Una partita a scacchi/Atto unico/Scena II

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Atto unico - Scena II

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Atto unico - Scena I
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SCENA II.


Un servo, poi Oliviero conte di Fombrone, Fernando, e Detti


Servo
Il conte di Fombrone
Sollecita la vista del mio nobil padrone.
Renato
(premuroso)
Il conte di Fombrone? Fategli tutti onore,
E sia sulle mie terre, più che ospite, signore.

(Entrano Oliviero e Fernando)

Renato
(a Fombrone)
Oliviero, ben giunto, nobile e vecchio amico,
Questo è un giorno di festa pel mio castello antico! [p. 29 modifica]
Oliviero
L’amicizia è l’altrice delle gioie più sante
E non l’ho mai provata siccome in questo istante.
Renato
(prende per mano Iolanda e la presenta ad Oliviero)
La mia figlia Iolanda.
Oliviero
(inchinandosi)
Dio lega opposte cose,
Il rigor delle nevi, la beltà delle rose.
Renato

(a Iolanda, indicando Fombrone)

Tu conosci il suo nome, fummo compagni, quando
Le braccia eran robuste ed era aguzzo il brando,
Corremmo insiem le corti e guerreggiammo allato,
E se lo seppe il vinto signor di Monferrato.
Oliviero

(indicando Fernando)

Il mio paggio Fernando.
Renato
(dopo aver guardato il paggio con attenzione benevola e riposto con un cenno del capo al suo grave inchino, volgendosi a Fombrone)
Cresciuto alla tua scuola [p. 30 modifica]
Avrà pronta la mano e lenta la parola.
Il sangue assiderato vivo al fuoco discorra,
Son pungenti le brezze che soffia questa forra.
Mescete il Mommeliano.

(I servi eseguono)

Oliviero

(sedendo accanto al fuoco)

