Trattato completo di agricoltura - Volume I/Selvicoltura/3

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Piante boschive — Piante dolci e forti

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DELLE PIANTE BOSCHIVE




piante dolci.

§ 332. Nel passare in revista le diverse qualità di piante che sono o che possono essere nei boschi e nelle foreste, avrò di mira di premettere quelle che desiderano un clima più temperato, procedendo a quelle che più resistono al freddo. Epperò cominceremo dalle piante dolci, le quali per la loro intima tessitura porosa mostrano di temere i freddi troppo intensi, non che di desiderare un terreno sciolto, e piuttosto umido e profondo; riscontrandosele infatto specialmente al fondo delle valli, e lungo i corsi d'acqua.

§ 333. Il Salice ama un terreno assai umido quasi paludoso quantunque possa essere anche ghiajoso; ove l’acqua è stagnante e torbida, vegeta assai meglio, che dove l’acqua sia limpida e molto corrente. Il salice presenta le seguenti varietà principali: Salice selvatico (Salix alba), ted. silberweide, fr. saule blanc, salice bianco, ed è quello che comunemente si coltiva lungo le acque; si educa a capitozza e se ne traggono buone fascine e pertiche pel sostegno delle viti, scalvandolo ogni tre anni. Il legno denudato dalla corteccia, secco d’un anno e conservato al coperto, dura spesso quanto quello del castagno. Si propaga per piantoni o talee, e ben di rado per semi. Nei boschi però nascono facilmente anche i semi caduti o trasportati dai venti. Vi ha il salice giallo e rosso (Salix vitellina), ted. dotterweide, fr. saule osier, si piantano lungo i cavi, si educano a capitozza molto bassa; si [p. 328 modifica]scalvano ogni annoise ne ottengono dei rami flessibilissimi, adoperati per legare le viti; queste varietà allignano assai bene nei terreni umidi e sono di grandissimo prodotto. In alcuni luoghi si usa innestarli piuttosto alto sul salice bianco, come se fosse a capitozza, forse perchè lasci più libero ii terreno in basso, e perchè le bestie non possano addentarne i teneri ramicelli. Il prodotto però è assai più pronto quando vengano piantati per talee che si approfondino 30 centimetri nel terreno e che ne sopravvanzino solo 0m,50. Il Vimine (Salix viminalis) ted. fischerweide, fr. osier blanc, ha foglie più lunghe e strette del salice giallo, ed i suoi virgulti crescono senza ramicelli laterali. Si pianta e si educa come gli ultimi due, ed è utilissimo per legar viti e far ceste. Il Salice caprino o dei boschi (Salix caprea) (fig. 89), ted. saulweide, fr. saule marceau, ha fiori gialli che spuntano prima delle foglie; in febbraio i fiori che sono ancor verdi, danno alla pianta l’aspetto di piena vegetazione. Questo salice difficilmente si propaga per talee, meglio per barbatelle o per semi; e la pianta non si capitozza, ma si lascia crescere liberamente a foggia d’albero. Alligna bene anche in luoghi meno umidi degli altri, ed anche più freddi ed ombreggiati. Le pertiche o maneggie di questo salice hanno una durata pari a quelle di castagno.

