Varenna e Monte di Varenna/Secolo XVIII

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Secolo XVIII — Feudatari

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Secolo XVII - Espatriati Secolo XVIII - Giurisdizione — Cariche pubbliche

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SECOLO XVIII


FEUDATARII


Nel secolo XVIII continua l’infeudazione di Varenna ai conti Sfondrati fino all’anno 1788 in cui morì il conte Carlo Sfondrati ultimo della stirpe.

A causa dell’editto per il pagamento del 6% sopra le rendite liquide il Conte della Riviera Don Giuseppe Valeriano Sfondrati in data 16 aprile 1727 notifica che riceve le seguenti annualità1:

Da Mandello e adiacenze L. 380
Da Varenna » 213
Da Bellano » 303
Da Dervio » 74
Da Corenno » 35:12
Da Dorio » 22:18
Da Monte Introzzo » 121:14:6
Da Asso e adiacenze » 192
Da Bosisio con le squadre dei Mauri e Nibbiono » 309

Questa notificazione è ripetuta integralmente dallo stesso Duca in data 1° agosto 1741 e 27 luglio 1747.

Nel periodo 1778-1796 si effettua l’apprensione del feudi dell’ultimo Duca Don Carlo Sfondrati per parte dell’erede Conte Alessandro Serbelloni.

Nell’anno 1790 il conte Agostino Casati dottore collegiato di Milano appoggiandosi sulle benemerenze dei suoi antenati inoltrò una supplica per avere il feudo vacante della Riviera, ma gl’immediati avvenimenti della Rivoluzione seppellirono per sempre i privilegi feudali. [p. 228 modifica]

GIURISDIZIONE — CARICHE PUBBLICHE

Sindaci - A capo della comunità vi era il sindaco o i sindaci perchè, come si è già visto, vi fu un periodo di tempo nel quale vi erano due sindaci che venivano eletti annualmente.

Riproduciamo qui un curioso documento che prova quanto sia difficile nei piccoli centri l’esercizio delle cariche pubbliche per i vincoli di parentela che uniscono quasi tutti gli abitanti del paese, e come l’istituto dei due sindaci possa talvolta meglio tutelare il rispetto alla giustizia.

Il 14 maggio 1743 Giovanni Invitti di Perledo faceva la seguente dichiarazione: «Io sottoscritto Giov. Invitto attesto in occasione che Mr Giovanni Battista Fumeo sindico della detta comunità generale di Perledo andò alla casa di Mr Giov. Francesco Borlengo altro sindico della detta comunità generale per ivi far sottoscrivere da detto altro sindico l’istanza mandata e sottoscritta dalli Maggiorati di Perledo per poi presentarla all’egregio signor Podestà di Valsassina, che per sino sul fine del mese di Gennaio scorso, detto Borlengo sindico rispose a Fumeo detto che lui non la voleva sottoscrivere per non farsi voler male dai suoi parenti, contro dei quali era fatta detta istanza, ma che tutto ciò veniva operato da detto Fumeo sindico, l’aveva anch’esso per ben fatto adoperato, ed in tutto si rimetteva al modesimo Fumeo sindico, suo compagno e per essa la verità, pronto ratificarla anche con un particolare giuramento»2.

Altra carica pubblica era quella del console le cui attribuzioni sono contenute in una risposta data dal console di Varenna Giovanni Pirelli al Pretore in un interrogatorio durante un processo. Richiesto dal Pretore in che cosa consistesse l’ufficio del Console il Pirelli rispose: «Bisogna servire alla giustizia e portare all’ufficio le denuncie dei fatti che succedono». Infatti leggiamo in un documento del 18 luglio 1748: «Denuncio, infrascritto console all’ufficio di Mandello e Varenna come Pietro Tarello con Bernardo suo figlio ed altro di sua famiglia si siano portati il suddetto giorno ne’ siti chiamati Le Foppe vicini a Valsquita di ragione della comunità di Varena a segare li fieni comunali della medesima comunità: testimoni: Andrea Gatto, Giorgio Sartorello e Carlo Valsechi et alla presenza delli sudetti Giorgio Sartorello e Carlo Valsechi gli sono state levate la seghezza et una ranza e furono portate via dalli sudetti siti tre cariche di fieno segato dal sudetto Tarelli nelli siti della comunità di Varena et li sudetti seghezi e ranza si consegnarono ad ogni buon fine ed effetto al suddetto officio, e ciò serve per [p. 229 modifica]mio discarico e per la mia comunità e per fede questo è per mio discarico come console di Varena»3.

Gli affari della giustizia sono trattati dal Podestà o Pretore il quale è nominato dal feudatario e risiede a Mandello col nome di Podestà di Mandello e Varenna. Ma la sua giurisdizione si esercita anche sui comuni di Somanno, Rancio, Linzanico, Abbadia, Vassena, Olcio, e Lierna.

L’ufficio di questo Podestà era composto in massima di un attuario civile, di un notaio criminale e di un fante; quali erano pure nominati dal feudatario. Il podestà percepiva un salario e delle indennità chiamate emolumenti e straordinari. Il podestà Marc’Antonio Marzina nel 1772 percepiva di salario lire 502,5 imperiali, salario che gli veniva pagato dalle varie dipendenti comunità nella misura seguente: Mandello lire 103:6, Somanna lire 35:19, Rancio lire 81:10:3, Linzanico lire 62:10:6, Abbadia lire 51:4:3, Olcio lire 45:4:3, Vassena lire 13:10:6, Lierna lire 68:8:6, Varenna lire 42.

Gli emolumenti erano dovuti al podestà per la visita delle strade ed erano pagati dalle comunità di Mandello, Somanna, Rancio, Linzanico, Abbadia, Olcio e Lierna nella misura di lire 3:10 per ciascheduna.

Gli straordinari dipendevano dalla quantità dei litiganti e dalle liti. Il podestà Marzina si lagnò di non aver guadagnato in tutto l’anno 1771 tra il civile e il criminale che lire cento imperiali.

Tanto l’attuario civile come il notaio criminale non avevano salario fisso, ma solamente proventi straordinari.

Il fante riscuoteva ogni anno a titolo di salario lire 240 imperiali che gli venivano pagate dalle varie comunità nella seguente misura: Mandello lire 48:88 Somanna lire 16:9 Rancio lire 38:4:4 Linzanico lire 29:6 Abbadia lire 24:4 Vassena lire 6:6, Olcio lire 21:44, Lierna lire 32:1:4 e Varenna lire 24.

Nell’anno 1742 troviamo che il podestà ha anche un luogotenente e ce lo dice il seguente decreto di nomina: «Noi Don Camillo Ambrosoni podestà di Mandello e Varenna dovendo eleggere un luogotenente quale in nostra absenza supplisca alle nostre veci in Varena et essendo pienamente informati della sufficienza ed integrità dell’Illmo Sig. Dott. Carlo Mornico lo elegiamo et deputiamo in nostro luogotenente con tutti quelli honori a noi competenti e per tale dovrà essere riconosciuto con li soliti emolumenti dalli signori sindaco, console et homini della detta comunità di Varena. Dato ex officio Prete Mandelli et Varene die quarta mensis Februari anno 1742».

Da una relazione sulle preture dello Stato di Milano responsiva al decreto 17 febbraio 1772 togliamo le seguenti notizie:

Varenna dipende dalla pretura di Mandello. Gli individui componenti l’ufficio sono: [p. 230 modifica]

L’attuario civile, l’attuario criminale, e i fanti tutti nominati dal feudatario. Il comune di Varenna paga lire 18 all’anno all’attuario criminale e lire 7 al fante per le visite. Il podestà è Marc’Antonio Mazzino nominato dal feudatario.

Perledo dipende dalla pretura di Valsassina. Il podestà è il Dottor Giuseppe Longhi nominato dal feudatario Conte Monti Melzi.

Nel 1773 venne pubblicato un nuovo piano governativo relativo alle preture si regie che feudali, nel quale la giurisdizione della pretura di Mandello venne estesa ai comuni di Bellano e Dervio.

Nel 1787 il conte Carlo Sfondrati della Riviera, nell’intento di avere presso di sè il pretore e favorire Bellagio fece pratiche per trasferire la pretura da Mandello a Bellagio. Naturalmente tanto Mandello come le altre località interessate insorsero contro questo minacciato trasloco, affidarono le loro ragioni al Dott. Picinelli Cesare di Milano ed inoltrarono una supplica all’Imperatore. La vertenza venne passata al Procuratore Generale della R. Camera che abilitò i deputati dell’estimo di Mandello a far valere le ragioni della comunità davanti ai tribunali di giustizia.

È notevole il fatto che il Governo avesse imparzialmente accolte le ragioni dei deputati di Mandello: infatti nella sessione del 24 aprile 1788 il Consiglio di Governo mentre trova verosimile che il conte Sfondrati possa con qualche fondamento appoggiarsi all’editto del 6 giugno 1778, in cui sotto alcune condizioni si permetteva ai vassalli possessori di più feudi di nominare un solo podestà, non può impugnare che i motivi di congruenza adotti dai deputati di Mandello, e specialmente la formale convenzione fra essi e il conte feudatario da essi allegata e portante l’obbligo della residenza in Mandello non somministrino ai deputati stessi buone ragioni.

Il conte Carlo Sfondrati morì in quell’anno stesso, ma contrariamente alle assicurazioni del Governo, alla fine del 1787 Giov. Battista Rezia venne nominato pretore di Bellagio.

Non cessarono per questo i reclami di Mandello ai quali si aggiunsero quelli di Bellano e Dervio. In una supplica da essi mandata all’Intendenza Provinciale politica si legge: «L’essere stata fissata la residenza della pretura di Bellano e Dervio con uniti nel borgo di Bellagio ha arrecato alli abitanti in dette due Pievi tanti incomodi e spese che ormai non si trova chi voglia servire di console nei rispettivi Comuni se non con eccessivo salario, atteso il lungo viaggio e la inevitabile spesa di barca che sono obbligati a fare e spesse svolte il dovere essere costretti dimorare in Bellagio nell’osteria due o tre giorni a causa del lago burascoso.... tutto ciò obbliga li deputati dell’estimo dei comuni componenti dette Pievi di Bellano e Dervio servitori umillissimi di questa Regia Intendenza Provinciale Politica ad umilmente supplicarla affinchè si degni dare quelle provvidenze che stimerà del caso pel sollievo di questi aggravati sudditi». [p. 231 modifica]

La predetta istanza venne infine accolta nel 1793. In quell’anno essendo stata determinata la sistemazione di due preture camerali l’una in Asso e l’altra in Mandello «per l’importante amministrazione della giustizia nei nostri feudi resi vacanti e devoluti alla R. Camera colla seguita morte del colonello Sfondrati ultimo conte della Riviera e persuadendoci in conseguenza destinare in ciascun luogo alla carica di giurisdicente con quell’assegnamento di soldo e di emolumento che sarà in seguito determinato, un probo ed abile soggetto, siamo passati a nominare in pretore camerale di Mandello e della Riviera e cioè di Varenna con Fiume Latte, Bellano Dervio con Monte Introzzo e sue rispettive giurisdizioni, pel quadriennio incominciato col 1° giugno 1793, il Dott. Giovanni Battista Rezia che ha fin’ora coperta la pretura feudale della Riviera».

E così cessava per sempre la serie delle cariche feudali.

Nel 1795 la pretura di Mandello acquistò maggiore importanza perchè assorbì la pretura feudale di Lecco avendo il pretore di questa rinunciato la patente al suo feudatario Don Giuseppe Airoldi.

Da una pianta della pretura di Mandello dell’anno 1796 si rileva che gli oggetti di sua competenza erano le cause civili e criminali e gli affari di polizia e che il pretore in quell’anno era il Dott. Gaetano Carganico di Varenna subentrante al Rezia. Componevano inoltre l’uffizio un luogotenente, un attuario, un cancelliere, un protocollista, uno speditore, un bargello e quattro guardie di polizia4. Per evitare agli abitanti di Bellano un lungo viaggio, il pretore di Mandello era obbligato in un giorno d’ognl settimana di trasferire la sua residenza a Bellano nell’antica casa pretoriale del luogo.

Non va passato sotto silenzio che nel 1787 furono iniziate pratiche per trasportare da Bellano a’ Varenna la sede del Regio Cancelliere. A Varenna era già stata trovata la casa per l’annuo fitto di lire 275, con annesso giardino «e due piante di moroni». La pratica da Como era andata a Milano con parere favorevole ma poi non se ne fece nulla.

Caduto il Governo austriaco e coll’evento della dominazione francese l’amministrazione della Lombardia aveva proposto al Governo la destituzione di tutti i pretori creati dall’agenzia militare.

Il Dott. Gaetano Carganico che era appunto stato nominato dall’agenzia militare, con decreto delli 27 aprile 1797, in un suo promemoria al Governo fa domanda di essere eccettuato da questo provvedimento, per le seguenti ragioni: «1. perchè essendo io laureato in legge ed avendo compiuto la triennale pratica civile e criminale senza essere inquisito per alcun delitto mi trovo abilitato dalla legge del paese a coprire la carica di giudice. 2. Perchè quantunque io sia stato nominato pretore dell’Agenzia militare fui però proposto alla medesima dalla [p. 232 modifica]Congregazione di Stato, cioè da quella stessa autorità che adesso sotto il nome d’Amministrazione della Lombardia propone la destituzione dei pretori, prerogativa di cui a riserva di due o tre altri, non gioisce il resto dei Podestà creati dagli agenti militari. 3. Perchè io fui istallato nella pretura di Mandello anche a contemplazione dei servizi da me prestati a Semonville l’ambasciatore della Repubblica Francese, allorchè fu prigioniero in Gravedona sul lago di Como nel 1793 come lo comprova l’unita di lui lettera5. 4. Perchè coll’essere io stato pretore di Mandello non si fece alcun torto al mio antecessore mentre mi accordò di buon grado una formale cessione dell’impiego a motivo della cagionevole di lui salute. 5. Perchè in quattro mesi da che io copro lo carica non ho mai dato alcun motivo di lagnanza nè al popolo ai tribunali».

La real giunta del Censimento con sua istruzione delli 30 Marzo 1751 aveva stabilito che per ogni determinato numero di comuni dovesse eleggersi un cancelliere con l’incarico «di ben custodire le scritture e di sostenere l’osservanza del sistema del nuovo censo, di rogare gli atti comunicativi nei convocati generali e particolari nella adunanze dei deputati dell’estimo e dei Sindaci, reggenti ed amministratori del Comune» e di conservare i catastrini delle comunità e della sua delegazione, come pure i rispettivi registri «che devono servire alla formazione dei reparti dei carichi nella prossima esecuzione del nuovo censo».

Ecco la lettera scritta dal Semonville al pretore Carganico:


Paris I° Mai 1796.

Sans doute, monsieur, je me resouviendrais tonjorurs avec une tendre reconnaissance des soins touchants que j’ai reçus de vous et de votre famille lorsque nous portions des fers honorables á Gravedonne. Depuis l’instant où j’ai recouvrè ma liberté voici la troisiéme fois que je m’efforce de vous faire parvenir l’expression d’un sentiment que je regarde comme le primier des devoirs. Deux maisons de banque avee les quelles j’ai conservé des liaisons a Gênes ont cherchè les moyens de vous faire donner mes lettres; peutFonte/commento: 526 être des considérations politiques les ont elles empechè de parvenir. Cepandant il me semble que rien n’est plus indifferent aux grands mouvements des puissances qu’un homme sensible et généreux reçoive des témoignages de gratitude de celui qu’ il a obligé. Qu’importe á votre gouvernement qu’un français aujourd’hui simple citoyen ait contracté envers vous de grandes et imperissables obligations?

Un temps viendra ou il me sera possible de vous entretenir librement eu attendant faut plier le joug sous l’empire des circonstances: elles me commanden beoucoup pour vous, un peu pour moi, de ne pas vous en dire maintenant d’avantage. [p. 233 modifica]

Je sais positivement que plusieurs habitans de vos Cantons saisis d’une terreur panique, ont cherché a se procurer des lettres de France pour leur servir de racomandation daus le cas de l’approche du général Bonaparte. Quoique je puisse me dire son ami á toute porté de titres, je serois an desespoir qu’ou pensat qu’un pareil motif m’a déterminé á vous écrire, tandis que je n’en ai d’autre que de vous offrir l’expression d’un sentiment qui ne finira qu’ avec ma vie6.


Con decreto delli 4 gennaio 1760 firmato dal Conte di Firmian il Dott. Carlo Mornico veniva eletto regio cancelliere di Varenna con Fiume Latte.

Ma il cancelliere rimase poco tempo in Varenna. Col regolamento censuario del 1° aprile 1785 vennero istituiti in Lombardia 80 cancellieri forensi del Censo uno per ciaschedun distretto. Un cancelliere venne posto in Valsassina che comprendeva anche la pieve di Bellano; Varenna e Mandello vennero messe alla dipendenza del cancelliere di Lecco.

Col compartimento territoriale dello stato di Milano pubblicato con editto 26 settembre 1786, Varenna, Bellano, Dervio, Mandello e Lecco componenti la Riviera di Lecco, vennero assegnati alla provincia di Como, così pure Perledo, Esino ed altre località della Valsassina.

Nella seduta del 4 Fiorile anno VI repubblicano (21 aprile 1798), il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina decreta la ripartizione del territorio dello Stato in dipartimenti e distretti. Varenna con Fiume Latte e Perledo viene assegnata al distretto della Riviera con Bellano capoluogo. Questo distretto comprendeva Lierna, Varenna, Bellano, Dervio, Corenno, Dorio, Perledo, Esino e varie altre località della montagna7.

Con decreto 21 vendemmiale, anno VII repubblicano viene riconfermata la dipendenza di Varenna e Perledo dal distretto di Bellano, dipartimento Adda e Oglio con capoluogo Morbegno.

A Bellano capoluogo del distretto risiedeva il giudice di pace, a Gravedona il tribunale circondariale corregionale per i distretti di Dongo, Chiavenna e Bellano.

LA MAGISTRATURA DELLA SANITÀ

Questa magistratura è una istituzione che data in Lombardia dal XVII secolo, e resa necessaria dalle epidemie che funestavano a frequenti [p. 234 modifica]intervalli il paese. Il magistrato della sanità aveva il suo organo centrale a Milano e funzionava in tutto il territorio dello stato mediante i deputati alla sanità eletti in ogni comune. Già il 2 ottobre 1693 in seguito alla grida che ordinava ad ogni comune di eleggersi i deputati alla sanità, il comune di Varenna in data 29 dello stesso mese informava, a firma dei due sindaci Agostisto Scanagatta e Giorgio Venino, il magistrato della sanità di avere deputato a quest’ufficio i signori Alfonso Mornico ed Agostino Scanagatta, entrambi di Varenna «e che potranno servire anche per le terre di Monte sopra Varenna ed Esino come già più vicine di cui detto signor Mornico è anche anziano»8.

In una patente del 10 marzo 1751 sono meglio precisati i doveri di questi deputati che sono incaricati «di provedere alla condanna delle pene pecuniarie ai contraventori delle leggi sanitarie fino alla somma di scudi 25 nella robba e ad un tratto di corda e fustigazione nei corpi, applicando un terzo delle pecuniarie ai loro uffici e due terzi a questo magistrato»9.

