Varon Milanes/Spiegazione de' vocaboli milanesi

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Spiegazione de' vocaboli milanesi

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Varon Milanes de la lengua de Milan Prissian de Milan de la parnonzia milanesa
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SPIEGAZIONE

DE’ VOCABOLI

MILANESI.


AGgresgià. Affrettare; È tolto dal Latino, il quale ha, Agesis adverbium excitandi; e quindi il nostro Milanese n’ha formato un bellissimo verbo, Aggresgià. Si può ancora dedurre dal Greco Ἄγρες, idest Agedum. Parimente da Ἀγρειτάω, id. Violentus sum.

Al me devis. Mi pare. È tolto dal verbo Latino: Videtur, quale sta per parere. Mihi videtur, mi pare. Vedete quanto si accosta al Latino.

Allamenè, Allamanè, ò Allaminè. Parola usata da’ figliuoli Milanesi quando si conduce una novella sposa a casa, ed esse la vanno accompagnando gridando: Allamenè, Allamenè. E’ tolto dagli Antichi, i quali fra le altre molte superstizioni giudicavano ancora, che Imeneo fosse sovrastante, e favorevole alli sposalizj, è perciò lo invocavano più, e più volte. Così fa Catullo nel suo Epitalamio.

Hymen o Hymenæe, Hymen ades o Hymenæe.

E quindi li nostri Milanesi n’hanno formato Allamenè Alllamenè. Nè si maravigli alcuno che la voce sia troppo corrotta, perchè fu saggiamente fatto, acciocchè non paresse volersi accostare all’antica superstizione, e per [p. 50 modifica]mostrare che solo si ritiene la erudizione. So ancora che molti vogliono dirsi. Allamenè, quasi, dov la menè? cioè, dove la conducete? ma a dir il vero parmi esplicazione troppo vile, ed indegna delli belli, ed acuti ingegni Milanesi.

Ancona. Tavola, o tela, sopra la quale sia dipinta qualche immagine. E’ tolto dal Greco εἰκών, id. imago, simulacrum, effigies.

Angaria. Cosa imposta contra il dover al suddito. E’ tolto tutto di peso dal Greco Ἀγγαρεῖα, id. servitus quæ violenter injungitur.

Anta. Parte della finestra, con la quale si chiude, ed apre. Questa voce è Latina, imperciocchè Anta dice Vitruvio, ed Antæ, id. ostiorum latera, dicono tutti i Latini.

A our a our. A tempo a tempo, ed a termine tale, che non bisognava tardar più. È derivato dal nome Greco ὅρος, id. terminus, finis, ed è usato, come quando si dice sij arrivaa a our a our, cioè siete giunto a tempo a tempo, ed a tal termine che non bisognava aspettar più.

Arbion. Piselli, legumi assai noti. Vien dal Greco Ἀρβῖον, parola con la quale vien significato detto legume.

Asca. Senza. È venuto dal Latino, dalla preposizione separativa. Absquè, la qual significa senza.

Ascort. Uno che facci le cose presto e bene. È derivato dal Greco Ἀσκέω, che significa exerceo, laboro, industrius fio. [p. 51 modifica]

BAbion. Goffo, ignorante. Ancorchè molto corrotto sia, è però tolto dal Latino Bambalio, che significa stupido, e goffo.

Baboas. Un grossolano. È derivato dal Greco Βαβαῖαξ, la qual è particula conterrentis, O rejicientis, poichè questi tali meritano esser rejetti dal consorzio di persone dotte, ed onorate. Altri vogliono sia derivato dal nome Greco Βάβαξ, id. vanus garulus, ma questo non è conforme al significato di Baboas, che significa un grossolano.

Babao, brutto babao. Demonio. Viso contraffatto, e brutto. Chi non vede, che questo ancora deriva dal suddetto Βαβαῖαξ, poichè chi più si sprezza, e fugge, che un simile uomo?

Baciocc. Un senza giudizio. Parola tolta dal Greco Βακχεύω, id. insanio, et Βακχία, id. insania.

Bagà, bagon. Un che beva smisuratamente. Con molta erudizione è tolto dal Latino Bacchus, il qual non solo su inventor del vino, conforme alle favole de’ Poeti, ma ancora gran bevitore; Onde quelli che celebravano li di lui sacrificj per il più s’ ubbriacavano.

Bagian. Un di poco senno, ma grande di corpo. Si può non sconciamente torre dal Greco Βαγίον, che significa magnum, sed rude. Altri, e molto bene, vogliono che significhi solo un di poco senno, e vogliono abbi avuta la sua origine dal nome Greco Βαγεῖος, id. stultus.

Baja, dà la baja. Dar la burla. È tolto dal Greco Βαίνω, che vuol dir Adulor, perchè quando si adula all’ora si dà la burla, [p. 52 modifica]poichè non corrisponde l’interno senso del cuore alle parole esterne della bocca.

Barlusch di oeugg. Un losco. Vien dal Greco Βαχίος, che significa maculosus, poichè per il più i loschi hanno gli occhi macchiati.

Barador, barà. Ingannare. Vien dal Greco Βαρέω, qual significa gravo, molesto; poichè gli ingannatori ci aggravano, e molestano co’ suoi inganni.

Bardoc. Un che non merita esser annoverato fra gli altri. Questo viene dal Latino. Bardus, id. stultus.

Baretta. Coperta della testa ec. Senza dubbio questo è tolto di peso dal Latino: Biretum, voce appunto che significa l’istesso, che noi diamo ad intendere con la parola Baretta.

Barnasc. Pala da fuoco. È tolto dal vocabolo Latino: Prunatium, tii, il qual è formato dal nome pruna prunae, che significa la bragia.