§ 334. Il Pioppo conta esso pure varie specie. Havvi il Pioppo piramidale, albero pino, o pioppo d’Italia (Populus fastigiata), led. italiänischer pappel, fr. peuplier d’italie, cresce a molta altezza, ed ha la forma maestosamente melanconica del cipresso. Serve più da ornamento che da prodotto, ama un terreno profondo, umido e non freddo. Il Pioppo nero, albera nera (Populus nigra) (fig. 90), led. schwarzer pappel, fr. peuplier noir, ha le foglie liscie d’ambe le parti, ingrossa molto, e spiega in alto una vasta chioma. Si coltiva anche a capitozza nei prati e dà un buon legname scalvato ogni tre o quattro anni. Il Pioppo bianco, albera bianca di montagna (Populus alba) (fig. 91), [p. 329 modifica]ted. silber pappel, o weise pappel, fr. peuplier blanc, resiste più al freddo che non il nero ed il piramidale; ha un tronco dritto, più liscio, biancastro, rami divergenti e nodosi, foglie grandi con lungo picciuolo, liscie al disopra e bianco-villose al di sotto. L'Alberella (Populus tremula), ted. flatter pappel, fr. peuplier tremble, ha foglie liscie d’ambe le parti, molto mobili, e vegeta abbastanza bene anche nei terreni magri ed esposti a maggior freddo. Il pioppo si riproduce naturalmente per seme, che è molto leggero e facilmente trasportabile dai venti perchè guernito di piuma. Esso è il primo ad invadere i terreni incolti posti non troppo in alto. Il pioppo nero ed il bianco ordinariamente si propagano per piantoni, il piramidale difficilmente, e l’alberella soltanto per semi o barbatelle.

Tanto il pioppo quanto il salice non hanno vita molto lunga, e nel giro di 80 a 100 anni si devono tagliare, altrimenti intristiscono da sè, ed il legname sarebbe scadente: il salice vive meno. Ridotti a capitozza la loro durata è ancor più breve, perchè le pioggie facilmente intaccano il legno messo a nudo dai ripetuti tagli. Per tal motivo questi boschi vogliono essere emendati frequentemente.

§ 335. L'Ontano (fig. 92), ted. weiser-erlen baum,fr. aune commun, onizzo, ha due varietà. Il bianco (Alnus incana), ed il nero (Alnus glutinosa) ted. schwarzer erlen baum, fr. aune noir. Questa pianta ama i luoghi ancor più paludosi, e vegeta assai [p. 330 modifica]92.bene lungo i cavi, e le correnti d’acqua. Può essere educato ad alto fusto, a capitozza ed a ceppata, nel qual caso si scalva ogni quattro anni. Col tronco fornisce un legname ottimo per le costruzioni da farsi nell’acqua, come sono i tini delle fontane. L’ontano bianco soffre meno il freddo del nero, ma ambedue non vegetano ove potrebbe ancor resistere la quercia; e non si propagano che per barbatelle o per semi. La vita dell’ontano è più lunga di quella del pioppo.

boschi forti.

§ 330. I Boschi forti possono a norma delle circostanze o della convenienza, essere educati a ceppata, a capitozza o d’alto fusto.

Nel piano i boschi forti d’alto fusto sono rari perchè poco convenienti; a capitozza non si coltivano che nel circondario dei fondi, o per sostegno delle viti; e quelli a ceppata sono più comuni perchè più produttivi, e trovansi ordinariamente sulla parte di tramontana dei colli. Amano generalmente terreni non troppo sciolti, e non troppo umidi; vivono bene sull’alto delle sponde dei corsi d’acqua. I boschi d’alto fusto sono per lo più di quercia, d’olmo, di frassino e castagno: quelli a capitozza di quercia, di castagno, olmo, acero e carpino; e quelli a ceppata di quercia e castagno, al piano ed al colle, e di faggio al monte. Spesso fra le ceppate si allevano d’alto fusto le migliori cacciate di rovere per averne del legname da fabbrica.

§ 337. Il Castagno (Castanea vesca) (fig. 93), ted. castanienbaum, fr. Chataignier commuri, è una pianta conosciutissima, ama la terra argillosa, e teme il freddo, le brine, la tropp’ombra e [p. 331 modifica]la stillazione 93.di altri alberi. Cresce con molta rapidità, ingrossa molto ed arricchisce la cima di una larghissima chioma. Il castagno dell’Etna avrebbe, secondo alcuni, 58m e 50c di circonferenza. Sotto l’ombra del castagno ogni altra pianta od arbusto che sia nel terreno sottoposto deve intristire; per cui in breve tempo si forma a pascolo arborato. Il frutto del castagno serve in molti paesi di surrogato al pane, ed in moltissimi se ne fa commercio come di un commestibile.