Il 13 agosto 1748 era stata mandata la seguente grida a Varenna che venne affissa nel paese. Essa diceva così: «Essendo pervenuta alla notizia delli illustrissimi signori Presidente, Conservatore Generale del Magistrato alla Sanità in tutta la Lombardia Austriaca, come nel borgo di Varenna e sue terre adiacenti si facciano alcuni lecito di porre tutto a marcire nelle pubbliche contrade e di gettare dalle finestre acqua marcia puzzolente, urine ed altre immondezze, al di più di lasciar aperte le strette dalle quali sorge l’immondezza di sterquilini, hanno stimato degno di provvedimento un si grave disordine, e però in virtù del presente ordinano ed espressamente comandano a qualsivoglia persona di che grado, stato e condizione ella si sia del suddetto borgo di Varenna e sue terre adiacenti, che non ardischino da qui in avanti di commettere gli enunciati disordini sotto pena di scudi 25 ogni volta e per ogni contraventore, oltre la maggiore arbitraria al medesimo maestrato. E perchè si possa venire in chiaro delle trasgressioni in simili materie, detti illustrissimi signori comandano al loro Deputato di Sanità residente in detto borgo Giuseppe Arrigoni, ed a quelli gli sucederanno nel medesimo officio, che diano parte de’ contraventori e delle circostanze delle trasgressioni per potersi passare a darne il dovuto esemplo, dovendo la presente essere pubblicata ed affissa ne’ luoghi soliti del suddetto borgo e sue terre adiacenti10». [p. 235 modifica]

Fra i deputati alla sanità eletti in Varenna nel secolo XVIII troviamo: nel 1739 Giuseppe Arrigoni, nel 1751 Giovanni Greppi q. Carlo, nel 1755 Anselmo Serponti, nel 1772 Antonio Maria Venino q. Baldassare.

Altra incombenza di questi deputati alla Sanità era quella d’invigilare sulle malattie contagiose delle bestie bovine.

Popolazione — Nel 1723 la popolazione di Varenna era di maschi 208, femmine 244, quella del monte di Varenna di maschi 370 (dei quali 88 all’estero) e di femmine 364.


STATUTI DI PERLEDO

Alla morte di prete Francesco Scotti di Tondello, avvenuta in Perledo il 19 dicembre 1718, il prevosto di Perledo Don Baldassare Cermenati intentò lite all’erede dello Scotti, Giovanni Pietro Venini, accusandolo di avere sottratte parecchie scritture fra le quali un libro di regole antiche della comunità, secondo quanto depone il preposto davanti al capitano di giustizia.

Secondo il desiderio manifestato dallo Scotti prima di morire e cioè di restituire alla comunità di Perledo queste scritture «che i suoi antenati avevano avuto nel maneggio di detta comunità» il libro e le scritture furono mandate alla casa del Preposto.

L’erede Venini accusò poi il Preposto di Perledo di ritenere ingiustamente le scritture della comunità di Valsassina ingiungendogli di restituire anche quella della comunità di Perledo. «E la mattina della seconda domenica di quadrigesima dell’anno corrente rimise al signor prete Antonio Mansier, coadiutore di detto signor Preposto, in tempo che stava pronto per andare all’altare a celebrare la santa messa un editto arcivescovile contra retentores di qualunque specie di roba e scritture appartenenti all’eredità del fu prete Francesco Scotti sotto pena di scomunica».

Le ricerche da noi fatte per conoscere la fine di questa lite e poter quindi rintracciare gli statuti di Perledo disgraziatamente sono state vane.


PESCA

Un’interessante questione di giurisdizione in materia di pesca viene agitata nel 1719 dalla città di Como. I Decurioni della città in una supplica al Governo espongono quanto segue: «Dopo aver premesso che i governatori dello stato di Milano hanno da secoli il diritto di invigilare alla conservazione della pesca nei laghi di Como e di Lecco, con la pubblicazione di editti e comunicazioni pecuniarie e corporali, hanno sempre proibita la pesca nei giorni di frega, affermano che l’esecuzione [p. 236 modifica]di questi editti venne affidata alle due città di Como e Milano rispettivamente per i due laghi di Como e di Lecco.

Che l’ultima grida pubblicata non sorti alcun effetto, come le precedenti, e che i pescatori non si curarono affatto di consegnare le reti come era stato loro imposto, non solo, ma ardirono appellarsi al Senato, tentando così di spogliare le due città di quel diritto che hanno esercitato da secoli.

E difatti gli uomini e i consoli delle Tre Pievi presentarono un ricorso al Senato dicendo che la grida, non ostante la pubblicazione annuale era ormai andata in disuso, che non era promulgata nelle dovute legittime forme e che d’altronde l’esecuzione di essa era irregolarmente pretesa dalla città di Como. A ciò si aggiunse la querimonia dello stesso fiscale delle Tre Pievi il quale appoggiandosi al privilegio dell’anno 1532 del Duca Sforza Visconti che concedeva alle Tre Pievi un giudice distinto, pretendeva una totale indipendenza del territorio dalla città dominante.

Nello stesso tempo Varenna si univa a Bellano, Mandello, Corenno, Onno e Dervio per proporre al Senato una totale indipendenza di giurisdizione economica del territorio della città di Milano. Sia alle Tre Pievi, come alle terre infeudate al conte della Riviera il Senato rispose con lettere benevoli promettendo loro che non sarebbero state molestate.

I Decurioni della città di Como vedendo dunque pregiudicata nei suoi diritti la città la quale «si ritrova assistita per altro da ben chiaro rescritto del Senato dell’anno 1577, e oltre il possesso anche da titolo, mentre non solo dalla ragione comune, ma anche da ben soda massima di stato appoggiata alla città la giurisdizione economica» supplicano che la questione sia meglio esaminata dal Senato.

Tuttavia le cose rimasero allo stato di prima, la grida fu ancora pubblicata ma continuò a non essere osservata.


Le liti che avvenivano tra gli uomini di comuni vicini per questioni di pesca erano frequenti. Generalmente lo sfruttamento della pesca nello specchio d’acqua prospiciente ad un dato comune veniva dal comune stesso dato ad appalto. Dall’anno 1701 al 1706, ad esempio, Giorgio Venini fu l’appaltatore o l’abboccatore come soleva dirsi, del lago di Varenna.

Nel 1710 l’abboccatore fu Battista Venini, nel 1721 Carlo Stampa, nel 1722 Carlo e Antonio Venini. Questi appaltatori concedevano poi ad altri l’autorizzazione di pescare, così in quegli anni Giorgio Venini vendette a certi suoi parenti di Lierna l’autorizzazione di poter pescare nelle acque di Varenna. Nel 1702 Pietro Secco, Tommaso Secco, Giuseppe Panizza e Tomaso Panizza tutti di Lierna pagarono questo diritto di pesca nelle acque di Varenna lire 12 ciascuno.

Nel 1721 Carlo Stampa appaltatore del lago di Varenna concede a Giovanni Panizza del qm Tommaso del Castello di Lierna di poter [p. 237 modifica]pescare nel detto lago «con la bottera et con le sperne e spaderne da botrisi» per il periodo dal 4 Marzo alla Pasqua mediante pagamento di lire cinque.

Ma spesso avveniva che uomini di Lierna e di altre località s’inoltrassero nelle acque di Varenna a pescare senza permesso, di qui liti e processi.

Nel 1723 vi fu una lunga lite davanti il pretore di Mandello e Varenna contro D. Paolo Antonio Mornico, procuratore della comunità di Varenna, provocata dal fatto, che due pescatori di Lierna Giuseppe Brentano, e Giovanni Maria Pini si erano addentrati a pescare nelle acque di Varenna senza autorizzazione, e si tentò allora da quelli di Lierna di dimostrare come qualmente Varenna non avesse diritto di vietare a quelli di Lierna la pesca nelle sue acque sino al sito detto Ligapace11.

Il 22 luglio 1735 Mauro Venino e Carlo Scanagatta delegati dai vicini e dagli abitanti della comunità di Varenna inviano una supplica al Senato contro gli uomini di Mandello per pesca abusiva nelle acque di Varenna12.

Il Consiglio di Governo, con lettera del giorno 20 luglio 1787, ordinava di procedere all’incamerazione della ragione di pesca sul lago di Lecco posseduta dalle varie comunità della Riviera di Lecco.

Eppertanto alli 17 di Agosto delle stesso anno si riunivano sulla pubblica piazza al luogo solito i deputati dell’estimo e cioè Bartolomeo Venini in sostituzione del Primo deputato Giorgio Aureggi, il Dottor Alfonso Mornico, deputato e Giuseppe Campione in sostituzione di Carlo Pensa deputato e i pescatori Domenico Cavalli, Pietro Antonio Brenta, Pietro Venino, Paolo Caribone, Giov. Antonio Campione, Giuseppe Pirelli, Giuseppe Vitali e Francesco Scanagatta. I quali, udita la lettura della lettera di cui sopra e dell’editto magistrale dell’8 Marzo 1763 elessero come loro procuratore per la celebrazione dell’istrumento di retrovendita alla R. Camera della Regalia del lago, Giuseppe Antonio Pensa del fu Gaspare abitante in Milano.

L’esercizio della pesca era nei tempi passati molto più divulgato che oggi. Ciò lo si può desumere anche dal seguente elenco di possessori di banche. [p. 238 modifica]


COMUNE DI VARENA

Nota di quelli che ritengono barche nel Comune di Varena:


1. - Sig. Dott. Carlo Mornico qm Alfonso, Possiede terreni, e tiene barca per suo comodo, e rasegna la licenza avuta.
2. - Antonio Maria Brenta qm Andrea Negoziante, tiene barca per condur mercanzia, possiede beni ed è di boni costumi, e rasegna la licenza avuta.
3. - Andrea Brenta qm Rinaldo Negoziante, tiene la barca per condur mercanzia possiede beni è di boni costumi e rassegna la licenza avuta.
4. - Giovanni Brenta qm Batta Pescatore possiede beni ed è di boni costumi, e rassegna la licenza avuta.
5. - Andrea Brenta qm Batta Barcarolo possiede terreni, ed è di boni costumi, e non ha la licenza.
6. - Baldasar Brenta qm Francesco Pescatore, fà nolli e possiede terreni ed è di boni costumi, e rasegna la licenza avuta.
7. - Antonio Maria Brenta qm Pietro Barcarolo possiede tereni è di boni costumi, e non ha la licenza, onde non la rasegna.
8. - Pietro Conca qm Giacomo cava pietre di marmo possiede terreni, è di boni costumi, e della barca se ne serve per condur le dette pietre, non trova la licenza ma la desidera.
9. - Giuseppe Carganico qm Matteo, Negoziante possiede terreni ed ha due barche una grande e l’altra piccola non ritrova la licenza ma la desidera.
10. - Gaetano Carganico qm Matteo possiede terreni, ha una barchetta piccola per suo comodo, desidera la licenza.
11. - Antonio Carganico qm Carlo Negoziante a barca grande, e piccola possiede terreni è di boni costumi comi li altri tutti umilia la licenza avuta.
12. - Giacomo Pensa qm Carlo posiede tereni, ed è fatore del Sig. Gaspare Pensa umilia la licenza avuta.
13. - Matteo Pensa qm Giov. Molinaro posiede tereni ed è di boni costumi, desidera la licenza.
13. - Giuseppe Campione qm Antonio, possiede fondi ed è da boni costumi e umilia la licenza avuta.
15. - Santino Pirello qm Natale Negoziante possiede fondi, è di boni costumi, e umilia la licenza avuta.
16. - Giorgio Auregi qm Carlo posiede tereni, è di boni costumi, ed ha barca grande e piccola.
17. - Antonio Calvasina qm Nicolò Pescatore, ed oste posiede tereni, e desidera la licenza.
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18. - Francesco Antonio Calvasina qm Domenico pescatore possiede terreni, e desidera la licenza.
19. - Antonio Tarelli qm Carlo barcarolo posiede terreni è di boni costumi come li altri di sopra e umilia la licenza avuta.
20. - Giorgio Vitalli figlio di Francesco calzolaro desiderava licenza.
21. - Francesco Antonio Vittalli figlio di Francesco pescatore desidera la licenza.
22. - Giorgio Scanagatta qm Batta pescatore, possiede terreni, ed umilia la licenza avuta.
23. - Battista Scanagatta figlio separato di Giorgio pescatore desidera la licenza.
24. - Giorgio Venino qm Antonio barcarolo posiede fondi è di boni costumi umilia la licenza avuta.
25. - Francesco Venino qm Antonio molinaro, possiede fondi, è di boni costumi desidera licenza.
26. - Pietro Venino qm Francesco molinaro posiede fondi è di boni costumi desidera licenza.
27. - Battista Venino qm Francesco pescatore umilia la licenza avuta ed è di boni costumi.
28. - Giuseppe Venino qm Pietro molinaro, possiede fondi è di boni costumi, e umilia la licenza avuta.
29. - Giacomo Venino qm Antonio molinaro, possiede fondi ed è di boni costumi, e desidera la licenza.
30. - Giorgio Venino figlio di Francesco molinaro posiede fondi è di boni costumi e desidera la licenza.
31. - Giorgio Venino qm Baldasar pesaro, o sia mercante di pescie, è di boni costumi desidera la licenza.
32. - Bernardo Venino qm Antonio Maria pesaro come supra di boni costumi e desidera la licenza.
33. - Pietro Venino qm Batta posiede fondi desidera la licenza.
34. - Cherubino Fagnani qm Giuseppe calzolaro posiede fondi e tiene barca per suo comodo e umilia la licenza avuta.
35. - Antonio Cavallo qm Carlo Massaro posiede fondi ed ha barca per suo comodo e desidera la licenza.
36. - Giuseppe Greppi qm Carlo molinaro umilia la licenza avuta.
37. - Francesco Cattaneo qm Giuseppe Antonio Massaro è barcarolo, e negoziante di boni costumi umilia la licenza avuta.


«Tutti li sudetti nominati desiderano la licenza, e molti di sudetti non avendola custodita non la ritrovano, e promettono di tener dette barche ben custodite per quanto li possi permettere il loro Porto, massime per essere in quantità le Barche ed il porto piccolo, e massime in tempo di crescenza del Lago».

Nicolao Maguoreg, Cancelliere

[p. 240 modifica]


NUOVO CATASTO — CENSIMENTO — TASSE

Nell’anno 1722 hanno inizio in Varenna le operazioni per il nuovo castato. Il rilievo della mappa in Varenna fu opera del geometra Bartolomeo Molciani che principiò i suoi lavori il 7 maggio e li terminò il 7 giugno, assistito dal sindaco Bernardo Campione, da Paolo Gazone, Giovanni Rappa, Giovanni Venino detto Teresa, Bartolomeo Quartirone e Francesco Pirello.

L’inizio di questo catasto segna una data importante per il territorio di Perledo, in quanto che data da allora la sua separazione dalla Valsassina. Furono gli abitanti stessi di Perledo a provocare il provvedimento che arrecava loro notevoli vantaggi.

Infatti in una relazione degli agenti catastali di Perledo si legge:

«Asseriscono essere parte della Riviera di Lecco. Domandano la manutenzione nel possesso d’immunità da carichi per tutti i suoi boschi e pascoli nei loro territori. Allegano l’incapacità ad essere tal sorta di fondi censita, come anche non fu censita nell’estimo passato e conseguentemente preservata immune da carichi. Producono lettere del 7 settembre 1558 del prefetti dell’estimo passato dirette al regio commissario Ottobono Giustiniano del tenore ivi. Essendo parso all’eccelso Consiglio d’aver qualche rispetto alla terra di Lecco e sua riviera nel pagamento di questo perticato, che alle tavole si antiche come moderne, ove sono descritte le terre della provincia del Ducato che servono per la formazione dei riparti dei carichi ordinari e straordinari si la comunità di Valsassina, Pieve della Riviera di Lecco la quale viene hannualmente cacaricata ne’ detti reparti nella suddetta riviera di Lecco»13.

L’ufficio del Ducato in data 26 settembre 1720 comunicava che con lettera magistrale delli 13 agosto 1720 le terre della Pieve di Perledo venivano separate da quella della Valsassina. Il sindaco di Perledo Pietro Antonio Fumeo nel seguente interrogatorio che subì in Barsio il 13 ottobre 1722 dagli ufficiali del censimento ci dà interressanti notizie sulla dipendenza giurisdizionale di Perledo c sui vari prodotti locali e loro prezzi.


Domanda. — Se la Pieve di Perledo e Monte di Varenna sia la stessa cosa.
Risposta. — Monte di Varenna e Perledo è lo stesso.
D. — Se la Pieve di Perledo sia un sol comune da sè o pur abbia altri comuni sotto di sè.
R. — La nostra Pieve è composta di altre piccole terre che si dimandano Bologna, Regoledo, Regolo, Gittana ed altre piccole cassine [p. 241 modifica]ma tutte fanno un sol comune con la nostra Pieve la quale distribuisce a ciascheduno delle suddette terre la sua contingente porzione di carichi.
D. — Se abbia parrocchia propria e chi sia il suo feudatario.

R. — Abbiamo la nostra parrocchia che è prevostura la qual serve per tutte la suddette terre e il nostro feudatario è il conte Monti.

D. — Come possa essere il conte Monti suo feudatario se è pieve da sè il suo comune.

R. — Deve sapere V. S. che la Pieve di Perledo è pieve veramente da sè, ma è membro della Valsassina e per conseguenza il detto conte è feudatario anche della nostra pieve.

D. — Se dal corpo della Valsassina vengono ligati alla Pieve di Perledo o pure gli vengano a diritura dal Ducato.

R. — Dirò, dopo la venuta in questo Stato delle anni sempre gloriose del nostro Augustissimo si è separata dalla Valsassina la nostra Pieve e gli ordini pel pagamento del carichi, diarie e camerali gli vengono adiritura dal Ducato e non concorre con la Valsassina in altro carico che nei carichi locali.

D. — Quante oncie di semenza di bigatti si distribuiscono all’anno nel suo comune e quante libre di seta dij all’anno un’oncia di detta semenza.

R. — A misura della nostra foglia si distribuiscono oncie 25 in circa di semenza di bigatti in tutto il comune ed un anno per l’altro danno due libre di seta per cadauna.

D. — Che prezzi abbia avuto la seta fatta nel suo comune nelli anni suddetti 1718, 1719 e 1720.

R. — Un anno con l’altro la nostra seta è valutata circa lire 8 la libra.

D. — Di quai pesi e misure si servono nel suo comune.

R. — Abbiamo pesi di Lecco, cioè libre di trenta once, misure di Como cioè 7 oncie e mezzo dei nostri fanno uno Mag. di Milano e laFonte/commento: 526 bta è di cento libbre di 30 oncie per cadauno.

D. — Quante anime faccia il suo comune e se il personale vi sia bastante per il lavorerio dei terreni di esso.

R. — Il nostro comune fa anime 531 ed il personale è anche troppo abbondante per il suo lavorerio.

D. — In quante stara di sale sia censita la Pieve di Perledo.

R. — È censita la nostra pieve in stare 34 e libre 10 in circa di sale e li carichi si distribuiscono due terzi sul reale ed un terzo sul personale e nel personale si comprendono solo i maschi dalli anni 14 sino alli 70.

D. — Quanto venghi a pagare all’anno un personale e quanto un fuoco nel suo comune.

R. — Un personale pagherà da lire tre e mezza all’anno ed un fuoco da lire sei in circa all’anno.

[p. 242 modifica]

D. — A descrivere la qualità dei terreni esistente nel territorio di Perledo e a dire come comunemente si affittano.

R. — Constano li terreni del nostro comune la maggior parte in boschi da taglio per legna dolce, molti avitati, cioè roncaglia dove nelle ripe che vi sono si semina qualche poco d’orzo e qualche minuzia di segale, vi sono poi pochi campi da badile e pochi praticelli d’una sol tagliata, e selve da castagne, e sono tutti asciutti, nè si affittano ma comunemente o si danno a metà o vero si lavorano da chi li possiede.