Basel. Gradino della scala. È un diminutivo tolto dal Greco Βάσις, il che oltre altri significati, si piglia ancora, che significhi Gradus.

Baslot. Catino di terra. Questo è un bellissimo composto tolto dal Latino. Vas luteum, cioè vaso di terra. E sebbene Baslot si dice ancora d’un catino di legno, si dice però per una somiglianza che ha con quelli di terra, i quali prima appresso noi ebbero il nome.

Batarel. Un bastone. È formato giudiciosissimamente dalla parola Bat, la qual appresso Plauto est vox corripientis, e perchè molte volte la correzione si fa con un bastone, perciò diciamo Batarel un bastone; massime che [p. 53 modifica]che Batuo, is appresso i Latini è l’istesso che Verbero, as, cioè battere.

Belee. Cosa di qualche bellezza apparente per dar in mano a’ figliuoli. Viene dal Greco Βῆλος, che significa Astrum, poichè qual cosa più bella, più lucente, e che più tenga l’occhio fisso del figliuolino, che la stella? e perciò per una certa similitudine diciamo Belee, quasi una bellezza simile a quella d’una stella: e che sia il vero si dice propriamente d’una cosa lucida come specchio, vetro, denaro, oro, argento ec. Quindi è traslato ancora quando diciamo Belin ad un bambino, sgnificando ch’egli sia bello, e lucido. Sebbene questa voce Belin la deriva il primo Autore dal nome Greco Βερὴς, qual significa fugitivus, bella derivazione in vero tratta dalla consuetudine de’ figliuolini, i quali scherzando fuggitivamente sempre vanno correndo or qua, or là.

Belitran, e Belitron. Un uomo grande, ma da poco. È tolto dal Latino Balatrones, id. Homines nihili, che così Varone l’intende.

Bettegà. Balbettare, balbuzzire, non esser sciolto nella lingua. Viene dal Greco βήττω id. tussio, & vocem interrumpo, il che è proprio di simili persone.

Bez, nol val un bez. E’ una voce, che significa pochissimo valore. E’ tolta dal Latino Bes. Vedetelo voi appresso il Calepino, e giudicarete quanto sia bella quella derivazione.

Bicoccà. Scrollare, tremare. E’ derivato dal verbo Greco βικοκέω qual significa sono, strepo, [p. 54 modifica]effetto proprio della cosa che bicocca, cioè che crolla, e trema.

Binà. Fuggire. È nato dal verbo Greco βινάω, che significa fuggir con fretta.

Biot. Nudo, povero. È tratto dal nome Greco Βίοτος, qual significa la vita, e per questo si chiama Biot uno qual ha la vita solamente. Ovvero diciamo che ἄβιος appresso Antifonte ha significato di ricco, onde levata l’ἄ restarà Βίος, quale vorrà dir povero, almeno conforme all’acuto discorso de’ nostri Milanesi.

Birideu. Leggiero, e volubile. Io a dir il vero non ho sin ora trovata propria derivazione di questo vocabolo, nulladimeno non mancherò d’apportarvi quella, che già scrisse un Autore, della quale potremo per ora contentarsi, sinchè troviamo o la vera, o una migliore. È adunque derivata, dice egli, questa voce Birideu dal nome Greco Βήριδες qual significa calceamenta, le scarpe. E siccome le scarpe si mettono, e si levano facilmente, così in lingua Milanese vien chiamato un facile da mutarsi Birideu, come anche comunemente si dice: l’è vun da teù, e da mett.

Bobaa. Si usa co’ figliuoli piccoli, e significa male. Credo veramente sia stato tolto dal Greco, ancorchè sia alquanto corrotto, imperciocchè Βελαῖ appresso i Greci dicuntur dolores, qui sentiuntur in partu.

Boccaa. Vaso per tener dentro il vino. Vien dal Greco Βαυκάλιον che significa appresso Omero, Vas vinarium.

Boesg, ò che boesg. Schiamazzo, o che [p. 55 modifica]schiamazzo. Vien dal Greco βοή, che vuol dire, clamor, & strepitus.

Bolgiett. Cosa, con la quale di lontano si percuote gettando, come palla di neve, o altro simile. Quello è un bellissino composto tolto dal Latino Bolus, che significa un pezzo di qualsivoglia cosa, come Bolus terrae, un pezzo di terra, e da jacio, is, che significa gettare; Onde Bolgiett quasi Boli jactus, e perchè per gettar così sono molto idonee le rape, e pomi molli, quindi diciamo la rapa cotta in acqua, Bolgion.

Bot, dà di bot. Battiture, dar battiture. Questa esplicazione è l’istessa che quella della voce Batarel, perciò vedasi di sopra p. 52.

Bragascion, Braghess. Ognun vede quanto comodamente si può didurre dal Latino Braccae, ed è a dir il vero tanto chiaro, che a mio giudicio non ha bisogno di esplicazione.

Bragià. Brancà . Gridar forte. Vien dal Greco βραγκάω, id. raucesco, quasi che per il gran gridare vogliono divenir rauchi.

Brontolà. Gridar con istrepito. È derivato dal verbo Greco βροντάω, id. tono, che significa tuonare; poichè quelli, che gridano sì forte, pare appunto che tuonino.

Cagon. Pauroso, da poco. È derivato dal nome Greco κακός, che sebbene per lo più significa malus, talvolta però ancora significa timidus.

Caireu del formag. Là dove il cascio comincia a putrefarsi. È tolto dal Latino Caries, che è l’istesso, che Putrilago ex vetustate. [p. 56 modifica]

Canà, o che canà. Ciancie, o che ciancie, e talvolta, o che fasto. È derivato dal Greco κανέω, ovvero da κανύω, che significa vociferor.