Per ottenere il frutto (castagna) più grosso e più abbondante si usa innestarlo a scudo, a corona, ed anche a spacco, e vuoisi che, l’innesto sul faggio, duri di più: ma di questa 94.pianta, considerata come albero da frutto, ne parlerò altrove, come pure non faccio qui cenno del noce, che può esclusivamente considerarsi come pianta da frutto. Il castagno è una pianta che vive molto tempo, ed il cui legname serve a molti usi.

§ 338. L’Elce (Quercus ilex) (fig. 94), è un albero a foglie sempre verdi; arriva ad una bella altezza. Il suo legno è assai duro, e potendo prendere un bel lucido è impiegato per la fabbricazione della mobiglia. Ama però i terreni secchi sabbiosi, e vegeta bene sulle Alpi marittime e sugli Appennini. [p. 332 modifica]

§ 339. Il Tiglio (Tiglia europæa) (fig. 95), ted. linde, fr. tilleul commun, 95.si moltiplica per semi, ma più facilmente per barbatelle, ama un terreno nè troppo compatto nè umido, si può educare in qualunque modo. Le api sono avidissime de’ suoi fiori. La vita del tiglio è molto lunga. Il tiglio che a Friburgo rammentava la battaglia di Morat del 1476, aveva, nel 1831, il diametro di metri 4,46. Quello di Villars-en-Moing metri 11,50. Quello di Neustadt, già grande nel 1229, nel 1408 era sostenuto da 67 colonne, nel 1831 aveva 106 pilastri ed il diametro di quasi 12 metri.

§ 340. L’Olmo (Ulmus campestris) (fig. 96), ted. ulme, fr. orme commun, ama un buon terreno, si propaga per 96. seme ed ancor più facilmente per barbatelle; il seme dell’olmo essendo alato può essere trasportato assai lontano dai venti, cade in maggio od in giugno e va seminato subito. L’olmo soffre più della quercia il freddo, l’ombra e la stillazione delle altre piante. Si educa a capitozza o ad alto fusto come la quercia, quasi mai a ceppata; quando si lasci crescere spontaneo forma un albero di una ramificazione maestosa. [p. 333 modifica]

§ 341. Il Carpino (Carpinus betulus) (fig. 97), ted. liainbuche, fr. charme commun, e l’Acero oppio (Acer opalus) (fig. 98), ted. ahorn, fr. erable champètre, crescono lentamente, ed il secondo più del primo. Si moltiplicano per semi e barbatelle, danno un buon legname, soffrono poco la potatura. Al freddo non resistono più dell’olmo.

§ 342. L'Acero maggiore (Acer platanoides) ted. spitzahorn, fr. erable piane, ed il Sicomoro (Acer pseudo platanus) (fig. 99). ted. weissahorn fr. erable blanc, resistono assai di più al freddo e salgono fin dove cresce l’abete. Si distinguono dall’oppio perchè la corteccia di questo si fende per il lungo e quella dei secondi si leva [p. 334 modifica]a scaglie. Si coltivano a capitozza, od a ceppata; di rado arrivano a grande altezza, educandoli d’alto fusto.

§ 343. La Quercia (fig. 100), ted. eiche, fr. chène, conta fra le sue varietà il cerro (Quercus cerris ), il rovere bianco (Quercus pedunculata) ed il rovere o quercia di montagna (Quercus robur). Questa pianta si moltiplica per seme ed anche per barbatelle. Il rovere è quello che soffre meno il freddo e che s’innalza sui monti più delle altre qualità di quercia, non oltrepassando però li 900m. Ama un terreno non troppo forte, ma piuttosto umido. A differenza del castagno, quando s’innalza ad alto fusto, la quercia si può nettarla dai rami che nascono sul tronco, lasciandone soltanto il fiocco che ne forma la cima; così essa cresce più dritta e può esser utilizzata anche per lo scalvo che si farebbe ogni quattro o sei anni. Il frutto aella quercia, ossia la ghianda, è ricercatissima per alimentare i maiali.

