Trattato sul governo di Firenze/Trattato secondo/Capitolo primo

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Trattato secondo - Capitolo primo

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Che il governo di uno, quando è cattivo, sia pessimo, massime di quello che, di cittadino, è fatto tiranno.

Come el regno di uno, quando è buono, è ottimo tra tutti li governi, cosí ancora è piú stabile, e non cosí facilmente si converte in tirannide, come il regno di piú: però che, quanto piú si dilata el governo, tanto diventa piú facile a generare discordie. Nientedimeno, come è perfetto e piú stabile quando è buono, cosí, quando è iniusto e cattivo, è pessimo di sua natura tra tutti li cattivi governi. Prima, perché, come il male è contrario al bene, cosí el pessimo è contrario allo ottimo: essendo dunque il governo di uno ottimo quando è buono, seguita che sia pessimo quando è cattivo. Item, come abbiamo detto, la virtú unita è piú forte che quando ella è dispersa: quando dunque regna uno tiranno, la virtú di tale cattivo governo è unita in uno; e perché son sempre piú li cattivi che li buoni e ogni simile ama il suo simile, tutti li cattivi uomini cercan di unirsi a lui, massime quelli che desiderano di essere premiati e onorati, e molti ancora si uniscono per timore; e quelli uomini che in tutto non sono pravi, ma pure amano le cose terrene, o per timore, o per amore di quello che desiderano, li fanno coda; e quelli che sono buoni, ma non in tutto perfetti, per timore seguitano, e non hanno ardire di resistere; e trovandosi pochi uomini perfetti, anzi quasi niuno, tutta la virtú del governo si unisce in uno. E però, essendo quello uno cattivo e iniusto, conduce ogni male a perfezione e facilmente deprava ogni cosa buona. Ma quando sono piú cattivi che regnano, uno impedisce l’altro; essendo la virtú del regno sparsa in piú, non hanno tanta forza a fare quel male che desiderano quanta ha uno tiranno solo. Item, tanto uno governo è piú cattivo, quanto piú si parte dal ben commune, perché essendo il ben commune fine di ogni buono governo, quanto piú si accosta a quello, tanto piú è perfetto; e quanto piú si allonga da quello, tanto è piú imperfetto: perché ogni cosa acquista la sua perfezione per accostarsi al suo fine e, discostandosi da quello, diventa imperfetta. Ma certa cosa è, ch’el governo cattivo di molti si discosta manco dal bene commune, che quello di uno; perché avvenga che quelli piú si usurpino el bene commune e lo dividino tra loro, cioè l’entrate e le dignitate, nientedimeno, rimanendo in piú persone, in qualche modo tal bene rimane commune. Ma quando tutto el ben commune si risolve in uno, non rimane in parte alcuna commune, anzi diventa tutto particulare; e però il cattivo governo di uno, tra li altri governi, è pessimo, perché si parte piú dal ben commune ed è piú destruttivo di quello. Item, queste ragioni aiuta la diuturnità, perché il governo di uno di sua natura è piú stabile che quello di piú, e non si può (benché sia cattivo) cosí facilmente impedire e spegnere, come quello di piú; perché li membri vanno drieto al capo, e con gran difficultà insurgono contra il capo. E nel governo del tiranno è molto difficile a fare uno capo contra di lui: però che lui sempre vigila a spegnere li uomini che poteriano fare capo, ed è sollecito a fare che li sudditi non possino fare ragunate, e sempre sta vigilante in queste cose. Ma, quando piú persone governano, è piú facil cosa a tôr via il loro cattivo governo, perché si può piú facilmente congregare li uomini buoni con chi va bene, e mettere dissensione tra li cattivi, acciò che non si unischino insieme: il che è facile, perché ciascheduno di loro cerca il bene proprio, per el quale presto tra loro nasce discordia. E però il cattivo governo di uno, quanto a questa parte, è ancora piggiore delli altri, perché è piú difficil cosa impedirlo e spegnerlo. Bisogna però notare che, avvenga che di sua natura il cattivo governo di uno sia pessimo, nientedimeno qualche volta accadono piú grandi inconvenienti nel cattivo governo di piú che in quello di uno, massime nel fine; perché, quando el governo di piú è cattivo, incontinente è diviso in piú parti, e cosí si comincia a dilacerare il ben commune e la pace, e finalmente, se non si rimedia, bisogna che una parte rimanga superiore e scacci l’altra. Dalla qual cosa ne seguita infiniti mali, e temporali, e corporali, e spirituali: tra’ quali el massimo è che il governo di piú si risolve in uno, perché quello, che ha piú favore nel popolo, diventa, di cittadino, tiranno. E avvenga che il governo di uno, quando è cattivo (come abbiamo detto) sia pessimo, nientedimeno è grande differenzia dal governo di colui che è diventato, di naturale e vero signore, tiranno, e dal governo di colui che, di cittadino, è diventato tiranno, perché da questo ne seguita molto piú inconvenienti che dal primo; però che, se lui vuole regnare, li bisogna spegnere, o per morte, o per esilio, o per altri modi, li cittadini, non solamente suoi avversarii, ma tutti quelli che li sono equali o di nobiltà, o di ricchezze, o di fama; e tôrsi dinanzi dagli occhi tutti quelli che li possono dare noia: dalla qual cosa ne seguirà infiniti mali. Ma questo non accade in quello che sia stato signore naturale, perché non ha alcuno che li sia equale, e li cittadini, essendo usi ad essere subietti, non vanno macchinando cosa alcuna contra il stato suo: onde lui non vive in quelle suspizioni nelle quali vive il cittadino fatto tiranno.

E perché nelli popoli, che hanno governo di ottimati o governo civile, è facile, per le discordie delli uomini che occorrono ogni giorno e per la moltitudine delli cattivi e susurroni e maledici, fare divisione e incorrere nel governo tirannico, debbeno tali popoli con ogni studio e diligenzia provedere con fortissime legge e severe, che non si possi fare tiranno alcuno, punendo di estrema punizione non solamente chi ne ragionasse, ma etiam chi tal cosa accennasse; e in ogni altro peccato avere compassione a uomo, ma in questo non li avere compassione alcuna, eccetto che l’anima si debbe sempre aiutare: onde non si debbe minuire pena alcuna, anzi accrescerla per dare esemplo a tutti, acciò che ognuno si guardi, non dico di accennare tal cosa, ma etiam di pensarla. E chi in questo è compassionevole, o negligente a punire, pecca gravissimamente appresso a Dio, perché dà principio al tiranno, dal cui governo ne seguitano infiniti mali, come dimonsterremo di sotto; perché, quando li cattivi uomini vedeno che le punizioni sono leggieri, pigliano ardire, e a poco a poco si conduce la tirannia, come la gocciola della acqua a poco a poco cava la petra. Colui dunque, che non ha punito tal peccato gravemente, è causa di tutti li mali che seguitano della tirannia di tali cittadini; e però debbe ogni popolo, che si governa civilmente, piú tosto sopportare ogni altro male e inconveniente che seguitassi dal governo civile, quando è imperfetto, che lasciare surgere uno tiranno. E perché ognuno intenda meglio quanto male seguita dal governo del tiranno, benché altra volta ne abbiamo predicato, nondimeno, a maggiore intelligenzia, lo descriverremo nel sequente capitolo, quanto alle cose principali: perché volere dire tutti li suoi mancamenti, e abusione, e gravi peccati, e quelli mali seguitano da lui, sería impossibile, essendo infiniti.