Trattato della Pittura (da Vinci)/Parte prima/16. Differenza che ha la pittura con la poesia

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Parte prima
16. Differenza che ha la pittura con la poesia

Trattato della Pittura (da Vinci)/Parte prima/15. Come la pittura avanza tutte le opere umane per sottili speculazioni appartenenti a quella Trattato della Pittura (da Vinci)/Parte prima/17. Che differenza è dalla pittura alla poesia IncludiIntestazione 1 giugno 2008 75% Pittura

Parte prima
16. Differenza che ha la pittura con la poesia
Parte prima - 15. Come la pittura avanza tutte le opere umane per sottili speculazioni appartenenti a quella Parte prima - 17. Che differenza è dalla pittura alla poesia

La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all’intelletto. Perché se l’una e l’altra è pittura, devono passare al senso comune per il senso piú nobile, cioè l’occhio; e se l’una e l’altra è poesia, esse hanno a passare per il senso meno nobile, cioè l’udito. Adunque daremo la pittura al giudizio del sordo nato, e la poesia sarà giudicata dal cieco nato, e se la pittura sarà figurata con i movimenti appropriati agli accidenti mentali delle figure che operano in qualunque caso, senza dubbio il sordo nato intenderà le operazioni ed intenzioni degli operatori, ma il cieco nato non intenderà mai cosa che dimostri il poeta, la quale faccia onore ad essa poesia; conciossiaché delle nobili sue parti è il figurare i gesti e i componimenti delle istorie, e i siti ornati e dilettevoli con le trasparenti acque, per le quali si vedono i verdeggianti fondi de’ suoi corsi, scherzare le onde sopra prati e minute ghiaie, con le erbe, che con lor si mischiano insieme con i guizzanti pesci, e simili descrizioni, le quali si potrebbero cosí dire ad un sasso, come ad un cieco nato, perché mai vide nessuna cosa di che si compone la bellezza del mondo, cioè luce, tenebre, colore, corpo, figura, sito, remozione, propinquità, moto e quiete; le quali sono dieci ornamenti della natura. Ma il sordo avendo perso il senso meno nobile, ancora ch’egli abbia insieme persa la loquela, perché mai udí parlare, mai poté imparare alcun linguaggio, ma questo intenderà bene ogni accidente che sia ne’ corpi umani, meglio che un che parli e che abbia udito, e similmente conoscerà le opere de’ pittori e quello che in esse si rappresenti, ed a che tali figure siano appropriate.