Cantir. Legno lungo, e grosso per fabbricare. Non ha dubbio, che questo di peso sia tutto tolto dal Latino, poichè un legno tale vien chiamato da Columella Canterius.

Calchèra. Turba frequente, e tumulto di popolo radunato in qualche luogo. È tolto dal verbo Greco καρκαίρω, qual significa strepo, & commoveo, effetto proprio di simil frequenza di popolo.

Caragnà. Piangere. Vien dal Greco χαρά, id. gaudium per la figura Antifrasi, quasi sine gaudio.

Chilò. In quello luogo. Vien dal Greco χιλός, che significa loculus, quasi diciamo in hoc loculo.

Codon. Un capo grosso. È tolto dal nome Greco kodon, qual significa tintinnabulum, cioè una campana, come che questi capi grossi si assomigliano a tante campane.

Colzè. Scarpa fatta alla grossolana. Viene dal Latino calceus, che significa la scarpa.

Compesà. Sparagnare, servirsene a poco a poco. Viene dal Latino Compenso, as, nè evvi chi ne dubiti.

Copelon, dà di copelon, ed anco di copon. Percuotere sopra la testa. È derivato dal verbo Greco κόπτω, id. percutio. Ovvero diciamo ancora da κοπετός id. planctus, quasi dica, te daroo di copon, cioè ti farò piangere.

Cunà. Fuggir velocemente. Non restarò di [p. 57 modifica]metter quì l’interpretazione scritta già, e data in luce sopra quella parola cunà, nella quale a dir ingenuamente, non vi so trovar cosa, per la quale mi possa piacere. Cunà adunque, dice egli, è tolto dal verbo Greco κινέω, che significa moveo, d’onde deriva κίναδον, che significa more canum, andar come si dice con la coda in mezzo alle gambe.

Custion. Contesa con armi. Quello parmi senza dubbio veruno sia tolto dal Latino: Quaestio, onis.

DAnedaa. Giorno di Natale. Pare voce corrottissima, e pure è bella, e piena di erudizione. È adunque un composto della voce Greca δάνακαι, sive obolus forte di danaro, qual giudicavano li superstiziosi antichi si donasse a Caronte nel passar le anime la Stigia Palude; e dal Latino Do, das, quasi diciamo Dans obolum, perchè in quei giorni si suole dar di mancia. Puossi ancora comodamente dedurre tutto dal Latino, e far un composto da Denarius, ii, e Do, das, quasi diciamo Denarium dans per la ragione di sopra accennata.

Delusà. Burlare. È derivato dal verbo Latino Deludo, is, qual appunto signisica Burlare.

Derenù. Schena, le reni. È composto dal Greco δεῖ, interiezione completiva, qual significa Sanè, jam; e dal Latino Renes. Ora vedete quanta eleganza si trova nel nostro parlare, massime laddove pare più sconcio.

Desavià. Condur dalla buona strada alla cattiva. È composto dalla parola Latina Via, e dal [p. 58 modifica]Greco δίς, il quale alle volte habet vim privandi; così vediamo.

Descolz. A piedi nudi, senza calzette, o scarpe esser composto da δίς e calceus, qual significa la scarpa, quasi sine calce; così Desmet, e tutti gli altri composti da questo δίς hanno per il più voce privativa, ed è facile conoscere la loro interpretazione.

Destrugà. Distruggere. È tolto dal verbo Latino Destruo, is, qual significa distruggere.

Denà. Lungo tempo. Ha avuto origine dall’avverbio Latino Diu, qual significa lungo tempo, ovvero per dir meglio dal Greco δεῖν id. Diu, quale appresso i Poeti Greci significa parimente lungo tempo.

Domignà i gamb. Slongar le gambe. Qesta parola, a dir il vero, non mi è mai piaciuta, per non parermi nata in Milano; nè tampoco mi è mai piaciuta la di lei interpretazione. Con tutto ciò per esser già stata scritta, e data in luce da un ingegnoso Autore, da me altre volte nomato in questa Operetta, perciò non mi è parso bene darle del tutto di penna; ma solo avvertire, che da me non è inventata, nè posta, nè anche forse approvata. Domignà adunque, dice egli, significa slongare, ed è tolto dal verbo Latino Dominor, aris, che significa signoreggiare, comandare. E siccome il Principe per conservazione del suo Principato comanda a quelli, che gli sono sottoposti; così l’uomo per mantenimento di tutto il corpo comanda alle parti di esso. [p. 59 modifica]

Dondà, andà dondand. Crollare, andar crollando. Vien dal Greco δονέω, id. Verto, agito, proprio effetto di questi tali.

ERt, leugh ert. Luogo precipitoso, e difficile ad ascendere. È tolto dal nome Greco ἔρτις, qual significa praecipitium.

Essevrezza. Piacere, agevolezza. Questo pare un nome verbale tolto dal Greco ἐξαιρέω, id. excipio, perchè cum excipimus aliquem, allora si scuopre atto di cortesia, e piacevolezza.

FA’ l’oca. Finger l’ignorante. E’ composto dal Latino Facio, is, e dal Greco ἄλογος, id. stultus. Diciamo adunque Fà l’oca, quasi dicessimo, Facit stultum, cioè finge il pazzo, e l’ignorante.

Falò. Fuoco, che si fa in segno d’allegrezza. Vien dal Greco φανὸς, id. clarus, fax, lampas.

Fanc. Fanciulli. Questo ognuno apertamente vede esser derivato dalla parola Latina Infantes, la qual significa i fanciulli.