D. — A qual sorta di grani vi si seminino i suddetti campetti e se vi si seminano ogni anno.

R. — Si seminano ogni anno quei pochi campetti a poco tormento, poco segale e formentone nero e panizo, ma sono così inferiori e di poca cavata questi campetti che tra tutto appena si fa tanto per vivere tre mesi tutto il nostro comune, tre mesi dell’anno con questo anche che la maggior parte del personale va per il mondo a guadagnarsi il vitto.

D. — Quando si semini in tutto distintamente de’ suddetti grani e quanto pure in tutto se ne raccolga distintamente nel suo comune.

R. — Facci conto V. S. che si semineranno da 20 stare in circa in tutto il comune tra segale e frumento e se ne raccoglieranno da quaranta stara in tutto un anno con l’altro, e degl’altri minuti si semineranno circa 10 stara e se ne raccoglieranno da 30 sino a 35 in tutto.

D. — Quante brente di vino, quanti sacelli di castagne bianche e quanti centenara di fieno in tutto si fanno annualmente nelFonte/commento: 526 suo comune.

R. — Circa il vino si faranno in tutto un anno con l’altra da 250 brente di vino in tutto il comune. Per le castagne sono più anni che vanno male nè io so dirle quante se ne faccia atl’anno, e circa il fieno se ne fa poco e non basta per il mantenimento del nostro bestiame.

D. — Che prezzi siansi fatti un anno con l’altro nelli anni 1718 1719 e 1720 del vino.

R. — Il vino è valutato circa quattro lire la brenta.


La stima dei territori fatti dagli stimatori eletti dalla Cesarea Real Giunta del nuovo Censimento ed estimo generale dette i seguenti risultati:

Perledo Pertiche 14686,8 pel valore di scudi 22425
Varenna » 7330,196 » » 12187

La comunità di Varenna nel 1727 faceva anime 438, esigeva ogni anno per dazi della brenta e dell’uva Lire 16,5, per affitto della ragione della pesca sul lago Lire 45,10, e per dazi del prestino, vecchio bolino e macello Lire 188,5.

Pagava ogni anno di censo sopra li dazi suddetti al Conte della Riviera lire 213. [p. 243 modifica]VARENNA [p. 244 modifica]

Elenco intestato al catasto di VarennaFonte/commento: 526

403 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

404

405 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

406 - Brenta Francesco Antonio fu Giorgio

407 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

408 - Greppi Donato fu Carlo-Franccsco

409 - Brenta Francesco Antonio fu Giorgio

410 - Brenta Giovanni Battista fu Francesco

411 - Scanegatta Giovanni fu Carlo-Giuseppe

402 - Serponti Marchese Giovanni Giorgio e conte Anselmo fu Paolo

376 - Greppo Donato fu Carlo-Francesco

377 - Stampa Giovanni Battista

378 - Serponti marchese Giovanni Giorgio e conte Anselmo fu Paolo

379 - Vitali Giovanni fu Carlo

401

418 - Stampa Giovanni Battista

419 - Scanegatta Giovanni fu Carlo-Giuseppe

420 - Carganico Giuseppe fu Matteo

421 - Fabbrica dell’Oratorio delta B. V. del Monastero in Varenna

422 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

423 - Brenta Rinaldo di Andrea

424 - Caribone Paolo fu Francesco

425 - Carganico Gaetano fu Matteo

399

400

426 - Calvasina Domenico fu Baldassare

427 - Calvasina Nicola fu Baldassare

428 - Greppi Donato fu Carlo-Francesco

429 - Pensa Matteo fu Giovanni

430 - Aureggi Francesco, Giuseppe, Pietro, Giorgio, Antonio fu Carlo

380 - Stampa Giovanni-Battista fu Dezio

381 - Pirelli Antonio e Giovanni fu Domenico

382 - Pirelli Santino fu Natale

383 - Pirelli Giuseppe fu Natale

384 - Stampa Giov-Battista fu Dezio

385 - Venino Francesco fu Giovanni-Pietro

386 - Arigone Conte Pietro Paolo fu Giacomo

387 - Scanegatta Gaetano

388 - Parrocchiale di S. Giorgio di Varenna

389 - Capella di S. Marta in Varenna

390 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco-Antonio fu Tomaso

[p. 245 modifica]

398

431 - Venino Giovanni fu Giacomo

432 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco-Antonio fu Tomaso

433 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

434 - Venino Giovanni fu Giacomo

435 - Campione Giuseppe Colombo Legittimato

436 - Cavalli Francesco fu Giov. Battista

437 - Campione Giuseppe Colombo Legittimato

438 - Venino Giorgio fu Andrea

439 - Conca Giacomo fu Pietro

440 - Conca Francesco fu Pietro

441 - Pensa Bartolomeo fu Antonio

442 - Vaisecco Pietro fu Carlo

443 - Campioni Giuseppe, Gerolamo e Giovanni fu Antonio

444 - Conca Francesco fu Pietro

445 - Aureggio Giuseppe fu Guglielmo

446 - Franchino Giacomo fu Giovanni

447 - Cavallo Carlo fu Martino

448 - Aureggio Giuseppe fu Guglielmo

449 - Parrochiale di S. Giorgio di Varenna,

450 - Arrigone Conte Pietro, Paolo fu Giacomo

391 - Capella di Santa Maria Maddalena

392 - Tarello Pietro fu Bernardo

393 - Scanagatta Giorgio fu Giov. Battista

394 - Venino Domenico fu Matteo

395 - Campioni Giuseppe, Gerolamo Giovanni fu Antonio

451 - Capella della B. V. del Monastero di Varenna

452 - Campione Giuseppe Colombo Legittimato

453 -

454 -

455 - Carganico Carlo fu Matteo

456 - Tenca Antonio fu Giov. Battista

457 - Carganico Gaetano fu Matteo

458 - Pensa Antonio fu Antonio, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

459 - Campione Francesco fu Bernardo

460 - Campione Nicola fu Bernardo

461 - Carganico Gaetano fu Matteo

462 - Aureggi Francesco Giuseppe Pietro Giorgio ed Antonio fu Carlo

463 - Capella di S. Giov. Battista in Varenna

464 - Campione Giorgio fu Giuseppe

465 - Calvasina Bernardo fu Baldassare

466 - Scanegatta

467 -

468 - Brenta Giovanni, Andrea fu Giov. Battista

[p. 246 modifica]FIUME LATTE [p. - modifica] [p. 247 modifica]

469 - Scanagatta Giovanni fu Carlo Giuseppe

470 - Brenta Maddalena e Margarita fu Pietro

471 - Capella S. Giovanni-Battista in Varenna

472 - Pensa Bernardo fu Giovanni

473 - Conca Daniella Angela di Giovanni

474 - Scanagatta Carlo fu Giov. Battista

475 - Scanagatta Carlo fu Giov. Battista

476 - Venino Giovanni fu Giacomo

477 - Carganico Giuseppe fu Matteo

478 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco, Antonio fu Tomaso

479 - Conca Giovanni fu Franco

480 - Capella di S. Maria Elisabetta nella Parrocchiale di Varenna

481 - Cavalli Giovanni fu Carlo

482 - Capella di S. Nicola nella Parrocchiale di Varenna

483 - Conca Giuseppe fu Francesco

484 - Conca Giorgio fu Francesco

485 - Capella di S. Maria Elisabetta nella Parrocchiale di Varenna

486 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco-Antonio fu Tomaso

487 -

488 - Venino Giovanni fu Giacomo

489 - Venino Giovanni fu Giacomo

490 - Cavallo Carlo fu Martino

491 - Tenca Antonio fu Giov. Battista

492 - Tenca Antonio fu Giov. Battista

493 -

O - Oratorio sotto il titolo di S. Maria

H - Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di S. Giorgio con cimitero annesso

M - Portico pubblico ove si tiene Banca e convocati della comunità

P - Oratorio sotto il titolo di S. Maria Maddalena

S - Piazza Grande

R - Oratorio sotto il titolo di S. Giov. Battista

T - Oratorio sotto il titolo di S. Giuseppe

17 - Aureggio Giuseppe fu Guglielmo

551 - Pini Stampa Paola fu Brunone

26 -

27 -

28 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

29 - Greppo Donato fu Carlo-Francesco

30 - Serponti Marchese Don Giovanni, Giorgio e Conte Anselmo fu Paolo

35 - Arrigone Conte Pietro Paolo fu Giacomo

34 - Arrigone Conte Don Pietro Paolo fu Giacomo

36 - Parrocchiale di Varenna Prebenda del Parroco

[p. 248 modifica]

44 - Beneficio di S. Andrea eretto nella Parrocchiale di Varenna

43 -

45 - Morcini Rev. Don Giovanni Battista, Rev. Zelio e Don Carlo fu Alfonso

46 -

47 -

48 - Capellania della B. V. nell’Oratorio nel Monastero in Varenna.

49 -

50 -

37 - Sfondrati della Riviera Conte Don Ercole

38 - Parrocchiale di Varenna Prebenda del parroco

39 - Sfondrati della Riviera Conte Don Ercole

40 - Tarello Pietro fu Bernardo

41 - Tarello Bortolomeo fu Luigi

X - Oratorio sotto il tilolo della B. V. di Loreto

494 - Carganico Carlo e Gaetano fu Matteo

495 -

496 - Venino Giovanni fu Giacomo

497 - Venino Antonio fu Francesco

498 - Venino Francesco fu Giov. Battista

499 - Venini Andrea e Giovanni fu Pietro

500 - Suddetti

501 - Venino Pietro fu Giuseppe

502 - Venino Francesco fu Pietro

503 - Venino Margarita fu Bernardo

504 - Tarelli Pietro e Bernardo fu Giov. Antonio

505 - Venino Pietro fu Giuseppe

506 -

507 - Cavallo Tomaso fu Carlo

508 - Venino Francesco fu Pietro

509 - Tarelli Pietro, Bernardo fu Giov. Antonio

510 - Greppi Carlo fu Giuseppe

511 - Venino Antonio fu Giuseppe

512 - Greppi Carlo fu Giuseppe

513 - Venino Francesco fu Pietro Antonio

514 - Venino Antonio fu Giuseppe

515 - Venino Pietro fu Giuseppe

516 - Venino Francesco fu Pietro Antonio

517 - Venini Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

518 - Venino Francesco fu Pietro Antonio

519 - Venino Giovanni fu Giacomo

520 - Venino Giovanni fu Giacomo

544 - Venino Pietro fu Giuseppe

545 - Carganico Gaetano fu Matteo

[p. 249 modifica]

546 - Venino Andrea e Giovanni fu Pietro

543 - Venini Antonio fu Giuseppe

542 - Venino Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

541 - Venino Francesco fu Pietro

540 - Venini Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

539 - Venino Francesco fu Pietro Antonio

538 - Venini Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

537 - Venino Paolo fu Pietro

536 - Venino Baldassare fu Giorgio

535 - Venino Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

533 - Sfondrati della Riviera Conte don Ercole

532 -

534 - Venino Pietro Antonio fu Carlo

531 - Tenca Antonio fu Giov. Battista

530 -

521 - Venino Francesco fu Pietro

522 - Venino Antonio fu Giuseppe

523 - Venino Pietro fu Giuseppe

524 - Greppi Carlo fu Giuseppe

525 - Venino Paolo fu Pietro

526 - Venini Rev. Ercole e Mauro fu Antonio e Baldassare fu Giorgio

527 - Suddetti

528 - Venino Pietro fu Carlo

529 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

71 - Venini Andrea e Giovanni fu Pietro

72 -

73 -

75 -

76 - Greppi Carlo fu Giuseppe

77 - Venino Francesco fu Pietro Antonio

78 - Venino Pietro fu Giuseppe

79 - Venino Pietro fu Giuseppe

80 -

81 - Venino Giovanni fu Giacomo

82 - Tenca Antonio fu Giov. Battista

119 - Venino Baldassare fu Giorgio

124 - Sfrondrati della Riviera Conte Don Ercole

123 - Cavallo Tomaso fu Carlo

125 - Venino Francesco fu Giov. Battista

126 - Venino Andrea e Giovanni fu Pietro

129 - Pensa Antonio fu Andrea Cario e Francesco Antonio fu Tomaso

130 -

131 - Venino Giovanni fu Giacomo

132 - Conca Giovanni fu Francesco

[p. 250 modifica]

4041 - Sartorello Giorgio di Paolo

»2 - Brenta Giov. Battista fu Francesco

»3 - Carganico Giuseppe fu Matteo

»4 - Aureggio Giuseppe fu Guglielmo

»5 - Capella della B. V. del Monastero di Varenna

4011 - Capella di S. Andrea nella Parrocchiale di Varenna

»2 - Capella dell’Immacolata Concez. nella Parrocchiale di Varenna

3991 - Greppo Giovanni fu Carlo

»2 - Greppo Giorgio fu Pietro

4001 - Pirelli Antonio e Giovanni fu Domenico

»2 - Brenta Andrea fu Giov. Battista

»3 - Salla Giovanni Battista fu Bernardo

3981 - Venino Francesco fu Giovanni Pietro

»2 - Arrigone Giovanni Battista e Bartolomeo fu Giuseppe

4531 - Brenta Pietro fu Pietro

»2 - Brenta Carlo, Giovanni, Andrea fu Giov. Battista

4541 - Campione Giuseppe Colombo Legitimato

»2 - Carganico Gaetano fu Matteo

»3 - Carganico Carlo fu Matteo

4661 - Scanegatta Gaetano fu G. Battista

»2 - Scanegatta Carlo fu Giov. Battista

»3 - Scanegatta Giorgio fu Giov. Battista

4671 - Brenta Andrea fu G. Battista

»2 - Brenta Francesco fu Pietro

4871 - Serponti Marchese Giovanni Giorgio e conte Anselmo fu Paolo

»2 - Suddetti

4931 - Sartorello Giorgio di Paolo

»2 - Cavallo Bortolomeo fu Natale

261 - Pini Stampa Paola fu Brunone

»2 - Pini Stampa Paola fu Brunone

271 - Stampa Giov. Battista fu Dezio

»2 - Pini Stampa Paola fu Brunone

431 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

»2 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

»3 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

461 - Mornici Rev. Don. Giov. Battista, Rev. Zelio e Don Carlo fu Alfonso

»2 - Mornici Suddetti

»3 - Mornici Don Paolo fu Alfonso

471 - Suddetto

»2 - Suddetto

491 - Mornici Rev. Giovanni Battista, Rev. Zelio e Don Carlo fu Alfonso

»2 - Mornici suddetti

[p. 251 modifica]

501 - Mornici Rev. G. Battista e suddetti

»2 - Mornici Don Paolo fu Alfonso

4951 - Venino Giovanni Battista fu Pietro

»2 - Venino Pietro fu Pietro

5061 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

»2 - Suddetto

5321 - Venino Francesco fu Giov. Battista

»2 - Venini Andrea e Giovanni fu Pietro

5301 - Venini Rev. Ercole e Mauro fu Antonio

»2 - Venino Boldassare fu Giorgio

721 - Capella di S. Nicola eretta nella Chiesa Parrocchiale di Varenna

»2 - Carganico Giuseppe fu Matteo

»3 - Carganico Giuseppe fu Matteo

731 - Venino Giov. Battista fu Pietro

»2 - Venino Pietro fu Pietro

»3 - Venino Giovanni fu Giacomo

751 - Venino Francesco fu Giov. Battista

»2 - Venino Antonio Giovanni fu Pietro

»3 - Venino Andrea e Giovanni fu Pietro

»4 - Venini Andrea e Giovanni fu Pietro

801 - Venini Giovanni fu Giacomo

»2 - Venini Giovanni fu Giacomo

1301 - Pensa Antonio fu Andrea, Carlo e Francesco Antonio fu Tomaso

»2 - Suddetti


Intestazioni al 7 ottobre 1757.


COMUNE DI PERLEDO

Intestazione all’impianto del Censo di Maria Teresa (1732).


PERLEDO


431 - Ougania Francesco e fratelli fu Ercole

432 - Vedi allegato

433 - Vedi allegato

434 - Pirelli Giovanni e fratelli fu Giovanni Antonio

435 - Fumeo Giov. Battista fu Giov. Battista

436 - Fumeo Giuseppe fu Bartolomeo

437 - Vedi allegato

438 - Cariboni Carlo fu Baldassare

439 - Invitto Ambrogio fu Antonio

[p. 252 modifica]

440 - Beata Vergine del Portone

441 - Vedi allegato

442 - Cappellania della Beata Vergine del Rosario in Perledo

PERLEDO

443 - Vedi allegato

444 - Invitto Ambrogio fu Antonio

445 - Mazzolenghi Domenico e fratelli fu Domenico

446 - Vedi allegato

447 - Ongania Francesco e fratelli fu Ercole

[p. 253 modifica]

447 - Beneficio di S. Lucia di Perledo

449 - Ongania Francisco e fratelli fu Ercole

450 - Fumeo Giuseppe fu Bernardo

451 - Fumeo Matteo fu Francesco

452 - Fumeo Pietro Antonio fu Giov. Battista

453 - Sala Giovanni Battista fu Antonio

454 - Sala Giovanna vedova del fu Carlo

455 - Sala Lucca Antonio fu Bartolomeo

456 - Sala Bartolomeo fu Antonio

457 - Sala Carlo fu Antonio

458 - Fumeo Santino fu Bartolomeo

459 - Venino Antonio fu Carlo

460 - Sala Lucca Antonio fu Bartolomeo

461 - Ongania Francesco e fratelli fu Ercole

462 - Fumeo Giuseppe fu Bartolomeo

463 - Cappellania di S. Lucia di Perledo

464 - Vignarola Lucia vedova di Paolo Sala

465 - Fumeo Giovanni Battista di Pietro Antonio

466 - Fumeo Giuseppe fu Battista

467 - Sala Lucca Antonio fu Bartolomeo

468 - Fumeo Matteo fu Francesco

469 - Fumeo Pietro Antonio fu Bartolomeo


VEZIO


470 - Zuccarolo Carlo e fratelli fu Marc. Antonio

471 - Tarelli Pietro e fratelli fu Giacomo Antonio

472 - Tarelli Pietro fu Bernardo

473 - Tarelli Antonio fu Carlo

474 - Pensa Giuseppe fu Giacomo

475 - Zuccarolo Carlo e fratelli fu Marc. Antonio

476 - Venino Carlo Antonio fu Virgilio

477 - Tarelli Pietro fu Bernardo

478 - Venino Carlo Antonio fu Virgilio

479 - Greppi Donato fu Carlo Francesco

480 - Pensa Giuseppe fu Giacomo

481 - Tarelli Gerolamo e fratelli fu Giovanni Antonio

482 - Greppi Michele fu Francesco

483 - Tarelli Francesco fu Gerolamo

484 - Fumeo Giav. Battista fu Giov. Battista

485 - Tarelli Pietro fu Bernardo

486 - Tarelli Gerolamo e fratelli fu Giovanni Antonio

487 - Pensa Elisabetta vedova del fu Pietro

[p. 254 modifica]VEZIO

488 - Tarelli Bartolomeo fu Luigi

489 - Tarelli Francesco fu Gerolamo

490 - Pensa Elisabetta vedova del fu Pietro

491 - Tarelli Pietro fu Bernardo

492 - Greppi Donato fu Carlo Francesco

493 - Pensa Giuseppe fu Giacomo


REGOLO

494 - Ongania Giorgio fu Francesco

495 - Venino Francesco fu Giuseppe

496 - Mornico Paolo e fratelli fu Alfonso

497 - Festorazzo Antonio fu Bartolomeo

498 - Festorazzo Antonio fu Bartolomeo

499 - Festorazzo Carlo Antonio fu Paolo

500 - Ongania Bartolomeo fu Giovanni

501 - Ongania Martino e fratelli fu Francesco

[p. 255 modifica]

