Vai al contenuto

Viaggi per Europa/Lettera XXVIII

Da Wikisource.
Lettera XXVIII

../Lettera XXVII ../Tavola delle cose più notabili IncludiIntestazione 7 gennaio 2026 75% Da definire

Lettera XXVII Tavola delle cose più notabili
[p. 451 modifica]
Da Vienna a’ 14.
  di Luglio 1686.


XXVIII
D
Apoi, ch’ebbi fatto due soli giorni di dimora in Colonia, secondo che vi scrissi nell’altra mia, e vedutone, per quanto potei, il migliore; mi posi in barca a’ 27. del passato mese, circa ora di mezzodì, per girne quindi a Francfort: e sì bene adopraronsi i barcajuoli, che appena il Sole fattosi giallo, ne trovammo al villaggio di Witrich; dove ne stemmo tutta [p. 452 modifica]notte allegramente, grandissimo piacere in varj, ed onesti giuochi, e ragionamenti prendendo. Ma non tantosto l’Oriente fu divenuto bianco, e la chiara, e desiata luce sopraggiunta; che, ripigliando l’intralasciato cammino, in men di poco tempo giugnemmo a Bonna, non guari meno distante da Colonia di quello, che sieno quattro leghe di Germania: e quivi ne rimanemmo aspettando l’ora del desinare, dapoi che i signori soldati n’ebbero, come per segnalato favore, fatti entrar senza guida.

Questa Città, ordinaria risidenza dell’Arcivescovo Elettor di Colonia, è situata a 50. gr. e 40. min. di latitudine, sulla sinistra riva del fiume Reno: e dicesi fabbricata da Druso, sotto lo ’mperio d’Augusto, a fin di tener ben custodito quel passaggio del fiume: nè mancan di que’ belli ingegni, sottili, e giudiciosi, i quali pongon la di lei fondazione non so quanti secoli prima della rovina di Troja. Di presente si è una piazza forte; ma molto picciola, se si vuol considerar come Cittade; e purtroppo manchevole di buone strade, e di vistosi edificj; anche quando il palagio Elettorale si fusse mille volte più magnifico di quel, che si vede. [p. 453 modifica]

Desinato ch’avemmo, il rientrare in barca, e porci di bel nuovo in cammino fu la stessa cosa: e così, mentre quella, lentamente innoltravasi, grandissimo diletto io prendea in mirar, come il Sole a poco a poco le vaghe, ed agiate collinette indorasse, di assai belle vigne, e fruttiferi alberi leggiadramente coperte. Passato ch’avemmo il picciol Casale di Nouncourt, e riguardato alquanto un bel Monistero di Suore Bernardine, ch’è in una Isoletta; ne facemmo avanti, a veduta di molte, e vaghe, abitazioni sopra amendue le ripe del fiume, sino al villaggio di Letristors, ch’è sulla destra, dirimpetto alla Città d’Andernach, e che si appartiene all’Arcivescovo di Treviri, dove ne rimanemmo a pernottare.

Come il dì fu venuto, così primamente con buone confetture, e preziose acquavite ne confortammo; e rimessici in istrada, passammo il vicino Casale di Lans, e quindi il palagio Arcivescovale, disabitato (per quel che il volgo dice) a cagion de’ cattivi spiriti, cui piace il delizioso luogo; e finalmente, fatte sei leghe, venimmo alla Fortezza d’Erenbretstein, situata sulla destra ripa, e al medesimo Arcivescovo sottoposta. Nell’alto della [p. 454 modifica]collina scorgesi una ben’intesa, e guernita Cittadella, ov’ha una comoda abitazione per lo Comandante: e nella falda, un gran castello, per potervi, quando ch’ei voglia, dimorar l’Arcivescovo suddetto; a cagion di che v’ha un vago, ampio, e ben’ordinato giardino: ed amendue questi luoghi son bastevolmente forniti di artiglieria.