Farinell. Uomo micidiale, e come si dice volgarmente, uomo della mano. A dir il vero io ho sempre desiderato saper la interpretazione di quella voce, e non la veggo poter derivar comodamente nè dal Greco, nè dal Latino. Con tutto ciò non mancherò di dire il mio parere dopo l’averci pensato gran pezza. Faran dicono gli Autori est oppidum junctum: Saracenis, qui in solitudine vagi errant, onde per esser proprio di questi tali, che noi diciamo Farinelli, andar errando, massime per le solitudini, credo che di là abbino avuto [p. 60 modifica]il nome, quasi che li paragoniamo con li abitatori della terra di Faran.

Farieu. Mantello. Questo nome è tolto dalla parola Greca φάρος, che è l’istesso, che Tunica, Pallium.

Fasnà. Ammaliare. È tolto dal verbo Latino Fascino, as, che significa ammaliare, onde disse Virgilio nella terza Egloga.

Nescio quis teneros oculus mihi fascinat agnos.

quindi è formato ancora quel che diciamo Par nò fasnal. Voce che si usa, quando si loda la bellezza d’un fanciullo, o d’altra cosa. È da sapere, che la vana superstizione degli antichi giudicava, che il Fascino si facesse per mezzo della lode, quindi ebbero quella voce Praefiscine, della qual si serve Plauto, ed è quello, che noi diciamo Par nò fasnal.

Fatt. Senza sale. Viene dal Latino Fatuus, a, um, id. sine sale, insipidus, & proprie dicitur de cibis; Translatè de insulso, come ancora appresso noi, on om fatt, un uomo goffo.

Floss. Debole. È tolto dal Latino Fluxus, a, um, quod sumitur pro laxo, il che per traslazione si può dire d’un debole, quasi habeat vires fluxas.

Forbes. Forbice, stromento da tagliare. È tolto tutto di peso dalla parola Latina Forfices, che significa appunto stromento tale.

Fracà. Rompere, spezzare. È tolto dal verbo Latino Frango, is, il quale significa propriamente Rompere, spezzare.

Fritaa. Uova disfatte, e fritte. Viene dal Latino Frigo, is, xi, xum, o frictum, dal qual [p. 61 modifica]supino ne abbiamo noi formata la bella parola Fritaa.

Gaban. Il mantello. Vien dal Latino Gabinus cinctus, id. toga in tergum rejecta, qua utebatur Consul bellum inducturus, onde disse Virgilio nel settimo dell’Eneide:

Ipse Quirinali trabea, cintuque Gabino
Insignis reserat stridentia limina Consul

e questo Gabinus cinctus veramente significa quel che noi in una parola sola diciamo Gaban.

Gandóla. Osso delle cerase, o d’altro frutto. È tolto dal Latino Glans, il cui diminutivo è Glandula, ed è quello che noi diciamo Gandòla.

Gavasg. Un gran mangiatore. È tolto dal nome Greco κάβαισος, qual significa edax, inexplebilis, un mangiatore, qual non è mai satollo .

Goffon. Un ignorante, e stupido . È derivato dal nome Greco κῶφος, che significa stupidus, stolidus .

Gogò. Gogoron. Un di poco cervello, e che non si sa applicar a far bene. Sono derivati dal nome Greco γόγγων qual significa stultus.

Indicià. Manifestare. È nato dal verbo Latino Indico, as, il qual appunto significa Manifestare.

Infescià. Imbrattare. È derivato dal verbo Latino Inficio, is, nè credo esservi alcuno, che ne dubiti.

Infià. Gonfiare. Questo ancora è tolto tutto [p. 62 modifica]tutto di peso quasi dal verbo Latino Inflo, as.

Infolcì. Empire. È venuto dal verbo Infarcio, is, che sta per insaccare, ed empire.

Ingrondaa. Viso collerico, e scorrucciato. È derivato dal Latino Grunnio, is, donde ne viene Grunnitus; ma li Milanesi gli aggiunsero la preposizione, quasi Ingrunnitus, il che me lo dà ad intender il vedere, che volgarmente diciamo: Mi ha fatto un viso da Porco, cioè, mi si è mostrato scorrucciato.

Impegà. Imbrattare. Vien dal Latino Impico, as, che significa pice oblino, cioè, imbratto di pece; ma si piglia poi per qualsivoglia imbrattamento

Impiastrà. Imbrattare, ed intricare. Vien dal Latino Empiastro, as, verbo usato da Columella in tal significazione.

Instora. Adesso. È tolto dalle parole Latine In ista hora, e se n’è formato un composto d’una parola sola.

Intortià. Torcere, intricare, inviluppare. Viene dal Latino Intorqueo, es, formato però dal supino.

Involtià. Inviluppare, intricare. È tolto dal Latino Involvo, is, ma pero anch’egli formato dal supino.

Invrià. Ubbriacare. Chi non vede chiarissimamente, che questo è tolto dal Latino Inebrio, as?

Inzà. Tagliare. È formato dalla parola Latina Incisum, supino di Incido, is, che significa tagliare.

LAdin. Presto, veloce. Vuole quell’Autore da me altre volte citato, che quella parola abbi [p. 63 modifica]avuta la sua derivazione dal nome Greco ἄδινος, che è significativo di frequens, tenuis, le quali condizioni arabe si ricercano, dice egli in uno, che sia ladin . Ma io veggo questa voce con gran giudicio esser tolta, e formata da Ladas servo di Alessandro Macedone, il quale era sì veloce nel correre, che l’orme delle di lui pedate non apparivano nell’arena, onde perciò gli fu eretta una statua. Ladin adunque vuol dire, non del tutto un Ladas, perchè è inimitabile, ma Ladin quasi un picciol Ladas, cioè presto, e veloce . Oltre di ciò se lo vogliamo dedurre da Ladon velocissimo fiume d’Arcadia, ovvero da Ladon cane di Atteone, troveremo che il tutto molto ben si confà alla nostra intenzione.