Per Dio, ti giuro il vero,
La tua figliuola è bella, e forte è il tuo maniero.
Renato
Dimmi di te, Oliviero, rechi in fronte dipinto
Che lottasti cogli anni e, sempre, hai vinto.
Oliviero
È passato il bel tempo.
Renato
La quercia il gel non teme.
Chi direbbe a vederci che siam cresciuti insieme!
Non ti dieder disagio queste brevi giornate?
Le strade sono lunghe, Fombrone, e mal fidate;
Odo narrar sovente di violenze e rapine.
Non t’insorse disgrazia? [p. 31 modifica]
Oliviero
Per poco in sul confine
Della montagna, dove la valle si disfalda
Non uscivo malconcio.
Renato
Come! Narra.
Oliviero
La salda
Spada, e l’animo ardito del mio paggio Fernando
Mi tolsero di briga. Venivam cavalcando
Il mio paggio e due bravi, quando dalla foresta
Uscì un sibilo acuto: sollevammo la testa,
E ci apparve sbucata sul margin della strada
Di dieci malandrini armati una masnada;
Stemmo, e il maggior di quelli fattosi a noi dinante
C’impose di seguirlo con un piglio arrogante.
Fernando a lenti passi gli si mosse vicino:
- Forse ti seguiremo, ma insegnane il cammino: -
Gli disse, e con un colpo lo stese a terra. Tosto
Minacciosi i rimasi ci furono daccosto,
Meno per trar vendetta del capo insanguinato
Che per far bella ruba del bottino agognato.
Eran nove gagliardi, armati e risoluti,
Noi quattro, io vecchio, i luoghi minacciosi e sconosciuti.
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Il mio paggio mi guarda, poi mi s’accosta, in atto
Di chi voglia ricevere qualcosa di soppiatto,
Indi a furia di spronate, lancia il cavallo a volo.
Subito alle calcagna gli si muove uno stuolo
Di cinque masnadieri; e a noi priva di gloria,
Ma sicura ed agevole rimase la vittoria.
Iolanda
Fu raggiunto dai cinque?
Oliviero
Poco tratto di via
Percorso egli si volse, e al branco che venia,
Sorridendo con volto nobilmente sdegnoso,
Volse dell’armi audaci lo slancio impetuoso.
Era solo, piantato come un Centauro antico,
Sul dorso flessuoso del corsiero. Il nemico
Gli facea ressa intorno urlando a tutta possa.
Ei pronto alla parata, tremendo alla percossa,
Tenea con lenti giri quanto è larga la strada.
Già nei cozzi continui aveva rotta la spada,
Quando sbrigati i quattro che ci stavano di fronte
Noi giungemmo ed i ladri preser la via del monte
Lasciando di tre morti le spoglie il sul terreno. [p. 33 modifica]
Iolanda
E non foste ferito?
Oliviero
Io no, Fernando al seno
Ebbe una scalfitura ch’oggi è saldata, è vero?
Fernando
Sì, conte.
Renato
La tua mano, o giovine guerriero.
Sei un prode, in te il senno è pari all’ardimento.
Tuo padre nel ritorno t’abbraccerà contento.
Fernando
Non ho padre, signore.
Renato
Così giovane? Avrai
Una madre.
Fernando
Neppure, e non li ebbi mai. [p. 34 modifica]
Renato
Il tuo nome?
Fernando
Fernando. La mia sorte è severa.
Se mi farò uno stemma, avrà la sbarra nera.
Renato
Tu sei sangue di principi!
Fernando
Se mi dà vita Iddio,
Farò diventi gloria l’esser sangue mio.
Renato
Fiere parole!
Fernando
Il vanto vuol essermi concesso,
Dacché tutto che sono, nol debbo che a me stesso.
Renato
Sei giovane e fidente, l’anima hai franca e ardita,
Apprenderai cogli anni la scienza della vita;
Ma ti darò un consiglio, io che ho vissuto tanto:
L’opera è più gloriosa scompagnata dal vanto.
Fernando
Io penso che su giovane bocca il vanto non convenga, [p. 35 modifica]
Se il labbro non promette più che il braccio mantenga.
Renato
Non ti dolga, Fombrone, s’io biasimo le sue mende;
Amo in lui la prodezza, ma l’orgoglio m’offende.
Fernando
Rispetto in voi l’antico coraggio e il nome antico,
E del mio buon signore il più fidato amico;
Ma portare dimessa la fronte io mai non soglio,
È fra le mie virtudi, prima virtù, l’orgoglio.
Renato
Che sai tu della vita, fanciul, chi te l’apprese?
Perchè la guancia hai bella e le pupille accese,
Perchè il vigor degli anni ai perigli t’indura,
Perchè tutta al tuo sguardo sorride la natura,
Perchè fissando intrepido il destin che s’avanza,
Senti un nervo nel braccio, nel cuore una speranza,
Perchè non ha che stelle la tua notte serena.
Perchè se il labbro ha sete sempre la coppa hai piena,
Perfin contro il futuro spingi il folle ardimento?
E gridi alla tua sorte: Io voglio e non pavento?
Ma non lo sai, fanciullo, non te l’han detto ancora
Che assai lungo è il cammino, che la vita è di un’ora? [p. 36 modifica]
E che prima di giungere al culmine agognato,
Avrai le mani lacere e il viso insanguinato?
Che dovrai divorarti il sopruso e l’affronto?
Che oggi ti chiami aurora, e domani tramonto?
Ero ancor piena l’anima di splendide chiemere
Se volavano al vento le guerresche bandiere;
Sentivo ancora i fremiti generosi e la sete
Dei perigli, e correvano le mani irrequiete,
Correvano a brandir l’asta; al nome di gloria
Mi luceva negli occhi l’ardor della vittoria;
E un giorno all’opra usata cesse il vigor, mi parve
Un peso insopportabile la mia spada. Le larve
Svaniron tutte, i moti del mio cuor furon muti,
E i miei sogni di gloria, non erano compiuti!
Fernando
Vecchio, sei grande e nobile, come nessun fu mai;
Dirò superbo un giorno: lo vidi e gli parlai.
La tua grave parola fu quella di un veggente.
Sì, le tue sagge norme le terrò fisse in mente.
Però la mia fortuna alla tua non somiglia:
Tu avesti in sorte un nome, un tetto, una famiglia.
Fu la scuola di un padre che t’educò alla vita,
E sprone alle grandi opere fu la grandezza avita.
L’armi pria che un cimento ti furono un trastullo.
Io crebbi solo, un orfano no, non è mai fanciullo. [p. 37 modifica]
Nell’età dei sorrisi, dei baci e degl’incanti,
Non conobbi che l’ire, non conobbi che i pianti.
Io non avevo un nome, che per sacro legato,
Dovessi far più illustre o serbare onorato;
Io non avevo un padre, che premio al mio valore,
Baciasse in sulla fronte il giovin vincitore.
Di ritorno dal campo, triste conforto m’era
La venale larghezza di una soglia straniera.
Quanto le glorie illustri di tanti avi ti fenno,
Guadagnarlo dovetti coll’opera e col senno;
Nessun l’onor m’apprese, nessun m’apprese Iddio;
L’onor, l’armi, la fede sono retaggio mio.
Lasciai lembi di carne in più di una tenzone,
Lasciai lembi di cuore al piè d’ogni blasone.
Fidente nel mio fato, invido mai non fui
Sotto l’acerbo insulto della grandezza altrui.
Superando gli ostacoli che incontravo per via,
M’era fonte di orgoglio la solitudin mia
Ed or che, me volente, s’appiana il mio sentiero,
Or che son fatto paggio e diverrò scudiero,
Or che, mercè maggiore d’ogni maggior tesoro,
Son presso al battesimo degli speroni d’oro,
Vuoi ch’io sappia frenarmi e rimanermi muto?
No, no, no, nol posso, per tanti anni ho taciuto!
Son forte, la mia spada nessuno al mondo agguaglia,
E non è lieve impresa lo sfidarmi a battaglia. [p. 38 modifica]
Freccia non esce invano mai dalla mia faretra,
E nella più minuta delle mire pènetra.
S’io gli imposi il cappello, il falco mai non erra,
E torna colla preda vittorioso a terra.
Nè dell’arti gentili la scienza obliai
E so dal mio liuto trarre sirvente e lai;
Di sonanti ballate so far velo al pensiero,
So raccontar d’amore al par d’ogni troviero;
Spezzai più d’una lancia correndo la gualdana,
Più d’uno sguardo ottenni di bella castellana.
Renato
Per Dio, soverchio ardire sopportar non mi giova.
Bada non mi sovvenga di metterti alla prova,
Chè se falli!...
Fernando
Signore, fate a vostro talento,
Accetterò con gioia qualunque esperimento:
Ma lasciate ch’io noveri tutte le mie virtù,
E poi venga la prova, non vi chieggo di più.
Per studiare a tentarli ed a schermir gli attacchi,
Appresi le difficili movenze degli scacchi,
E nessuno mi supera...
Renato
Dacchè ne porgi il destro,
Noi ti vedremo all’opera, o d’ogni arte maestro. [p. 39 modifica]
A te, figliuola, insegnagli, nè sarà poca gloria,
Come si faccia a vincere, senza gridar vittoria.

