Testamento politico di Giuseppe Garibaldi

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Giuseppe Garibaldi

1881 Testamento politico Intestazione 12 dicembre 2012 75% Da definire

1°) Ai miei figli, ai miei amici, ed a quanti dividono le mie opinioni, io lego: l’amore mio per la Libertà e per il Vero; il mio odio per la menzogna e la tirannide.

2°) Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra e, mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico. In conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare in nessun tempo, il ministro odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in istato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.

3°) Dopo la mia morte, raccomando ai miei figli, od ai miei amici, di bruciare il mio cadavere (e credo di avere il diritto di poterne disporre, avendo propugnato tutta la mia vita il diritto dell’uomo), e di raccogliere un po’ delle mie ceneri, in una bottiglia di cristallo, che collocheranno sotto il mio ginepro (di Fenicia) favorito, a sinistra dalla strada che scende al lavatoio.

4°) Io spero di vedere il compimento dell’unificazione italiana, ma se non avessi bastante fortuna, raccomando ai miei concittadini di considerare i sedicenti puri Repubblicani col loro esclusivismo, poco migliori dei moderati e dei preti, e come quelli nocivi all’Italia.

5°) Per pessimo che sia il governo italiano, ove non si presenti l’opportunità di facilmente rovesciarlo, credo meglio attenersi al gran concetto di Dante: «Fare l’Italia anche col diavolo».

6°) Adattarsi alla propria condizione, cioè: quando si ha dieci, spendere nove: poiché, se avendo dieci si spende venti, la rovina è certa ed in conseguenza bisogna vendersi o suicidarsi. Tale massima è sancita dall’esperienza, e certo ne abbiamo prova in questo nostro infelice Paese dove una metà della Nazione si vende per far da sgherro all’altra.

7°) Potendolo, e padrona di sé stessa, l’Italia deve proclamarsi Repubblica, ma non affidare la sua sorte a cinquecento dottori, che dopo averla assordata con ciarle, la condurranno a rovina. Invece scegliere il più onesto degli italiani e nominarlo dittatore temporaneo, e con lo stesso potere che avevano i Fabi ed i Cincinnati. Il sistema dittatoriale durerà sinché la nazione italiana sia più educata a libertà, e che la sua esistenza non si trovi più minacciata da potenti vicini. Allora la dittatura cederà il posto a regolare governo repubblicano.


Appendice


Caprera, 2 luglio 1881

1°) Essendo assoluta mia volontà di aver il mio cadavere cremato, io lascio le disposizioni seguenti:

2°) Il mio cadavere sarà cremato al punto da me scelto e marcato con un’asta di ferro portante un ingranaggio alla parte superiore, ove si appoggeranno i piedi del feretro.

3°) La testa del feretro si appoggerà sul muro a tramontana dell’asta. E la testa come i piedi del feretro, saranno assicurati da catenelle di ferro.

4°) Il mio cadavere nel feretro, ossia lettino di ferro, avrà il volto scoperto, e vestito con camicia rossa.

5°) Al sindaco si parteciperà la mia morte quando il mio cadavere sarà incenerito completamente.

6°) Molta legna per il rogo.