Trattato completo di agricoltura - Volume I/Botanica agricola/12

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Funzioni secondarie del e piante

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funzioni secondarie delle piante.

§ 41. Le parti più esterne d’una pianta, quali sono le radici, il tronco, i rami, le foglie ed i frutti trovansi spesso gementi o ricoperti da materie resinose, zuccherine, gommose, o cerose; queste chiamansi secrezioni, e possono essere normali e costanti in tutte le piante della stessa specie. Queste materie abbondano però assai più nei climi e negli anni secchi e caldi, quasi che servano a trattenere l’umidità nell’organismo vegetale. Nelle Calabrie alcune specie di frassino trasudano un liquido zuccherino, che all’aria s’indura e prende il nome di manna.

I pini ed in generale le piante conifere danno materie resinose; il pesco ed il prugno delle gomme. Sui frutti del prugno, sulle foglie dei cavoli vedesi chiaramente una patina bianca, detta fioretto, che è una vera sostanza cerosa. Le piante che stanno nell’acqua, specialmente se di mare, sono quasi intieramente coperte da uno strato vischioso che le protegge dall’azione solvente del mezzo in cui vivono.

§ 42. Queste secrezioni possono divenire anormali quando, per varie circostanze sfavorevoli, o perchè le radici assorbano più di quanto le foglie possono elaborare, o perchè manchi la giusta proporzione del veicolo acquoso solvente, depongonsi sulle foglie e sulle parti verdi e più tenere, quelle particelle terrose che non poterono continuare la circolazione.

Così molte volte le foglie delle piante veggonsi ricoperte da polvere, ordinariamente biancastra, in seguito a grandi [p. 54 modifica]siccità od a forti balzi di temperatura, quali sarebbero nebbie e prine a stagione avanzata.

Alcuni ritengono che queste secrezioni anormali possano ritenersi quali vere escrezioni vegetali, al pari di alcuni piccoli grumi gelatinosi che si riscontrano aderenti alle radici, considerandoli materie espulse come inutili od eccedenti alla nutrizione, ed anche dannose alle radici ed alla nutrizione, di piante della stessa famiglia. Con ciò si vorrebbe spiegare l’antipatia di alcune piante a crescere vicine fra loro; il bisogno che hanno le radici di allungarsi per allontanarsi da queste materie escrementizie; e la necessità di dover in un tempo più o meno breve far succedere una pianta ad un’altra. Ma, quantunque una pianta possa abbandonare le materie eccedenti od inutili alla sua nutrizione, non ne verrebbe di stretta conseguenza che queste siano dannose alla pianta medesima, od a piante della stessa specie. Inoltre i fenomeni succitati si possono spiegare più facilmente in altro modo. L’antipatia d’una pianta per un’altra può essere causata dalle esalazioni reciprocamente nocive; e noi ne vediamo molte sfuggire l’ombra e la vicinanza della noce e della rubinia, che tramandano palesemente un’atmosfera puzzolente e pesante. Se poi le radici si allungano, egli è che avendo privato il terreno vicino de’principj necessari alla nutrizione, abbisogna ch’esse si spingano più avanti in traccia di nuova terra; da ciò la necessità di cambiar la terra nei vasi, il difetto di seminar fitto e la cattiva riuscita di quelle piantagioni, che, fatte in terreno compatto, subito intristiscono quando, obbligate ad escir dalla fuoppa per cercar nuovo alimento, non possono farlo agevolmente. Oltre di che abbiamo visto che le radici crescono col crescere del tronco e dei rami. Il dover cambiare il vegetale coltivato in un terreno, od il vedere le varietà che naturalmente si succedono, dipende pure dallo stesso principio, cioè che essendo privo il terreno degli elementi necessarj per la nutrizione d’una pianta, [p. 55 modifica]possono restarvi quelli che sono atti a nutrirne un’altra, poichè non tutti richiedono gli stessi principj; spiegandosi con ciò anche la simpatia di alcune piante a vivere vicine, e l’antipatia o l’impossibilità per altre di vegetare convenientemente poste in questa circostanza, come vedremo in seguito, e come più lungamente mostrerò parlando della rotazione agraria.

Ma suppongasi pur l’esistenza di queste escrezioni dannose alla pianta medesima; come può immaginarsi che scendano dalle foglie sino alle estremità delle radici insieme colla linfa discendente nutritiva senza arrecar svantaggio alla pianta, se subito dopo le sono venefiche? E se realmente esse si accumulano presso le radici e nel terreno, come non riescono tostamente dannose, per l’egual tempo ed in ogni circostanza? Perchè in un terreno non si può seminar frumento due anni di seguito, quando in altro si può raccoglier lo per due o per tre consecutivi? Come avviene che in varj luoghi per molti anni si potè continuare la stessa coltivazione?

Io credo che chi volesse rispondere sarebbe assai imbrogliato. Ed io intanto ritengo che i vegetali non abbiano vere escrezioni, ma soltanto secrezioni di parti inutili o superflue alla loro nutrizione, e che queste non siano per sè essenzialmente nocive alla pianta che le secerne, nè alle piante della medesima specie.