Trattato completo di agricoltura - Volume I/Del prato/9

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Conservazione del fieno

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conservazione del fieno.

§ 464. Quando si vede che l’erba è secca bastantemente si carica sui carri; e non si dovrebbe mai scaricare se non il giorno appresso, perchè scaricando il fieno subito dopo, troppo facilmente cade in minuzzoli e non si può comprimere convenientemente; laddove aspettando il giorno seguente, il fieno, restando sul carro, si uniforma, cioè l'umidità che ancora sta nelle porzioni più grossolane, si distribuisce nelle parti più sottili e troppo secche, e così diviene molle, e meglio compressibile senza rompersi. Il fieno ordinariamente si ripone in cascine coperte; e scaricandolo devesi procurare di sminuzzarlo e spanderlo ben bene a mano, disponendolo in piano, e comprimendolo con molta gente, onde non restino nè vuoti, [p. 457 modifica]nè porzioni di fieno raggruppato; poichè quanto più è compresso rimane di maggior peso e più sostanzioso, essendo che, l’interno non può evaporare; inoltre la fermentazione procede più uniforme e lenta, non essendovi un troppo libero accesso all’aria.

§ 465. Talvolta per ignoranza, per inganno portato dal vento, per la stagione troppo fredda o piovosa, o perchè l’erba sia troppo tenera, avviene che la fermentazione produce un calore tale da annerire e carbonizzare il fieno, ed anche da infiammarlo e ridurlo in cenere. Perciò le cascine o fienili devono essere osservati attentamente nei primi dieci o quindici giorni onde poter prevenire questo danno. Sarà indizio di ineguale e forte fermentazione; il fumo o vapor acqueo che s’innalza inegualmente dal fienile, durante il riscaldamento, e che è visibile di buon mattino, quando l’atmosfera essendo ancor fredda, si condensa nell’uscire dall’ammasso fermentante più caldo; le depressioni che qua e là comparissero alla superficie superiore del fienile, già disposta orizzontalmente; l’odore ingrato ammoniacale che tramandasse, che già indicherebbe una scomposizione di alcune parti del fieno.

Appena che alcuno di questi indizi si mostrasse con una certa evidenza, si dovrà gettare il fieno dalla cascina, oppure rivoltarlo in luogo vicino, rompendolo, allargandolo e mettendo più che sia possibile in contatto dell’aria. In questo modo accade lo stesso di quanto succede al fieno che, per farlo essiccare bastantemente, si raduna in grossi mucchi o sui carri, onde si riscaldi, e che poi asciuga nel distenderlo o rivoltarlo nuovamente su d’altro carro. Il vapora acqueo che liberamente se ne diparte dal fieno riscaldato serve ad asciugarlo. Perciò negli anni umidi conviene lasciare qualche spazio o fienile vuoto presso li ammassi di fieno terzuolo, perchè questi è quello che più d’ogni altro, per le cause che vi ho già indicate, va soggetto a riscaldarsi fortemente.

Questa operazione fatta in tempo non riesce a scapito del fieno, il quale però conserva un colorito più oscuro; ma quando fosse già in parte annerito, allora non può essere goduto che dal novellarne o dal bestiame minuto, mescolandolo a paglia piuttosto verde d’altri cereali, come sarebbe con foglie di melgone, trifoglio, medica, ecc. Alcuni usano mescolare del sai comune al fieno terzuolo allo scopo di renderlo più appetibile al bestiame, e perchè rallenta la fermentazione, avendo il sale la [p. 458 modifica]proprietà di assorbire l’ossigeno delle parti cui viene a contatto, e d’impedirne per conseguenza l’alterazione.

Se il fieno fosse ammuffito nel prato, conviene farlo asciugare alla meglio, e conservarlo misto a sale comune pel mantenimento del bestiame giovane e minuto 1.

  1. Il fieno riposto nei fienili, dopo la fermentazione, varia di peso secondo la qualità del taglio. Eccovi i prodotti medii:

    Peso medio

    1.° Taglio o Maggengo Mil. Lib. 32. 1/2 al Q.° cubo, ossia Chil. 117,79 al Met. cubo
    2.° » Agostano » 37. 1/2 » » 136,10 »
    3.° » Terzuolo » 42. 1/2 » » 153,90 »