Sull’opposta riva, alla qual si passa per un bel ponte di pietra, è la Città di Coblens, detta da’ Latini Confluentia (perchè da presso a lei s’uniscono alle acque del Reno, quelle della Mosella) ed altramente Colonia Augusta Ulpia Victrix. Ella si è di mezzana grandezza, anzi da Treveri in fuori la migliore dello Stato; di ricche botteghe adorna, e di numerosa guernigione fornita: ma nondimeno le strade son pur troppo torte, ed anguste. Abbonda d’ogni usato alimento, sopra tutto della Manna Tedesca, cioè di vino: mercè a’ varj, lieti, e cristallini ruscelli, i quali dalle sue verdeggianti colline inverso il fiume portandosi; graziosamente i ben coltivati giardini, e le pampinose vigne vanno innaffiando. Quivi si rimase Madama la Contessa di Otol, con due Suore di S. Domenico sue compagne, le quali [p. 455 modifica]eran venute con esso noi da Colonia, per dover rientrare nel Monistero di Luxembourg: poichè in tutta Lamagna escon le Suore, con licenza di Madonna la Badessa, per quanti giorni lor piace, a fine di guerirsi di qualche picciola infermità: e dapoi che buon rimedio s’han procacciato al lor male, si ritirano in cella a bell’agio.

Poichè siamo a favellar dello Stato Arcivescoval di Treveri, egli fie bene, prima di passare oltre, tornarvi alla memoria, come suoi confini son da Settentrione il Contado di Nassau, la Ducèa di Mons, e l’Arcivescovado di Colonia; da Levante il Landtgraviato d’Assia; da Mezzo-dì la Lorena; e da Ponente il Ducato di Lutzemburg.

Per tornare ora al nostro proponimento, dicovi, che la prima cosa, che mi venne veduta dopo desinare, si fu la picciola Città di Lantztren, due miglia distante da Erenbretstein, parimente sulla destra ripa del Reno, e che si appartiene allo Elettor di Magonza. Poi facemmo circa sei leghe (per detto dello barcajuolo) in mezzo a vistose montagne, coperte di spesse, e feconde viti; e ne rimanemmo a Pupert, picciol villaggio della giurisdi[p. 456 modifica]zion di Treveri, dove le case, come nella più parte di Germania, han l’ossatura di legno, e ’l rimanente cinto di un sottil muro di sfango, e pietre mal composte: fate quindi argomento dell’architettura.

La mattina della Domenica 30. ne lasciammo primamente alle spalle il villaggio di Sangil del Principe di Renfelt, il quale v’ha bella, ed orrevole abitazione nella sommità del monte. Ma che dico io? insiem col villaggio lasciai ben’ il cuore; essendosi colà rimasa, come in sua patria, una donzella venuta con noi da Colonia, che m’avea veramente tratto il fil della camicia, cotanto ella era savia, bella, gentile, ed onesta. Vi par questo una notizia soverchia? il veggo; ma questa si è la maggior consolazione, che prendo di lei, farne a voi motto in questa lettera: nè dubbito punto, ch’ove sia chi per prova intenda amore, io ne debba essere anzi, che incolpato, compassionato: poichè, per quanto posso discernere, e per isperienza comprendere, gli amanti sovente ricreansi con l’idea dell’oggetto amato, appunto come se corporalmente l’avesser vicino: e con sì dolce pensamento starebbono gli anni, e’ mesi interi senza prender nè riposo, nè cibo, pa[p. 457 modifica]scendosi solo col pensiero della dolce vista di quel bel viso, e del soave sguardo. Ma in troppo ampio pelago ei converrebbe, colla mia picciola, e sdrucita navicella sospingermi; se volessi di amorosa filosofia in questo luogo ragionare. Riserbisi adunque per un’altra fiata: e diciam per ora siccome da Sanguil facemmo una lega a piedi sino alla Terra di Vessel (a sinistra del Reno) della Signoria di Treviri, dove udimmo messa. Un miglio più oltre vedesi, sulla destra ripa, il Casale di Guffi, che tien fabbricata in mezzo all’acque una Torre, detta Plaz, abbastanza fornita di soldatesca, e d’ogni arnese di guerra. Quindi a due leghe si truova Bahàrahà, villaggio in cui lo Elettor Palatino tiene alquanti soldati di presidio: e quivi noi desinammo allegramente, mercè al buon vino, di che abbonda la contrada.