502 - Ongania Giacomo Antonio fu Francesco

503 - Sala Giacomo e fratelli fu Bernardo

504 - Sala Giovanni Battista fu Bernardo

REGOLEDO

505 - Ongania Martino e fratelli fu Francesco

506 - Sala Giacomo fu Bernarolo

507 - Ongania Carlo fu Bartolomeo

508 - Ongania Giovanni Antonio fu Lorenzo

509 - Ongania Giacomo fu Francesco (detto il Molinaro)

510 - Mornici Paolo e fratelli fu Alfonso

511 - Ongania Bartolomeo fu Giovanni

[p. 256 modifica]

512 - Festorazzo Carlo Antonio fu Paolo

513 - Mornici Paolo e fratelli fu Alfonso

514 - Ongania Giorgio fu Francesco (detto il Mulinaro)

515 - Pensa Antonio fu Carlo

516 - Ongania Giacomo Antonio fu Francesco

517 - Vedi allegato

518 - Festorazzo Carlo Antonio fu Paolo

519 - Conca Giovanni fu Carlo

520 - Pensa Antonio fu Carlo

521 - Mornici Paolo e fratelli fu Alfonso

522 - Stampa Giovanni Battista fu Dezio

523 - Conca Giovanni fu Carlo

524 - Festorazo Carlo Antonio fu Pietro

525 - Ongania Bortolomeo fu Francesco

526 - Ongania Carlo fu Bartolomeo

527 - Penna Cesare fu Carlo

528 - Festorazzo Carlo Antonio fu Pietro


TONDELLO

529 - Vedi allegato

530 - Vedi allegato

531 - Vedi allegato


BOLOGNA

532 - Benzone Carlo fu Giuseppe

533 - Benzone Pietro fu Francesco

534 - Pomini Giuseppe fu Martino

535 - Beneficio di S. Bernardo di Bologna

536 - Faggio Carlo fu Costante

587 - Faggio Pietro Maria fu Domenico

538 - Faggio Giovanni fu Gerolamo

539 - Fumeo Pietro Antonio fu Bartolomeo

540 - Pizzotti Giov. Battista fu Domenico

541 - Faggio Giovanni fu Gerolamo

542 - Faggio Lorenzo fu Carlo

543 - Invitti Giovanni Maria e fratelli fu Pietro

544 - Maresio Bartolomeo fu Giuseppe

545 - Cella Giovanni Maria e fratelli fu Pietro

546 - Pomi Paolo fu Giulio

547 - Conca Antonio Maria e fratelli fu Pietro

558 - Fumeo Pietro Antonio fu Bartolomeo

[p. 257 modifica]

549 - Conca Antonio Maria fu Pietro

550 - Benzone Giacomo fu Giuseppe

551 - Faggio Pietro Maria fu Domenico

552 - Maresio Bartolomeo fu Giuseppe

TONDELLO

553 - Invitti Giovanni Maria e fratelli fu Pietro

554 - Maresio Bartolomeo fu Giuseppe

555 - Beneficio di S. Bernardo di Bologna

556 - Fumeo Pietro Antonio fu Bartolomeo

557 - Pomi Paolo fu Giulio

558 - Faggi Giovanni fu Gerolamo

559 - Invitto Giovanni Maria fu Pietro

560 - Pomi Martino fu Giuseppe

[p. 258 modifica]BOLOGNA

561 - Pomi Giov. Giacomo fu Giov. Giacomo

562 - Benzone Giacomo fu Giuseppe

563 - Benzone Giovanni fu Francesco

564 - Pomi Bartolomeo fu Paolo

565 - Faggio Lorenzo fu Carlo

566 - Pomi Bartolomeo fu Domenico

567 - Vedi allegato


GISAZIO

568 - Conca Antonio Maria fu Pietro

569 - Borlengo Giovanni Francesco fu Santino

570 - Conca Antonio Maria fu Pietro

571 - Castelli Pietro Antonio fu Carlo

572 - Borlengo Giovanni Francesco fu Santino

573 - Della Mano Bernardo fu Antonio

574 - Della Mano Carlo fu Carlo

575 - Maresio Andrea fu Bartolomeo

[p. 259 modifica]

576 - Maresio Audrea (detto il Laninino)

577 - Della Mano Carlo fu Carlo

578 - Maresio Andrea fu Bartolomeo (detto il Laninino)

579 - Castelli Carlo fu Pietro Antonio

580 - Della Mano Andrea fu Bernardo Livellario della B. V. del Rosario

581 - Della Mano Andrea fu Bernardo

GISAZIO

582 - Vedi allegato

583 - Vedi allegato

584 - Nasazza Stefano fu Paolo Antonio

585 - Nasazza Elisabetta vedova del fu Andrea

586 - Della Mano Carlo Francesco

587 - Vedi allegato

588 - Della Mano Carlo Francesco e fratelli fu Giov. Antonio

589 - Maresio Bartolomeo e fratelli fu Carlo

590 - Benzone Sebastiano fu Pietro

591 - Conca Antonio Maria e fratelli fu Pietro

592 - Della Mano Antonio fu Antonio

593 - Borlengo Giovanni Francesco fu Santino

594 - Della Mano Carlo Fancesco e fratelli fu Giov. Antonio

[p. 260 modifica]

ALLEGATO

432. 1 - Ongania Pietro fu Francesco

» 2 - Ongania Giovanni Angelo fu Antonio

» 3 - Ongania Giuseppe fu Antonio

» 4 - Ongania Ercole fu Martino

433. 1 - Conca Maria Scotta vedova del fu Bartolomeo

» 2 - Fumeo Giov. Battista di Giov. Antonio

437. 1 - Beneficio di Santa Lucia di Perledo

» 2 - Mattarello Eugenio fu Antonio Maria

441. 1 - Invitto Giov. Ambrogio fu Ambrogio

» 2 - Fumeo Giov. Battista e figlio di Pietro Antonio

» 3 - Invitto Domenico fu Ambrogio

» 4 - Festorazzo Marino fu Carlo

» 5 - Festorazzo Carlo fu Gioacchino

443. 1 - Pirelli Giovanni e f.lli fu Giov. Battista

» 2 - Festorazzo Antonio fu Bartolomeo

446. 1 - Mattarello Alfonso fu Antonio Maria

» 2 - Mattarello Eugenio fu Antonio Maria

517. 1 - Pensa Cesare fu Carlo

» 2 - Pensa Francesco e f.lli fu Bartolomeo

» 3 - Pensa Cesare fu Carlo

» 4 - Ongania Giovanni Antonio fu Lorenzo

» 5 - Pensa Antonio fu Carlo

529. 1 - Ongania Antonio fu Martino

» 2 - Ongania Martino fu Martino

530. 1 - Beneficio di S. Catterina di Perledo

» 2 - Venino Francesco fu Pietro

531. 1 - Ongania Antonio fu Martino

» 2 - Ongania Martino fu Francesco

» 3 - Venino Antonio fu Carlo

» 4 - Venino Francesco fu Pietro

531. 5 - Fumeo Giovanni Battista di Pietro Antonio

567. 1 - Fumeo Francesco fu Bernardino

» 2 - Pirella Margherita fu Bartolomeo

582. 1 - Della Mano Antonio fu Antonio

» 2 - Della Mano Bernardo fu Antonio

» 3 - Della Mano Andrea fu Bernardo

583. 1 - Della Mano Bernardo fu Antonio

» 2 - Della Mano Antonio fu Antonio

587. 1 - Nasazzo Stefano fu Paolo Antonio

» 2 - Nasazza Elisabetta vedova del fu Andrea

595. 1 - Maglia Leonardo fu Bartolomeo

[p. 261 modifica]

595. 2 - Maglia Francesco fu Pietro

607. 1 - Cappellania della Beata Vergine di Gittana

» 2 - Maglia Giacomo e f.lli fu Carlo Francesco

641. 1 - Conca Giuseppe fu Domenico

» 2 - Bergamina Maria vedova del fu Pietro

» 3 - Borlengo Bartolomeo fu Nicolao

» 4 - Conca Giuseppe fu Domenico

» 5 - Bergamio Bernardo fu Lorenzo

643. 1 - Fumeo Giovanni Battista fu Matteo

» 2 - Conca Carlo fu Domenico

» 3 - Nasazzo Francesco fu Andrea

649. 1 - Conca Giuseppe fu Domenico

» 2 - Conca Carlo fu Domenico

» 3 - Parrocchiale di Varenna

» 4 - Bergamio Bernardo fu Lorenzo


GITTANA

595 - Vedi allegato

596 - Maglia Carlo Francesco fu Giacomo

597 - Serrina Marta vedova del fu Pietro

598 - Maglia Giacomo e f.llo fu Carlo-Francesco

599 - Maglia Carlo Bernardo fu Giacomo

600 - Conca Francesco fu Pietro

601 - Conca Pietro fu Nicolao

602 - Conca Pietro fu Ambrogio

603 - Conca Pietro fu Simone

604 - Conca Pietro fu Ambrogio

605 - Maglia Giacomo e f.lli fu Carlo Francesco

606 - Maglia Giacomo e f.llo fu Bernardo

607 - Vedi allegato

608 - Conca Pietro fu Nicolao

609 - Maglia Carlo Domenico fu Antonio

610 - Conca Nicolao e f.lli fu Matteo

611 - Conca Antonio fu Pietro

612 - Conca Francesco fu Matteo

613 - Conca Bernardo fu Nicola

614 - Maglia Carlo Antonio fu Ambrogio

615 - Conca Francesco fu Matteo

616 - Maglia Carlo Bernardo fu Giacomo

617 - Conca Antonio fu Pietro

618 - Maglia Carlo e f.lli fu Giacomo (detto il Briosco)

619 - Maglia Carlo Antonio fu Ambrogio

620 - Conca Nicolao e f.lli fu Matteo

[p. 262 modifica]

621 - Maglia Carlo Domenico fu Antonio

622 - Maglia Giacomo e f.llo fu Carlo Francesco

GITTANA

623 - Maglia Carlo Bernardo fu Giacomo

624 - Maglia Carlo Domenico fu Anselmo

625 - Maglia Carlo Antonio fu Ambrogio

626 - Maglia Giacomo e f.lli fu Bernardo

627 - Maglia Carlo Francesco fu Giacomo

[p. 263 modifica]


SESEGLIA

628 - Fumeo Giuseppe Maria fu Bernardino

629 - Fondra Cesare fu Carlo Antonio

630 - Mattarelli Lorenzo fu Giuseppe

631 - Fondra Cesare fu Carlo Antonio

632 - Fumeo Donato fu Bernardino

633 - Lazari Antonio Maria fu Giovanni

[p. 264 modifica]

634 - Fumeo Battista fu Giuseppe

635 - Fumeo Giuseppe e f.lli fu Bernardino

636 - Fumeo Bartolomeo fu Giuseppe

637 - Fondra Cesare fu Carlo Antonio

638 - Fumeo Francesco fu Bernardino

639 - Fumeo Antonio fu Bernardino

640 - Lazari Antonio Maria fu Giovanni


REGOLEDO

641 - Vedi allegato

642 - Beneficio di S. Lorenzo di Regoledo

643 - Vedi Allegato

644 - Bergamio Michele fu Lorenzo

645 - Bergamio Maria vedova del fu Pietro

646 - Abbazzia di S. Nicolao di Bellano

647 - Cappellani di S. Lorenzo di Regoledo

648 - Borlengo Bartolomeo fu Nicolao

649 - Vedi allegato

650 - Conca Giuseppe fu Domenico

651 - Conca Carlo fu Domenico

652 - Bergamio Bernardo fu Lorenzo

653 - Conca Carlo fu Domenico

654 - Borlengo Pietro Maria fu Nicolao

655 - Maglia Giovanni Maria fu Carlo

656 - Abbazia di S. Nicolao

657 - Borlengo Bartolomeo fu Nicolao

658 - Borlengo Bernardo fu Giuseppe

659 - Cappellani di S. Lucia di Perledo

660 - Borlengo Bernardo fu Giuseppe

661 - Bergamio Giacomo fu Michele


Ecco un piccolo elenco di esercenti di Varenna con le tasse da essi pagate:

Carganico Giuseppe qm Matteo, mercante di bindelli, tele e bambagina lire 1 soldi 5.

Venino Antonio Maria, ricevitore di grano e olio lire 1 e soldi 5.

Greppi Giovanni qm Carlo, macellaro e salsicciaro, soldi 12 e denari 6.

Auregi Pietro qm Carlo rivencitore di carbone e olio, lire 1 e soldi 5.

Vitalli Giov. Batta, di Francesco macellaro e salsiciaro soldi 12 e denari 6.

Auregi Antonio qm Carlo, oste.

Conca Giovanni qm Francesco marmoraro.

[p. 265 modifica]

Calvasina Baldassare qm Nicolò, mamoraro.

Medici Pietro qm Pietro, tagliatore.

Campioni Nicolò qm Bernardo, tagliatore.

Conca Pietro qm Giovanni, tagliatore.

Vitalli Giorgio di Francesco calzolaro e fruttarolo, lire 1 e soldi 5.

Cavalli Santino qm Natale, fabricatore di secchie e brente14.


Tassa Personale. — Maria Teresa con editto 5 dicembre 1755 aveva mirato a tutelare gli interessi della proprietà fondiaria, ed aveva stabilito che i proventi dell’imposta personale fossero ripartiti per metà tra lo Stato e i comuni e poichè questa seconda metà avrebbe dovuto servire soltanto a pagare i debiti comunali, così nei comuni che non avevano debiti gli abitanti avrebbero dovuto pagare solamente la metà dell’imposta spettante allo Stato o versare alla tassa comunale una quota più lieve di quanto avrebbero dovuto.

Così gli abitanti di Varenna, come quelli di Laveno, Menaggio, Val Solda e Val Taleggio i cui comuni non avevano debiti, non pagavano che la metà dell’imposta personale15.

Il seguente documento che si riferisce ad un ricorso degli abitanti di Varenna, appunto per la tassa personale, dimostra lo stato di floridezza in cui si trovano le finanze comunali alla metà del secolo XVIII. È una lettera del Magistrato Camerale dello Stato di Milano al Cancelliere di Varenna Carlo Mornico: «Dal deputato del personale di codesta Comunità di Varenna ci è stato rassegnato un ricorso in cui si espongono i lamenti di quei poveri personalisti ai quali dai più potenti estimati si vuol far pagare l’intiero importare della tassa personale, quantunque la comunità si trovi in avanzo, senza debiti e provvista di entrate comunali.

«Per provare tale assunto dicono che nell’anno scorso 1760, fatti i conti e saldato il tutto avanzarono in cassa lire 500. Nell’anno corrente poi, oltre le lire 1757, dei proventi comunitativi consueti, essendovi la metà dell’importare della tassa delle case, calcolano che valutate le suddette lire 500 dell’anno scorso, la comunità avrebbe un fondo, anco senza conteggiare la tassa del personale di lire 1347, quale gli estimati pretendono che ridondar debba, in vantaggio et utilità del prediale».

Nell’anno 1780 Varenna con Fiume Latte pagava lire 480 di tassa personale. La tassa personale era pagata da tutti, non solo dai capi famiglia ma anche dai figliuoli. Avendo l’esattore Fumeo di Perledo percepito la tassa anche dal figli espatriati nacque in Perledo una grave agitazione contro di lui che finì in un ricorso davanti al magistrato Camerale. Il magistrato dette torto all’esattore. [p. 266 modifica]

Il comune di Varenna era tanto ricco in quel tempo che nell’anno 1784 faceva una sovvenzione di lire 396.16.8 al comune di Dorio 224.13.9 al comune di Introzzo, e di lire 324:13:9 al comune di Tremenico.


Il 24 agosto 1770 ha luogo il pubblico incanto dei dazi.

«Dazio dell’osteria - deliberato ad Antonio Aureggi fu Carlo per lire 150 all’anno per tre anni con il solito pendizio di lire 2 di cera alla chiesa parrocchiale.

«Dazio sul prestino - deliberato ad Antonio Aureggi fu Carlo per lire 581 all’anno per tre anni con l’obbligo di mantenere un prestino del pane a Fiume Latte a quattrini 7 per ogni micha e non altrimenti, ed i soliti pendizi di lire due cera alla chiesa parrocchiale e la mercede dell’imparto del viaggio per recarsi a prendere gli olii santi a Milano.

«Dazio sulla beccaria - deliberato a Giov. Battista Vitali di Francesco in lire 63 all’anno per tre anni con il solito pendizio di lire due di cera alla chiesa.

«Dazio della brenta ossia peso e misura del vino - deliberato a Giuseppe Vitali del q. Carlo a lire 16 per un anno con il solito pendizio di lire 2 cera alla chiesa».

Controversie territoriali — In quegli anni si riaprono le controversie tra i comuni di Varenna, Perledo, Bellano, Lierna ed Esino per i rispettivi confini territoriali.

La controversia vertente tra il comune di Perledo e quello di Bellano era ancora un’antichissima questione per la quale i due comuni erano ricorsi ad un arbitrato il 30 ottobre 1539.

Questa volta la causa era stata portata davanti al Senato e commessa al senatore Don Francesco Fabrega. Vennero scelti degli arbitri i quali decisero che una delle parti devesse rinunciare ai siti controversi dando l’altra in compenso una somma di denaro e stabilirono che: «Li confini territoriali tra le medesime due comunità di Bellano e Monte sopra Varenna siano e debbano essere tali quali restano delineati nelle rispettive mappe delle medesime comunità fattesi in occasione e per ordine della Cesarea Real Giunta del nuovo censimento ancor pendente e però:

Che dal prato Baroselo, cioè dal sito ove altra volta era scolpita una croce in un sasso, che d’indi dicesi caduto nel lago, ed ora si dice il sasso schieppato, a precipizio, al di cui piede vi è il lago, andando in su fino al Chiesolo detto dell’arbore secco ove sono piantati due termini vicini ed annessi, andando quasi, come era la gronda ossia continuazione dei sassi fino alla strada che da Bellano va a Varena e sino ai detti termini vicini al detto Chiesolo dell’arbore secco siano li confini territoriali delle due comunità, come furono per lo passato, e sopra dei quali non vi era controversia.

Dalli detti termini poi vicini e quasi annessi e detto Chiesolo dell’arbore secco andando per la detta strada verso Bellano si vadi sino in [p. 267 modifica]vicinanza della valle, detta l’acqua del Sciatto, ove sono due piccoli sassi che si suppongono termini uno nella strada suddetta, che va da Bellano a Varena e l’altro sopra detta strada per braza 4 in circa, e d’indi andando in su fino alla selva detta Piazza Comune che altre volte dicesi fosse di Virgilio Pizzotti, ed ora è della Cappella di Santa Lucia di Perledo, successa al suddetto, ove è un altro, termine non molto grande ed indi traversando il vallone detto il Boggino di Biosio fino all’altra strada che da Regoledo va verso la Madonna del Portone al di sopra la villa di Biosio, e che prima d’arrivare a detta chiesa, si unisce con un’altra strada superiore che pure dal Monte sopra Varena va alla suddetta chiesa e d’indi in Val Sassina, ivi adunque traversando detto vallone fino a detta strada o fino al sito, ove in un sasso in mezzo alla strada evvi scolpito un P logoro, ed indi andando per la detta strada fino al confine di Perlasco, restando però la detta strada di ragione della comunità del Monte sopra Varena. Cosicchè tutte le terre, beni e siti esistenti da detti termini e segni indicati come sopra, e da dette rispettive strade verso Bellano siano territorio e territoriali di Bellano verso il monte siano territorio e territoriali di Monte sopra Varena fino alla piazza avanti la detta chiesa del Portone confine della pendente controversia.