Lapag, lapagià. Un crapulone, crapulare. Vien dal Greco λάπω, e λαπάζω, che significa Sorbeo, devoro.

Lasagnon. Un grande, ma non gagliardo, un goffo, un ignorante. È tolto dal Greco λασίνος, id. imprudens, obliviosus.

Lacimel, o lacimer. Fior di latte ec. Vien dal Latino, ed è composto da lac, lactis, e merus, a, um, quasi lac merum, e non come dicono alcuni latte, e miele, perchè il miele non vi entra. Piuttosto si potria dire Lactis mel, che così si chiama ancora miele di latte figuratamente chiamando miele nel latte il più buono, ed il più dolce, poichè solo dal fiore si cava il lattemel.

Lec. Lecoyra. Leccardo, goloso. Sono derivati dal nome Greco λέχνος, che significa, gulosus. [p. 64 modifica]

Lifron. Un grande di vita, ma pigro. È tolto dal Greco ταλαίφρων, qual significa Miser, laboriosus, un di quei appunto, i quali lavorano tutta la settimana, e poi nella festa consumano ogni cosa, di tal maniera, che mai non hanno un soldo.

Lippon. Un grassaccio, pigro, e da poco. E’ tolto dal nome Greco λίπος, che significa pinguedo, onde alludono a quel detto: Pinguis Minerva raro gignit sensum tenuem.

Lis, on Farieu lis. Spelato, un mantello spelato. Questo vocabolo vuole il già nomato Autore incognito, che sia tolto dal participio Latino elisus, a, um, qual, dice egli, significa rotto, spelato. Ma io dico che vien dal Greco λίς, che significa pannus lineus subtilis; Adunque un farieu lis, cioè ridotto a tale, che poco manca non si assomigli ad un panno di lino sottile. Vi si aggiunge ancora che λίσπος significa attritus, & usu depolitus.

Logia. Ciancia. Questa parola è tolta dal nome Greco λόγος, il qual significa propriamente un ragionamento; Ma alcune volte ancora si piglia per un detto di poca sostanza, cioè per una ciancia. Interdum enim accipitur pro verbo contenendo. Diciamo ancora che è tolto da λόγιον, parola, con la quale i Greci chiamavano l’oracolo avuto in prosa. Così una logia, quasi una menzogna simile a quelle menzogne degli Oracoli de’ Greci .

Luccià. Piangere. Questo vocabolo non è dubbio, che è derivato dal verbo Latino Lugeo, es, che significa piangere. [p. 65 modifica]

Lusnaa. Folgore ec. È un composto tolto dal Latino Lux nata, quasi luce nata fra tante tenebre d’ oscure nubi.

MAbir. Naso grande. È tolto dal nome Greco μακτείρ, qual significa Nasus. Questa derivazione è dell’Autore incognito. A me non piace; non ho però voluto tralasciarla.

Magagna, o mangagna. Difetto. È derivato dal Latino Mangones, qui pueris, puellisque quo facilius vendi possent purpurisso, & cerussa aliisque pigmentis colorem, & ementitam formam inducebant. Onde si può vedere quanto bene noi diciamo Mangagna, in vece di Difetto, quasi vogliamo inserire cosa simile a quelle, che fanno illi Mangones.

Magnan. Quello che acconcia i lavezi. È tolto dal Latino Magnarius, ed è applicato a questi tali per la figura Ironia, imperciocchè Magnarius, appesso Apulejo, ponitur tanquam clarus in obeundis mercaturis.

Mastrugnà. Sporcar col toccar spesso con le mani. È tolto dal Latino manu tero, e si è formato un verbo solo Mastrugnà.

Masaraa. Troppo molle, troppo maturo, schiacciato. È tolto dal verbo Greco μάσσω, qual significa premo, subigo, & mollio.

Mastin. Uno scellerato, degno d’esser frustato. È tolto dal Greco μαστιγίας, quo nomine vocantur mancipia, quae caeduntur, quindi hanno μαστιγιάω id. flagello indigeo, e μάστιξ, id. flagrum, quo caeduntur Mancipia. [p. 66 modifica]

Matt. Matee. Uno stolto, forsennato. È tolto dal verbo Greco ματίω, id. insanio, quindi μάταιον, id. stultus.

Meresgian. Un grossolano, credo sicuro che sia derivato, ancorchè alquanto corrotto, dal Greco μερύτις, id. imprudens.

Mismon. Un da poco, un difettoso in più cose. Viene dal nome Greco μυμών, che significa uno, qui deficiat in pluribus. Puossi ancora dire, che sia venuto dal Greco μύσμονες, voce, con la quale chiamano essi certi caproni. Mismon adunque diciamo, quasi inetto come un caprone.

Mò. Adesso. Ognuno apertamente vede esser derivato dall’avverbio Latino Mox, qual significa Adesso.

Moca, fa la moca. Schernir con la bocca. È tolto dal nome Greco μῶκος, qual significa subsannatio, cioè scherno, beffe, massime col torcer la bocca.

Mocol. Un naso grosso in punta. È derivato dal nome Greco μοχλός, qual significa vectis, repagulum, cioè un catenaccio. E se considerate, che mocol significa un naso grosso in cima, e capelluto, non occorre, che io mi stenda a mostrarvi la bellezza della presente parola; perciocchè sapete molto bene, che simili nasi ad altra cosa più propriamente non si possono paragonare, che alli catenacci, per aver anch’essi in cima quella capella, o mazzocca .