Innoltratici poscia mezza lega, lasciammo a destra Lorck, appartenente all’Elettor di Magonza: dopo due altre la Città di Pingen, a sinistra, situata sopra una collina, con un bel castello; allato alla quale entra nel Reno il fiume Nab: e finalmente ne rimanemmo a pernottare in un villaggio a destra del Reno, che s’appella, [p. 458 modifica]Ruitessuem, distante un miglio dalla Città suddetta. La vegnente mattina udimmo messa nel vicino Casale di Vinckel: e quindi, veduto in passando quel di Elff, ed altri in gran novero, che per lo spazio di sette leghe adornano la medesima destra ripa; giugnemmo ben tardi a desinare in Magonza. Torno a dire, ch’ovunque io per avventura non m’appongo al vero nelle distanze de’ luoghi; la colpa non è già mia, ma di coloro, che forse si prendean piacere di dirmi il falso: che io non potea già misurarle con gli occhi, spezialmente andando per acqua.

Magonza, da’ Tedeschi appellata Mentz, e da Latini Maguntiacum, è situata a 50. gr. 30. m. di latitudine, e 27. gr. 30. m. di longitudine, sulla sinistra ripa del Reno, al quale non guari discosto s’uniscon le acque del Meno altresì. Il suo terreno, come che innaffiato da varj ruscelli, che dalle circostanti colline, con graziosi ravvolgimenti, discendono; di tutto lo che fa mestiero alla umana vita, e spezialmente di dilicatissimi, e pregiati vini sperimentasi producitore: non meno, che il fiume, e ’l monte abbondevolmente ottimo pesce, e cacciagion somministrano. Parte della Città giace in sul piano, parte [p. 459 modifica]sulla collina s’eleva; conciossiechè le abitazioni dell’alto veggansi per lo più abbandonate. In questa eminenza ha un castello, con un torrione mal fornito di soldati, e d’artiglieria: nè gran fatto magnifico sembrami in riva al fiume il palagio Elettorale; poichè (lasciamo pur stare il di fuori, e la simmetria) entrato, che fui per un ponte a un gran cortile, e quindi agli appartamenti; la più gran cosa, che mi venisse veduta si furono certi arazzi di boscaglie, e le porte senza portieri. Come che la Città sia picciola, mal murata, e con obblique, e male appianate strade; v’ha nondimeno alquante buone Chiese, tra le quali deesi il primo luogo alla Cattedrale, dedicata già a S. Stefano, ed ora portante il nome di S. Martino. Del rimanente oltre alla comodità de’ fiumi mentovati, v’ha un canale, che porta per entro la Città le acque del fiumicello Ombach: e le ripe di questo canale son congiunte per mezzo d’un ponte di barche.

Il Martedì 2. del corrente mi partii nella barcha ordinaria di Franckfort, la quale, mezza lega appena passata, entrò nel fiume Meno, e cominciò ad esser tirata da cavalli; là dove nel Reno ciò faceano uomini. Trovammo in prima a sinistra [p. 460 modifica]un Fortino, guernito di pochi cannoni di ferro, e ’l villaggio di Flierckem a destra: appresso quel di Riselsum a sinistra; e finalmente, compiute sette leghe, desinammo in un altro che porta il nome di Heckst: donde partitici pervenimmo, dopo 4. leghe Tedesche, (che vaglion per 8. Fiammenghe) in Franckfort.