(a Fernando)

Qui si porrà all’aperto la tua scienza nascosta.
Perderai, tel predico.
Fernando
Lo vedremo... E la posta?
Renato
La posta? Se tu vinci, io ti do per consorte
La mia figlia Iolanda.
Fernando
E se perdo?
Renato
(traendolo in disparte, sommesso)
La morte.
Fernando
L’offerta è troppo bella per opporvi un rifiuto.
Renato
Accetti? [p. 40 modifica]
Fernando
Accetto, conte.
Renato
Se perdi...
Fernando
Avrò perduto.
E non mi sentirete lagnarmi o maledire;
Se non appresi a vivere, ho imparato a morire.
Renato
A te, figlia.

(I due si apprestano a giuocare)

Fernando
(a Renato)
Scusate il soverchio ardimento,
Ma un giuoco tal richiede un giuocatore attento.
Il conte di Fombrone presso il fuoco vi aspetta,
Direte insiem le gioie dell’età prediletta.
Qui si vuol esser soli.
(Il tavolino a cui stanno seduti i due che giuocano è vicino al proscenio, mentre invece il camino è in fondo alla scena. Olivero è presso il camino).
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Oliviero
Il mio paggio ha ragione.
Renato
Ed eccomi a’ suoi cenni. Mesci ancora, Fombrone.
Oliviero
Fosti con lui severo.
Renato
Troppo?
Olivero
No. Anch’io soventi,
Ebbi a fargli rimbrotto, e con acerbi accenti;
Ma è così bello il roseo confidar nel futuro,
Chi ignora i disinganni! Renato, è così puro!
La gioia è così piena dentro quell’occhio nero!
Così lucente, sotto quel crin folto, il pensiero!
Ed io lo vidi all’opera, e lo so forte ed audace.
Quel suo animo baldo e leale mi piace,
E mi ricorda i giorni della mia giovinezza.
Renato
(fra sè)
Come sfida la morte con eroica fermezza! [p. 42 modifica]
Oliviero
Tu pensi?...
Renato
Nulla.
Oliviero
Eppur ti leggo nelle ciglia...
Renato
Vorrei che avesse a vincere.
Oliviero
Per sposare tua figlia.
Renato
È vero!
Oliviero
Convien dire ch’ella giuochi a pennello,
Se offristi al vincitore un premio come quello!
E tu che avrai, se perde, in cambio alla fanciulla?
Renato
(esitando)
Nulla. [p. 43 modifica]
Oliviero
Nulla? Davvero?
Renato
(quasi parlando a sè stesso)
No, non voglio aver nulla,
Un tal patto non regge.
Oliviero
E Renato pretende
Riprender la sua fede?
Renato
E se egli me la rende?

