Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino/Capitolo VI
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CAPITOLO VI.
valle di metelona
presso caserta.
Tufo ritrovato in questa Valle, composto di un tritume di pomici. Circondato dai carbonati calcari. Pezzetti di smalto al medesimo mescolati. Questo tufo differente dagli altri tufi vulcanici. Verisimiglianza che comunichi co' Vulcani di Napoli, e de' suoi contorni, e fors'anche con quelli dell'Agro Romano, e della Toscana. Mezzi proposti per accertarsi, se il gran Catino del mare di Napoli sia il resto di un antico cratere vulcanico: e a quale distanza dentro al mare s'inoltrino le radici del Monte Vesuvio, e quelle d'Ischia.
Una corsa da Napoli a Caserta, indi ai vicini Acquidotti, mi fornì il favorevole incontro di qualche nuova vulcanica osservazione. Alquante miglia prima di giungere a quella picciola Città, cotanto nobilitata pel superbissimo Palazzo del Re, che dir possiamo costrutto di quattro gran Palazzi in uno maestrevolmente uniti, trovai il carbonato di calce, che mi fu seguace fino agli Acquidotti da quella Città distanti sei miglia, e che sono un prodigio dell'arte. Costano di un grandioso, e magnifico Ponte, sorprendente per la lunghezza di due miglia, e cento palmi, alla quale corrisponde una proporzionata larghezza. Dentro questo Ponte scorre un copioso canale, derivato dalle Montagne alla distanza di 26. miglia, che guidato per sotterranei condotti rasente il fianco della collina, discende a Caserta, inaffiando il Reale Giardino. Di carbonato di calce essendo le circostanti montagnette, non ebbi a stupire che il pavimento del Ponte fosse di cotal pietra, ma mi posi in qualche riflessione nel vedere che il rimanente di esso era fabbricato di tufo vulcanico, al quale eran misti pezzetti di smalto. Riferendo il Cavaliere Hamilton, che in que' contorni dopo uno strato di quattro o cinque piedi di terra vegetabile, si trovano sottovia ceneri, pomici, e frammenti di lave; e che scavando le fondamenta de' ricordati Acquidotti, sonosi scoperti terreni vulcanici, da prima pensai, che da questi sotterranei luoghi fosse stato cavato quel tufo. Tanto più che all'intorno tutto era di carbonato calcare, non eccettuatene le Montagne più eminenti, le quali erano a un di presso del medesimo impasto, grana, e colore, che le osservate da me ne' montuosi intervalli a Napoli, e a Loreto frapposti. Ma da uno di que' Popolani fui fatto certo, che a un miglio di là quel tufo veniva estratto da un piano al nord, detto Valle di Metelona, siccome vidi andando sul luogo. Esso adunque in più siti risalta ai due lati della pubblica via, massimamente presso la Taverna; ed è pur quivi dove sono le cave, non già dentro, ma sopra terra, che servito hanno in parte per la edificazione degli Acquidotti. Porosissimo è questo tufo; e però immerso che sia nell'acqua, la attrae con forza, e leggermente fischiando, come è proprio di più altri corpi bibaci. Somigliante al genere dei tufi ha peso, e consistenza mezzana, è ruvido al tatto, e nel colore pende al giallo. Ma più minutamente è considerato, scopre l'origine sua, vedendosi composto di un accozzato tritume di pomici. Anzi non evvi quasi pezzo di tufo, che staccato dalla massa comune non manifesti frammenti di cotal pietra. Ella è fatta come a cordoncini pel lungo stesi, che sotto la lente si veggon formati di tenui filamenti friabilissimi, ed il più spesso fra se paralelli. Quantunque non galleggi su l'acqua, però nel novero delle pomici piuttosto leggiere. Presenta più cavità, dentro cui la pomice si è convertita in palline vitree. Oltracciò vi sono più globetti di pomice esternamente vestiti di vetro, e internamente conservanti la natura fibrosa. Finalmente in qualche angolo di cotesto tufo rinchiudonsi pezzi di smalto solido, facilmente stritolabile, lucido, e nelle rotture somigliante all'asfalto.
Il tufo finora descritto è notabile per la sua natura; almeno nel mio Viaggio alle Due Sicilie non ne ho trovato di simile. Gli altri sogliono essere a base argillosa; il presente, siccome abbiam detto, è uno sminuzzamento di pomici. Quindi agevolmente intendiamo, come la fornace ne produca risultati diversi. Quello di Metelona mi ha fornito smalto verace; gli altri sono stati infusibili.
I lembi del tufo, ossia delle pomici infrante, e mezzo polverizzate, sono circondati dal carbonato calcare. Ma non è a dubitare, che queste pomici, oltre l'avere profonde radici, si estendano anche lateralmente fra detta pietra a grandi lontananze. Siccome adunque queste materie vulcaniche sono probabilmente in immediata comunicazione co' Vulcani di Napoli, e de' suoi contorni, è probabilissimo che lo sieno del pari con quelli dell'Agro Romano, e fors'anche della Toscana; di guisa che formino un sol tutto vulcanizzato d'immensa estensione.
V'ha chi pensa, e forse non senza ragione, che il gran Catino del mare di Napoli, che guarda in faccia di Capri, sia il resto di un antico cratere vulcanico. Sarebbe importante con idonei ingegni, analoghi a quelli che pescano il corallo, e talvolta i pezzi di scoglio, su' quali nasce, esplorarne il fondo a diverse lontananze dalla spiaggia. Ed ove si scoprisse un incavo non dissimigliante da un imbuto capovolto, e i pezzi, che si strappasser dal fondo, si trovassero d'origine ignea, la conghiettura si ridurrebbe a persuasione.
Una porzione delle radici del Monte Vesuvio è bagnata dal mare. Chi sa a quale distanza sott'acqua s'inoltrano queste radici? Opinerei somigliantemente d'Ischia, la qual forse, come è stato avviso di alcuni, ab antico faceva un tutto solo con Procida. Ma queste congetture, questi sospetti vorrebbono essere verificati. Ognun sa quanto il Cavaliere Hamilton sopra terra ha allargato i confini della vulcanità de' Campi Flegrei. Senza esitamento questi confini si amplificherebbero viemmaggiormente dalla parte del mare con proporzionati tentativi, più malagevoli è vero da effettuarsi, ma pure non impossibili. Mercè l'industria di due valorosi Italiani, il Conte Ferdinando Marsigli, e Vitaliano Donati, sappiamo la natura del fondo di alcuni tratti del Mediterraneo, e quella dell'Adriatico. In altri luoghi di questo Libro parlerò di quanto ho scoperto nel fondo del famoso Stretto di Messina, ed in quello, su cui posano i canali del mare, che fra se dividono le Isole Eolie. Sarebbe a desiderarsi per l'avanzamento della scienza vulcanica, che con analoghi cimenti si esplorassero i fondi del mare, che circondano Napoli, e le sue adiacenze.