Versi paralipomeni della Batracomiomachia/Odae adespotae

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Note II. Appressamento della morte
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ODAE ADESPOTAE



Lo scopritore dell'Inno a Nettuno, dopo tutti gli altri frammenti rinvenuti nel codice ove lo si contiene, hammi inviato due odi che mi son parute degne d’esser porte ai letterati: e non avendo peculiare annotazione da farvi sopra, m’ha insieme trasmesso la sua letterale interpretazion latina e i suoi emendamenti, perché qui li pubblicassi, sí come fo; mettendo quella accanto il testo greco, e questi a piè delle facce. Le odi sono intere, se non che mancano forse pochi versi nel fine della seconda. M’appaiono assai belle, e di buon grado io le ascriverei ad Anacreonte. Voleva il mio amico che le trasportassi in versi italiani, ed io mi vi sono provato e ne ho tradotto una, e poi mi vi sono riprovato, e finalmente ho cancellato tutto. Colui che disse rima e traduzione non essere compatibili, a miglior dritto avria potuto dirlo di una traduzione di Anacreonte; la quale se non è piú che fedelissima, se non serba un suono, un ordine di parole esattissimamente rispondente a quello del testo, è piombo per oro forbito, puro, lucidissimo. Or come, in tanta difficoltá di trovare e ben collocar le parole, gittar tra queste rime che non siano stiracchiate e che appaiano spontanee? E giá non si soffrirebbe una traduzione italiana delle Odi di Anacreonte senza rime. Ma queste non potranno dunque in verun conto voltarsi nella nostra lingua? Altri potrá farlo, non io: e questo basti; che le mie forze posso io sapere, non le altrui. Per mia parte, sosterrei volentieri togliersi tanto a quelle divine odi con tôr loro la lingua di Anacreonte, che a chi non sa di greco sia possibil cosa conoscere (non dico intendere) Omero, Callimaco e qualche altro, ma Anacreonte non mai. I letterati d’alto ingegno possono, credo, colla loro testimonianza far che io non sia tenuto di scriver qui un trattato che non da altri sarebbe inteso che da loro. [p. 30 modifica]30 I - VERSI QAH A. Eig "EQcota In Amorem. Kojicóar) nox’ èv vhf efifiovO^’ evQov "Epcoxa • àvaia-d^riTov eòriaa SecrfxoLaiv QoSivotaLv. ’O %ovQoq 8’ olfi,’ èysQ’&eit;, òeG[iov<; exÀaae, x’ etjrev • àXK’ oiJTcoi; av obcéÀ’&oig av, òroaxo(; èfxelo. Cornata quondam in silva dormientem Amorem deprehendi et subito quìdem adventans nec sentientem vinxi roseis vinculis. puer vero ut experrectus est, vincula fregit, aitque: ast non ita sane abires tu, si te e2:o vincirem. QAH B. Etg 1,B’k’ry’ì]v. In Lunam, BoTjA.ofx’ -ufxvEÌv 28A,rivr]v. 2’ àyaiéh^oie, ^BXrvr, ^etécoQOv àQyvQ(Ò7Civ. 2ij yàg oi»QavoÌJ y.Qaxovoa, 5 riGvxov T8 vuxTÒg àg^Tlv ieXdy(ov %’ e^eig òveiQcov. 2è Se X doTTépei; oé^ovxai ovQavòv ’y.axavydX,ovaa. Ili) Ò£ Àeuxòv agii" èA-avveig IO "KlKaQOXQÓOVC, T8 JCióXovq Lunam canere lubet. Te, Luna, canemus excelsam, os argenteam. Tu enim coelum habens, quietae noctis imperium nigrorumque somniorum tenes. Te et sidera honorant coelum collustrantem. Tu candidum agitas currum ac nitidos equos Ode I, verso 8. Leg-o: ’àXX’ o^Ox ^S &v àitéX-doig. Ode II, verso i. Legendum, quod cònstet metri ratio: ■ùjxvésLV. [p. 31 modifica]I DUE ODI ANACREONTICHE 31 àya^dvxaq ex ’d^aXdao’t]q. K’ 0T8 n;a’TaxoO xa^ióvreg [léQomg OLCojtdovai, ^léaov ovQttvòv OKOJtfi 15 evvDXog [ióvt] -&’ óÒEveig, éji’ OQT] xe xàjti SévÒQcov xoQuqpàg Sójxoug T’è:n;’axQOvg écp’Ó80V5 <^è xdjcl Xifxvag nóXv òv ^oKovoa cpéyyoq. 20 TQO[iéovai ié ae x’kéKxai Tcày TÒ xóajxov elaoQcoaav * vfiveo’uaiv àòóveg òè TcavYvxov ’^égovc, èv wqtj pnvDQiafxat’f]xéoucrai 25 TtDxivototv èv xA,a8oÌ0iv. 2ù 88 jtQoaq)iA,Ti(; ó8iTai5 {iSatcov jtot’è^ioijaa. 2è Sé xal -O^ol cpiA,oi5vTai, oè 8è Ti^icacriv av8Q8g, 30 |.l8TécOQ8 X’ (XQY^JQttìJtl TCÓTvia stayxdÀT] qpeQavyég. e mari adscendentes. Et dum ubique fessi sileni homines, medium per coelum tacite nocturna solaque iter facis; super montes arborumque cacumina et domorum culmina superque vias et lacus canum iaciens lumen. Te fures quidem reformidant universum orbem inspicientem, lusciniae vero celebrant, totam per noctem aestatis tempore exili voce cantilantes densos inter ramos. Tu grata es viatoribus aquis aliquando emergens. Te Dii quoque amant, te honorant homines, excelsa os argentea veneranda pulcherrima lucifera. Verso 12. Ms. codex habet: xo|X(5vT8g. Verso 18. ’Ecp’uòovs re habet codex. Verso 19. Lego: noXiòv. Verso 29, Legitimo sono gaudebit versus, si legeris: xindouOLV.