(I due continuano a parlare sommesso).

Iolanda
Che hai, paggio Fernando? Non giuochi e non favelli.
Fernando
Ti guardavo negli occhi, che sono tanto belli. [p. 44 modifica]
Iolanda
Ed io senza periglio decimo le tue schiere;
Già perdesti una Torre, e do scacco all’Alfiere,
Se non provvedi tosto a metterlo da banda.
Attento ai mali passi.
Fernando
Grazie, bella Iolanda.
Pensavo a mille cose lontane, e stavo muto
Per la triste certezza che tanto avrei perduto.
Eccomi a tal ridotto che un sol passo non feci.
Iolanda
Vuoi tu, paggio Fernando, che mutiamo le veci?
Fernando
No, tienti la tua sorte e lasciami la mia.
Iolanda
A te, non trovi nulla che t’ingombri la via? [p. 45 modifica]
Oh la sventata! Vedi che ho messo il piede in fallo.
Ti do scacco all’alfiere, e disarmo il Cavallo.
Fernando
(prende il cavallo)
Non ardirei di prenderlo, l’accetto come un dono.
Iolanda
Vedi l’avventurata giocatrice ch’io sono!
Neppur credi all’errore.
Renato
(avvicinandosi)
Come sta la partita?
Fernando
Io perdo.
Renato
(contento)
Sì? Fanciullo, facciamola finita,
Smetti il giuoco, fu scherzo la scommessa.
Fernando
Vi pare!
Con voi, nobil signore, non ardirei scherzare,
Nè con veruno al mondo, intorno a un argomento... [p. 46 modifica]
Renato
Tu perdi, me l’hai detto tu stesso.
Fernando
E non consento
Perdente a grazia alcuna, ché vincitore, avrei
Altamente vantati tutti i diritti miei.
Renato
Bada a tentar la sorte, paggio, bada!
Fernando
La tento.
E data una parola, signor, non mi ripento.
Renato
E tal sia

(s’allontana e poi ritorna).

