Trattato completo di agricoltura - Volume I/Meteorologia agricola/3

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Del freddo

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del freddo.

§ 163. Contrario, anzi dannoso alla vegetazione, è ii freddo.

Al primo cessare del calore estivo le foglie perdono il loro color verde, ingialliscono, appassiscono e cadono, non potendo più continuare ad appropriarsi il carbonio dell’aria per la temperatura che continuamente diminuisce. La pianta quindi cessa d’assorbire nuovi umori, lascia evaporare quelli che già ritiene in sè, ristringe il suo tessuto, ed a guisa d’un animale letargico aspetta la primavera per ridestarsi a nuova vita.

Ecco perchè nei climi caldi la vegetazione si può quasi dire continua, laddove nei temperati dura soltanto alcuni mesi, e nei più freddi sia ancor più breve, difficile od impossibile. Ora vi resterà spiegato in che coesista l’artificio delle nostre marcite, nelle quali non si fa altro che conservare il calor proprio del terreno, tenendolo coperto con uno strato d’acqua che nello stesso tempo lo difende dai rigori della temperatura esterna atmosferica. [p. 153 modifica]

§ 164. Gli effetti del freddo variano a norma del momento in cui cominciano a manifestarsi relativamente allo stato della vegetazione e delle parti sulle quali si esercitano; variano pel loro grado d’intensità, per la loro maggiore o minor durata, e per la qualità del terreno.

I danni che arreca il freddo sono sempre tanto più sensibili quanto più arrivano verso la primavera o sul suo incominciare, quando cioè il succhio e l’umidità si dispongono a penetrare ed ascendere nella pianta, oppure che già ne abbia imbevuti i tessuti, gonfiate le gemme, o prodotte le prime foglie. Inoltre quanto più il tessuto d’un vegetale è pieno d’umidità altrettanto facilmente viene danneggiato dal freddo.

Mentre una temperatura per esempio di -8° nel verno non portò danno alle giovani cacciate del gelso o della vite, una di -2° ed anche di 0° sul principio di primavera, quando i bottoni sieno già gonfi o mostrino già qualche foglia, basta ad agire sull’abbondante umidità interna, a penetrarne i tessuti ed a guastare le gemme e la parte più tenera delle giovani cacciate. Quel gelo che sarebbe innocuo ai giovani rami, sarà funesto alle gemme già gonfie; un altro che non farebbe danno a queste gemme porterebbe il disseccamento alle giovani foglie; quel gelo che guasterebbe i ramicelli del fico, del gelso e del trifoglio, non sarebbe ancor sufficiente a far danno a quelli della rovere o del castagno; insomma tanto nel legno quanto nella parte erbacea, l’azione del gelo è maggiore quanto più vi si riscontra d’umidità e di tessitura porosa, e sarà sempre maggiore quando l’atmosfera fosse umida.

Un freddo intenso e prolungato può penetrare anche le parti legnose, e far perire perfino il tronco. Non tutti i vegetali però soffrono all’egual grado di freddo, nè egualmente in tutte le loro parti. I ramicelli soffriranno più presto dei rami, e questi prima del tronco ed il tronco più delle radici, essendo quest’ultime riparate dal terreno. La maggior durata del gelo, quantunque non molto intenso, influendo moltissimo sulla profondità [p. 154 modifica]cui può arrivare entro il suolo, dev’essere calcolata, pei danni avvenibili alle radici. In qualunque modo i disastri del gelo dipendono piuttosto dalle circostanze che accompagnano il disgelo, che dalla intensità e durata del freddo.

Il gelo più forte sembra essere di nessun effetto sulle piante che abitano climi o posizioni fredde, e dove il sole non vi percuota nè troppo presto nè troppo forte subito dopo. Così vediamo succedere anche nei nostri climi, quando dopo il gelo il cielo si annuvoli prima dello spuntar del sole, e che il lento e progressivo aumento del calor atmosferico basta a scioglierlo, senza che arrivi il sole a produrre un salto nella temperatura, ed una rapida evaporazione delle parti comprese o ricoperte dal gelo. Nella stessa maniera per un passaggio graduato a più alta temperatura un membro gelato del corpo umano, strofinato dapprima con neve, indi con acqua fredda riprende lo stato normale, il che non succederebbe se ad un tratto lo si esponesse al calore dei fuoco. Così nei climi caldi, nelle esposizioni di levante e nella stagione inoltrata, se arriva un leggier grado di gelo, esso è assai più fatale alle stesse piante che un maggior freddo nei climi freddi, ventilati, e nelle esposizioni ove il sole arrivi tardi, o debole per la poco avanzata stagione. Così vedesi che le grosse piante, molto ricche di frondi, ombreggiando il loro tronco, soffrono di meno; come soffrono assai più quelle parti che più sono esposte al sole, che screpolano, lasciano sgorgare gli umori proprj, e si mortificano. Questo fatto può osservarsi anche nella state, per esempio nel gelso subito dopo sfrondato, che ricco di sughi ascendenti, dalla parte di mezzogiorno presenta quasi sempre una fenditura, dalla quale sgorga l’umor proprio.

§ 165. Il terreno quanto più è compatto si lascia maggiormente penetrare dal gelo, e potete averne una prova facendo degli assaggi nei campi, nelle colture più o meno recenti, e quindi più o meno soffici e contenenti aria. Guardate sotto la cotica dei prati o sotto il terreno vegetale leggiero dei boschi, e [p. 155 modifica]troverete che il gelo è meno profondo che altrove. Questo effetto, è dovuto alla quantità dell’aria interposta fra le parti terrose, e ci farà persuasi della necessità delle zappature, colture e coperture con sostanze soffici intorno a certi alberi per difendere le radici che facilmente soffrissero il gelo. Se poi il terreno è compatto ed anche umido, il gelo penetrerà ancor più profondamente. Un suolo, i cui strati siano di diversa densità, qualità e di diverso potere assorbente per l’umidità, come è la parte superiore del terreno a prato più soffice e più assorbente di sopra che sotto, presenterà alcuni altri fenomeni, quale sarebbe il ringonfiamento della porzione superiore prodotta dal gelo, e quindi il distacco ed il sollevamento dalla inferiore. Questo distacco e sollevamento produrranno la lacerazione delle radici e quindi un danno a quelle erbe od a quelle piante che, avendole tenere, si possono guastare o lacerare.

§ 166. Gli effetti del freddo sono dovuti a due cause: alla distensione che subiscono le cellule durante il gelo, perchè l’acqua gelando occupar un maggior volume, ed alla sottrazione di calore operata dalia evaporazione per effetto del disgelo. E queste cause quanto più agiranno repentinamente, tanto maggior danno arrecheranno alla vegetazione.