Trasformazioni industriali e trasformazioni linguistiche nel cinema americano del dopoguerra/Capitolo 1/Uno stile di vita: i ''suburbs''

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Capitolo 1
Linee di trasformazione nel cinema americano del dopoguerra

Uno stile di vita: i "suburbs"

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Negli anni '40 e '50 si ebbe in America un notevole mutamento nell'ordine dei valori provocato in larga misura da un miglioramento dello spazio vitale. Esso caratterizzò il crescere di una realtà sociale nuova, quella cioè che si costituì intorno alle aree urbane dei grandi centri e che andò sotto il nome di "suburbs".

Ma questa parola non significa solo la costruzione di nuove case all'esterno dei confini delle vecchie città; ciò non è che l'aspetto più macroscopico di un fenomeno che designa un ben più ampio rinnovamento all'interno dell'american way of life. Un rinnovamento dettato dalla sopraggiungente speranza in una nuova ricchezza della Nazione. In nome di questa speranza si lasciava cadere in secondo piano l'appartenenza a questa o quella classe sociale per rivolgere invece l'attenzione sulla possibilità concreta di avere a portata di mano dei beni di consumo che per lungo tempo, dalla Depressione alla fine della seconda guerra mondiale, non potevano essere diffusi per migliorare la qualità della vita 1
Una grossa trasformazione sociale era alle porte. La gente vendette le armi per comperare le radio, le lavatrici, gli elettrodomestici e perfino la televisione, destinata a diventare di lì a poco il nuovo focolare della casa. La televisione tuttavia si affermò in modo molto meno repentino di quanto si è abituati a credere. Essa crebbe a gradi ed il suo sviluppo camminò parallelamente ad un diverso impiego del tempo libero, così come lo vediamo farsi luce all'interno del costume tradizionale della società americana.

In un primo momento, infatti, la maggior parte del tempo libero della gente era occupato da piccoli lavori artigianali, volti a migliorare l'ambiente in cui vivevano, le loro case. In quelli che furono tempi di risparmio, 40 cents di ogni dollaro speso dagli americani per riempire il tempo libero erano destinati all'acquisto di attrezzature per do-it-yourself-work e per lo sport 2. Ciò era sintomatico di un ritorno ai vecchi valori della casa, del focolare, della chiesa, ma soprattutto dei bambini 3. Questi valori che durante la Depressione e la seconda guerra mondiale erano stati alquanto trascurati per il lavoro o per il fronte, tornarono allora più forti che mai per sostituirsi a quelli dei doveri d'ufficio, dei negozi o dell'industria. Emergeva in questo modo la necessità di cercare un nuovo equilibrio tra lavoro e tempo libero: il che non sarà privo di ripercussioni sull'industria cinematografica.

Spetta a Margaret Mead il merito d'aver illustrato chiaramente il grande mutamento sociale di quegli anni ed in particolare il nuovo ruolo che veniva assumendo il tempo libero nella vita privata degli americani: "All'interno della tradizionale cultura americana, il tempo libero è qualcosa che dev'essere meritato e rimeritato, eccetto che per i molto vecchi. Visto come gioco per il bambino, svago per l'adulto, e riposo per il vecchio, sia il bambino che l'adulto devono guadagnarsi i loro diritti: il bambino col crescere e l'imparare, l'adulto col lavoro. Il tempo libero non guadagnato è qualcosa che dovrà essere pagato ih futuro. Esso rientra sotto il dominio del vizio, dove il piacere viene prima e la fatica dopo ogni altra cosa, invece che sotto quello della virtù, dove la fatica ed il lavoro precedono la ricompensa... Negli ultimi dieci anni si è avuto un incremento del tenore di vita; aumento delle paghe; insinuarsi dell'inflazione; diminuita abilità nella qualità del lavoro; alte paghe per gli adolescenti che spesso guadagnano più dei loro genitori; facili acquisti a rate, così che una macchina può essere usata prima del tempo necessario a pagarla, e la minaccia che questa prosperità non sarà ultima. La generazione che si è sposata dopo la guerra ha risposto a queste condizioni con uno spostamento dell'ago della bilancia dal lavoro alla casa. La casa, nella quale ognuno era stato educato una volta a vedere un'importanza limitata al recupero e allo svago in ricompensa del duro lavoro. Questo non significa che i giovani non stanno lavorando sodo. Ma l'enfasi è differente"4.

Dato questo stato di cose il cinema non poteva non accusare una diminuzione della propria attrattiva sul pubblico. Quando infatti la "Middle America" voleva vedere un film, ciò che realmente le conveniva era sedersi a guardare la televisione: essa le dava la possibilità di stare contemporaneamente in casa con la famiglia. I film costituivano sempre un intrattenimento gradito e come tale avevano un proprio pubblico che leggeva le riviste dei fan e si entusiasmava per le curiosità della vita privata dei divi di Hollywood. Quello che non era più necessario, però, era l'atto sociale di uscire e andare alla sala cinematografica; ad essa si preferiva la tranquillità del proprio salotto. Se da una parte è vero che agli inizi degli anni '50 soltanto le grandi metropoli come New York e Los Angeles avevano una vera e propria scelta di programmi televisivi, dall'altra è vero anche che proprio in queste città si registra un calo sensibile degli spettato ri cinematografici. Secondo una stima condotta dal "New York Times" nel 1951, "dal tempo della guerra 51 sale avevano chiuso i loro battenti a New York, 64 a Chicago, e 134 nel sud della California" 5.