Moneu. Fanciullino caro a’ parenti. Vien dal Greco μόνος, id. solus, cioè tanto caro, e [p. 67 modifica]tenuto in guardia, come se fosse solo, ed unico.

Mordignà. Mordere. È tolto dal verbo Latino mordico, as, id. dolorem affero, ac si morsu laederem.

Moros. Innamorato. Prudentissimamente è formata questa voce, e dal Greco μῶρος, id. stultus, e dal Latino Morosus, quasi che questi tali sint stulti, & morosi. E credo che li nostri Milanesi deducessero questo nome da quel verso di Plauto nel Trinummo Att. 3. Scena 2. v. 49., che dice:

Amor mores hominum moros, & morosos efficit

Allude ancora a quella voce Morosis, con la quale significatur vitium principalis animae facultatis, non modo memoriam, verum etiam usum rationis imminuens, poichè questi tali a miseria simile, per il più, son condotti.

NAppi. Nappion. Naso smisurato. Due sono esplicazioni, la prima è dell’Autor nomato, l’altra è mia. Dice adunque egli: Nappi è derivato dal nome Greco νάπης, che significa Locus umbrosus. Ma dirammi alcuno, che cosa ha che far Nappi, che vuol dir un Naso smisurato con νάπης Greco, qual significa luogo ombroso? Udite l’artificio, e la gentil metafora insieme. Siccome chi va sotto un luogo ombroso resta ombreggiato, così chi si ritira da una parte di cotali Nasi, segue l’istesso; Cosa che particolarmente all’estate soglioso far molti, i quali andando in compagnia d’alcuno, ch’abbi il Naso di tal sorte, con bella destrezza lo mandano dalla parte, che il sole scocca i cocenti rai, acciò [p. 68 modifica]restino meno offesi, e si servono del Naso di quel tale, come d’un parasole. Sin quì sono le parole dell’Autor incognito, il qual a mio giudicio più studio ha posto in far una bella iperbole, che in trovar la buona esplicazione. Sentite adunque se questa forse più vi piace: Nappi, dico io, credo sia tolto dal Latino Napus, che significa quel che diciamo noi Navon, cioè radice simile alla rapa; e quasi vogliono dire: Tu hai un Naso fatto a somiglianza d’un Navon, quando dicono Nappi. In questa derivazione io vi scopro bellissima facezia, e bellissima analogia .

Nagott. Niente. È tolto dal Latino, quasi diciamo ne gutta quidem, poichè meno non si può dire.

OZen. Voce, con la quale vanno gridando per Milano quelli, che acconciano le scarpe. È tolta dal Latino Ocerdo, parola appunto, qual significa quei tali.

Offi. Poco prudente. È tolto dal nome Greco ὄφις, qual significa serpens; e perchè il serpente fu sempre Geroglifico di prudenza, perciò per la figura Antifrasi chiamiamo Offi un poco prudente .

Offrì danee. Offerire, dar in elemosina danari. E’ tolto dal Latino offero, ers, e dal nome Denarius, ii, quasi diciamo offerre denarios.

Ora, el trà ora. Vento non molto veemente. È tolto dal nome Latino Aura, ae, che appunto significa vento tale.

Ornigà. Movere questa, e quell’altra cosa; [p. 69 modifica]cercar or quì, or lì. È tolto dal Greco ὀρνύω, id. incito, promoveo.

PAcià. Crapula. È tolto dal nome Greco φαγία, quale significa edacitas, cioè crapula, e ingordigia di mangiare.

Panera. Vedi l’interpretazione di questa parola insieme con la descrizione del giuoco, nella voce Scutigugn.

Pan papalin. Pane bianco fatto di fior di farina. È composto dal Latino Panis, e dal Greco παιπάλη, id. flos farinae.

Parig dì è. Molto tempo fa. È derivato dall’avverbio Latino Pridem, quale significa gran tempo fa.

Pedeg. Tardo nell’operare. È formato dal Greco πεδέω, id. compedibus vincio, quasi vogliamo dire, che tanto è tardo all’operare, come se avesse li ferri a’ piedi.

Pelgora. Luogo coperto di viti. È tolto dal Latino Pergula, che significa ancora cosa tale.

Penìa. Un che fa del povero. È derivato dal nome Greco πενία, quale significa Paupertas.

Pijà. Pigliare. È tolto dal verbo Greco πιάω, che significa pigliare, prendere.

Pion formag. Voce, con la quale vanno gridando quelli che vendono il cascio per Milano. È formata dalla parola Greca πίων, id. pinguis, opimus, e dalla parola comune Italiana Formaggio. Sicchè Pion forμag, quasi grasso formaggio, una delle prime qualità, che nel cascio si ricercano.

Pivion. Colombo. È tolto dal Latino Pipiones, [p. 70 modifica]idest columbarum pulli, che così li chiama Lampridio nella vita di Alessandro.

Polpett. Composizione fatta con carne battuta in forma di pomi. Questa è una parola formata dal Latino Pulpa, idest pars carnosa in corpore animalis, poichè della parte carnosa ci serviamo a far Polpett

RAnsc. Rancio. Questa parola è tolta dal verbo Latino Ranceo, es, che è l’istesso, che Putridus sum.

Ravanell. Radice assai nota, buona da mangiare cruda. È un diminutivo formato dal Latino Raphanus.

Repetà. Brillar, trar de’ piedi ec. È tolto dal verbo Latino frequentativo Repto, as, vi, continuo, & saepè repo.