In ricompensa di quanto sopra dovrà la comunità di Monte sopra Varenna pagare alla comunità di Bellano per una sol volta nell’atto che si verrà all’instromento d’accettazione del presente aggiustamento la somma di lire mille imperiali, facendo detta comunità di Bellano rinunzia in via di transazione a quella di Monte sopra Varena di tutti li siti controversi ed ogni ragione che pretende in essi».

Il 17 febbraio 1732 vennero convocati i capi famiglia della comunità di Bellano i quali in grandissima maggioranza approvarono il lodo dei due arbitri.

Il 9 Marzo dello stesso anno vi fu la convocazione dei capi famiglia di Perledo che sotto la direzione del loro sindaco Carlo Conca discussero ed approvarono pure in grande maggioranza l’atto di arbitrato.


I firmatari di Perledo furono i seguenti:


Carlo Conca sindaco generale delle comunità di Perledo e deputato di Regoledo.

D. Antonio Maria Matarello Deputato di Perledo e procuratore di Agostino Matarello figlio del qm Carlo, assente.

Carlo Antonio Venino deputato di Vezio.

Francesco Ongania deputato di Regolo.

D. Carlo Francesco Maglia deputato di Gitana procuratore di Don Ercole Ongania f. q. Giovanni Angelo e di Giacomo.

Conca figlio del q. Giovanni Battista.

Giovanni Antonio Della Mano deputato di Gisazio. [p. 268 modifica]

Giovanni Battista Pizzotti figlio qm Domenico.

Ambrogio Maglia figlio qm Antonio.

Pietro Conca figlio q. Ambrogio.

Giovanni Battista Sala figlio qm Antonio.

Giuseppe Benzoni figlio q. Giacomo.

Carlo Caribone figlio q. Baldassare.

Antonio Inviti figlio q. Paolo.

Giuseppe Fumeo figlio q. Bartolomeo.

Bernardo Conca figlio q.- Pietro.

Lorenzo Bergamo f. q. Michele.

Bernardo Borlengo f. q. Giuseppe.

Pietro Benzoni f. q. Francesco.

Ambrogio Inviti f. q. Paolo.

Nicola Conca f. q. Matteo.

Carlo Antonio Festorazzi f. q. Pietro.

Antonio Ongania f. q. Pietro.

Pietro Antonio Castello f. q. Carlo.

Pietro Antonio Fumeo f. q. Giov. Batta.

Pietro Tarelli f. q. Bernardo.

Giovanni Castello f. q. Carlo.

Francesco Nazari f. q. Andrea.

Marco Antonio Zuccarelli f. q. Antonio.

Bernardo Della Mano f. q. Andrea.

Francesco Borlengo f. q. Leonardo.

Pietro Conca f. q. Antonio.

Carlo Giuseppe Conca f. q. Giuseppe.

Domenico Mazzoleni f. q. Santino.

Giovanni Antonio Tarelli f. q. Gerolamo.

Antonio Greppi f. q. Francesco.

Giovanni Benzoni f. q. Francesco.

Bernardo Faggi f. q. Domenico.

Luca Antonio Sala f. q. Bartolomeo.

Pietro Conca f. q. Pietro.

Francesco Ongania f. di Giacomo.

Bernardo Fumeo f. q. Antonio.

Pietro Antonio Fumeo f. q. Bartolomeo.

Bartolomeo Borlenghi f. q. Nicola.

Bartolomeo Maglia f. q. Bartolomeo.

Bartolomeo Fumeo f. q. Giuseppe.

Carlo Domenico Maglia f. q. Antonio.

Pietro Ongania f. di Francesco.

Sebastiano Benzoni f. di Pietro.

Bernardo della Mano figlio di Antonio.

Bernardo Fumeo f. q. Bartolomeo. [p. 269 modifica]

Ercole Ongania f. q. Martino.

Gioachino Festorazzi f. q. Carlo.

Nicola Borlengo figlio di Bartolomno.

Francesco Tarelli figlio di Gerolamo.

Francesco Greppi f. q. Pietro.


Gli atti di questo componimento vennero redatti in Milano il 30 aprile 1732 dal notaio Andrea Boldoni e il 5 maggio dello stesso anno dal notaio Giovanni Angelo Festorazzi.


Altra controversia per i confini territoriali si ebbe tra i comuni di Varenna e di Lierna a motivo di un bosco nel quale gli uomini di Varenna pretendevano di far legna. - Le due parti si riunirono per accordarsi e difatti con le scritture 5 e 30 agosto 1734 stabilirono di dividere egulmente il bosco conteso.

Vennero tenute altre riunioni e con la mediazione di don Anselmo Serponti si addivenne alla spartizione del bosco di proprietà comunale e poichè in tale divisione la comunità di Lierna veniva a ricevere una porzione maggiore di bosco di quella che potesse pretendere in via di equa transazione, la stessa comunità cedette a quella di Varenna, come compenso, il diritto di promiscuità di pesca in una parte del suo lago più si obbligò di pagarle per una sola volta la somma di lire 200. Di questa convenzione venne redatto pubblico atto in data 12 ottobre 1754. Si fece passare il confine sulla sommità del monte chiamato Sasso dell’Ocellera, poi per Brentolone, Ceredo e Cavalla di Molinari, di qui scendeva al lago seguendo la strada detta pure dei Molinari.

Nel 1749 al 7 di gennario si conclude un patto di conciliazione tra le comunità di Esino e di Varenna per alcune divergenze territoriali. «A nome della comunità di Esino inferiore, il curato d. Gio. Domenico Baniffaldi insieme con Gio. Venino, rappreseutante dei sindaci della comunità di Varenna, convengono quanto segue, allo scopo di eliminare le controversie che per ragioni di confini esistono fra le due comunità:

1° Quelli di Esino cedono a quelli di Varenna il luogo situato tra il pizzo di Foppo, venendo verso Lierna, sino alla valle detta Valsquitta e, andando in su, verso la sommità del monte, sino al sasso piantato, indi venendo in giù verso la valle di Olivedo, però sempre sulla sommità dei monti e quella parte che guarda verso il lago. Ritornando in giù, sino al Pizzo di Foppo predetto.

2° Che non ostante la predetta cessione resti libero il passo a quelli di Esino per entrare nel luogo di Broncino, con facoltà di passare liberamente dal Pratolino alla Sostra e dalla Sostra in Broncino.

3° Quelli di Esino possono far pascolare le loro bestie soltanto fino alle gronde di Valsquitta e nei luoghi di Brancino e Credolcio grande e piccolo. [p. 270 modifica]

4° Quelli di Varenna cedono a quelli di Esino il sito che dal sasso (termine) su cui è scolpito un millesimo in vicinanza del sentiero che va alla forcella va fino al Montaruzzo, distante circa trenta trabucchi dalla forcella. Nel mezzo di detto Montaruzzo si misureranno sette trabucchi discendendo verso il Lago e al termine della misura, si pianterà un paletto, dal quale la linea di confine retrocederà al termine sudetto. In detto sito quelli di Esino potranno soltanto far pascolare le loro bestie; quelli di Varenna invece potranno liberamente tagliarvi legna.

Nel termine di mesi due, dovranno essere messi i termini in quei posti che saranno creduti più opportuni. L’agrimensore sarà pagato dalle due comunità unitamente ed ugualmente

5° Il Sig. Gio. Venino si occuperà di ottenere dal Senato la dispensa neccessaria perchè le due comunità possano stipulare regolare contratto di quanto sopra è convenuto.

6° La parte che si renderà inadempiente farà a sue spese celebrare cinquecento messe da venti soldi ciascuna in suffragio delle anime del Purgatorio della Comunità adempiente16.


OPERE PUBBLICHE — STRADE — BOSCHI ecc.

Si farà cenno nelle notizie di carattere ecclesiastico e religioso della costruzione della gradinata della chiesa parrocchiale di San Giorgio di Varenna e del piazzale davanti alla chiesa stessa che ebbe luogo nell’anno 1754 così pure della costruzione della facciata della chiesa parrocchiale di San Martino di Perledo avvenuta nell’anno 1785.

Si è precedentemente accennato come una volta passasse per Varenna la strada regia che da Colico conduceva a Lecco. Quando però venne dichiarata regia la strada Bellano, Valsassina, Lecco, il comune di Varenna dovette pensare alla manutenzione delle sue strade divenute tutte comunali. Ma in quei tempi la manutenzione delle strade era affidata in parte ai proprietari delle località per le quali la strada stessa passava come si legge nella seguente grida pubblicata nel 1733 dal podestà di Mandello e Varenna: «D’ordine dell’egregio signor Podestà di Mandello e Varena e per esecuzione delli ordini e statuti e continuando anche l’atichissimo uso: si fa pubblica grida e commandamento che qualunque persona niuna eccettuata, qual possiede stabili in questa giurisdizione e territori confinanti alle strade pubbliche, debbono nel termine di giorni otto prossimi a venire avere con effetto aggiustate dette strade in quelle parti dove fossero rotte, spazate in quelle parti dove fossero impedite tanto da sassi, quanto d’altri materiali, come anche cimate le case adherenti ed esse strade streppati li boschetti in esse e sopra le [p. 271 modifica]rippe d’esse strade esistenti, come pure recisi e troncati li rami d’arbori pendenti sopra quelle, ed in somma aver dette strade accomodate ed agiustate in modo che siano comode e sicure alli passaggi ed alle Croci in occasioni delle processioni, e ciò sotto le pene comminate nelli ordini avvertendo che passato detto termine, dal prefato signor Podestà si farà la solita visita generale e trovandosi alcun contraventore si farà eseguire dal medemo signor Giudice quanto sopra a spese di renitenti e si farà eseguire si detta pena nella quale saranno incorsi come anche detta spesa mediante l’esecuzione reale da farsegli immediatamente senz’altro aviso».

Come è accennato nella grida era dovere del podestà di passare periodiche visite alle strade per accertarsi del loro buon mantenimento. Le spese di queste visite erano a carico dei comuni e perchè il comune di Varenna aveva trascurato di eseguire questo pagamento, venne così richiamato all’ordine dalla Delegazione del novo censimento con lettera 22 giugno 1761: «Il podestà di Mandello che lo è anche di codeste comunità di Varenna con Fiume Latte ci ha fatto istanza perchè vogliamo ordinare che la stessa comunità di Varenna continui a corrispondergli quella mercede solita ritirarsi da lui per la visita delle strade comunitative che restò esclusa dalla nota delle spese locali allegando l’antica consuetudine ed il bisogno del comune che le sue strade siano bene aggiustate. Come abbiamo osservato che la comunità non si oppone a tal pagamento avendo anzi compreso negli scrutinii qua trasmessi dalle spese locali ordinarie anco questa mercede. Noi ci siamo perciò determinati a ordinarvi di far pagare dal suddetto comune al mentovato podestà l’accennnata consueta mercede»

Le strade si trovavano in quei tempi quasi sempre in cattive condizioni.

Da una supplica del sindaco di Perledo in data 11 marzio 1711 si ricavano le seguenti notizie sulle strade di Perledo:

«La regia ed unica strada che dalla Valsassina pone fino alla riva di Gitana, Pieve di Perledo e che comunica per tutta la riviera di Lecco come pure la strada che dal castello di Lecco rettamente conduce al forte di Fuentes trovansi in certi siti si fattamente diroccate che sono, ormai impraticabili ai pedoni nonchè ai cavalli. Rispetto alla prima ne corrose gran parte l’escrescienza del lago di modo che per rimetterla nel primo essere abbisogna di riparamento di trenta gradini o cordoni per sostenerla e 400 braccia di rizzato del tutto distrutto.

Rispetto poi all’altra tra Varenna e Bellano dove si dice al Bosnadi, sino alla chiesola detta dell’albero secco, rimane interrotta pel dirrocamento dei muri che servivagli di sostegno di modo che per risarcirla si precisa il rifacimento di braccia 220 in lungezza, e braccia 3 di altezza oltre le rigate che ad ogni tratto mancano in entrambe le suddette strade. Per le quali ristorazioni saranno precise almeno lire 1800». [p. 272 modifica]

Nei casi in cui per l’entità dei lavori le riparazioni dovevano essere assunte dal comune, questi doveva in precedenza domandare l’autorizzazione delle spese all’autorità governativa come risulta dalla seguente adesione data dal Presidente del Supremo Consiglio d’Economia al comune di Varenna il 16 Settem. 1768. «Hanno domandato i deputati dell’Estimo della comunità di Varenna di poter far riparare a spese comunali una strada divenuta impraticabile, per la quale nella terza domenica d’ogni mese si fa la processione del SS. Sacramento. Qualora dunque questa strada, che si dice aver bisogno di essere riparata o mantenuta sempre a spese della comunità noi ne permettiamo la spesa, a condizione che premesso il giudizio di un pubblico perito si deliberi sulla riparazione all’asta, con avvertire che essendovi in detta strada qualche sito di gronde si debba questo lasciare a carico particolare e de’ padroni delle case»17.

In una carta dell’anno 1757 si lamenta che gli abitanti di Varenna si diano liberamente alla pesca ed al taglio dei boschi. In quegli stessi tempi vengono pubblicate delle istruzioni sul miglioramento dei boschi nel territorio del Monte Varenna nelle quali notiamo i seguenti due articoli:

«art. 14. Non sarà permesso di tenere più di due capre per ogni famiglia

«art. 20 La comunità di Perledo che ha un piccolo bosco di nocciole che dal Portone si estende verso Gittana ed il quale rende poco o nessun utile alla comunità dovrà metterlo parte a castagni e parte a roveri».

Circa le capre il senato di Milano aveva già pubblicato nel 1726 e nel 1753 della grida proibenti le capre nella comunità del monte di Varenna, una senza effetti.

L’autorità tutoria era molto rigorosa nel controllare le spese fatte dal comune; avvenne che il comune di Varenna senza chiedere autorizzazione a chicchessia si accordò con un fabbricante di orologi certo professore Giacomo Sprione perchè venisse sostituito il vecchio orologio del campanile con un orologio nuovo, il vecchio orologio sarebbe rimasto allo Sprione.

Ma quando il comune domandò l’autorizzazione della spesa corrispondente il Presidente del Supremo Consiglio d’Economia così rispose:

«Coerentemente dunque al sentimento del Supremo Consiglio ed in esecuzione dell’accennato decreto dell’A. S. S. non potendosi accordare alcuna spesa per un’opera in servigio di detta comunità quale non sia stata prima proposta nel Convocato Generale e approvata dal Tribunale dell’Estimo a tenore dagli ordini, farete che sia restituito alla comunità il vecchio orologio già dato al Professore, e rimesso al suo primitivo [p. 273 modifica]posto, retrocedendogli il nuovo, e obbligando il detto Professore e la sua sicurità a rifondere il percetto per detta opera, cosicchè la Cassa Comunale venga ad essere indennizzata di quanto illegittimamente ha pagato e sofferto.

Il professore poi e detta sicurità, avendo qualche particolar ragione contro Gaetano Scanagatta e Giovanni Pirelli i quali in qualità di deputati dell’Estimo di propria autorità e senza legittimo mandato e previa permissione del Tribunale dettero la Commissione dell’orologio suddetto agiscano contro di essi come particolari persone avanti il Giudice competente».


VICENDE ECCLESIASTICHE E RELIGIOSE

Beni delle Parrocchie di Varenna e Perledo

Dai dati del nuovo censimento e dell’estimo generale si rileva l’entità dei beni posseduti dalle due parrocchie di Varenna e Perledo, beni che erano, per privilegio allora in vigore, esenti da imposte.


Beni della Parrocchia di Varenna

Pertiche tavole Estimo in scudi, lire, soldi
in Varenna 37 7 78 5 7
in Lierna 24 12 136 1 2





Totale 61 19 215 1 1


Beni della Parrocchia di Perledo

Pertiche tavole Estimo in scudi, lire, soldi
83 4 330 1


Costruzioni e acquisti per le Chiese di Varenna

Nell’anno 1712 Giorgio Serponti acquistò a Venezia per conto di Alfonso Mornico un messale romano per la chiesa parrocchiale di Varenna che venne pagato L. 31:10.

Nel 1720 i Varennesi indirizzarono alla Curia Arcivescovile la seguente supplica:

«Havendo Mons. Corneliano nell’ultima sua visita fatta in Varenna ordinato che si cercasse o si comprasse un sito per fabbricare una sagrestia necessaria per l’oratorio di S. Marta, il popolo di Varenna desidererebbe per maggior honore di Dio dar principio all’opra Santa e [p. 274 modifica]trovandosi un sepolcro quale per essere annesso e connesso a detto oratorio egli rende grandissima umidità con detrimento o disdoro non ordinario del medesimo, vorrebbe, mediante il consenso già dato graziosamente da compadroni distruggere detto sepolcro per ivi fabbricarvi la sagrestia e dovendo per tale effetto amovere gran quantità di terra, li poveri affaticherebbero per sua divozione ne’ giorni festivi»18. La strada di Fiume Latte (fot. Adamoli)

La supplica è del 3 Marzo 1720. Non sappiamo quale fosse il sepolcro da levarsi, però osserviamo che probabilmente doveva trattarsi di una tomba di casa Scotti, perchè anche oggi nella sacristía di Santa Marta è infissa una lapide tombale di casa Scotti. [p. 275 modifica]

Nel 1739 alli 9 di agosto venne steso il contratto per la costruzione dell’altare della Madonna del Rosario: «Si obbligano li sottoscritti di far l’altare nella veneranda chiesa parrocchiale di S. Giorgio del borgo di Varenna secondo il disegno e notazione fatta e sottoscritta dal reverendo signor Curato di Varenna e dalli signori Sindaci della medesima chiesa e Comunità, nel prezzo di lire mille monete di Milano, e detti marmi la comunità li farà condurre dalla bottega alla chiesa a spese della comunità e doverà essere in opera li 24 del mese di aprile prossimo dell’anno 1740 et in fede, Giovanni Conca, Antonio Daniello, Francesco Antonio Conca, Giuseppe Conca»19.

Nel libro dei battesimi dell’anno 1752, conservato nell’archivio parrocchiale di Varenna, alla data del 9 novembre si legge la seguente annotazione fatta dal curato di allora, Don Carlo Giuseppe Valsecchi: «Si fa memoria come nel giorno suddetto è stata donata la reliquia di S. Giorgio consistente in un piccolo pessetto d’ossa legato in argento dal N. signor Don Antonio Tenca, come anche un quadretto di S. Antonio con cornice inverniciata». In un’altra annotazione del 1757 si legge: «Memoria come il quadro di S. Giorgio con cornice dorata quale presentemente 6 posto sopra l’altare maggiore sotto la finestra del coro è stato donato alla chiesa da casa Mornico». Ed in un’altra del 1759: «memoria come li due quadri simili con cornice dorata di S. Antonio e di S. Francesco da Paola sono stati da me Parroco, acquistati e donati alla Chiesa».