§ 344. Il Frassino (Fraxinus excelsior) (fig. 101), ted. esche, fr. frène, si moltiplica piuttosto per semi che per barbatelle, il seme è volante come quello dell’acero; vegeta sin dove arriva la quercia, si coltiva d’alto fusto ed a ceppata, vien offeso dal tarlo, e converrebbe scorzarlo in piedi. La [p. 335 modifica]scorza servirebbe al tintore per avere il verde, per conciare le pelli; è un succedaneo alla china; il legno è assai forte e pieghevole, per il che si adopera alla costruzione dei carri.

§ 345. Il Faggio, fò (Fagus sylvatica) (fig. 102), ted. buche, fr. hètre, costituisce il miglior bosco fra gli 800m ed i 1200m d’altezza. Il seme è assai pesante, e cade al piede dei matricini, i quali in tal modo tengono popolato il bosco coi novelli che crescono assai bene sotto la loro ombra, soffrendo poco anche la stillazione. Il faggio novello invece, all’aperto, soffrirebbe il freddo; quando però abbia raggiunta una certa robustezza allora vi resiste assai bene. Ordinariamente si coltiva a ceppata perchè rende di più, ma può essere allevato anche d’alto fusto; forma spesse radici e mantiene sodo il terreno. Il suo legno è assai ricercato per fare utensili e remi; il seme serve d’alimento ai majali, e dà pure una specie di olio.

§ 346. La Betula, Bedola (Betula alba) (fig. 103), ted. birke, fr. bouleau blanc, si eleva sui monti più d’ogni altra pianta frondifera, ed è quella che esige un terreno meno buono e meno profondo. Teme però l’ombra e la stillazione. Si può propagare per seme, ma ordinariamente lo si fa per polloni. [p. 336 modifica]

§ 347. Fra le piante che di recente vennero introdotte nell’Agricoltura, alcune potrebbero essere di grande vantaggio per la coltivazione dei boschi, specialmente ove ogni altra pianta indigena abbia già provato e già esaurito il suolo delle sostanze ch’esse richiedono. In questo caso una nuova essenza sarebbe di gran vantaggio. La massima parte di queste, essendo provenienti da climi caldi o temperati, non potrebbero vivere ove continuasse per esempio a vegetare l’olmo, e quelle che io indicherò come già conosciute andrebbero poste prima dell’olmo e del castagno, rispettivamente al clima ad all’altezza.

La Robinia (Robinia pseudo-acacia) si propaga assai facilmente per seme e per barbatelle; ama un terreno non tenace e non umido, manda molte radici lunghe ma servono pochissimo a trattenere la terra, scorrendo assai superficialmente ed essendo sguernite di barboline. Questa pianta cresce con una rapidità grandissima, e si educa d’alto fusto, a capitozza, e meglio ancora a ceppata. Quattro o sei anni dopo l’impianto o dopo la semina, comincia a dare buone maneggie; indi scalvata ogni tre anni continua a dare e pali e maneggie. La robinia fu di gran vantaggio per la pianura ove mancavano i boschi che somministrassero combustibile e sostegni per la vite; ma i terreni posti in vicinanza alle robinie soffrono assai della loro ombra e delle radici superficiali che scorrono assai lontano. La foglia piace al bestiame. Il legname della robinia è abbastanza duro, e quando si voglia indurirlo di più gioverebbe levargli la corieccia un anno prima di tagliarlo, con ciò si salverebbe anche dal tarlo che facilmente lo rode.

§ 348. L’ippocastano (Aesculus hyppocastanum) detto anche castagno d’india, si propaga per semi e barbatelle; ama un terreno fresco e profondo; si può educare d’alto fusto ed a capitozza. Il suo legno è di poco valore, ma il suo frutto o seme può servire come alimento al bestiame, specialmente pei majali, ed anche a far amido e sapone.

Il Platano (Platanus orientalis) (fig. 104), si propaga per barbatelle ed anche per piantoni. È la pianta frondifera che più presto cresce a grande altezza nei climi temperati. Alligna bene nei luoghi freschi, e nei terreni alquanto umidi; si può coltivare d’alto fusto, a capitozza ed anche a ceppata. Il tronco può dare buon legname per soffitte, ed i rami forniscono un abbondante combustibile, ed anche delle maneggie. Sarebbe [p. 337 modifica]utilissimo il piantarlo in certe valli piuttosto paludose e non troppo fredde, dove certamente migliorerebbe l’aria ed il terreno coll’abbondanza delle sue foglie che cadono tutti gli anni.

