Vai al contenuto

Viaggi per Europa/Lettera XXVI

Da Wikisource.
Lettera XXVI

../Lettera XXV ../Lettera XXVII IncludiIntestazione 22 dicembre 2025 75% Da definire

Lettera XXV Lettera XXVII
[p. 430 modifica]
Da Nimega a’ 22.
di Giugno 1686.


XXVI.
Q
Uantunque egli ben rade volte addivenga, che colui, il quale distesamente intorno ad alcuna cosa favella, abbia sempre la buona ventura di dar nel buono, e parlare a proposito; egli è nondimeno sì grande l’affezion mia di recarvi diletto, e piacere, facendovi di tutto lo che s’attiene al mio [p. 431 modifica]viaggio consapevole; che quando anche dovesse andarvi del mio onore, non saprei per alcun verso lasciar di scrivervi, e d’ogni mio accidente darvi contezza. E perciò, serbando l’ordine altrove tenuto dirovvi, siccome la Città d’Amsterdam, ovvero Amstelredam (donde vi scrissi il Sabato passato) si è posta a 50. gr. 24. m. di latitudine, sul fiume Amstel; che passandole per mezzo le dà anche il nome, e per 4. canali rende poscia le sue acque nel di lei porto: il quale altro non è, che un picciol golfo mediterraneo del mar del Sud, che s’appella volgarmente golfo di Tye, ovvero Zuyder-Zeè. Ella ebbe cominciamento nel XIII. secolo da alcuni poveri pescatori, che quivi si ridussero per lo comodo della pescagione, a far certe umili casette di fango, e pietre: ma l’opportunità del sito facendola tratto tratto frequentare da tutte le navi mercantili del Settentrione; l’ha ridotta a quel grado di fortuna, in cui, non senza invidia deʼ vicini, vedesi pervenuta. Gira intorno 13945. passi; e la sua figura parvemi semicircolare: in modo tale però, che la lunghezza del porto fa la corda dell’arco. Quanto alle mura, ed ogni lor fortificazione, son singolari: e per quel, che s’attiene a gli [p. 432 modifica]edificj, malagevol cosa sarebbe volerne, con parole esplicar la simmetria, e bellezza; avvegnachè l’esteriore solamente sia fabbricato di mattoni, e quasi tutto il resto di legno. Le strade son lunghe, spaziose, ben lastricate, e diritte, con larghi canali, pieni delle acque e del fiume, e del mare, sopra i quali son varj ponti di buona pietra, e allato lunghe file di fronzuti alberi.

Tra questi alberi poi di spazio in spazio accendonsi lumi di notte tempo, a spese degli abitanti di cadauna contrada, per agio, e sicurezza di chi passa: alquanto pero discosto da gli edificj, per temenza di qualche incendio: e quindi nasce eziandio, che ogni sera son da un pubblico trombetta avvertiti i cittadini, a por ben mente ad ogni scintilla di fuoco, che per avventura s’accendesse nelle loro case. La soverchia cura però delle strade degenera in una spezie di superstizione; perocchè, a fine di conservarle, ei non lece aver carozze con ruote; ma si fanno elle trascinar da’ cavalli. Il principal canale dell’Amstel dicesi Dam-Rack, e divide la Città in Orientale, ed Occidentale. La prima comprende la Città nuova, e parte dell’antica: e quivi ha la casa della Compagnia dell’Indie Orientali, detta [p. 433 modifica]West-Indis-Huys, in cui maravigliosa quantità vedesi in ogni tempo di garofoli, cannella, pepe, ed altre merci, che vengon di quelle parti, donde nasce il Sole. V’ha di più la casa della compagnia dell’Indie Occidentali, che s’appella Oost-Indis-Huys, dove son ricchissime mercatanzie di America: e oltreacciò la famosa Borsa de’ mercanti (fabbricata sopra un ponte, di tale altezza, che vi passan navi per sotto) nelle cui botteghe truovasi quanto uman pensiero può giammai desiderare. Dal Signor Francesco Stryker furonmi anche fatte vedere in sua casa diverse pregevoli, e rare cose: e tra le altre un forzieretto, con tanto ingegno, ed artificio composto; e così ricco di dipinture, medaglie, e preziose gemme, ch’era costato al padrone 70000. scudi.

