Trattato completo di agricoltura - Volume I/Selvicoltura/7

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Boschi cedui

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i boschi cedui.

§ 375. Se al monte le vere foreste e fustaje di piante resinose si mondano o si purgano soltanto, non soffrendo esse la scalvatura; al piano invece i boschi a ceppata e le fustaje, siccome quasi sempre composte di piante frondifere, vanno soggette ad un regolare scalvo; avvertendo solo che, se alle ceppate si tolgono tutti i rami nascenti dal pedale, alle [p. 355 modifica]fustaje si levano soltanto i rami laterali, lasciaudo intatti quelli della cima che, a seconda della pianta, abbiano non meno di sei ad otto anni.

Per l’impianto delle fustaje del piano servono le norme che indicai per quelle dei monti, fuorchè in questo caso tutte le operazioni possono eseguirsi con maggior precisione, per la maggior facilità di lavorare il terreno, e per le minori intemperie del clima. Per queste adunque non restandoci altro che di parlare del taglio, passeremo ai boschi cedui a ceppata che tanto interessano la pianura, fornendo combustibile e sostegni alle viti.

§ 376. I boschi cedui a ceppata alla pianura e sui primi colli sono generalmente formati di castagno e di quercia: in quelli dei colli più alti e dei monti si aggiungono anche il frassino, il faggio, l’acero ed altre piante.

Questi boschi a ceppata nella pianura non convengono che nei terreni compatti, argillosi ed alquanto umidi, e per la loro formazione si procede in questa maniera:

Nella primavera o nella state si praticano nel terreno tante fosse longitudinali larghe metri 1, distanti l’una dall’altra metri 3 e profonde 0m60, onde la terra si renda più friabile sotto l’influenza atmosferica, collocando da un lato la prima o più superficiale, e dall’altro la seconda più profonda: quando si voglia far meglio, si può arare anche lo strato profondo lasciandone in piede il solco. Avanti l’autunno si getta nella fossa la prima terra mescolandola a concime, indi a tempo debito, nel mezzo della fossa, si fa un solco nel quale si pongono a conveniente profondità le sementi di castagno, ricoprendole per mezzo d’un rastrello colla seconda terra. Le sementi siano distanti l’una dall’altra 50 centimetri.

Quando il terreno fosse troppo umido o compatto, allora converrà aspettare la successiva primavera. Nati i semi, si zapperanno più volte nell’anno per tenerli mondi dalle cattive erbe, e per conservar soffice il terreno; ogni anno si rincalzeranno le piante colla terra che rimase tra l’una fila e l’altra, e così si lasciano crescere sino all’ottavo od al decimo, a seconda della loro riuscita.

Nel disporre i semi sarà bene di tenere in file separate i castagni dalle quercie, od una essenza dall’altra, e quando fra le quercie se ne voglia allevare qua e là alcuna d’alto fusto si monderà parcamente dai rami laterali che tendessero [p. 356 modifica]a render tortuosa la pianta; e, se il gambo non fosse dritto, converrà dopo il quarto anno reciderlo presso terra, onde ne sorga un virgulto più dritto.

Questi boschi si possono fare anche coll’impianto delle pianticelle tolte da un vivajo; ma quelli fatti per semi riescono meglio e sono più durevoli, perchè generalmente il vivajo è posto in terreno migliore, e perchè spesso guastandosi loro le radici nel levarle non fanno buona riuscita o ne muore in troppa quantità. Quando però si dovesse usare di questo impianto, perchè il terreno sia soggetto al pascolo, allora, tenuta la stessa distanza tra fila e fila, si pianteranno le diverse essenze ad un metro di distanza fra loro nella stessa fila. Non fa bisogno il ripetere che anche in questi boschi è necessario lasciare le foglie sul suolo; e che anzi sarà bene avvicinarle alle piantagioni e poi rincalzarle colla terra avanzata della fossa, o colle zolle erbose che crescessero fra le linee.

Quando il terreno sia piano o di leggier declivio le fosse si facciano in direzione da tramontana a mezzogiorno; quando sia troppo umido si facciano in direzione del più facile scolo; e quando il pendio sia forte si facciano in direzione orizzontale.

§ 377. Questa specie di bosco sarebbe assai utile per bonificare e render produttive molte brughiere sì del piano che del colle. E perchè questa riduzione riesca più facile, utile e meno dispendiosa si potrebbe operare come segue:

Non si tagli l’erica o brugo, nè le felci, nè le ginestre per un anno; nell’agosto seguente si facciano tante fosse larghe metri 1,10 alla distanza ordinaria, fra l’una e l’altra, capovolgendo sull’erica della porzione che rimane intatta, l’erica, le erbe e la terra che si levano colla vanga dalla parte in cui si fa la fossa; indi si ari profondamente il fondo di questa, e così si lasci sino alla primavera. In tale frattempo la terra si migliora e si polverizza pel contatto dell’aria, pel gelo e per le pioggie; e le erbe, poste sotto l’accavallamento della terra fra le due fosse, hanno tempo di marcire, e servir di concime al terreno.

Sul finir dell’inverno si ari nuovamente il fondo della fossa, e dopo alcuni giorni si getti in essa la metà della terra che fu levata, mescolandola a concime quando se ne abbia in quantità; poi su quella si faccia il solco, e si dispongano le sementi come abbiamo già indicato. Quando non s’abbia [p. 357 modifica]concime, sarà sufficiente adoperare la terra dell’accavallamento, perchè sarà bastantemente bonificata dal suo riposo, dagli agenti atmosferici, e dalle erbe che vi si decomposero per entro.

Nate le piante, si tengano zappate e si rincalzino colla terra, che sopravanza fra le linee; non si levino le foglie e si faccia di esse come già dissi.

Ognuno vede che siffatto metodo non è dispendioso e che, coll'andar del tempo, il terreno si arricchirebbe di molto terriccio vegetale, e si renderebbe atto anche alla coltivazione dei cereali. Le radici di queste piante, serpeggiando in ogni senso, abiterebbero anche a rendere più profondo lo strato coltivabile.

Tanto in questo caso come nell’altro, le piante si tagliano presso terra tra l’8.° ed il 10.° anno, secondo la vigoria della vegetazione, salvando soltanto quelle che si volessero allevare d’alto fusto.

Ogni anno si continuerà a rincalzare le ceppate con foglie, zolle o terra, finchè al luogo dell'accavallamento, riesca invece una fossa più o meno profonda, che servirà di scolo alle acque, e che lascerà al terreno un maggior contatto coll’aria.