Questa Città, situata a 51. gradi di latitudine, e 31. di longitudine, tra’ confini della Wetteravia, e Franconia, estimasi così detta, quasi Francorum Transitus; perocchè Carlo Magno vi fece a guazzo passare il suo esercito contro i ribelli Sassoni, giusta lo che scrive il Guntero. In Ligurino.

     Francfordiam nobis liceat sermone latino
Francorum dixisse vadum, quia Karolus illìc
Saxones, indomita nimiùm feritate rebelles
Oppugnans; rapidi latissima flumina Moeni
Ignoto fregisse vado, mediumque per amnem
Transmisisse suas, neglecto ponte, cohortes
Creditur: inde locis mansurum nomen inhæsit

Dividesi ella in due parti, di cui quella a sinistra appellasi Francfort picciola, ovvero Saxen-hausen, che val quanto casa di Sassoni: quella a destra Francfort grande, sì per lo gran numero di abitazioni belle, e spaziose strade, e ragguardevoli edificj; come per le forti mura, e bastioni, che [p. 461 modifica]la circondano, di figura presso, che ovale. Quivi scorgereste fiorir maravigliosamente il traffico mercantile di dentro, e fuori Germania, allor che fansi le due fiere, cotanto per tutta Europa rinomate; cioè a Pasqua, e a Settembre, in cui si fa così gran mercato di libri.

Come che il numero de’ Luterani sia maggior de’ Cattolici, e che essi abbiano il Governo nelle mani; si permette nondimeno a’ secondi libero esercizio di Religione, e di aver molte, e belle Chiese; la principal delle quali è dedicata a San Bartolomeo, e v’ha un’oriuolo di non ordinaria struttura, mostrante i movimenti di tutti i pianeti: ma questa libertà de’ Cattolici non è un gran favore, poichè anche gli Ebrei godono d’una simigliante. Tutta la giurisdizione di questa Imperial Città non si estende più che una lega all’intorno sopra alquanti villaggi; avendo per confini da Oriente il territorio d’Hanavv, da Mezzo-dì quel di Hassia-Darmstat, da Ponente l’Arcivescovado di Magonza, e da Settentrione la Wetteravia: in modo tale che tutto il miglior suo pregio consiste in farvisi la elezion del Re de’ Romani (io mi sento tutto avvampar di sdegno in pensando, [p. 462 modifica]come a costoro diasi un Principe da’ Tedeschi: che sì, che sì, che il Mondo egli si governa al roverscio: è ben’altro ciò, che l’essersi divulgato il secreto dell’Imperio, di cui Tacito fa parola: posse alibi, quam Romæ Principem fieri) sopra di che dee notarsi, che se per avventura due Principi nello stesso tempo venissero eletti; non prima alcun di loro può entrare in Città Panvinius. de Comitiis Imp. cap. XII., che non abbia il competitore superato in campo, o fattosi amichevolmente cedere ogni dritto, che gli appartenesse: siccome leggiamo essere più d’una fiata accaduto Davity de l’Europe Tom. 2. pag. 868.. La casa, ove si fa questa elezione, dicesi Remer, quasi palagio Romano; e v’ha una bella fontana dirimpetto: e quivi s’assembrano anche gli Schiavini, o Scheffen, collo Scultes a render ragione; come anche i Borgo-maestri, nelle cause loro appartenenti; e per gli affari pubblici il Senato, composto di 42. anziani, fra’ quali son sempre due beccaj, due calzolaj, due fornaj, due chiavajuoli, e un pellicciajo: ma non v’han luogo già i sarti, per temenza forse, che non voglian grattugiare[1] anche de’ beni della Repubblica.