Nella parte Occidentale può vedersi la Casa del Comune, ovvero Stad-Huys, con alquanti templi, e spedali, così antichi, come moderni: e due arsenali, così ben forniti d’artiglieria, e d’ogni altro arnese di guerra, ch’è uno stupore. Del rimanente potrebbe Amsterdam dirsi un’altra Vinegia, per esser fabbricata, anch’ella nell’acque, coll’ajuto delle palificate: ma il fatto sta, che le sue strade son [p. 434 modifica]più regolari, spaziose, et adorne d’alberi (siccome è detto): e poi quando mai sonosi nel porto di Vinegia veduti sino a due mila vascelli di varie nazioni? come co’ proprj occhi ho io riguardato in quel di Amsterdam? oltre 40. vascelli da guerra, componenti l’Armata delle Provincie unite: e pure v’ha questo incomodo, che, a cagion del poco fondo, denno i più grandi lasciare altrove buona parte di lor carico. Ebbe adunque buona ragione, chiunque si fu l’autor de’ seguenti versi, in laude di essa Città; dicendo:

Urbs spaciosa, potens opibus, tectisque superba,
     Viribus invidiam, crimina lege domat.
Civibus aucta novis nunquam stat finibus îsdem;
     Latiùs expansis mœnibus hospes abit.
Invertas, fit tota nemus: quo condita fundo est,
     Nuper hyperboreo pinus in orbe fuit.
Quidquid mortalis fingit solertia curæ,
     Vel natura suo parturit alma sinu,
Illa dabit; totoque parans commercia Mundo,
     Nunc emere, et totam vendere semet amat.
Has adfert, has trudit opes; sic lucra parautur:
     Quid valeat Fraus, Sors, Ars, Mare, Terra docet.
Moscus, Arabs, Persæ, Maurus, Indus uterque
     Quod ferat huc, rursusque auferat Indus habet.

[p. 435 modifica]

Hanc dum Mundus adit, Mundumque hæc ipsà pererrat,
     Non Urbs fixa loco; sed vagus Orbis erit.

Circa i costumi de’ cittadini non farò parola; perchè i mercanti sempre son mercanti: e perciò non so capire, com’essi abbiano in odio, e in mala opinione gl’Italiani; che quanto agli Spagnuoli non è gran fatto, presupposte le loro antiche, contese. Ogni straniero, dall’altro canto, dee ben guardarsi di gir attorno di notte tempo; perchè succedono di certe burle, che gan piangere: e sopra ogni altro son da fuggirsi le femmine di mondo; siccome quelle, che dilettansi di far nascondere i loro drudi in casa, a fine di malmenare, e spogliare chiunque lor capita nelle mani.

Di Letterati v’ha gran copia; ma di quelli alla moda d’Olanda: cioè autori di varie lezioni, ed infelici note critiche; e in fine buoni correttori di stampa. Io non biasimo già la critica, anzi le voglio tutto il mio bene; ma ella non è più critica, quando fassi senza un profondissimo giudizio: e quando ci riduciamo a una semplice copia di notizie letterarie, egli mi pare un pregio più da gazzettiere, che da uomo di buona, e soda dottrina. Altri non ho io trovato secundùm cor meum, che [p. 436 modifica]il Signor Giovanni Clerico: e senza dirne più parola, son sicuro, che ne farete lo stesso giudicio, quando avrete cominciato a leggere la sua Bibliotheque universelle, et historique in 12. ch’è una spezie di Giornal di Letterati, con certi maravigliosi, e dotti compendj de’ libri, di cui ragiona, e nobilissime considerazioni sopra di essi.