Nel 1732 viene costruito un altare di marmo nell’oratorio di Santa Marta dai fratelli Pietro Antonio, Giorgio e Giuseppe Conca, per la somma di lire 460.

Nel 1774 vennero acquistati e donati dalla casa Stampa per la somma di lire 140 otto quadri rappresentanti la storia del casto Giuseppe ed altri soggetti.

Da molti anni la chiesa di Varenna era senza pulpito, e non avendo essa i fondi necessari per costruirne uno nuovo, nel 1776 i deputati del comune, Antonio Maria Venini e Francesco Campioni inoltrarono una supplica al Governo di Milano, perchè fossero passati alla Parrocchia i frutti dei fitti maturati dei beni posseduti dall’Oratorio del Monastero, e della Confraternita di Santa Marta, pel valore complessivo di lire 1100. La supplica venne accolta, e così la chiesa di San Giorgio potè far costruire il pulpito.

Nello stesso anno venne fatto un contratto con Francesco Comerio di Malnate fonditore di campane «il quale si obbliga ad accrescere il concerto delle campane che si ritrovano al presente nel campanile, mediante rubbi 70 circa di metallo nuovo di ottima qualità, massime rosette, il tutto da prestarli, a rifondere le due campane vecchie cioè [p. 276 modifica]quella rotta e altra quasi rotta, il tutto per lire 3700. Che sia obbligato a dare le campane che concertano con quelle che rimane nel campanile». Di più si spendono lire 700 per pagare Giov. Battista Abiati maestro falegname per la riparazione al castello delle campane.

Con istromento 2 ottobre 1775, Giovanni Battista Adamo e la vedova del fu Giovanni Antonio Conca, si «obbligano a fare un’opera consistente in un altare ed ancona nella cappella della B. V. del S. Rosario a seconda del disegno, di più si obbligano di accrescere ornati d’intaglio, cioè di un gruppetto di Cherubini, le due Romanate, e un gruppetto de’ medesimi nel specie della ancona, cioè nel specchio del finimento di detta ancona e questi di pietra di Vigiù, ed altro gruppetto di testine nel finimento della custodia di marmo di Carrara nelle pietre da commettersi e impeliciature dovranno essere secondo la nota essendosi rimesse come sopra alli signori Adamo e vedova il mutarle, sempre che sia inteso il Rev. Parroco. Il prezzo fissato ed accordato di detta opera è di lire 2200».

L’altare venne ultimato nel 1777, ma costò 3000 lire circa, e nel 1786 i fabbricieri Giovanni Pirelli e Carlo Greppi, si rivolgono invano al Governo, per cercare di addossare alla cassa comunale la somma di lire 600, residuo debito ancora verso i costruttori dell’altare.

Nel 1794 si fa acquisto di un baldacchino in occasione della visita pastorale e si spendono lire 700.

L’anno dopo si spendono lire 752 per la riparazione dell’organo della chiesa. A proposito dell’organo, nel 1773 era stata portata una lagnanza davanti al Tribunale di giustizia, contro Brenta, deputato all’estimo di Varenna, il quale «senza il previo permesso del tribunale accordò un certo Melezzi di Menaggio per suonare l’organo di detta comunità di Varenna, con l’annuo salario di zecchini quattro, ad esclusione di un certo Ongania di Regolo, il quale era in attual esercizio e che per molti anni addietro aveva suonato il detto organo per sole trenta lire all’anno, soggetto che può stare alla pari col Melezzi che in caso di contrarietà del lago non può essere a compiere il suo dovere come è occorso»20.

Nell’anno 1777 venne fatto nella Chiesa Prepositurale di Perlcdo un nuovo Altare Maggiore, con pallio, e il vecchio Altare venne posto nell’Oratorio della B. V. detto del Portone.

Nella primavera del 1746, il Cardinale Pozzobonelli fece una visita pastorale a Varenna e Perledo. Di questa visita ricordiamo qui una diligente descrizione dell’antico oratorio di Gitana del titolo dell’Annunciata che è detto vetustissimo e di cui si danno le esatte misure. Dal Coro alla porta misura 18 braccia di lunghezza e 14 e mezzo di larghezza, la sua forma consta di una semplice travatura a punta fino al tetto sostenuta [p. 277 modifica]allo stesso modo da travi trasversali. Vi si parla di un’antica tavola rappresentante il vescovo San Martino, ed un’altra di San Rocco che porta la data del 1573.

Altra tavola antichissima è quella rappresentante la Vergine col Bimbo. Segue la descrizione dell’oratorio dedicato a Maria Nascente, l’attuale chiesa parrocchiale di Gitana. Curioso in questo atto è l’accenno alla leggenda ripetuta più volte, della regina Teodolinda come fondatrice della chiesa di Gitana. Panorama del lago visto da Bologna (fotogr. Adamoli)

Segue poi una lunga lista di benefattori della Chiesa. Infine vi è l’atto di costituzione del consorzio della Compagnia detta del Suffragio delle anime del Purgatorio che in quell’anno si formava in Perledo. L’atto di visita porta la data del 31 marzo 174621.


Con antica determinazione di S. Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, tutti i fondi lavorativi dalla Carale di Pino, fino al ponte di Olivedo, votati nell’estimo di Varenna dovevano pagare al Curato un sesino per ogni pertica risultandone così la somma di lire tredici, (Da una memoria senza data esistente nell’archivio parrocchiale di Varenna)22. [p. 278 modifica]

Con decreto autentico dei deputati ed estimati del luogo di Varenna, nel 1763 vennero autorizzati i fratelli don Lello, Alessandro e don Carlo Mornico, a costruire sotto il portico pretorio di detta comunità un nuovo sepolcro di famiglia, avendone ottenuta la licenza dalla Curia arcivescovile di Milano.


Nel registro dei battesimi dell’anno 1754 conservato nell’archivio parrocchiale di Varenna, alla data del 24 aprile, troviamo la seguente annotazione del curato di allora Carlo Giuseppe Valsecchi: «Il giorno 24, giorno di San Giorgio si cantò solennemente la Messa con tonicelle ove ometto alcune cerimonie solite da farsi in questa parrocchiale prima e mentre si canta la messa». Quest’annotazione è importante, perchè conferma quanto ci ha tramandato la tradizione, e che cioè nelle funzioni religiose e particolarmente durante la Messa, non ostante tutti i divieti fossero rimaste in vigore alcune cerimonie dell’antico rito patriarchino. Altra annotazione troviamo nello stesso registro sotto 11 giorno 25 aprile: «Il 25 giorno di San Marco s’andò processionalmente alla prepositura di Perledo perchè così è di uso e si ritornò parimenti alla parrocchiale terminando la medesima. Nell’andare si benedì la campagna al chiesuolo di Olivedo». Questo chiesuolo esiste tutt’ora, ed è quello che si trova all’inizio della strada che da Varenna sale a Vezio.

In Varenna, come in altri paesi, capitavano frequentemente in quei tempi sacerdoti vaganti, che senza recapiti e senza mezzi, s’installavano in paese con grave scapito del clero locale e della religione. Si legge, a questo proposito, con interesse questa lettera scritta dal parroco di Varenna Francesco Maglia il 10 settembre 1782 all’Economo dei Benefici presso il Governo: «Ieri sera ho ricevuto il pregiatissimo foglio di V. S. Ill.a e M. R. dal quale intendo che dall’E. R. cui professo tutta l’adesione, obbedienza ed omaggio è ella stata incombenzata d’intendere da me se dimorino in questa parrocchia preti forestieri per quindi richiamarli a verificare personalmente la loro patria, l’età ecc., secondo gli ordini superiori. Su riscontro le dico che al presente nessun prete forestiero dimora in questa parrocchia. - È vero che nello scorso inverno ha qui soggiornato un certo signor prete Carlo Rota bergamasco, mandato qui dal fattore di Lecco del signor conte Angelo Serponti per capellano della casa, e che da me fu tollerato per motivo della stagione e della malattia che soffrì appena quasi qui giunto, in vista della dimissoria del suo vescovo riconosciuto poi nell’arcivescovado di Milano. Ma quando poi si riebbe gli dissi che dovesse pensare a munirsi dei necessari recapiti ed approvazione dei superiori si ecclesiastici che laici. Si è partito insalutato ospite con poca soddisfazione di chi lo ha mandato ed assistito nei suoi bisogni nè più è ritornato e dicesi che sia andato verso Roma, anzi in di lui luogo è subentrato già da qualche tempo un altro sacerdote della casa di Lierna. - Ma a dirla schietta [p. 279 modifica]come la sento e come è in realtà questo si spesso cambiarsi dei sacerdoti nuovi riesce di poca soddisfazione, anzi di scandalo al popolo e di sempre nuovo fastidio al povero curato al quale ne basterebbe uno, e sarebbe di meglio anche per il popolo, uno che fosse stabile e di quella abilità e buona volontà di lavorare nella vigna del Signore che vorrebbero fossero tutti i sacerdoti nelle parrocchie il regio governo, e però mi raccomando caldamente a Lei, se mai vi fosse luogo di ottenere un qualche assegno per un sacerdote confessore, non ne avendo alcuno nelle parrocchie, ed essendovi più benefici malamente adempiuti.

Il noto sacerdote signor Ignazio Scotti di cui le scrissi nell’ultimo mio con qualche alterazione si perchè provocato dal suo mal procedere non credendosi altro ripiego, ma meno però del vero, egli è da più settimane assente e pure si è assunto l’obbligo di adempiere ad una messa quotidiana all’altare del Rosario. Ma nè a me nè al popolo mio molto importa che sia assente, anzi meno disturbo. - Di ciò è informato monsignor Vicario, e pure non si vede provvidenza e quel che è più bello atteso ai suoi mali diporti non ha mai potuto ottenersi dal vescovo di Como la dimissione, ed il curato bisogna che taccia, che dissimuli e faccia contro la coscienza e gli ordini stessi dell’arcivescovado non potendo dir sua ragione neanche col secondo sacerdote, cioè col prete Panizza che pur patisce della crisi, essendo stato per più tempo già anni sono e incarcerato e prima sospeso dal suo vescovo. A dirla in corto essenzialmente rispetto ai sacerdoti non però del luogo si verifica il proverbio che Varena nullius plebis, nullius ritus, nullius cantus, nullius legis, perchè vennero e vengono e dimorano senza i loro recapiti, come più lor piace e senza la debita dipendenza e soggezzione....» 23.

Nel febbraio dell’anno 1795, cinque capi di casa soggetti alla parrocchia di Varenna, presentarono un ricorso alla Curia di Milano per essere da quella staccati ed aggregati a quella di Lierna, perchè più vicini a questa. La Curia non accolse il ricorso. Nella lettera da essa scritta al magistrato Politico Camerale per informarloFonte/commento: 526 sulle ragioni che l’avevano indotta a non adottare l’invocato provvedimento, sono contenute le seguenti notizie: «Dalle prese informazioni rileva la Curia arcivescovile d’essere Varenna distante da Lierna quattro miglia ed altrettanto estendersi il suo territorio, nel quale distretto si vedono lungo la riviera tre piccole case di massari, le quali non formano corpo, ma sono l’una dall’altra distante un buon quarto d’ora, nominate la Gonzaga, la Pianca, il Bellotto, ed un’altra situata sul monte detto il Vedrignano, lontano dalle altre quasi mezz’ora, le quali tutte formano la popolazione d’anime ventuna. Tutte quante cassine piccole, sebbene siano più vicine a Lierna che a Varenna, la strada però che conduce [p. 280 modifica]alla chiesa parrocchiale di Lierna, massime nell’inverno dev’essere più incomoda e difficile di quella che conduce a Varenna d’un clima assai più dolce e più presto libera da’ ghiacci e dalle nevi, è strada tutta comoda e bene aggiustata per chicchessia. La Valchera poi da cui viene intersecata è sempre asciutta e secca, non correndovi mai acqua, se non in occasioni di grandi temporali nell’estate che presto manca, nè ci sono altre acque che ci diano incomodo.

Li soli abitanti dalle Cassine del Vedrignano suddetto li quali devono discendere dal monte potrebbero addurre il motivo di quel tratto di strada disastrosa e pericolosa per li trasporti, ma devono battere l’istessa strada anche andando a Lierna. Vero è che li cadaveri si trasportano per barca, ma questo si costuma per maggior comodo e la spesa sarà quasi eguale o quando i venti li impedissero la strada è sempre libera e senza pericoli e così ancora deve dirsi riguardo ai bambini per il santo battesimo»24.

Nell’anno 1766 vengono rinnovate le campane della chiesa parrocchiale di San Martino di Perledo.

Un benefico lascito ebbe il comune di Perledo da Elisabetta Venini maritata Conca, la quale con testamento 17 ottobre 1772, rogato da Antonio Maria Lazzari, lasciò un legato di lire 7500, da consegnarsi dai suoi eredi, dopo la morte di Carlo Conca suo marito, alla confraternita del SS. Sacramento, perchè i frutti fossero così impiegati: lire 40 per provvedere olio per l’Illuminazione del SS. Sacramento, ed il restante per acquistare stare cinque di frumento fatto in pane, stare nove di riso e stare sei di sale, da dispensarsi a tutte le famiglie di Monte Varenna.

Nel 1785 venne rifatta la facciata della chiesa parrocchiale di San Martino, e dal valente pittore Francesco Bellati vennero dipinti per la stessa chiesa due grandi quadri rappresentanti la vita di San Martino.

Nel maggio dell’anno 1786 fu soppressa la confraternita di Santa Marta di Varenna di cui l’ultimo priore fu Giovanni Pirelli.

L’8 marzo 1787 gli abitanti della terra di Gitana inviano una supplica all’autorità perchè venga accordato d’istituire in Gitana una nuova parrocchia. Per il momento non ottennero nulla e solo nel 1862 fu eretta la nuova parrocchia di Gitana.

Il 3 luglio 1798, secondo le leggi repubblicane hanno luogo i consigli per l’elezione del parroco. Pubblichiamo qui il relativo atto:

Libertà — Eguaglianza

In nome della Repubblica Cisalpina una ed indivisibile

Varenna, 15 Messidoro anno VI Repubblicano

Atto della tenuta del comizi di tutti i cittadini attivi del Comune di Varenna per procedere all’elezione del loro Parroco. [p. 281 modifica]

«Si incominciò alle ore dieci a rivedere alla Porta della Chiesa Parrocchiale i certificati di cittadinanza attiva degli abitanti di Varenna, e se ne formò un elenco per l’appello nominale.

Quindi entrato nel Presbiterio il cittadino Stefano Ticozzi delegato del Commissario del Potere Esecutivo, il cittadino Porro, ispettore di Polizia Generale, i deputati all’Estimo, Sindaco, Console e Deputato del Personale di Varenna; il delegato Ticozzi fece lettura ad alta ed intelligibil voce del paragrafo 3 della legge sul clero, 13 vendemmiale, dopo aver dichiarato che si dava principio all’atto. Lesse poi progressivamente il proclama del ministro dell’Interno 7 Primale sull’esenzione della suddetta legge, avviso dello stesso ministero dell’Interno della vacanza della parrocchia di Varenna, lettere dell’Amministrazione Centrale della montagna al Cancelliere del Censo del Distretto IV colla quale gli partecipa che il solo cittadino Vassalli si e presentato per essere parroco di Varenna, la lettera del Ministro dell’Interno alla stessa amministrazione Centrale che gli fa noto aver accordata la carta d’eleggibilità alla Parrocchia di Varenna al solo cittadino Vassalli, l’avviso de’ deputati all’Estimo per la convocazione de’ Comizi delli 6 messidoro e la nota degli eleggibili ed i certificati del console, d’aver sul giorno 4 pubblicati il suddetto avviso e la nota degli eleggibili.

Poscia si passò per appello nominale a ricevere le schedule de’ votanti, i di cui certificati di cittadinanza attiva erano stati riconosciuti alla porta della chiesa. Terminata la presentazione delle schedule si passò a farne lo spoglio e si ritrovarono favorevoli N. 108 esclusivi N. 2.

Poscia dal Deputato all’Estimo cittadino Bernardo Venini fu proclamato ad alta voce che restava eletto a pluralità di voti comparati il cittadino Giov. Vassalli Parroco attuale di Casino.

Dimandati infine i Deputati all’Estimo, Sindaco e console a ratificare colle loro firme il presente atto sottoscrissero di proprio pugno:

Lelio Montico deputato all’Estimo di Varenna
Bernardo Venini » » »
Antonio Calvasina » » »
Domenico Cavallo » all’Estimo personale
Giorgio Brenta, Sindaco.
Carlo Vitali, Console»25.

[p. 282 modifica]


AVVENIMENTI VARII

Al principio del secolo XVIII il nostro lago è ancora percorso su e giù da varie soldatesche. Funesto fu per le località della riva orientale del lago il passaggio delle truppe del marchese Davia, nell’aprile del 1704, per correre da Lecco al Castello di Fuentes.

Due mesi dopo il principe Eugenio di Savoia, comandante le truppe imperiali in Italia, volendo rompere ogni comunicazione tra Milano e Versailles decise d’impossessarsi anche del forte di Fuentes. Questo forte, di robusto profilo, eretto sopra una rupe circondata da terreno paludoso, parte bastionato, parte tanagliato, e munito d’un massiccio cavaliere pareva inespugnabile. Il principe Eugenio vi mandò il luogotenente-imperiale Ledlitz, il quale proveniente da Trezzo giunse a Lecco il 10 ottobre 1706 con 250 dragoni del reggimento Pälffy, e lasciando indietro la maggior parte dei cavalli, tragittò in barca i suoi uomini fino a Colico.

Nel pomeriggio del giorno 11 si appressò al forte di Fuentes, inerpicandosi su di una roccia ad ovest del forte stesso, ma con le poche forze che aveva il Leydlitz non avrebbe condotta a termine l’operazione tanto presto, se non fossero accorsi in suo aiuto molti paesani ed abitanti del luogo, che parteggiavano per gli Imperiali. Il giorno 15 prima ancora che arrivassero da Lecco le artiglierie, la guarnigione del forte si arrese e fu mandata prigioniera a Lodi.

Nell’anno successivo forti contingenti di truppe imperiali scendono dalla Baviera per i Grigioni e la Valtellina sul lago, dove fanno tappa prima di entrare nella pianura lombarda.

Ma più forti passaggi di truppe pei quali Varenna risente sensibili danni, hanno luogo durante la rivoluzione francese come vedremo più avanti.

Inondazioni. — Per cinque anni di seguito e cioè dal 1746 al 1750, il lago, a causa delle insistenti dirotte piogge, fu in pericolosa piena. Furono fatti degli studi e adottate provvidenze per meglio sistemare il ponte di Lecco ed il corso dell’Adda, ed a queste spese concorsero tutti i comuni del lago.

Per i continui danni arrecati dalle escrescenze delle acque del lago alla città di Como e suoi borghi ed alle altre terre del lago nell’agosto del 1750 si riunì in Varenna una commissione, presieduta dal marchese Don Gerolamo Castiglione, Questore del Magistrato Camerale, assistito dal Nobile Sig. Don Gaspare Ayroldi, dai sindaci provinciali e dai delegati comunali, la quale ebbe l’incarico di constatare i danni arrecati e di provvedere ai mezzi necessari per porvi rimedio. Mezzi che d’altronde erano già stati concretati in un precedente congresso, e che si riducevano alle sistemazioni dei due torrenti di San Rocco e Gargantino. Al [p. 283 modifica]congresso che chiameremo di Varenna, venne anche stabilita la tangente di ciascun comune per concorrere alla spesa di lire 10,000 stabilite per la sistemazione in parola. I comuni dovevano pagare le loro quote al cassiere Giacomo Venino, che aveva eletto la sua residenza a Milano od in sua vece a Francesco Antonio Aureggio residente in Varenna26.