Mi partij il dì vegnente in carozza pagando 4. taller per un luogo sino a Norimberga; e passato nella Città picciola [p. 463 modifica]per un bel ponte di pietra, l’osservai molto ben fortificata, e abitata da ricchi mercatanti. Quindi entrati in cammino per una deliziosa selva, d’annosi pini, ed abeti coperta; non prima di due ore dopo mezzo dì ne trovammo aver fatte 4. leghe sino al villaggio di State-staff: donde, preso alquanto di cibo, e di riposo entro la carozza medesima; facemmo prima mezza lega sino alla Terra d’Aschemburg, appartenente allo Elettor di Magonza, ove ha un castello quadrangolare di assai buona struttura: e poscia passati alquanti villaggi, e belle pianure, tutte verdeggianti di liete vigne; venimmo a pernottare in quel Renfeld: dico solamente pernottare, perchè la cena, e ’l letto si furon da anacoreta; ed ò la nostra gran virtù se ciò avessimo sopportato per elezione.

La mattina del Giovedì, fatte primamente due leghe in carozza, ne convenne salire a piedi un’alta, e straripevol montagna: e di là, lasciata alle spalle una buona terra, che vien detta Mildemburg, ne fummo a desinare nel villaggio di Kilseim, nel qual termina la giurisdizion di Magonza: dopo di che ne facemmo oltre per luoghi montuosi, e salvatichi insino alla Città di Pischiossehian, o come domine el[p. 464 modifica]la si dice; e di là a pernottare disagiatamente nel villaggio di Semiringhen. Quindi facemmo il dì seguente prima due leghe sino a Nab, appartenente al Vescovo di Virtzburg; e poscia circa tre altre sino a Kustolor, villaggio del dominio dell’Elettor di Brandeburgo, dove desinammo. Ciò fatto, ne riponemmo in cammino per istrada or piana, or montuosa: e, fatta una lega, trovammo la Città di Windsen, soggetta all’Imperadore; et india due altre il villaggio di Linden del Principe di Parais: e quivi ne rimanemmo la sera, con poco miglior agio dell’antecedente.

Il Sabato 6. dopo quattro leghe, e mezza di cammino, per luoghi montuosi, e di alti, e fronzuti pini ricoperti; trovammo un gran villaggio, detto Furt: e, fatta un’altra lega, la Città di Norimberga, così detta da’ popoli Norici, passati dalla destra ripa del Danubio ad abitar nella selva Ercinia, temenza avendo della ferocia degli Unni. Il sito di lei si è in un terreno arenoso a 50. gr. di latitudine, e 34. di longitudine; passandole da presso il fiume Regnitz, e per mezzo quel di Pegnitz, il qual vi forma due Isole. A cagion del traffico ella si vede oltremo[p. 465 modifica]do accresciuta, ed ampliata a circa sette miglia di circuito; sua maggior larghezza avendo a fronte a mezzo-dì, ove maggiormente si discosta dal Regnitz. Così le piazze, come le strade son ampie, e ben lastricate; e due di esse molto ragguardevoli, mercè delle bellissime fontane che l’adornano: per tacer de’ bei palagi, e de’ varj mercati (portanti il nome dalla differenzia dalle mercatanzie) in alcuni de’ quali ha certe statue non dispregevoli. Quanto alla casa del Comune, altrimente detta Vocans, ella ha un bel frontespizio; e in sulla gran porta scorgonsi le armi della Città, cioè un’aquila con testa di donna. Lungo le mura della sala son certi scanni, elevati dal solajo tre gradi, con una cattedretta a sinistra, e un certo spazio nel mezzo, chiuso di balaustri di bronzo: e da questa sala si passa alla stanza, in cui s’assembrano i senatori a render ragione. Fin da’ tempi di Carlo IV. quando il governo della Città mutossi da Democratico in presso che Aristocratico; costoro son 26. (parlo de’ Patrizi) de’ quali 13. appellansi Maestri della Città, e’ rimanenti schiavini; e si tolgon sempre da 28. antiche famiglie nobili: e dee sapersi, che, per antichissimo loro statuto, non puuò alcun [p. 466 modifica]Dottor di leggi divenir senatore; perlochè ne’ casi dubbj si servon solamente del consiglio di tre Giureconsulti. Oltreacciò, quando la salute pubblica il richiedesse, s’assembrano insieme a far parlamento 200. Cittadini, scelti da tutti e tre gli ordini, cioè Patrizj, mercatanti, e plebei.