§ 349. L’Ailanto (Ailanthus glandulosa) si diffonde con grandissima facilità per mezzo dei numerosi polloni che mandano le sue radici superficiali. Resiste ai forti venti appunto per la grande quantità di radici; ama un terreno sciolto, fresco e non troppo soleggiato. Questa pianta potrebbe facilmente diffondersi nelle nostre valli, stante che non esige un terreno troppo profondo e che non rifiuta anche i magri. Può dar manegge e combustibile; il legno del tronco è assai ricercato dai fabbricatori di mobili.

§ 350. Dove la massima parte di queste piante non vegeta che stentamente, oppure che non vegeta assolutamente pel troppo freddo, incominciano a mostrarsi le piante resinose, sempre verdi. Queste, per riguardo all’altezza, sui monti si succedono con quest’ordine: il pino silvestre, l’abete rosso, l’abete bianco, il larice, lo zimbro ed il pino mugo.

Tutte queste piante, come quasi tutte le resinose, non si possono educare nè a capitozza nè a ceppala, poichè troncate polirebbero invece di mandar nuove cacciate. Si propagano soltanto per semi, chè, per la stessa ragione, non mandano polloni, nè se ne possono far piantoni. Soffrono tutte la potatura e lo scalvo, epperò si lasciano crescere naturalmente d’alto fusto.

Pino silvestre (Pinus silvestris), ted. föhre, fr. Pin silvestre. Il seme di questo pino (fig. 105) matura nella primavera seguente alla fioritura, nella qual epoca si deve seminare. Nei terreni sabbiosi calcari vegeta meglio di qualunque altra pianta, getta forti radici, e così teme assai poco i venti. Sugli alti monti non cresce dritto, ma si rende tortuoso, basso e quasi [p. 338 modifica]serpeggiante al suolo. La neve spesso gli fa danno, potendosene depositar molta sulle sue lunghe foglie. Sarebbe utilissimo per guernire le aride sabbie dei littorali marittimi ed i banchi di ghiaja e sabbia trasportati dai fiumi. Oltre al legname da costruzione, il pino siltestre somministra la così detta ragia di pino, praticando nel suo tronco dei tagli poco sopra terra.

§ 351. L’Abete rosso (Pinus abies), ted. rothtanne, ir. sapin rouge, pezzo, peccia (fig. 106), nelle annate fredde o quando sia troppo alto sui monti non matura il seme, il quale di solito matura nella primavera seguente; il seme è alato come quello del bianco, ma meno pesante. Cresce lentamente nei primi dieci anni, nè vuol soffrire la stillazione delle altre piante, nè le male erbe, nè la troppo lunga dimora della neve. Non manda radici molto profonde, per cui facilmente può essere sradicato dai forti venti. Oltre al legname buono per costruzioni ed anche per alberatura di navi, l’abete rosso dà la pece, quando in agosto venga inciso presso terra.

§ 352. L’Abete bianco (Pinus picea) (fig. 107), ted. [p. 339 modifica]weisstanne, fr. sapin blanc, abezzo, ha il seme alato, pesante; quando è giovane teme più del rosso il gelo e la siccità, ma sopporta dippiù l’ombreggiamento e la stillazione. Perciò sugli alti monti si alleva sotto il rosso. Resiste meglio ai venti per le sue molte radici. Preferisce l’esposizione di settentrione, ma vuole un terreno più profondo. I coni dell’abete bianco si aprono nell’autunno dopo la fioritura e devonsi seminare in quel tempo. Aprendo nell’autunno e nella primavera alcuni tumoretti che sono sul suo tronco si ottiene la così detta resina.