Varenna come tutte le altre località del lago venne tormentata nel 1772 da incessanti dirottissime pioggie, e da un’inondazione di una gravità forse senza precedenti, che durò dalla fine di maggio alla fine di giugno.

In una relazione dell’anno 1769 si legge:

«Trovandosi la strada regia che da Lecco conduce al forte di Fuentes in due luoghi del tutto rotta e impraticabile e cioè tra Fiume Latte e Varena, ed al ponte detto Olivedo vicino a Varena per innondazione seguita nell’anno scorso 1768...». Dalla stessa relazione si desume come il torrente Esino che forma la divisione tra il comune di Perledo e quello di Varena fosse allora chiamato torrente Olivedo.

Incendio. — Il giorno 17 del mese di gennaio dell’anno 1752 nella ricorrenza di Sant’Antonio, un terribile incendio scoppiava in Varenna distruggendo molte case. Il fuoco attaccò anche la casa del Parroco, e fu appunto in quell’occasione che andò distrutto parte dell’archivio parrocchiale. Due anni dopo e cioè nel 1754, a ricordo di così grave sciagura, il popolo decise di fare ogni anno, nel giorno di Sant’Antonio, speciali devozioni, la cerimonia religiosa è ancora in vigore oggi ed il comune continua a pagare L. 14,85 all’anno per un ufficio e messa in canto27.

Carestia. — Abbiamo memoria di una grande carestia nel 1765. Giov. Battista Giovio nelle sue lettere Lariane, scrive che le popolazioni dovevano nutrirsi di castagne selvatiche (Lettera 18a).

Scoscendimenti. — Nel 1776 si staccò dal monte sopra Caravino un enorme masso, che rotolando finì col fermarsi sul piano dell’orto della casa del Parroco. Fu mandato in pezzi a spese della comunità.

Un altro grosso masso si staccò dal monte superiore alla terra di Fiume Latte nel 1777 ed è precipitato presso l’imboccatura del torrente omonimo. Questo enorme masso poco alla volta incominciò a muoversi e scendere, e già minacciava di precipitare verso il lago ad abbattere il sottostante ponte in pietre, sul quale passava l’unica strada che da Varenna conduce a Fiume Latte, quando nel 1779 il comune di Varenna decise di distruggerlo mediante mine.

Nubifragio — Un fortissimo nubifragio si abbattè su Varenna il 2 luglio 1779 interrompendo la strada comunale che da Varenna conduce a Bellano. Dalla supplica che 11 comune di Varenna invia a Milano perchè [p. 284 modifica]gli sia riattata la strada, si rileva come la strada Bellano-Varenna fosse prima di allora regia, e quindi mantenuta a spese dello Stato. Fu per effetto delle pressioni esercitate dai comuni della Valsassina che venne tolta questa qualifica, e passata invece a quella che da Bellano va a Lecco per la Valsassina malgrado fosse questa molto più lunga28.

La sera del 20 giugno 1783 un fulmine colpiva il campanile della chiesa della B. Vergine di Gitana e ne rovinava gran parte.

Servizio sanitario. — Sul servizio sanitario in Varenna abbiamo qualche notizia nella segueute supplica inviata dal comune:


1787 10 dicembre.

«Il comune di Varenna ed uniti quantunque senza debito alcuno, anzi con molte entrate a segno di non esservi neppur tassa personale, non ha però il necessario medico salariato per cui i poveri ammalati di detta comunità dovevano languire e soccombere senza soccorso alcuno dell’arte per l’impotenza delle spese de’ medici straordinari.

Per il che riconoscendosi sempre più la necessità della fissazione del medico e ritenendosi il detto comune di non sufficiente estensione per formare una condotta ed un nuovo medico:

Perciò determinarono gl’infrascritti Estimati Personalisti di detta Comunità umilissimi servitori di quel R. I. P. P. di ricorrere alla medesima perchè si degni ordinare un convocato generale di detto comune per mezzo di chi s’aspetta in cui si rilevi la pluralità de’ voti per salariare interinalmente il medico della condotta più vicina cioè il D. fisico Luigi Gobbi medico di Bellagio, quale mediante l’assegno di lire 450 all’anno si obbliga visitare gratis tutti li ammalati di detto comune ed uniti e con i soliti capitoli di condotta29».


LA RIVOLUZIONE FRANCESE

La grande rivoluzione non turbò granchè la vita semplice e tranquilla dei nostri due villaggi.

Tanto a Varenna come a Perledo, si volle inscenare la cerimonia dell’erezione dell’albero della libertà, ma non vi fu alcuna scossa violenta nella vita sociale degli abitanti, i quali fatti sparire i vecchi stemmi, adottarono senza difficoltà le nuove formole politiche e burocratiche, si compiacqueroFonte/commento: 526 di darsi del «cittadino» e si adattarono facilmente a passare dal regime austriaco a quello francese. Se non che non tardarono ad accorgersi che dietro alle aure di libertà venute dalla Francia, si addensavano le procelle della guerra. [p. 285 modifica]

In un processo verbale redatto a Perledo il 16 giugno 1796 si legge: «In adempimento del proclama del giorno 22 Pratile, anno IV della Repubblica Francese, emanato dal Generale di Brigata D’Espinoy, stato affisso, premesso il suono delle campane, dal Sindaco Bartolomeo Ongania, al luogo solito, sito nella piazza nanti la chiesa Plebana di Perledo, alle ore 20 del giorno di ieri 15 giugno, si sono prestati li sottoscritti a fare l’esato Inventario dell’oro ed argento e di altri effetti appartenenti alla sovradetta Chiesa, benefici ed oratori figlioli»30.

Nel 1796 compaiono sul lago di Como grosse barche armate di cannoni e montate da soldati francesi. Nel decreto delli 27 novembre 1796, del generale Baraguey di Hillières, comandante la Lombardia, è detto che «le barche armate non sono istituite per impedire la libera navigazione, ma bensì per andare incontro alle frodi che si commettono in pregiudizio del pubblico interesse e dei diritti di finanza».

Queste barche che facevano stazione a Varenna, vennero più tardi soppresse perchè troppo pesanti, e non riuscivano a raggiungere le barche dei contrabbandieri in corsa.

Ma altre barche armate troviamo sul lago nel 1799 per sostenere le operazioni militari degli Imperiali.

Il commissario Giovanni Gattoni di Como venne a Varenna e requisì tutte le navi disponibili coi relativi barcaroli.

Nel 1799 la Brigata Dessoles, composta per metà d’Italiani comandati da Lechi, chiamato dalla Lombardia ad assecondare il movimento delle truppe francesi contro le armate coalizzate che operavono nell’Engadina e nel Tirolo, entrava in Valtellina dal lago di Como.

Il passaggio delle truppe per Varenna, in quell’anno e nei sucessivi fu così forte, che il comune dovette contrarre debiti per provvedere agli alloggiamenti: «Premesso che la comune di Varenna per la di lei località siasi trovata più d’ogni altra esposta al passaggio e stazioni di vari corpi di truppa, e che abbia dovuto sostenere grandiose spese, tanto in trasporti che in somministrazioni d’ogni genere.

Premesso che attesa l’assoluta impotenza della cassa comunale, esausta di mezzi per le fazioni militari sostenute antecedentemente per non compromettere il regolare servizio dell’armata e la sicurezza della propria comune abbiano i di lei rappresentanti ricercata una sovvenzione in tutto di lire 750 che trovarono nella persona del fu cittadino Pietro Aureggi e sotto i patti ed obblighi risultanti dalle scritture dell’11 settembre 1799 e 30 giugno 1800 che in originale s’inseriscono...»31.

Nel 1799 Varenna ebbe a ospitare un personaggio politicamente molto importante, per quanto poco degno, G. B. Sommariva, che già aveva fatto parte dell’Amministrazione generale della Lombardia, ed era [p. 286 modifica]stato presidente della Municipalità, e che, coi denari, guadagnati in disonesti traffici, si costrusse la gemma delle ville sul lago di Como, che è conosciuta, ancora oggi, col nome di Villa Sommariva o Villa Carlotta.

Il Sommariva, ligio ai Francesi, all’approssimarsi delle truppe austrorusse fuggì da Milano, e si rifugiò a Varenna, ospitato da Giov. Battista Venini.

Chi ci da notizie della fuga del Sommariva a Varenna è Santino Pirelli in una sua lettera del 15 luglio 1814 al conte di Bellegarde commissario Plenipotenziario e Presidente della Reggenza di Governo, nella quale sono contenute altre curiose informazioni.

«Egli è manifesto» scrive il Pirelli «che l’ardente desiderio del Popolo Italiano di ritornare sotto l’Impero del suo antico Sovrano Austriaco era proveniente dai vantaggi che ha sempre goduto sotto lo stesso per lo passato, sperandoli similmente anche in avvenire nel veder rovesciati i grandi abusi nuovamente introdotti dal Governo Francese ed Italiano per le differenti leggi e regolamenti, si pel governo della comunità che per la coscrizione militare, per la procedura civile giudiziaria, uffici dei Boschi, dei Registri, Prefetture etc, per cui si sono resi necessari innumerabili salariati che per pagarli fa d’uopo quasi tutte le rendite dello Stato, che poi spendono più per oggetti intemperanti, che per altri di comune utilità; cosicchè presso gli altri sudditi non vi restan denari ai poveri per riparare i loro necessari bisogni, ed ai ricchi per poter fabbricare nelle diverse città e Ville onde dare il moto al commercio ed alle manifatture, già da tanto tempo quasi totalmente estinte.

Ciò che fa terrore e che tien sospesa la suddetta speranza generale si è nel veder confirmati nei pubblici impieghi, sebbene provvisoriamente, quei medesimi individui che furono scelti tra le persone più astute anzichè savie, oneste o giuste le quali sul timore che le truppe delle Alte Potenze Alleate entrassero nello stato a forza d’armi gran parte conoscendo il suo mal operato, eransi preparati per fuggire; ma fortunatamente avendoli la Sovrana politica confinati ciascuno nei suoi posti, si lusingano perciò d’essere per sempre rimpiazzati quindi avviene che si fanno dei certificati di buoni costumi e di ben serviti gli uni e gli altri, di modo che se lo stesso Sovrano, o chi ne fa le veci prestasse ad essi fede, non si verrebbe mai a capo di dare ai Popoli dei buoni Amministratori, secondo la sempre retta intenzione del Sovrano medesimo, poichè è chiaro che essendosi debitori fra essi dei loro posti, faranno ogni sforzo per sostenersi anche in avvenire si pel gran vantaggio che ne hanno ricavato, come per non dover dar conto delle loro azioni ed altri che non siano del loro tenore.

Ciò che mi ha spinto a scrivere la presente sono li differenti maneggi che pubblicamente si osservano in questi contorni, si intorno a quanto sopra come in altre circostanze, ed eccone un esempio, cioè due Rimostranze l’una del povero Antonio Maria Brenta, e l’altra del Signor [p. 287 modifica]Giov. Battista Venini amendue di Varena, dirette a V. E. furon ritornate alla Municipalità di Varena stessa per la di lei informazione intorno all’esposto nelle medesime, la quale sebbene fosse cognita delle ingiustizie e dei danni sofferti dal medesimo Brenta, non si è degnata fin’ora di riferire la verità, ma piuttosto in contrario. Viceversa rispetto all’informazione sulla Rimostranza del Venini, dicesi che l’abbiamo fatta datare da lui medesimo, quando che in queste parti è pubblicamente notorio che lo stesso Venini intorno a quanto ha riferito, se si osserva la verità non può avere alcun merito, poichè l’anno 1799 quando entrarono in questo Stato le Armate Austro-Russe, esso non occupava nessuna Carica municipale, nè nella Guardia Nazionale che si mosse contro le truppe Francesi di cui io sottoscritto era il Capitano, e fui sempre alla testa delle medesime come meglio proverò a tempo opportuno, ed il detto Venini altro non fece che portarsi avanti ai superiori delle dette armate falsamente persuadendogli d’essere egli il Capo per quindi essere premiato, e come infatti portò una medaglia d’oro di onore, una nello stesso tempo che si fingeva propizio al Governo Austriaco teneva nascosti presso di sè i di lui principali nemici, tra quali il S. Sommariva che poi dopo il reingresso dei Francesi in Italia occupò la prima carica del Governo e il detto Venini lo spedì in tempo di notte per Como da Federico e Rinaldo fratelli Scanagatta di Varena stessa che lo attestarono, ed egli essendosi poi ritirato a Venezia circa un anno, dicesi per ordine del medesimo Sommariva, ritornò a casa propria senza nessuna molestia, ed anzi segretamente premiato»32.

Che il Santino Pirelli, e il di lui padre Natale, fossero contro i Francesi, lo prova anche la seguente denuncia colla quale si accusa anche Giovanni Battista Venini di parteggiare per gli Austriaci.


Repubblica Cisalpina, anno viii.

«Pirelli Natale e il di lui figlio Santino, oltre all’essere partitante del Governo Austriaco furono i primi che si armarono contro li Francesi all’ingresso degli Austriaci. Causarono l’arresto ed un lungo carcere ad un certo Camperone di Lierna.

Erano spie dichiarate dell’inallora Podestà di Lecco Gian Battista Cetti, ed a causa delle loro disposizioni vennero causati non pochi danni a dei patrioti.

Costoro in occasione portaronsi in Colico armati contro li Francesi derubarono li stessi Francesi di granalia e grassino e polvere convertendo il tutto a propri casi.

Furono li primi ad estirpare l’albero della libertà in Varenna. Segretamente poi Natale Pirelli si dimostrò un denso partitante Austriaco, [p. 288 modifica]essendosi portato in Dervio quale condottiero di un corpo di soldati austriaci, distribuì in esso locale delle coccarde austriache, avendo obbligato per il primo a porre nel cappello una d’esse coccarde il cittadino Gerolamo Schenardi.

Come quello finalmente che millantossi pubblicamente di avere degli ordini e perfino della firme in bianco del principe di Rohan, Venini Gian Battista, oltre ad essere partitante come sopra, fu quello che si mise alla testa di tutti li armati nella Riviera superiore qualificandosi Commissario Imperiale incaricato dell’inallora Principe di Rohan.

Fu quello che scortò sempre il predetto Cetti nei viaggi sul lago, che faceva tutte le requisizioni di barche avendo per benemerenza ottenuto una medaglia degli Austriaci che portava appesa sul petto»33.

È noto che durante la temporanea occupazione austra-russa della Lombardia vari cittadini ligi al governo francese dovettero riparare in Francia. Nell’elenco dei Cisalpini rifugiatisi a Grenoble, troviamo Gaspare Pirelli di Varenna incisore in legno, sottufficiale delle Guardie Nazionali di Milano.


Costo dei viaggi da Varenna a Como e Milano nel 1767

Desumiamo questi dati da una nota di spese presentata dal causidico Giuseppe Carganico, recatosi a Milano per ottenere dal Real Supremo Consiglio di Economia pubblica di essere rimborsato dal comune di Varenna col quale era in lite, di alcune sue competenze34.


2. Febbraio 1769. - Speso in barca da Varenna a Como e nel ritorno da Como a Varenna L. 8.

3. Febbraio. - Speso in cavalcatura da Como a Milano L. 7,10 ed in sedia nel ritorno da Milano a Como compreso il rinfresco, buone mancie, come da compenso L. 21,10.

5 Marzo. - Speso in barca da Varenna a Como e nel ritorno da Como a Varenna L. 9.

6 Marzo - Speso in nollo di sedia da Como a Milano e nel ritorno da Milano a Como in nollo di cavallo, compreso il rinfresco e buone mani come da compenso L. 23.

2 Luglio - Speso in nollo di cavallo per andata da Milano a Varena acordato in L. 2 10. al giorno per giorni 4 come da compenso L. 10.
Per N. 4 stalazzi e N. 4 rinfreschi e buone mani in tutto L. 12.
Speso in barche a farmi traghettare da Olginate a Barco e da Varena a Belaggio con il cavallo L. 2,20.

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SERVIZIO POSTALE

Sino all’anno 1786 esisteva un servizio di pedone postale Lecco-Bellano, in corrispondenza con altro da Milano a Lecco. Nell’anno 1786 venne istituito un servizio postale lacuale Bellano - Como; ma dieci anni dopo, e cioè nel 1796 venne ripristinato il pedone tra Bellano e Lecco. Il servizio venne assunto da Giovanni Battista Brenta del fu Andrea di Varenna, il quale per lire 90 l’anno, si era obbligato di compiere le mansioni di messaggiero postale da Lecco a Bellano tutti i Mercoledì e i Sabato, rilevando il plico e valige delle lettere che in quei giorni giungevano da Milano con la diligenza.

Il servizio per il Monte di Varenna e la Valsassina, era stato assunto da Francesco Bertarini del fu Cesare di Regolo, per la somma di lire cento annuali. Le istruzioni per il suo servizio erano le seguenti: «Nel giorno di Venerdì si costituirà all’ufficio di posta in Taceno per ricevere la valigia delle lettere per Lecco e terrà la seguente strada: Taceno, Cortabbio, Primaluna, Pessina, Gero, Barcone, Introbbio e Pasturo, e nel transitare per ciascuno di tali luoghi, dovrà suonare il corno di caccia per dare avviso agli abitanti del suo passaggio, e ricevere dai medesimi le lettere per Lecco, al di cui ufficio dovrà giungere o la sera dello stesso Venerdì, od al più tardi la mattina del Sabato successivo, per consegnare a quel commesso tanto la valigia di Taceno, come le lettere stradali state raccolte. Al Sabato dopo che il messaggero avrà ricevuto dal commesso di Lecco la valigia delle lettere per la Valsassina, dovrà immediatamente partire tenendo la seguente strada; cioè entrando da Ballabio passerà per Pasturo, Introbbio, Vimogno, Gero, Barcone, Pessina, Primaluna, Cortabbio, e giungerà a Taceno od il Sabbato medesimo o la Domenica successiva».


STORIA NATURALE

Gaetano Scanagatta, di cui si parlerà anche in seguito, compilò un elenco di piante ritrovate nella regione Lariana dal quale stralciamo l’elenco di quelle rinvenute a Varenna, e al Monte di Varenna35:


Acetosa nel ronco Vesa a Fiume Latte

Agerato nella seretta di Perledo

Aglio orsino nella Valetta di Regolo

Althea nei campi a Varena

Ambrosia nella casa della Pianca sotto Varena

Anemone sotto la Madonna del Portone

Anettro nei giardini di Varena [p. 290 modifica]

Aristolocchia rotonda in Gittana

Aro minore a Fiume Latte

Ascino nella Seretta di Olivedo

Aspargo selvatico alla Punta di Morcate

Asperella e Coda di Cavallo nel fiume di Olivedo

Ariplice selvatico sotto Vescio

Bavara nel ronco d’Ilva

Barbabecco e Scorsonera in Olivedo

Ballis maggiore nei campi di Varena

Ballis minore al Monastero

Berbena e Verbenica nei luoghi della Caravina

Blatoria alla Malpensata

Blito e Blito maggiore alla Malpensata

Buftalmo a Varena

Barsa pastoris a Varena nei orti

Calamiutha terestre domestica alli Scabiumi

Caltha nelle vigne di Varena

Canape selvatico in valle di Olivedo

Canna selvatica nei colli aspri di Varena

Capilvenere, Adianto alla Capoana

Cardoncello, Tencerio a Vescio

Cardo volgare nelle piazze di Vescio

Castagnola, Galiopsi a Varena

Cedronella, Milissa a Tondello

Cerofoglio nei sassi sopra Fiume Latte

Centrach, Aspleno nel muri di Monastero

Chelidonia, Erba maestra a Varena

Cicerbita, Sonco a Varena

Ciclamino nei ronchi d’Uva

Cicuta domestica a Varena

Coda di cavallo nella valle di Olivedo

Colchico nella valletta di Regolo

Cortusa a Varena

Crescione a Varena

Danco alle cave dei marmi a Varena

Dragontea alla Capoana

Sambuco a Varena

Erisina a Fiume Latte

Eritrodano, Rubbia a Varena

Eupatorio comune al muro novo a Varena

Eufraggia al Pra Roo a Varena

Fabaria al Ronco Uva

Faggiuoli selvatici alla Malpensata

Felce maschio a Varena [p. 291 modifica]


PERSONAGGI NOTEVOLI

Il marchese Gerolamo d’Adda Salvaterra fu nel 1764 deputato dell’estimo di Perledo.