Nella sommità poi del colle son due castelli, un de’ quali fu già fabbricato dagl’Imperadori per loro abitazione, e vi si saglie dalla Città per una viottola, tagliata nella rocca; l’altro presentemente si è un granajo pubblico. La più parte delle fabbriche si è d’una pietra, che si toglie daʼ vicini monti, la quale sul principio è tenera assai, ma poi tratto tratto s’indurisce: e di essa son fatte eziandio le mura, e le torri della Cittade. Dal fiume si cava parimente un gran profitto, così per quel che s’attiene a’ molini, come per altri ingegni, da adoperarsi a far polvere, e preparar ferro, e rame, e a fonder cannoni. E a proposito di cannoni egli si vuol sapere, come quei di Norimberga gran tempo è, che si dilettano assaissimo dell’artiglieria: e perciò vi ha un luogo stabilito, in cui i dì delle feste, oltre a’ giuochi di scherma (ma che? coll’agiltà Tedesca) si esercitano anche a far [p. 467 modifica]qualche bel colpo col moschetto, e col cannone. Si serba oltreacciò fino al dì d’oggi in questa Città l’antico costume di sepellire i cadaveri fuor delle mura: il perchè vidi un ben grande spazio di terreno, cui dan nome di cimitero di S. Giovanni ove si portano tutti i corpi morti, così degli Eretici, come di que’ pochi Cattolici. Or nella stessa guisa, che i maomettani soglion porre due pietre; l’una al capo, e l’altra a’ piedi del difonto, scrittovi il tempo di sua morte, e ’l nome, e la patria, e qualche azione più degna di ricordanza; così i Norimberghesi appendon sulle lor tombe campereccie una tavoletta di bronzo, contenente le armi, e qualche bella iscrizione in laude di coloro, che vi son sotterati. Chi volesse poi fare ismascellar delle risa le pietre istesse, non arebbe a far’altro, che mostar loro le berrette delle femmine plebee: e certe altre cose, ch’io nọn saprei a che assomigliare, di cui si servon quelle di maggior conto.

La mattina della Domenica 7. accomandato a Dio il Sign. Varena, il quale dovea far la strada di Praga; mi partij per Ratisbona, pagando 3. fiorini un luogo di carozza: e non prima d’aver compiute quattro leghe, mi rimasi co’ compagni a [p. 468 modifica]desinar nel villaggio di Pospavv, dove, non senza grandissima noja, fummi d’uopo parlar latino; perocchè non intendea le diverse favelle di alcun di loro. Si maravigliano gli Oltramontani, come noi non troppo speditamente usiam la lingua latina, quando ne occorre di ciò fare in viaggio; come se veramente essi, o nello scrivere, o nel parlare ne fussero gran maestri; e non facessero otta per vicenda de’ più belli barbarismi del mondo: là dove noi, se per difetto di esercizio, men velocemente adopriam la lingua, almeno sappiam colla penna formare un periodo, giusta le regole de’ buoni maestri.

Ripostici in istrada passammo per mezzo la Città di NeWen-Marcht: e quando il sole fu cominciato a divenir tiepido, ne trovammo a un villaggio, che s’appella Deyningen, appartenente, siccome la Città suddetta, al Duca di Baviera. Quivi pernottammo allegramente, gran mercè a circa trenta villani, che parean satiri alle fattezze; e, a guisa di baccanti, sonavano loro rusticani strumenti, saltando, e votando tratto tratto certe stravaganti tazze, che di poco la cedeano allo scudo di Minerva, adoprato dallo ’Mperador Vitellio Tazza così detta appo Sveton. in Vitel.. [p. 469 modifica]

