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Teatro Historico di Velletri/Libro III/Capitolo VIII

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Abbonandanza della Città.
Cap. VIII.

E
così grande l'Abbondanza di Velletri, che havendola considerata il Volaterano, disse, che Velletri era Città ricchissima con queste parole, Velitræ Augusti Genere insignis. hodiè ditissima Civitas. Abbondante, replico, che non cede à qualsivoglia Città d'Italia: non dico solamente di Pane, e di Vino, ma di Oglio, Frutti, Bestiami, Pesci, Uccelli, e di quanto può bramar humano appetito. Perchè ha il Territorio grande di cinquanta, e più di miglia, irrigato da ottanta, e più Fonti, che con la fertilità della Terra, e con la fatiga di tanta Gente, che vi concorre, provede la Città, benchè populosa, di Grano bastevole, quando corrono gl'Anni con mediocre frutto, & in tempo di ordinaria raccolta. Il concorso di Gente dà Città, Terre, e Castelli vicini rende l'Abbondanza più copiosa, si come senza di ciò [p. 263 modifica]di ciò sempre vi sarebbe, quando de’ grani del nostro Territorio non se ne pigliasse per la Camera da un Deputato di essa. Del Vino, quanta sia l’abbondanza, non sò fe potrò spiegarlo; perchè trà quello, ch’entra in Roma, e quello,

che si porta in più luoghi vicini, anzi nel Cicoli, e nella Sabina, e quello che s’imbarca in Nettuno, giunge à 200, mila Barili, oltre a quello, che si consuma nella Città. Quest’abbondanza cosi grande de’ vini, è caggionata dalla gran quantità di Vigne, il sito delle quali è di 26. in 28. e più miglia di circuito, senza che di mezzo vi sia un minimo che di terra otiosa; onde, perchè tuctaVia se ne piantano delle nuove, e grandi, potrebbe avvenire un giorno quello, che ordinò Domitiano Imperatore, come narra Filostrato, Domitianus Romanorum Imperator Legem tulerat nequis, b mines facere Eunuchos, neuè ulterius plantare vites auderet, & que suo tempore plantata fuissent, jubebat amontari. Due sorte de Vini si fanno in Velletri, Crudi, e Cotti. Li Vini crudi, per altro altro nome detti ritornati, perchè si ricuoprono con le proprie vinaccie, rossi, e bianchi, sono buoni, saporiti, dolci, piccanti, garbi,