Resegà i legn ec. Tagliar la legna con la sega. È tolto dal verbo Latino Reseco, as.

Resignà ol nas. Ritirare, torcer il naso. È tolto dal verbo Latino Ringo, is, quale significa torcer la faccia, e propriamente significa quell’effetto nel torcer il naso, quale fanno li cani quando vogliono abbaiare. Si può ancora dire, che sia formato dall’addiettivo Latino Resimus, il che è l’istesso, che Simus. Così dice Columella: Parandi sunt boves naribus resimis.

Ruz. Strepito accompagnato con gridi, e sibili. È derivato dal nome Greco ῥοῖξος, qual altro non vuole per suo significato, che stridor sibili, aut impetus cum stridore.

SAgol, Sagolà. Satollo, satollare. È tolto dal Latino Satullo, as, del quale gli antichi [p. 71 modifica]Latini si servivano in vece di Saturo, as.

Sbaratà. Aprire, rompere con furia. È tolto dal verbo Greco σπαράττω, id. lacero, dilanio.

Scalfin . Scarpino. È tolto dal nome Greco σκάφης, quale significa Scapha, vas concavum, una barchetta, un vaso concavo, per la similitudine, qual ha il Scarpino con una barchetta.

Sciess, al me ven sciess, oh che sciess. Voglia di piangere, e appetito di qualsivoglia altra cosa. È tolto dal Greco σχῆσις, id. appetitio.

Schiscià. Ammaccare . È derivato dal verbo Greco ἐσκείω, qual significa concutio.

Scigott. Un pezzo d’alcuna cosa tagliata, come farebbe un cervellato. Vien dal supino scissum, u, dal verbo scindo, is, che sta per tagliare, perciocchè i salami, e cervellati, quali con questa parola particolarmente vengono significati, sono appiccati l’un all’altro, e di mano in mano che si vendono, si tagliano.

Scoriee. Un Disciplinante, detto comunemente un Battuto. È derivato dal verbo Latino Excorio, as, qual significa levar la pelle, e così questi levandosi la pelle con flagelli, quasi se excorient sono detti Scoriee .

Scutigugn. Panera. Queste sono parole dette da’ figliuoli in un giuoco usato per il più nella Città di Milano quali in questo modo: Si elegge uno per parte, o più, secondo gli pare. Si pianta un legno in terra dritto, in cima del quale è inserto un altro di mediocre lunghezza per traverso, e sopra la parte di dietro si pone una palla o di legno, o d’altra [p. 72 modifica]d’altra sorte. Di poi uno sta al giuoco per cacciar la palla, l’altro si scosta per prenderla col capello aperto. Ora per cacciarla è di mestieri percuoter con un altro legno, quale tiene in mano, la parte anteriore di quello, che è incrocicchiato, sopra la parte posteriore del quale posa la detta palla; Ma prima che ciò facci, avvisa il compagno, e gli dice Scutigugn, il compagno risponde Panera, e subito percuotendo la palla, per il movimento del legno va per aere, e il giuocatore la percuote con il legno, che ha in mano, e la caccia dove più li pare. Ora se quello, il quale ha detto Panera, prende col capello la palla mentre è in aere, o mentre va per terra saltando, quell’altro non misura altrimente la distanza, quale ha fatto la palla volando, con il legno istesso, col quale la gettò, e mutano i luoghi. Ma se non la piglia di salto, o in aere, e solamente la ritiene, allora misura la distanza; e se è tanta che sia al numero di cento lunghezze del legno, o più, o meno che sarà da loro statuito, vince; e se non gli arriva, vanno seguendo sin che uno vi giunge, e qual primo arriva, quell’è vincitore. Considerando adunque fra me stesso, da dove potessero aver avuto origine quelle due parole Scutigugn, Panera, per me io credo, che questo giuoco fosse in uso a’ tempi antichi appresso i Pastori; Di modo che quello, che ora dice Scutigugn, in quei tempi diceva in Latino Excutio cuneum; l’altro, che aveva da prender il cugno, o vogliamo dir conio, quale allora [p. 73 modifica]s’adoperava in vece di palla (che forsi non era così ben rotonda, come ora si usa) chiamava in ajuto, acciò potesse prenderlo, il Dio Pan, e diceva Pan adsis, in vece delle quali parole oggi corrottamente si dice Panera. O pure vogliamo dire, che Panera sia composto di due parole, la prima Greca, qual è il nome πάν, che significa omne; l’altra dall’imperativo erra, del verbo erro, as, che significa fallire, quasi dica fallite in tutto, fate un fallo. Quindi uno solito commettere errori si addimanda Panera.

Sema. Una volta. È tolto tutto di peso dall’avverbio Latino semel, qual significa una volta.

Sgaron. Un che fa del bravo, e del tagliacantoni. È derivato dal verbo Greco σκαίρω, id. salto, tripudio. Bella derivazione tratta appunto dalla propria qualità di simil gente, posciachè fra le altre cose, che fanno per farli tener valorosi e bravi, come torcer la vista, ingrugnar il muso, nodrir le chiome ec. vanno in una certa guisa saltando, che si assomigliano alli cavallacci bertoni, quando van trottando.

Sitì. Tacere. Credo venga dal Latino sisto, is. Ovvero da st, che è particola indicentis silentium, onde con la interposizione della vocale i si è formato il verbo sitì.

Smalavià. Dissipare, distruggere. È un verbo formato dal nome Greco σμίλη, id. scalpellum, culter; Smalavià adunque significa dissipare, come se io lo tagliassi col coltello. [p. 74 modifica]

Smorfia. Una brutta faccia. È derivato dal nome Greco μορφή, che significa una faccia, ma per l’aggiunta della lettera, s, la qual per il più ha forza privativa, si dice di una faccia brutta.