Il Conte avvocato fiscale Don Giacomo Arrigoni, canonico della Metropolitana di Milano, era nativo di Varenna.

Giovanni Battista Cella di Varenna, acquista a Napoli il titolo di Duca di Frisia. Nel 1750 egli ed il fratello Nicola fanno istanza di poter alienare alcuni beni ereditari esistenti nel territorio di Varenna, al prezzo già convenuto col compratore di lire 8000, anche allo scopo di parziale estensione del legato di lire 14000 fatto da Gasparre Cella iunior, a favore della contessa Donna Teresa Canobia Annone sua nipote.

Nel 1792 il Conte Don Angelo Serponti fu primo deputato dell’estimo di Varenna.

Con diploma 30 giugno 1728, i fratelli Giovanni, Giorgio, Valeriano, Anselmo e Tommaso Serponti ottennero da Rinaldo Duca di Modena il titolo di conte, trasmissibile ai loro discendenti maschi in perpetuo. Con istromento 2 maggio 1691, i fratelli Antonio e Valeriano Serponti, già avevano fatto acquisto da Carlo II re di Spagna del feudo della terra di Mirasole, eretto poi in marchesato da Filippo V nel 1706.

Possediamo un libro di autore anonimo che porta la data del 1756 nel quale sono celebrate le virtù religiose della Marchesa Donna Maria Margherita Serponti nata Durini, moglie al Marchese Giovanni Giorgio Serponti. Il libro è dedicato al celebre cardinale Carlo Francesco Durini36.

Nel 1710 Giuseppe Brentani oriundo di Varenna, è cassiere generale di guerra dell’imperatore in Italia nel 1716. Secondo il dizionario storico blasonico del Crollalanza, lo stemma della famiglia Brentano è identico a quello della famiglia Venini.

Ignazio Venini figlio di Carlo, frate della compagnia di Gesù, fu valente oratore sacro della scuola del Segneri, venne anzi chiamato il Segneri lombardo. Nacque il 10 febbraio 1711 e mori il 30 agosto 1788. Fu rettore del collegio di Brera, ed apparteneva ad un ramo dei Venini che da Varenna si era trasferito a Bellagio.

L’abate Francesco Venini di Giovanni nacque a Varenna il 19 settembre 1737, e morì a Milano il 5 aprile 1820. Fu matematico, poeta, filologo e musicista. Vestì l’abito somasco nel 1755, ed insegnò per alcuni anni nel convento del suo ordine. Fu maestro di scienza a Don Ferdinando Borbone in Parma dove ebbe anche l’ufficio dì direttore della casa di educazione dei paggi, e la cattedra di matematica sublime nell’università. Fu ad Aix in Provenza in qualità di vicario presso quell’arcivescovo. [p. 292 modifica]

Fu compagno di viaggio del Volta quando questi si recò nel 1777 in Isvizzera per scopi scientifici. Lasciò molte opere in prosa, e in poesia, fra cui un’apprezzata traduzione di Orazio, e un epistola in versi, che ha per soggetto la vita che menò a Varenna nell’inverno del 1789, e che riporteremo in parte più avanti. Chiamò Varenna dolce e patrio lido. Fu ricordato dal nostro Porta nel sonetto: All’abaa Giovan, e precisamente tra i letterati: Ver, Lissander, Oltroech, Rejna, Venini37.

Carlo Giovanni Venini fratello di Francesco fu abate cisterciense nel monastero di S. Ambrogio, e si acquistò molte benemerenze principalmente per il diligente riordinamento da lui fatto dell’arch. di S. Ambrogio.

Ad Antonio e Tommaso Venino, oriundi di Varenna ma domiciliati a Milano, con cesareo real privilegio 13 marzo 1722 venne conferito il titolo di Conte.

Nel 1734 Giorgio Venino viene ammesso all’interinale esercizio dell’ufficio dei Regio Commissario della mezza per cento dei censi dello Stato di Milano.

Nel 1744 Francesco Venino del qm Giovanni Pietro fratello del Giorgio lo sostituisce nella carica di Regio Commiss. della mezza per cento.

Nel 1760 il sacerdote Giuseppe Venini viene nominato musico basso della Real Cappella del Regio Ducal Palazzo.

Francesco Venino nel 1764 lasciò agli eredi l’obbligo di distribuire ogni anno due doti di lire 50 cadauna, a due povere figlie nubili del luogo di Varenna.

I Venini rimasti a Milano come conti si chiamarono Venino con l’o in fine del nome mentre invece quelli che rimasero a Varenna si chiamarono Venini con l’i.


Paolo Mornico di Alfonso, nato il 14 maggio 1693 fu distinto giureconsulto. Nel 1721 fu nominato commissario sindacatore delle Tre Pievi, nel 1727 dal duca Valeriano Sfondrati fu nominato Podestà di Mandello, e nel 1728 podestà di Bellagio. Venne poi nominato pretore di Asso e della Valsassina e più tardi pretore di Corte Olona. Nel 1730 dal conte Attendolo Bolognini venne nominato attuario criminale nel borgo di S. Angelo di Lodi, e podestà per il vicariato di Beigioioso.

Carlo FrancescoFonte/commento: 526 figlio di Alfonso, nato nel 1704 fu anch’egli ottimo giureconsulto, ed insignito della carica di cancelliere e luogotenente in Varenna.

Giovanni Angelo Festorazzi oriundo di Perledo, e figlio di Bartolomeo, è notaio a Milano ed abita a Porta Ticinese parrocchia di San Pietro, in Campo Lodigiano. [p. 293 modifica]

Della famiglia Scanagatta è da ricordare Giosuè Scanagatta giardiniere dell’orto botanico di Pavia, che fu, a detta dello Scopoli38 di aiuto allo Spallanzani nelle sue vicende botaniche nella regione Lariana.

Ma ancor più notevole di menzione è il cugino del precedente, Gaetano Scanagatta, appassionato raccoglitore di minerali, e proprietario in Varenna di un piccolo museo di storia naturale. Di esso abbiamo già riportato un elenco di piante da lui elencate in Varenna e dintorni.

Egli fu compagno allo Spallanzani con Paolo Sangiorgio ed altre persone nel viaggio intrapreso dal grande naturalista per incarico del Governo, nel luglio 1772, sul Lario, il Ceresio e il Verbano. Lo Spallanzani si recò apposta in quell’occasione a Varenna per visitare la collezione dello Scanagatta che voleva acquistare per il nascente Museo di storia naturale dell’Università di Pavia, ma poi non se ne fece nulla.

Frequenti furono i rapporti tra lo Scanagatta, il Governo di Milano e l’Università di Pavia alla quale fornì esemplari da lui raccolti con instancabili gite nei monti Lariani39.


Ludovico Balbiani, del ramo della famiglia trasferitasi a Livorno, fratello di Benedetto, e console di S. M. l’imperatore in Livorno, chiede di poter succedere nel titolo di conte che godeva il defunto conte Benedetto Balbiani di Varenna, e poichè si trattava di una semplice conferma chiede che la concessione sia fatta da S. M. a tal titolo, altrimenti una nuova concessione importerebbe una tassa di 2230 zecchini.


Nella cronachetta del convento dei frati cappuccini di Lecco di frate Bartolomeo d’Aquate e continuata dal padre Cristoforo De Barsio troviamo a pag. 33 la seguente notizia: Per il capitolo seguito il 14 maggio 1746 fu destinato guardiano del convento Giacomo Antonio da Varenna40.


Della famiglia Greppi abitante ora in MilanoFonte/commento: 526, citiamo Fortunato Greppi che visse verso il 1740 e che fu un arcarde. Ha lasciato un suo manoscritto conservato presso la famiglia che ha per titolo: De superstitione et vinculis doemonum secundum aegyptiorum et Chaldeorum dogmata juxta etiam Tychonis calendarium accurate emendatum et philosophiae dialoghis. [p. 294 modifica]


ESPATRIATI

Anno 1704. Gerolamo Faggi di Perledo è a Roma.
» 1707. Antonio Pensa di Bartolomeo di Perledo è in Germania.
» 1718. Giacomo e Bartolomeo fratelli Conca di Perledo sono a Vicenza
» Il Dott. Giovanni Angelo Festorazzi del q.m Bartolomeo causidico collegiale di Milano e procuratore della comunità di Perledo, vive a Milano dove esercita il notariato.
» Giorgio Venino figlio di Giov. Pietro abita in Milano dove esercita il prestino di pane bianco in contrada Santa Margherita.
» 1719. Pietro Ongania di Francesco abita in Bologna (Emilia) fuori di porta S. Egidio.
» 1732. Giovanni Campioni abita a Roma.
» 1736. Domenico Giacomo Conca del q.m Giovanni Battista di Perledo abita a Vicenza nel borgo San Felice fuori della porta del Castello.
» 1741. Lorenzo Faggi del q.m Carlo di Perledo abita in Roma.
» Gaspare, Margherita e Maria Angiola Faggi figli del q. Pietro abitano in Firenze.
» 1743. Francesco Festorazzi di Regolo vive in Germania.
» Simone Tarelli del q.m Carlo di Vezio dimora a Praga.
» Domenico Inviti di Perledo dimora in Germania.
» 1748. Giuseppe Pensa del q. Domenico di Vezio dimora in Baviera.
» 1750. Francesco Ongania del q. Pietro di Perledo dimora a Bologna (Emilia) fuori di porta S. Egidio.
» Francesco Antonio Aureggi di Varenna figlio di Carlo abita a Bellano.
» Antonio Giuseppe Aureggi di Varenna figlio di Carlo abita a Como.
» Giov. Battista Giorgio Aureggi di Varenna figlio di Carlo abita a Domaso.
» 1751. Tommaso e Antonio Pensa dimorano a Milano nella contrada del Cappello dove esercitano la mercanzia.
» 1755. D. Francesco Venini q.m Iohannis Petri abita a Milano, Porta Romana, Parrocchia S. Nazario.
» 1763. Domenico e Antonio fratelli Ongania di Pietro dimorano a Bologna (Emilia) fuori di porta S. Egidio.
» 1770. Domenico Cavalli di Carlo di Varenna abita a Cremona.
» 1771. Giacomo Balbiano di Varenna abita in Germania.

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Anno 1772. Francesco Venino, nobile, con la moglie Fiorentina abita a Varsavia.
» Andrea Venini di Varenna fa il mercante nell’Argentina.
» 1784. Giovanni Pensa del q.m Francesco di Bologna, dimora a Cristiania in Norvegia.
» 1786. Carlo Della Mano di Antonio e Marta Fumeo di Perledo si recano a Cassovia in Ungheria.
» Muore nella città di Brünn in Moravia Antonio Pirelli originario di Perledo, lasciando due figli maschi Giovanni Battista a Perledo e Paolo in Ungheria.
» 1797. Giovanni Battista Pirelli dimora in Austria.
» Giovanni Battista Mornico del q.m Carlo negoziante, dimora a Milano alla Corsia di Porta Comasina N. 2189.
» Carlo Francesco Bertarini notaio in Milano.
» Lorenzo Vergotini di Cestaglia - dimora nella Spagna negoziante di stampe in qualità di garzone.
» Antonio Vergotini di Cestaglia a Vienna offelliere in qualità di garzone.
» Leonardo Giuseppe e Giacomo fratelli Maglia di Gitana, vaganti nella Germania - spinazari.
» Giovanni Antonio Cariboni di Regoledo. Nell’Austria inferiore - spinazaro.
» Giov. Francesco Maglia di Regoledo. A Linz in Austria - caffettiere.
» Giovanni Batt. Benzoni di Bologna a Salisburgo - negoziante.
» Pietro e Bernardo fratelli Benzoni in Austria negozianti.
» Antonio Benzoni di Bologna in Austria - negoziante.
» Carlo Domenico Maglia di Gitana in Austria - negoziante.
» Paolo Pirelli con tre figli di Perledo in Ungheria spinazaro.
» Giacomo Bergamo di Regoledo in Austria - negoziante.
» Francesco Bergamo di Regoledo in Austria - negoziante.
» Giuseppe Fumeo e Bartolomeo suo figlio, di Cestaglia in Austria, negozianti.
» Giuseppe Fumeo di Cestaglia in Spagna - negoziante.
» Giov. Maria Inviti di Bologna dimora in Francia ove fa il negoziante.
» Bernardo Conca di Gitana fa il fabbro in Piemonte.
» Giacomo Abiati di Gitana fa il barometraro in Amburgo.
» Pietro Conca di Gitana fa il fabbro in Piemonte.
» Francesco Conca di Gitana fa il fabbro in Piemonte.
» Carlo Borlengo di Regoledo è negoziante in Germania.
» Francesco Gianielli di Perledo fa il negoziante nella Stiria.
» Giuseppe Festorazzi di Regoledo fa il barometraro a Bruxelles.

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Anno 1797. Agostino Cariboni di Perledo fa lo spinazaro in Austria.
» Giovanni Benzoni di Bologna fa il barometraro in Francia.
» Giuseppe, Filippo e Carlo Antonio Maglia fanno lo spinazaro in Spagna.
» Paolo Pomi di Bologna fa lo spinazaro in Austria.
» Altro Paolo Pomi di Bologna fa lo spinazaro in Austria.
» Antonio Della Mano e Carlo figlio di Giorgio fanno lo spinazaro in Ungheria.
» Giuseppe Conca di Perledo fa il negoziante in Inghilterra.
» Giuseppe Ongania di Perledo è in Austria a far lo spinazaro.
» Pietro Festorazzi di Perledo è in Austria e fa il negoziante.
» Giovanni Antonio Fumeo col figlio Matteo è in Austria e fa il negoziante.
» Francesco Fumeo coi figli Matteo e Domenico è in Austria e fa il negoziante.
» Antonio Maria Mattarelli è in Francia e fa il barometraro.
» Giov. Battista Pirelli è in Austria e fa lo spinazaro.
» Bartolomeo Sala è in Austria e fa lo spinazaro.
» Bartolomeo Fumeo di Perledo è a Venezia c fa il fabbro.
» Carlo Bernardo Maglia di Gitana è in Inghilterra e fa il negoziante.
» Nicolao Conca di Gitana è in Inghilterra e fa il garzone.




  1. A. S. M. Feudi camerali.
  2. A. S. M. Senato. Giudizi sommari fra Comunità e Corpi. Cart. 202.
  3. A. S. M. Senato. Giudizi sommari fra Comunità e Corpi. Cart. 237.
  4. A. S. M. Tribunali di giustizia. Pretori. Cart. 136.
  5. Tribunali di giustizia. Pretori. Mandello. Cart. 136.
  6. Vedi: Vittorio Adami. Un’operazione di polizia diretta dall’arciduca Ferdinando nel 1793. L’arresto di Semonville e Maret ambasciatori francesi. — Como, Tip. Ostinelli, 1921.
  7. Abbiamo ricavato questi dati dalla pubblicazione di C. Montalcini ed A. Alberti: Le assemblee della Repubblica Cisalpina. Vol. IV pag. 213. Nella quale abbiamo rilevati a proposito di Perledo un errore in quanto che sono dati come tanti comuni separati le località di Perledo con Bologna, Gisazio con Regoledo, Gittagna (sic) con Cestaglia, Sessaglia (sic) e Tondello e Regolo con Vezio.
  8. A. S. M. Sanità. Uffici. Busta 86.
  9. » » » » » » »
  10. A. S. M. Strade, parte antica. Cart. 336.
  11. A. S. M. Beni. Varenna. Pesca.
  12. .... Vetustissimi temporibus orta iis fuit intes Varenenses et incolas Mandelli quo usque se protenderent lacus et ne mora in respectivis territoriis existentia ut compertum esset quo usque utrique incolae possent libere piscare et lignare ut antea semper consueveruat. Questiones divenit arbitramentali sententia anni 1379 ab illustrissimo comuni coram Pheudatario lata, etenim haec utrisque incolis assignavit privativa loca piscanda, lignandi et pecora pascendi et alia declaravit promiscui usus».
  13. Archivio Civico Milano. Esenzioni. Cartella 43.
  14. A. S. M. Censo. Comuni. Varenna. B. 2173.
  15. Carlo Invernizzi. Riforme amministrative economiche nello Stato di Milano ai tempi di Maria Teresa.
  16. Senato. Deroghe giudiziarie per comunità e corpi. B. 88, fasc. Varenna.
  17. A. S. M.
  18. Archivio Arcivescovile Milano. Pievi locali. Varenna.
  19. Archivio Arcivescovile Milano. Pievi lacuali. Varenna.
  20. A. S. M. Trib. di giustizia - Pretori - Mandello - Cari. 136.
  21. Archivio della Curia Arcivescovile. Pievi Lacuali. Regione X.
  22. Questa nota che riguarda San Carlo venne trovata unita a carte del XVIII secolo.
  23. A. S. M. Culto. Cari. 1399.
  24. A. S. M. Culto, cartella 1399.
  25. A. S. M. Chiese. Comune. Bellano. 616.
  26. A. S. M. Acque. Parte antica. Cartella 258.
  27. Da memorie parrocchiali.
  28. Da memorie parrocchiali.
  29. A. S. M. Delegazione provinciale. Censo. Cart. 2341.
  30. Archivio Parrocchiale di Perledo.
  31. A. P. V.
  32. A. S. M. Regno Lomb. Veneto. Presid. di Governo. Atti segreti. Cart. 1a.
  33. Archivio Civico di Milano, Località foresi. Mandello.
  34. A. S. M. Tribunali di giustizia. Pretori. Mandello. Cart. 136.
  35. Inventario delle cose notabili ritrovate in questo stato da Gaetano Scanagatta da Varena - Ambrosiana - T. 160. Parte sup.
  36. Breve ragguaglio delle virtù della marchesa D. Maria Margherita Durino Serponti. Milano. 1756. Nella stamperia di Pietro Antonio Frigerio.
  37. Poesie milanesi di Carlo Porta, annotate da Policarpo Campagnani. Milano, Capriolo e Massimino, pag. 290.
  38. Giovanni Antonio Leopoli. Delicia florae et faunae insubriae.
  39. Vedi atti del 30 Congresso geologico italiano. Memorie società italiana scienze naturali. Milano. Vol VI. Fascicolo III, 1601. Prof. Pavese. L’abate Spalanzani a Pavia.
  40. Giuseppe Arrigoni. Documenti inediti riguardanti la Valsassina.