Questi dati confermano il fatto che il cinema non aveva più un gran ruolo sociale da svolgere. Ma col crescere della generazione successiva tornò ad averlo; a questa generazione appartengono i cineasti che oggi hanno il potere ad Hollywood. Per questa generazione il cinema ha significato innanzitutto un luogo d'aggregazione ed un modo per allontanarsi da quelle "certezze suburbane" proprie dei loro genitori. Ma il cinema non fu subito pronto a capire la nuova situazione. Nella seconda metà degli anni '50 i produttori erano intenti esclusivamente a finanziare film che la televisione non avrebbe mai potuto realizzare. Era il mo mento dei "kolossal", delle super-produzioni sull'antica Roma o sull'antico Egitto, film caratterizzati dalla ricerca dello spettacolare a tutti i costi. Ma il pubblico dei cinema non era quello degli uomini di casa della "Middle America": questi guardavano la televisione, semmai. Del resto i giovani frequentatori dei cinema snobbavano altamente questi film, in quanto non prodotti per loro, ma per i loro genitori. Cominciò così la crisi della "Old Hollywood", delle Majors soprattutto, che ne erano le strutture portanti. In compenso si fecero strada le case cinematografiche indipendenti; esse ebbero il merito di capire al volo la situazione e di sviluppare un'adeguata politica di produzione che alla lunga si mostrerà vincente e che negli anni '60, gli anni peggiori della crisi delle Majors, permetterà loro di sostituirsi ad esse e di rilevarne una buona fetta di potere sul mercato cinematografico statunitense ed anche internazionale.

Il pubblico del cinema era insomma cambiato. Più giovane, meglio educato, più versatile, ed anche più ricco. Non stare coi genitori, far parte di una banda, uscire la sera, andare al cinema per ritrovarsi, tutto faceva parte di un diverso modo di essere che ha trovato puntuale descrizione in American Graffiti (id., 1973) di George Lucas, un film realizzato solo nel 1973, ma ambientato agli inizi degli anni '60. I protagonisti del film sono proprio loro, i "superkids", cioè i bambini cresciuti nello stile di vita dei "suburbs". Il regista stesso, Lucas, è uno di loro. Il ritratto che ne esce è quello di un'adolescenza idealizzata, un'età dell'oro nella quale i beni materiali hanno eliminato, o almeno così sembra, ogni problema di classe e di aspirazioni. Tutti hanno la macchina, tutti frequentano il college, tutti ascoltano il rock'n'roll. Quest'ultimo è forse l'oggetto di maggior identificazione, tanto che nel film la musica non smette mai: talvolta commenta l'azione, tal'altra la conduce, comunque è come una radio sempre accesa. La nostalgia per quegli anni è la nostalgia per i valori dei "suburbs" ancora una volta infranti (guerra del Vietnam, ecc.).

In effetti forse nessun film come questo mostra tanto bene la ragione per cui i "children of Hollywood" (così li chiamano Pye e Myles nel loro libro dedicato a Coppola, Lucas, Milius, De Palma, Spielberg e Scorsese) ereditarono il potere dei Moguls degli anni '40 e '50. Lo hanno ereditato perché hanno fatto dei film di successo. E hanno fatto dei film di successo perché hanno compreso l'incidenza di quel cambiamento sociale sul modo di fare cinema e quindi sulla trasformazione del sistema industriale di Hollywood. Ma se questa realtà sociale mutò notevolmente il tradizionale rapporto del pubblico con Hollywood, il sistema produttivo di quest'ultima si trovò determinato altrettanto pesantemente da un ulteriore fattore di non minore importanza.




Note

  1. Su questo argomento e sul rapporto città, campagna e areee suburbane esiste un articolo molto particolareggiato di Sylvia Fleis Fava: "Suburbanism as a way of life", in American Sociological Review, v.21 pag.34, febbraio 1956. Anche di questo riportiamo un brano che ci pare significativo per quanto andremo dicendo in questo capitolo:
    "Dando un primo sguardo d'insieme ai tratti ecologici dei suburbs così come si sono consistentemente rivelati in alcuni studi recenti, si potrebbero delineare le seguenti caratteristiche principali: in primo luogo, un numero più alto della media di giovani coppie di sposi coi loro figli...In secondo luogo, i suburbs sono composti in larga parte da famiglie appartenenti alla classe media...In terzo luogo, certe qualità fisiche delle zone residenziali suburbane, vale a dire la predominanza di case private, la bassa concentrazione degli abitanti e la disponibilità degli spazi aperti, differenziano i suburbs dalle città".
  2. Nello stesso periodo aumenta il numero dei servizi a prestito nelle biblioteche e l'abitudine di andare a mangiar fuori; dilagano gli hobby come andare a pesca, visitare lo zoo, giocare a poker e naturalmente guardare la TV. Un ampio resoconto delle attività creative in quell'epoca è fornito da George Soule, "The Economics of Leisure", journals of American Academy of Political and Social Science, v.313 pag.16, settembre 1957.
  3. Questo clima sociale è documentato pure in diversi film usciti subito dopo la guerra. Tra questi vogliamo ricordare Sands of Iwo Jima, un film del 1949 con John Wayne e diretto da Allan Dwan per la Republic.
  4. Margaret Mead, "The Pattern of Leisure in Contemporary American Culture", Annals of American Academy of Political and Social Science, v. 313, pag.11, settembre 1957. L'articolo si conclude significativamente colla constatazione della necessità di fornire una revi sione del concetto di tempo libero, "in modo da integrare le diminuite ore di lavoro con l'aumento di interesse nella vita della casa in un tutt'uno nel quale gli attuali modelli fuori moda, eredità di un'epoca di scarsezza, possano essere superati".
  5. Riportato in Michael PYE & Lynda MYLES, op. cit., pag.21.