Spetascià. Schiacciare, romper minutamente, fracassare percuotendo. È tolto dal Greco σπατάγγειν che denota turbar, seminar discordie. Ovvero dal verbo σπαθάω, id. consumo, dilapido, contero.

Spiurì. Aver pizza, pizzicore. È tolto dal verbo Latino Prurio pruris.

Stachett. Chiodi piccioli. È tolto dal Greco σταχύς, id. spica, quasi diciamo stachett, id. spica ferrea.

Stamegna. Impannata, cosa fatta con carta, o tela, e posta alle finestre per difenderci dal sole, o dal freddo. È tolto, credo io, dal Latino stamineus, a, um, perchè per il più le stamegne si fanno di tela.

Strafoi, strafojà. Imbroglio, imbrogliare, intricare. È tolto dal Greco στρέφω, id. verto, torqueo. Ovvero ancora da στρέφομαι, id. fallacia utor, tergiversor.

Strani. Severo, difficile a concedere grazia alcuna. È tolto senza dubbio dal Greco στρεῖνος, id. durus.

Stravascià. Cadere a terra. È tratta dal preterito stravit, e dal supino stratum del verbo sterno, is, qual sta per distender giù, atterrare.

Strigia. Instromento di ferro dentato per pulire i cavalli. È tolto dal Latino strigilis, [p. 75 modifica]la qual voce questo appunto significa.

Sucudì. Scrollare. Non ha dubbio alcuno, che questo è tolto dal verbo Latino succutio, is.

TAffion. Uno che pare sempre attonito. È derivato dal nome Greco ταφών, che significa attonitus.

Tantàra, el fà tantàra. Egli sta su le gioje, ed allegrezze. Non è dubbio, che questo è tolto da Ennio, il qual disse Taratantara esprimendo il suono della tromba. Adunque el fà tantàra, quasi se ne sta fra suoni, e canti; poichè veggiamo, che il suono della Tromba è di allegrezza; anzi perciò introdotto nella guerra per allegrar i soldati.

Tapin. Abbietto, e povero. È tolto dal verbo Greco τπεινός, che significa l’istesso, che humilis, abjectus, depressuss.

Tavan. Ignorante. Viene dal Greco θάμβος, che significa rozzo, ed attonito, rudis, & attonitus.

Tempiaa, dà di tempiaa. Batter sopra la testa. Questo è un verbo formato dal Latino Tempora, quatenus idem est, ac caput. Così ancora tempion testa grossa, e per figura un ignorante, perchè dicono li Fisiognomisti, che l’aver le tempia grosse è segno di rozzo ingegno.

Tensg. Giungere, toccare, arrivare. È derivato dal verbo Latino tango, is. Ma quando diciamo tensg in significato di tingere, è derivato dal verbo Latino tingo, is.

Teù. Pigliar, prendere . È tolto dal verbo Greco contratto τάω τῶ, che significa capio, is. [p. 76 modifica]Quindi quando chiamiamo un cane diciamo tò, tò, quasi piglia, piglia, come se a noi lo allettassimo con offerirgli il cibo.

Tonfà. Battere. Credo certo, che sia derivato dal verbo Latino Tundo, is, qual significa percutio. Così Tonf, dà di tonf.

Tos. Toson. Figliuolo, putto, fanciullo. È tolto dal participio tonsus, che viene dal verbo tondeo, es, qual significa tosare, perchè per il più i figliuolini vanno tosati, acciò forsi i capelli non offendano loro il cervello ancora tenero, il che ce lo dà ad intendere l’aver udito consiglio de’ saggi Medici, i quali volevano, che li figliuolini in quella tenera età andassero scoperti la testa per la sopraddetta causa.

Trabescà. Brillar co’ piedi, e quasi ballare. È tolto dal Greco τραπίω, id. uvas in lacu calco, il che benissimo spiega l’effetto, poichè l’uve si calcano co’ piedi, e quelli che trabescano pare appunto, che calchino uva per il frequente brillar de’ piedi.

Trigà. Acquetare. È un verbo formato dalla voce Greca τριγός, id. septum. Sì che te trigaroo, id. te sepiam, & certos tibi cancellos constituam, extra quos egredi non possis.

Trucà. Fuggir velocemente. È tolto dal verbo Greco τρωκάω, qual significa curro.

UDe. Voce, qual contiene in se forza d’ammirazione, e negazione. È tolta dal Greco αὐδή, che appunto l’istesso significa.

Verteg. Legno tondo, che si pone in capo del fuso, acciò più facilmente giri nel filare. È [p. 77 modifica]tolto dal Latino verticulum, qual significa instrumentum, quod fuso adhibetur, ut facilius vertatur.

Usmà. Odorare. È tolto dal nome Greco ὀσμὁς, qual significa, odor, olfactus, cioè l’odorato, uno de’ cinque sentimenti.

ZAccagn. Collerico, e contenzioso. È derivato dal Greco ζάκοτος, qual significa l’istesso che furiosus, valde iracundus.

Zavai. Un poca voglia di far bene, e un che promette assai, e attende poco. È formato dal verbo Greco ζαβἀλλω, id. decipio, calumnior.

Inscì ho fai an mì, ho inzavajaa vu olter con sto me Liber imperfett. El Libree m’ha inzavajaa mì a teumel feù di man. Orsù no dubitee, che prest l’avarj tutt con quai cosa de bel, e de pù. In sto mezz: A revedess.