurre al Grembo di Santa Chiesa Sezza, che stava nella mani di Ladislao Rè di Napoli; la nostra Città sborzò prontamente Seicento cinquanta Scudi d'Oro in oro, prezzo à quel tempo di molta consideratione, come apparisce per un Breve del Suddetto Pontefice, che comincia, Cum pro nonnullis arduis nostris, etc. Dat. Roma Apud S. Petrum v. Kalend. Octobris Pontificatus Anno Tertio; per lo che se ne fece publico Conseglio, essendo Podestà Riccardo Rosa da Terracina, e Giudice Nicola di Sersanto Fiorentino, radunato nel Palazzo del Magistrato nel M. CD. XII. alli 12. d'Ottobre.
Nelle Fortificationi della Città d'Anagni, e di Monte Circello, essendo nostro Vescovo Cardinale Giovanni di Bronhiaco, al tempo di Papa Martino Quinto, Velletri mostrò molta prontezza in sodisfare a' cenni del Sommo Pastore.
Non devo lasciar sotto silentio, che nell'Anno del Giubileo M.DC.XXV. sentendo la riverente Città, ch'il Sommo Pontefice Urbano Ottavo adunava Soldati per difesa dello Stato Ecclesiastico; subito si congregò il Conseglio, e per quell'urgente bisogno, donò Velletri Quindicimila Scudi à Santa Chiesa, e s'obbligarono di tenere due Compagnie di Corazze, come fecero. Havendo l'istesso Pontefice promosso alla Sacra Porpora Monsign. Martio Ginetto Velletrano, la Città li fece conosocere vivi effetti di liberalità, con far al Purpurato Cittadino, donativo di Seimila Scudi, et al benigno Pontefice derminarono una Statua di Bronzo à perpetua ricordanza de' Favori, e Gratie ricevute dalla Santità Sua, e del perpetuo ossequio, e fedeltà, che doveva; per la quale furono spesi da Dodeci mila Scudi in circa. Nell'Anno passato M.DC.XLIII. per li gravi tumulti di Guerra contra Collegati, oltre alle spese particolari fatte da' Soldati, e nove Comandanti in diverse Parti, hà speso da Sei mila, e più Scudi in formar per la Santa Sede una Compagnia di Corazze sotto li Capi destinati dal nostro Conseglio. Non è da tacere la Liberalità, che continuamente usa verso Religiosi, tanto Frati, quanto Monache, mentre per ogni primo giorno del MEse, ò poco doppo, il Sindico à spese del Commune, manda la portione di Carne, ò di Pesce, che volgarmente si chiama Pietanza, respettiuamente al numero delle bocche. Maggiore è quella, che dimostra verso le Chiese Per il culto Divino, per li continovi donativi di Cera, che få nelle Feste di ciascheduna Chiesa, & ogni donativo è di cinque libre, s’è tutta Festa, overo di due, e mezza, se è di mezza Festa, oltre all’Elemosine de denari, che fà trà l’Anno à diverse Chiese, come à S.Antonio di Viienna per lì 17. di Gennaro, Scudi 3. oltre alla Cera All’Hospidale de gl’Infermi Scudi 200. l’Anno per li Mese di Marzo, oltre alla Cera. La prima Domen. di Maggio, alla Miracolosa Madonna delle Gratie nel Duomo, Scu.25. oltre alla Cera di dieci Libre. Alla Compagnia del Santissimo
Sacramento, nella Solennità del Sacratissimo Corpo di Christo Scudi 25. oltre alla Cera. Alli Padri Minori dell’Osservanza per li 10. d’Agosto Scudi 24. per vestiario di Frati, oltre alla Cera. Alla nostra Chiesa di S. Francesco, oltre alla Cera Scudi 6. quali da’ Padri si ricevono per Canone della Selva del Commune, perchè è traditione antica, e grido universale, che detta Selva sia per ricadere al nostro Convento, quando si tagliasse, ò guastasse. In altre occasioni a’ luoghi pij si discuopre parimente la Liberalità di Velletri, come in Elemosine di pane per sovvenire Religiosi, in ristorare, e risarcire Conventi, e Chiese, ornare, & abbellire Altari, e Cappelle, & in celebrar Capitoli, Anzi
a’ Padri Carmelitani Scalzi, per dar principio al nuovo Convento donò la Città tremila Scudi. A’ Sacerdoti novelli, cosi Cittadini, come Forastieri nella prima Messa si donano
tre docati. In occasione d’incendij, ò d’altri infortunij, a’ Poverelli si fanno larghe Elemosine di buona somma, in riguardo al bisogno. In somma non lascia la pietosa Città occafsone alcuna, che non faccia pomposa mostra della sua Liberalità; anco per li proietti si paga à chi porta in Roma all’Hospitale di S. Spirito in Saxia quei poveri bambini. Voglio registrare una Liberalità universale, che mi si deve credere per le cose già dette; A’ Religiosi, e Confraternite della Città, & altri Cercatori forastieri, in tempo di Raccolta fi danno d’Elemosina da Cento, e più Rubia di Grano, e nel tempo delle Vendemmje da tutti li
Cercatori insieme si trovano da tre mila barili di Mosto,
d’Elemosina. Argumenti il Lettore, quanto Velletri sia pia, divort, caritativa, e Liberale.
Finirò questo Capitolo con la Liberalità palesata l’Anno del Giubileo M. DC. (lasciando da parte il ricevimento caritativo, ch’in detti Anni si fà à Pellegrini, che vanno in Roma) quando si fece una delle belle, e divote Processioni, ch’entrassero in Roma. Perche, oltre all’ordine, e dispositione
delle Confraternite, la Città fece un Donativo alla Trinità di Ponte Sisto, di cinquanta, cioè cinquanta Muli carichi di Grano, cinquanta carichi di Vino, cosi di Carne, Oglio, e Legna, senza che da’ Velletrani si ricevesse pure un minimo becchiero d’Acqua da quei Signori, c’havevano apparecchiato a’ Nostri sontuoso ricevimento. L’istesso si fece nel Giubileo antecedente del M. D. LXXV. con Processione di Sei mila persone. E nell’ultimo Anno Santo del M. DC. XXV. dovevasi fare il Donativo di Cento, con Processione di maraviglia, se da Roma si poteva haver la Licenza, che, non sò perchè, alla divota Città fù negata. Voglio credere, che la prudenza di chi governava, e gl'accidenti di quell’Anno habbino privato li nostri pietosi Cittadini di quello, che communemente, & ardentissimamente si bramava