La mattina vegnente ne ponemmo in carozza, con un tempo alquanto piɑvoso: e dopo quattro leghe pervenimmo nel villaggio di Hemaut, del dominio dell’Elettor Palatino; dove non tanto fummo arrivati, che tosto in una stufa demmo bando al freddo, e alla fame. Feci io quivi una bella osservazione intorno alla necessità, che abbiam noi dell’ajuto della saliva per la digestione: cioè considerai la gran provvedenza della Natura, la quale in tal maniera allogolla in particolari vasi, e spezialmente nella lingua; che basta il solo odore, e vicinanza de’ cibi, anzi la ricordanza stessa, a muoverla, e farla sgorgar fuori: onde volendosi esprimere il desiderio d’alcuna cosa, è venuto in costumanza di dire, che ella ne ha mosso la saliva: dal che chiaramente ne vien mostro ch’ei non si vuol riputare un semplice scremento.

Dopo desinare facemmo tre leghe di pessima strada; e giugnemmo sul tardi in Ratisbona, o, come diconla i Tedeschi, Regenspurg; nome tratto dal fiume Regen, il quale nelle di lei vicinanze si perde nel Danubio; come che da’ Romani venisse appellata Colonia Augusta Tiberij. Panvin. de Imper. Rom. Ella è situata in luogo piano, sulla destra ripa del [p. 470 modifica]Danubio, a 48. gr. 46. m. di latitudine, nella Baviera inferiore: e parvemi molto più lunga, che larga. Le mura son fatte all’antica, potendovisi a bell’agio camminar su all’intorno a coverto dalla pioggia; ma non bastano già a difenderla un sol dì, cotanto son deboli; nè le piazze, o le abitazioni, o i Templi meritano gran fatto d’esser riguardati. Nella Cattedrale altro non vidi di buono, che una statua di bronzo, rappresentante Filippo Guglielmo Cardinal Duca di Baviera, Vescovo della Città, posto a ginocchio avanti un Crocefisso: ma dall’altro canto però il palagio si è magnifico, e ragguardevole. Cosa solita. Voglion, che nella Chiesa di S. Emerenziano sia il corpo di S. Dionigi Arcopagita, portatovi di Francia dallo ’Mperadore Arnolfo; ciò che niegano i Franzesi, pretendendo d’averlo appo loro: ma v’ha un autore, che si fà le beffe degli uni, e degli altri, dicendo, che quel Dionigi giammai non venne in Franza. Quanto ad altre Chiese, vidi quella di S. Agostino, di fabbrica ordinaria; e in essa uficiar le monache entro una gran balaustrata di ferro presso l’altar maggiore, coll’assistenza del sagrestano; cosa affatto nuova alla mia vista. [p. 471 modifica]

Di ponti ve n’ha due, l’un sopra il Regen, l’altro sul Danubio; e questo secondo, fattovi dall’Imperadore Arrigo V., può dirsi qualche cosa di buono; essendo composto d’undici archi, che fan la lunghezza di 470. passi. Il portamento così degli uomini, come delle donne, sarebbe appo noi un bel ritrovato da fare una ridicola mascherata in tempo di carnasciale; posciachè i primi, tra le altre cose, usano un cappello di lana a pan di zucchero; ed han la barba lunga (parlo de’ plebei) ed irsuta come romiti: le femmine portano un picciol mantello nero; e in testa la medesima sorta di cappello, o pure una gran berretta, fatta in varie foggie, con cento maniere di pelli.

Del rimanente la Città si è libera Imperiale, con tutto che i Duchi di Baviera malamente la soffrano nel cuore deʼ loro stati: e vi si comportino oltreacciò quelle Diete dell’Imperio, nelle quali, allora quando i Principi di Germania si eran, veramente liberi, si trattavano, e si determinavano cose utili, ed importanti a tutta la Repubblica: non come oggidì succede il più delle volte, che da’ soccorsi in poi per le guerre d’Ungheria contro i Turchi Aeneas Sylvius lib. 1. Ep. 29., non vi si parla di cosa, che vaglia [p. 472 modifica]un danajo: et avvegnachè con tanta spesa si assembrino i Signori dell’Imperio; pure, stabilita l’imposizione desiderata, o la tassa; tutto il resto si differisce in infinitum alle diete seguenti: male certamente gravissimo, dissimulato, e forse proccurato dalla famiglia regnante Clapmar. de Arcan. Rerum publ. lib. 6. Cap. 23.; e conosciuto anche a’ suoi tempi da Mr. Paolo Giovio.