No, sei giovane, fanciullo, e ardimentoso
E d’una tua disgrazia non mi darei riposo. [p. 47 modifica]
Smetti quella fierezza, renditi al buon consiglio,
Io te ne prego, come si pregherebbe un figlio.
Sei in tempo, ritraggiti, tu sai quanto t’aspetta...
Iolanda, te ne prego, digli che mi dia retta.
Iolanda
Perché mi dovrò esporre io pure ad un rifiuto?
Un istante può rendergli il terreno perduto.
Renato
La vanità di vincere ti fa di questo avviso.
Iolanda
O padre!
Renato
Ma tu ignori che s’ei perde, è deciso.
Fernando
(interrompendolo)
Conte... Fate opra inutile, nessuno mi cancella
Dal cuore una promessa. [p. 48 modifica]
Renato
Ti lascio alla tua stella.
(Renato va di nuovo presso Fombrone, con cui conversa a bassa voce. Iolanda e Fernando giocano per alcuni istanti senza far motto).
Iolanda
Che volle dir mio padre con quelle sue parole:
Se egli perde è deciso?...
Fernando
Nulla ch’io sappia — fole...
Iolanda
Eppure mi pareva che parlasse assennato,
E tu l’interrompesti tutto quanto turbato.
Che perdi tu, se perdi?
Fernando
Nulla che mi stia a cuore.
Iolanda
Mio padre più ti teme vinto che vincitore.
Non so perchè, Fernando, son pensosa e afflitta. [p. 49 modifica]
Fernando
Bella Iolanda, allegrati, sarà mia la sconfitta.
Iolanda
Oh! Perchè con sì tristi presagi ti martelli?
Fernando
Io? Ti guardo negli occhi, che sono tanto belli!
Iolanda
Sei mesto nel sembiante, perchè? La tua ferita
Ti duole forse?
Fernando
Punto... Com’è bella la vita!
Iolanda
(Pausa).
Paggio Fernando, è molto lontano il tuo paese? [p. 50 modifica]
Fernando
Io nacqui dove l’aria è tepida e cortese;
Dove la terra è piena di cantici e di fiori.
Dove in grembo alle Muse sorridono gli amori.
Dove nel mari si specchiano i pallidi oliveti,
Dove i colli son ricchi d’aranci e di palmeti,
Dove tutto è profumo, dove tutto è sorriso,
Dove non si vagheggia più bello il Paradiso,
Dove spiran le brezze del sonante Oceàno,
E quel vago paese è lontano, lontano.
Iolanda
Le donne vi saranno leggiadre e amorose.
Fernando
Sì, facili all’amore, ma folli e obliose;
Sì, il mio sole di fuoco nutre beltà procaci;
Sì, Quelle labbra ardenti sono fatte pei baci;
Ma noi cresciuti ai torridi meriggi, e in mezzo ai fiori
Inebrianti e pinti dei più vivi colori,
Amiamo i molli petali flessuosi e pallenti,
Amiamo le corolle bianche dei cieli algenti,
Ed una treccia bionda, e un occhio azzurro, e un bianco
Viso ed un abbandono soavemente stanco,
Ci suscitano le accese fantasie del pensiero [p. 51 modifica]
Più che una chioma bruna e più che un occhio nero.
Il mio mare lontano è azzurro, azzurri i monti
Che si veggon da lungi e son d’oro i tramonti.

(Pausa).

Tu sei bella, Iolanda.
Iolanda
Com’è dolce il tuo dire!
Fernando
Senti, hai tu mai pensato che si possa morire
Prima d’aver provato che cosa sia l’amore?
Prima che un sol fiorisca dei germogli del cuore?
Prima di bisbigliarsi le più ardenti parole?
Prima d’aver goduta la tua parte di sole?
Iolanda
Oh no!
Fernando
No, non è vero? Se non fosse che un’ora,
Un’ora dell’ebbrezza che ogni ebbrezza scolora,
Le mie pupille un’ora fissate nelle tue,
E poi venga il destino.
Iolanda
Si morirebbe in due. [p. 52 modifica]
Fernando
Che morbidi capelli!
Iolanda
Perché parli di morte
Quasi che ti volessi doler della tua sorte?
Fernando
Come hai dolce il sorriso!
Iolanda
Perché, paggio Fernando,
Mi guardi così mesto mesto?
Fernando
(ricomponendosi)
Nulla, andavo pensando
A speranze impossibili, a confusi desiri;
Giochiamo, ho fatto un sogno d’oro...
Iolanda
Perché sospiri?
Fernando
Sospiro... la mia pace, le mie terre lontane. [p. 53 modifica]
Iolanda
E gli sguardi ottenuti di belle castellane.
Fernando
Bada, or sei tu che perdi.

(indicandole il giuoco).