$ 353. Il Larice (Pinus larix) (fig. 108), ted. lärchen, lärchtanne, fr. mèlèze commun, resiste più degli abeti al freddo, ai venti, alle nevi ed alle valanghe, poichè è il solo fra le piante a foglie acute che le perda prima dell’inverno, e perciò, meglio, d’ogni altra pianta resinosa serve ad arricchire il terreno sugli alti monti. Vuole un terreno soffice, e non ama l’umido. Soffre però molto l’ombreggiamento, la stillazione, la densità e le cattive erbe. Desidera d’essere frammisto ad altre piante, come al pino, agli abeti ed al faggio. Il larice dà un legname che resiste assai all’umidità, ed al pari degli abeti è tanto migliore quanto più cresce sull’alto. Nei luoghi caldi dà la trementina, che si ottiene facendo un foro nel tronco, largo 2 centimetri ed alto quasi un metro da terra. Ogni pianta discretamente robusta ne può somministrare quasi 6 chilog. all’anno.

§ 354. Lo Zimbro (Pinus Cembra) ted. zürbel, zürbel fichte, fr. pin cembra, non porta semi che allorquando ha raggiunta l’età di 60 anni circa, il frutto è di un sapor grato, e viene mangiato avidamente dagli animali e dagli uomini, per cui difficilmente si propaga da sè stesso. Il seme non è alato. Getta forti radici ed ha rami flessibilissimi per cui resiste molto ai venti. Cresce lentissimamente, ha vita lunghissima e s’innalza sui monti più dei sunnominati. Vegeta meglio a settentrione, in terreni sciolti, non umidi e teme le cattive erbe. [p. 340 modifica]

§ 355. Il Mugo (Pinus Mugho), ted. krümmholzföhre, fr. pin mugho, vegeta ancor più alto sull’ultima linea della vegetazione; esso pure cresce lentamente, non s’innalza troppo col tronco, e resiste ai venti ed alle nevi.

§ 356. Altre piante sempre verdi si potrebbero introdurre utilmente nella selvicoltura, e sono il Cipresso ed il Cipresso distico, il Pino marittimo, il Cedro del Libano ed il Cedro dell’Hymmalaya.

Il Cipresso (Cupressus sempervirens) (fig. 109) è la pianta più maestosa, più folta e tetra fra le sempre verdi. Cresce bene nei climi caldi e del cipresso, temperati, quasi in ogni terreno che non sia troppo umido. Ha una vita lunghissima.

§ 357. Il Cipresso distico (Cupressus disticha) (fig. 110) è una pianta resinosa, a foglie aciculari, ma che, al pari del larice, le perde sul finir dell’autunno. Quest’albero può arrivare a grande altezza; il suo legno prende un bel pulito rossastro, e quantunque più leggero e meno resinoso di quello degli altri pini, è più forte ed elastico. Dalle radici manda spesso sopra terra delle escrescenze legnose, che offrono all’ebanista un legno di bellissima macchia. Il cipresso distico alligna assai bene nei terreni paludosi, e perciò sarebbe di grande utile, quando non potendosi asciugare un terreno, invece di lasciarlo ad inutile stagno o lischeto, si procurasse d’imboscarlo con questa pianta, che oltre a produrre un utile col suo legname, migliorerebbe l’aria colla sua vegetazione, ed il terreno coll’abbondante deposito delle sue foglie.

§ 358. Il Pino marittimo (Pinus Marittima) (fig. 111) s’innalza meno del silvestre, e fa un tronco più grosso e meno diritto. Il suo legno è meno apprezzato e serve soltanto come combustibile, a tal uopo servono anche i suoi coni che fa in [p. 341 modifica]abbondanza. Da questo pino si estrae molta resina; esso ama un terreno molto sabbioso, ed un clima caldo, per il che cresce benissimo nelle sabbie che avvicinano il Mediterraneo. Questa pianta ha inoltre il vantaggio di fertilizzare presto il terreno sabbioso presso il mare, ove a stento crescerebbero le altre piante, perchè le sue foglie sono le più lunghe ed abbondanti degli altri pini. Infatti al § 225 già v’indicai anche la semina di questo pino per bonificare i terreni sabbiosi, purchè di clima caldi.