Prima d’uscir dell’Ollanda, egli fie bene ridurvi per la memoria, come questo Contado confina da Oriente colla Gheldria, da Settentrione, e Ponente ha l’Oceano, e da Mezzo-dì il Brabante: in modo tale, che tutto il suo circuito non è più, che 60. miglia. Diceasi anticamente Batavia Davity de l’Europe tom. 1. Brietii Geogr. p. 3. lib. 6. et 7. etc., e comprendea tutto quel tratto di paese, ch’è intra ’l Reno, e l’Oceano: e se vorrem gire attentamente le antiche carte rivolgendo; giammai non fu ella del tutto sottoposta alle vincitrici armi de’ Romani; ma divenne sol tributaria, e fù da’ medesimi in somma estimazion tenuta, a cagion del valore degli abitanti. Di presente dicesi Hol-land, giusta l’opinion d’alcuni, quasi terra concavą; poichè, ad ogni semplice calpestio di cavalli, sentesi al di sotto un rimbombo, come se fusse vacante; uguale forse a quello della Solfataja del nostro Pozzuoli. I principa[p. 437 modifica]li fiumi, che la bagnano, son la Mosa, e ’l Reno, il qual si perde entro terra nelle vicinanze di Leyden: e v’ha ancora moltissimi canali navigabili, fatti dall’arte; oltre alle lagune, e paludi, le di cui soprabbondanti acque vengono, con certi ingegni, fatte entrare in lunghi canali: donde nasce eziandio la salubrità dell’aere, l’abbondanza de’ lieti paschi, e la copia della cacciagione.

Gli Ollandesi son di statura grandi, e ben fatti, ed aitanti della persona; d’animo schietto (ond’è venuto come in provverbio la fides Batava) avvegnachè col traffico abbiano apparato, non solamente a schifar le altrui fraudi, ma a farne ancora, come uom dice, a tutta passata. Inchinano a tutte le buone arti: ma spezialmente i più Settentrionali son vaghi del mercatantare, e della navigazione; là dove i Meridionali amano l’agricoltura, e la guerra. Tutti però sono ugualmente industriosi, e come dalla natura creati ad acquistar ricchezze; poichè, quantunque il lor paese di pochissima lana sia producitore; fanno essi nondimeno de’ migliori panni d’Europa: non han boschi, e pure fabbricano tante e sì buone navi: mancano di viti, e pur non v’ha vino al[p. 438 modifica]cun più pregiato, che in abbondanza fra lor non si truovi: e in fine al difetto degli alberi suppliscono col legno minerale, soffrendo quel reo odore, che ei fa sul fuoco. Del rimanente son pulitissimi nelle loro case, sino ad essere in ciò superstiziosi; lavando ogni tanti giorni il solajo delle camere, e le pareti: e di quì potete argomentare il resto.

Per quel, che s’attiene al Governo, sapete com’essi, venendo troppo molestati da’ Normanni, s’elessero concordemente una spezie di Governadore, che chiamaron Gravio, ritenendo appo gli ordini tutto il Jus Imperii: ma i successori del Gravio suddetto, circa il IX. secolo, appellaronsi Conti; senz’alcuna dipendenza però dall’Imperio, siccome arebbe ricercato la vera significazione d’un tal titolo. Pervenne in fine il Contado all’Invittissimo Imperador Carlo V. e al suo figliuolo Filippo II. Monarca delle Spagne: ma, o che si fussero i rigori del Duca d’Alba a cagion della Religione; o la naturale affezione alla libertà; si sottrassero gli Ollandesi dall’ubbidienza, dovuta al lor legittimo Signore, ribellandosi nel 1572 e formando, nove anni appresso, la loro Repubblica, col consiglio, ed ajuto de’ [p. 439 modifica]nemici della Spagna, e col valore di Guglielmo di Nassau Principe d’Oranges: il quale, d’allora in poi, con tutti suoi discendenti, fu costituito come un General Capitano di essa.

Dissi solamente, che l’Ollanda scosse il giogo, essendo costumanza già ricevuta, di appellar con questo nome tutte le Provincie confederate; ma in fatti elle si furon sette, cioè Groninga, Frisia, Zutphen, Gheldria (quali due fanno una Provincia) Over-Issel, Utrecht, Ollanda, e Zelanda, che nel 1519. fecero la famosa lega d’Utrecht, a cagion della quale chiamaronsi poscia Provincie unite, o Paesi bassi Protestanti; a differenza de’ Cattolici, sottoposti alla Serenissima Casa d’Austria Veggasi il Mallet Descript. de l’Univers. tom. 5.; che son le Ducèe di Brabante, di Limbourg, e di Luxembourg; le Contèe di Namar, Haynault, Artois, e Fiandra; la Signoria di Malines, il Marchesato dell’Imperio, e parte della Ducèa di Gheldria. Di presente assai picciola parte ne rimane alla Spagna; se vorrem gir considerando tutto lo che s’han tolto gli Ollandesi, e Franzesi: anzi par ch’ella siasi spogliata anche del dritto sopra i ribelli, prima colla triegua data loro nel 1609. da Filippo III.; e poscia colla pace da Filippo IV. conchiusa nel 1648. [p. 440 modifica]