Iolanda
Me ne dai con premura
L’avviso, la vittoria par ti metta paura.
Fernando
Oh! Ma non sai, Iolanda, che ho giocato la vita?
Non lo sai che se perdo questa volta è finita?
Non lo sai che sei bella, come nessuna al mondo?
Che amo il tuo fronte bianco ed il tuo crine biondo?
Che di mio non ho nulla che il sangue delle vene?
Che sono solo al mondo se tu non mi vuoi bene?
Iolanda
E tu, cieco, non vedi che m’affanno da un’ora
Per goder quest’ebbrezza che ogni ebbrezza scolora? [p. 54 modifica]
Oliviero
(a Renato)
Guarda com’è pensoso, colla testa china...
Renato
Come va la partita?
Fernando
(sorridendo)
Do scacco alla Regina.
Iolanda
Ascoltami, Fernando, questa è la prima volta
Che mi giunge una voce d’amore a me rivolta.
Se tu sapessi come li ho sognati soventi,
La tua maschia sembianza, i tuoi nobili accenti!
Quante volte, seduta sul verone, alla sera,
Invece del monotono ritmo della preghiera
Mormoravo parole febbrili ed interrotte,
Chiedendo al ciel benigno un raggio alla mia notte.
Se tu sapessi, come dietro le vetriate
Passavan lunghe e fredde le vedove giornate!
Se vedevo una donna con in braccio un bambino,
Se mi giungean le note di un nunzial festino,
Guardavo alle mie vesti, ai monili, alle anella, [p. 55 modifica]
E mi sentivo povera più che un’umile ancella.
Sentivo qui nel cuore uno sgomento arcano,
E nel paterno petto mi rifugiavo invano,
Venner marchesi e conti a cercarmi in isposa,
Ma tutti li respinsi per ripugnanza ascosa.
Tu giungesti, Fernando, tu che sei forte, e bello,
E una voce nell’anima mi gridò tosto: è quello.
Fernando
La tua mano, Iolanda. Mano bianca, sottile,
Non avrai tu la sorte di un umil paggio a vile?
Iolanda
È il destin che ci unisce nella sapienza sua;
Guarda, due mosse ancora e la vittoria è tua.
Renato
(avvicinandosi)
A che ne siamo?
Iolanda
(sorridendo)
Padre, la vostra figlia invitta
Medita il disonore di una prima sconfitta. [p. 56 modifica]
Renato
Perdesti?
Iolanda
Non ancora, ma perderò.
Renato
Fernando,
Ascoltami, sospendi, io vaneggiavo quando
T’offersi quella sfida. Scegli fra i miei castelli
Il più forte, il più ricco, è tuo; ma si cancelli
Questo patto impossibile, rendimi la mia fede,
Ti farò ricco e nobile... è un padre che tel chiede.
Fernando
Signore, a tanta offerta una risposta sola:
Amo la figlia vostra — Conte, ho la tua parola.
Renato
La terrò, se lo imponi, ma se onor ti consiglia,
Se in cuore un po’ d’affetto tu nutri per mia figlia,
Pensa, e s’io ti rammento tristi cose, perdona,
Pensa che già respinse una ducal corona, [p. 57 modifica]
Ch’essa è quanto rimane di un antico lignaggio,
Pensa che più d’un principe invidia il suo retaggio.
(Fernando esita; Iolanda se n’avvede e lo spinge con gesti a giuocare).
Iolanda
(a bassa voce)
Giuoca, Fernando.
Renato
Un giorno, paggio, tu pure, è vero,
Sarai forse possente e ricco cavaliero,
Ma finor...
Iolanda
(a bassa voce)
Giuoca, giuoca, un passo sol.
Renato
Finora
Di tua vita, Fernando, tu non sei che l’aurora;
Iolanda è bella, è ricca, e... suo padre tel dice,
A lungo non potrebbe con teco esser felice.
(Mentre Fernando esita, Iolanda di soppiatto lo piglia dolcemente per mano, e fa lei una mossa per lui).
[p. 58 modifica]
Iolanda
Padre, è tardo il consiglio, quello che è fatto è fatto,
L’onor vostro è impegnato.
Renato
Che dici?
Iolanda
(alzandosi e con lei tutti)
Scacco matto.
Oliviero
Fernando ebbe il demonio o l’amor dalle sue.
Iolanda
(a Renato)
M’offrivate uno sposo e lo scegliemmo in due.
Renato
E così mi ti mostri vergognosa ed afflitta?
Iolanda
(abbracciando suo padre e porgendo una mano a Fernando)
Chi vince è di famiglia, quindi non c’è sconfitta.
Renato
(a Fernando)
Dacchè il fasto di un nome non ti concesse Iddio,
Ti sembra a sufficienza degno ed illustre il mio? [p. 59 modifica]
Fernando
Signor...
Renato
Sei prode all’opera e assennato al consiglio,
Ed io ringrazio il cielo che m’ha donato un figlio.
Fernando
(dopo di essersi inginocchiato ai piedi di Renato il quale gli pone le mani sul capo, s’alza e si volge a Iolanda senza dire parola).
Iolanda
E ancor, paggio Fernando, mi affisi e non favelli?
Fernando
Io ti guardo negli occhi, che sono tanto belli.

(Cala la tela)


Torino, 1871.