Tirsi il fanciul, la verginella Elpina
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FRANCESCO DE LEMENE
MADRICALI
I.
TIrsi il fanciul, la verginella Elpina
Offrir con man vezzosa
A Maria peregrina[1]
Bel dono; ella d’un giglio, ei d’una rosa.
5Lo sguardo in lor soavemente fisse
La Peregrina, e sorridendo disse:
Prendo la rosa, o figlio,
Ma tu, ninfa gentil, serba il tuo giglio.
II.
Rasciuga, Elpina, i rai,
10Disse Maria. Che? a lagrimare or prendi
Perchè il tuo fior lasciai?
Semplicetta che fai? Tu non m’intendi.
Rasciuga i rai, rasciuga, e ti consola;
E se la rosa sola
15Io prender volli, il tuo bel fior perdoni:
Sol per me quando il serbi, a me tu ’l doni.
III.
Tirsi, quel pastorello,
Che la rosa a Maria già data avea,
Picciol pomo, ma caro, in man stringea.
20Dammi, disse Maria, pomo sì bello;
Ma schivo ritrosetto
La man ritrasse al petto.
Allor disse Maria: Guarda che core!
O dammi il frutto, o ch’io non curo il fiore.
IV.
25Di se stessa invaghita e del suo Bello
Si specchiava la rosa
In un limpido e rapido ruscello;
Quando d’ogni sua foglia
Un’aura impetuosa
30La bella rosa spoglia.
Cascar nel rio le foglie; il rio fuggendo
Se le porta correndo;
E così la beltà
Rapidissimamente, oh dio!, sen’ va.
Note
- ↑ Maria N. D. pellegrina in Egitto.