razzenti, di color vivo, odorosi, che dimostrano esser vero, che Noè, ò li suoi e Figli, e Nepoti vi piantassero le Viti, perciò disse Ateneo Neuclatide, Veliternium suave potu, eo gaudet stommachus, et eidem peculiare, quod sincerum, et merum non videatur, quia gustanti velut alterius commixti quidpiam præseferat. E questi sono di varie sorti, come Moscatelli, Trebiani, anco Malvaggie, et altri. Li Vini cotti sono dolci, gagliardi, coloriti e potenti, che ben spesso passano per vini stranieri; et in Roma servono per dar vigore, e gagliardia a' vini deboli e leggieri. Onde raggionevolmente il Petronio li paragona alli Grechi di Somma, e gli dà il primo luogo trà Vini potenti. E Plinio li registra tra' Vini migliori, che fossero vicino à Roma, dicendo, Et alia vicina Urbi, Veliternina, Privernatiaq. Per la gran copia di essi, mi dovrebbe bastare in prova quello riferisce il Bacci, che parlando de' Vini di Velletri, dice, Ex quibus Vinum abbundanter dimidiam ferè alit Urbem Romam, perchè, un'Anno per l'altro, ve n'entrano da Cento quaranta mila Barili in circa, come si cava dal Libro della Dogana [p. 264 modifica]Dogana, e questa quantità rende alle Camera da quattondeci mila Scudi l'Anno. Ma per dimostrare ciò con maggior chiarezza; de' Vini cotti, dico che giungono à tanta isquisitezza, che si risolvono in fumo da cento mila Barili di mosto l'Anno, per farli perfetti, come si richiede; perche per farne una Botte de cinquanta Barili, per essempio, vi si mette tanto molto cotto, che habbia mandato in fumo trenta barili di mosto, almeno. Tanto caggiona non solamente la grassezza del Territorio, ma l'isquisitezza della Cultura, opportunamente fatta da' Velletrani, che con molta diligenza, et accuratezza à tempi debiti s'affatigano in coltiva le Vigne, cosa ordinaria di questa Città; perchè anco ne' passati tempi à ciò s'arrendeva. Facendo mentione Plinio di due, che furono Maestri esperti in coltivar le Vigne, uno in Numento, il quale si chiamava Acilio Stenelo, e l'altro in Linterno, lungo celebre per l'Elsilio di Scipione Africano (hoggi Prattica distrutta) che haveva nome Egialo Vetuleno. Giovanni Annio vuol che fosse nel territorio Veliterno, ecco le sue parole, Magnam gloriam in Vineis excolendis adepti sunt duo, alter Libertinus Ancilius Steneleus in vineis Agri Numentani, alter autem Egilaus Vetulonus, qui etiam in Campano Agro, et Veliterno, etc. Il Dottor Gio Battista Rossi fà un Discorso della bontà del Vino di Velletri, à cui rimetto il curioso. V'è abbondanza d'Oglio, se non per quello, che si raccoglie nel nostro Territorio, ch'è perfettissimo, almeno per quello, che vien portato da Sonnino, Vallecorsa, e da altri luoghi vicini. Abbondanza di Sapa, ò vogliamo dire Mosto cotto, per condimento delle vivande, quanta copia ne sia portata fuori di Velletri, e di qual perfettione sia, lo sperimento giornalmente Roma. Abbondanza d'Aceto perfettissimo, e di Acquavite, della quale se ne mandano quantità di Botti a Roma, et à Nettuno per imbarcarla à Paesi lontani. Di Resina, altrimente chiamata Tartaro di botte, se ve nè abbondanza, lo provano lo Paesi bassi, che havendone sperimentata ancora la perfettione, ne fanno caricar Navi per rimediare alla mancanza de' vini, così registra il Bacci, Ad quem propterea quotannis ex Velitrensibus dumtaxat onerarias Tartaribuius transuerunt Naves. Vi è abbondanza di Pesce, [p. 265 modifica]tanto di Mare, quanto di Fiumi, e Laghi; perchè continuamente ne viene da Nettuno, Procida, Terracina, e Sperlonga, dal Lago di Fucino, Fogliano, Giugliano, e di Nemo. Abbondanza di Carne, come di Vitella, Castrato, Vaccina, Agnello, Capretto, Porco, et altri Animali domestici; così ancora de' selvaggi, come Cervij, Capriij, Lepri, Cignali, e d'altre specie. Abbondanza d'Uccelli di bontà isquisita, e d'ogni sorte, particolarmente di Beccafichi, che sono perfettissime, e forse le prime, che si vedano in Roma, dove se ne manda ogni giorno della Staggione grandissima quantità; de' Tordi, Merli, Starne, Quaglie, Gallinelle, Pizzarde, Fasciani, Lodole, e d'altre sorti; similmente de' Palombacci, che come nota il Biondi per parere de Plinio, se ne volano dal Mare di Nettuno. De Palumbis Plinius dicit, eas quotannis advolari Mari in Veliternum Agrum, così anco di Anatre, e Malardi. Non occorre ch'io dica de' Capponi, Galline, Pollastri, e Piccioni casalenghi, che sono da Passaggieri sperimentati degl'isquisiti, che si trovano, de' quali se ne porta in Roma grandissima copia. V'è abbondanza d'Ova perfette, per le quali disse il Mantuano, Oviferasq. Velitras; et il Garzoni disse, ch'il buon Cuoco haveva trà l'altre la cognitione delle nostre Ova di Velletri. De' Frutti non cede à qualsivoglia altra Città, perchè ve ne sono de' primi, de' staggionarij, e d'Inverno. Vi sono Meloni, Pere, Mele, Persiche, Brugne, Cerase, Marasche, Visciole, e Fichi di qualunque sorte imaginabile. Si fa in Velletri buona quantità di Seta perfettissima, come si sperimenta da' Professori in tal'Arte, quale si porta in Roma con non poco guadagno della Città. I Lini bastarebbono di sicuro, quando le nostre Donne si contentassero d'un'ordinaria Biancheria. Di Herbaggi l'abbondanza è grande, particolarmente di Selleri, Cardoni, Carcioffi, lasciando l'herbe ordinarie. Finalmente nel nostro Territorio vi sono Montagne, Selve con Arbori fruttiferi, e da legnare, con Caccia libera, e franca, oltre alla Libertà di raccoglier Castagne à beneficio de' Poverelli, con la sola licenza de' Sign. Priori. Vi sono Piani belli con Pascoli ameni ne' quali si mantengono Cavalle di diverse Razze, Bovi, Pecore, Bufale, Porci; e perciò si vive con molta [p. 266 modifica]molta abbondanza di Lattecinij di qualunque sorte. A questo hebbe l'occhio il nostro Mancinello, quando disse:

Sunt Fontes agro passim, sunt Arva, Gregesq.

Vigneta, Arbustum, Pascua, Rura, Nemus.

Hinc Alimenta ignis, Voluerum genus omne paratur,

Hinc quoq.; fulvus Aper, Caprea, Cerva, Lepus.

Græcula Vina, quibus Gnosi mitissumè cædunt,

Gargara vix segetes tot Libiævé ferunt.


Concludasi dunque, che in abbondanza di quanto è necessario al viver humano, Velletri non hà occasione d'invidiare qualsivoglia Città d'Italia.