Il Giovedì 20. mi posi in barca: e fatte sette leghe, a veduta di bei giardini, e case di delizia; pervenni in Utrecht, col pagamento di due scalini.

Tante, e sì varie son le openioni intorno all’origin del suo nome, e così dubbie le conghietture di molti autori, i quali si han tolto la briga di favellarne; ch’ei sarebbe malagevole, e forse disperata impresa il volerne la diritta, e vera rintracciare.[1] Altri diconla così appellata à Trajectu Rheni; altri dalla Legione Tricesima Ulpia Victrix; ed altri voglion, che sia l’Utricesium, o la Tricesima di Ammiano Marcellino; Davity de l’Europe to. 2. Petr. Divæus Anticuit. Belgic. cap. XIX. Anton. Matth. de Nobilit. lib. 2. ma comunque si vada la bisogna, di presente ella è capo della Provincia dello stesso nome, e di ottimo, e temperato aere dotata; siccome quella, ch’è posta nel sito men paludoso, ch’abbia ne’ Paesi bassi. Vi passano bensì per mezzo due canali, l’un detto Vaert (se mal non mi rammenta) l’altro NievWe-gracht; sopra cadauno de’ quali contansi 35. ponti: e per questi canali vengono grandi barche, con ogni genere di mercatanzia, e ne portano anche quindi nelle convicine Cittadi. La più pregiata comodità, per mio avviso, si è quella, che da Utrecht si può andare a ben 50. Cittadi, discoste [p. 441 modifica]una sola giornata; e a 26. altre, poste in tal distanza, che ben vi si può andare a desinar per ispasso, e tornarsene la sera a casa.

Del rimanente v’ha buone fortificazioni, e ragguardevoli edificj, tra’ quali son degni d’esser mentovati la Chiesa di San Martino (già Cattedrale, fondata dal Vescovo Willibrordo) il Salvatore, S. Pietro, S. Giovanni, e quella di Nostra-Donna, magnificamente fabbricata dall’Imperador Federigo Barbarossa, come in compensamento de’ danni, fatti alle Chiese dello stato di Melano.

I Cittadini son di costumi cortesi, ed industriosi; nè fra di loro è stata giammai penuria d’uomini di lettere. Adriano VI. Sommo Pontefice, già maestro di Carlo V. fu ben’un di costoro; e sempre avrò fisso nella ricordanza il suo Epitaffio, il qual dice così.

Adrianus vi. heic situs est, qui nihil infelicius in vita duxit, quam quòd imperaret.

Se io volessi quì far lo storico, direi quanta, e quale si fusse l’autorità degli antichi Vescovi; e ’l rimedio, che vi porse Carlo Calvo Re di Francia; Ant. Matthæus de Nobilit. lib. 2. Atlas loc. cit. e come in progresso di tempo la sovranità rimanes[p. 442 modifica]se agli Imperadori Austriaci, e quindi passasse agli Stati d’Ollanda: ma mio intendimento si è solo di darvi contezza di ciò ch’io veggo, non di quel, che odo, o leggo: e perciò anche fie bene, senza più gire annestando in sul secco, farvi sapere, che, avendo speso la sera per cena, e letto 3. scalini, e mezzo; mi partii il Sabato mattina in carozza, pagando il mio luogo 10. scalini: e prima che annottasse, giunsi in questa Città, fatte prima circa sette leghe, e mezza.

Resta ora, ch’io mi raccomandi alla vostra buona grazia: e voi dall’altro canto, in segno di reciproco amore, vogliate onorarmi con alcun vostro pregiato comandamento; e di bel nuovo mi confermo, etc.

  1. Veggasi l’Atl. Blav. Vol. 4. lib. 10. pag. 65.