§ 359. Il Tasso (Taxus baccata) vegeta esso pure sui monti piuttosto a guisa di cespuglio che di albero; si moltiplica per semi ed anche per talee, cosa non comune nelle piante resinose. Il legno è d' un rosso giallastro, prende un bel pulito e serve all’ebenista. Ama terren buono, sebben calcare o sabbioso; nelle foreste si trova di rado. Il frutto (fig. 112) nei paesi caldi è nocivo, nei freddi non vi si rimarca questa proprietà.

§ 360. La Tuja (Tuya occidentalis) dal Canadà trasportata in Europa vi alligna assai bene; il suo legno resiste all’umidità quanto quello del Larice.

§ 361. Il Cedro del Libano (Pinus cedrus) (fig. 113) cresce altissimo e rapidamente, ama i terreni sciolti non umidi. Nei primi anni soffre il freddo, ma in seguito vi resiste molto: potrebbesi educare al riparo d’altre piante.

§ 362. Il Cedro dell’Hymmalaya, cresce pure assai alto e quando è giunto a certa età soffre meno il freddo di quello del Libano. Nell’Inghilterra questi due cedri o pini sono coltivati con molto successo. [p. 342 modifica]

§ 363 Il Ginepro comune (Juniperus communis) (fig. 114) ted. wachholderslrauch, fr. genevrier commun, può fare un bel fusto, ed essere utilissimo, crescendo anche nei terreni i più sterili.

§ 364. La Sabina (Juniperus Sabina) sarebbe pure adatta per rivestire i luoghi sassosi; desidera però aria calda e siti elevati.

§ 365. Il Ginepro della Virginia (Juniperus Virginiana) nei terreni ghiajosi e quasi sterili cresce più rapidamente e più alto degli altri ginepri, ed il suo legno è poco soggetto a tarlare. I semi dei ginepri durano più a un anno a nascere.

§ 366. Oltre a tutte queste piante frondose e sempre verdi vi sono dei vegetali che crescono a cespuglio fra i boschi, anche al di sopra della zona della vegetazione arborea. A norma del loro potere di resistere al freddo possono ordinarsi come segue: Lo Spino Bianco (Mespilus Oxyacantha) da tutti conosciuto, fa piccole bache rosse ed ha un legno assai duro. Il Pruno, Prugnolo, Vepro (Prunus spinosa) ted. schlehedorn, fr. Epine noire, fa le bache violacee; Il Lazzeruolo (Sorbus Aria), ted. mehlbeerbaum, fr. alizier blanc, che fa bache rosse mangiabili; il Ginepro già indicato; l'Avornio (Cylisus [p. 343 modifica]Laburnum) (fig. 115); l’Elce acquifoglio o Lauro spinoso (Ilex acquifoglium) (fig. 116); il Sorbo degli Uccellatori (Sorbus Aucuparia), ted. vogelbeerbaum, fr. sorbier des oiseleurs; le Felci, che verdi possono servire pel bestiame, specialmente se spruzzate d’urina; la Ginestra (Genista), ted. haide, fr. bruyère commun, che pub servire come combustibile e come alimento del bestiame; e per ultimo trovasi il Rododendro, Rosa delle Alpi (Rliododendron faerrugineum), ted. alpenrosen, fr. rosage, ou rosage ferrugineux, che cresce anche nei luoghi quasi sempre coperti dalle nevi o dai ghiacci.

Questi arbusti abbisognano di pochissima terra per vegetare; sono utilissimi perchè servono da combustibile, tagliati ogni 4 od 8 anni, e verdi forniscono alimento pel bestiame senza toccare i boschi; finalmente potrebbero servire ad innalzare sempre più la linea della vegetazione sulle montagne. Favoriscono inoltre il rassodamento del terreno sulle erte, insinuandosi nei crepacci e nelle piccole depressioni ove siasi raccolto un poco di terriccio, ed impediscono le prime frane e la prima formazione delle valanghe.