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Verdi molli e fresch'erbe

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Eustachio Manfredi

XVII secolo Indice:Zappi, Maratti - Rime II.pdf canzoni Letteratura Verdi molli e fresch'erbe Intestazione 4 ottobre 2025 75% Canzoni

Donna, negli occhi vostri Spirto gentil, che in giovinetta etade
Questo testo fa parte della raccolta Rime d'alcuni Arcadi più celebri


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CANZONE TERZA.[1]

VErdi molli e fresch’erbe
     D’Arno al bel Cigno estinto
     Dolce e gradito più d’altro soggiorno;
     Foreste alte superbe,
     5Che al par di Delo e Cinto
     Fè co’ bei versi risuonare intorno;
     Se mai quì fa ritorno
     A spaziar pur anco
     Lieve disciolto spirto,
     10Deh quale è il lauro o il mirto,
     Ove dolce cantando adagia il fianco,
     O a qual’ombra s’asside,
     O di quai tronchi la corteccia incide?
Poichè dal dì, che al Cielo

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     15Tornò l’Anima bella,
     (Ahi tanto a Morte il nostro ben dispiacque,)
     E d’un bel chiaro velo
     Nella natia sua stella
     Si cinse e a vita alma immortal rinacque
     20Per questa a lei piacque
     Fra tutte amica sponda,
     Andiam con basse fronti
     Nojando e selve, e monti,
     S’ei per alto gridar forse risponda;
     25O se per caldi prieghi.
     La durissima Morte anco si pieghi.
Qual se all’erbette in grembo
     Di chiaro fonte ombroso
     Sgorga ruscello senza muover onde;
     30Ed ecco oscuro nembo
     Ch’Austro diluvioso
     Move dall’alto, e il Ciel mesce e confonde
     Ei per le messi bionde,
     Ei per le piagge apriche
     35Corre con piè sonante
     E rapido spumante
     Volve i gran tronchi delle quercie antiche
     E tra le oscure selve
     Sgombra dai vecchi nidi augelli e belve:
40Tale a udirsi era il canto
     Ch’or ne’ begl’inni eletti
     Dolce e soave da’ suoi labbri uscìa,
     Dolce e soave tanto,
     Che i più ruvidi petti
     45Tutti di gioja inusitata empia;
     Dolce, se mai s’udia
     In suon semplice umile
     Narrar selve e pastori,
     Dolce se i sacri amori,
     50Onde al Giel drizza i vanni Alma gentile,

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     Spiegava in nuovi accenti
     A Pargoletti, e Vergini innocenti.
Ed or con alta voce
     Di minacciosi carmi
     55Dicea de i Duci l’onorate imprese,
     Dicea del Re feroce[2],
     Gran folgore dell’armi,
     E le barbare torri a terra stese;
     E quinci a muove offese
     60Incontro all’Oriente
     I Sarmati movea;
     Quindi a guerra accendea
     La molle neghittosa Itala gente
     D’arme straniere cinta,
     65«Per servir sempre o vincitrice o vinta».
Ma sulle ardenti stelle
     Altr’erbe ed altri prati
     Calca or col piede, ed altre selve ei mira:
     Le ignude forme e belle
     70D’altri Cantor beati
     A se d’intorno in un bel cerchio ammira:
     Parte con lor respira
     L’aura serena e nuova,
     Parte per monte e bosco
     75Fra il Savonese, e ’l Tosco[3]
     Lento passeggia, e con lor canta a prova
     Cinte d’allor le tempie,
     E di nova vaghezza il Ciel riempie
Canzon, non istancar quest’Ombre amiche
     80Con suon rozzo selvaggio,
     Ma rimanti scolpita in questo faggio.

Note

  1. In morte del Senatore Vincenzo da Filicaja.
  2. Giovanni III. Re di Polonia famoso nella guerra dell’Anno 1683
  3. Gabriele Chiabrera da Savona; e Francesco Petrarca.