Da Ratisbona, postomi in un’altra carozza circa le 20. ora, venni la sera al villaggio di Muzin, distante dalla Città suddetta presso a 5. leghe di ottima strada, sulla destra ripa del Danubio: e di là partitomi il Mercoledì mattina, mi trovai dopo una lega nella Città di Straubing, appartenente al Duca di Baviera; la quale, benchè picciola, ha nondimeno una assai bella piazza, e una Chiesa di mezzana magnificenza. Quivi entrai in barca; e, camminando a seconda del fiume, sommo piacere, e diletto presi in riguardando amendue le ripe, adorne di vaghe abitazioni, e villaggi, e di ben coltivati giardini, per lo spazio di 8. leghe; quali compiute ne rimanemmo a pernottare nella Città di Filtz-ovven, così appellata dal fiume Filtz, che poco lunge da lei entra nel Danubio.

La mattina seguente, fatte quattro le[p. 473 modifica]ghe in mezzo a certe montagne, prima di mezzo-dì fummo in Passavv; Città detta da’ Latini Patavium, e Batavium, che dà il nome a una gran Diocesi, il di cui Vescovo si è parimente Principe temporale. Giace ella nella Baviera inferiore; in quel luogo appunto, ove entrano nel Danubio il fiume In dalla parte di Mezzo giorno, e lo Ils da Settentrione; in modo tale che le passa l’In a destra, e ’l Danubio a sinistra. Questi tre fiumi hanno come tre Cittadi, l’una dirimpetto all’altra; cioè a dire Passavv sul Danubio, Instad sull’In, et Ilstad sulle ripe dell’Ils; onde a ragione potrebbe dirsi una sola Città, divisa in tre parti, e congiunta con ponti di legno. Sul monte soprastante ad Instad tiene il Vescovo un buon palagio; e su quello di Passavv una Fortezza, assai più ragguardevole a cagion del sito, che delle fortificazioni, o dell’artiglieria. Or a questa Città vien disdetto l’ampliarsi in larghezza da’ mentovati fiumi; come che in lunghezza si estenda circa mezza lega di Germania, ch’è la misura altresì dell’unica, e principale sua strada. Le abitazioni, e palagi son tutti di buona simmetria, spezialmente i fabbricati dopo l’incendio; fra’ quali è da considerarsi, [p. 474 modifica]più ch’ogni altro, quello del Vescovo. La Chiesa Cattedrale diverrà oltremodo bella, quando saran compiute le dipinture, che attualmente vi si fanno: e quando tutt’altro mancasse, ei si vorrebbe vedere a cagion d’una bellissima porta di ferro, maestrevolmente lavorata: siccome in quella del Collegio de’ PP. Gesuiti la cosa più nobile, e ragguardevole, per quel ch’io giudico, son gli ornamenti delle cappelle, dilicatamente fatti di fino ebeno.

Continuandosi poscia il cammino a seconda dello stesso Danubio, il quale, essendo quivi soprammodo accresciuto dall’acque di varj fiumi, e profondo divenuto circa dieci braccia, gonfio, e minaccevole se n’corre; giugnemmo, fatte in men di poco tempo dieci leghe, nella Città di Lintz, detta già Colonia Aureliana, e situata sulla destra ripa del Danubio, a 48. gr. 34. m. di latitudine, e 32. di longitudine: avvegnachè molte abitazioni v’abbia ancora sulla opposta ripa, alla qual si passa per un buon ponte di legno. Ella da alcuni vien riputata metropoli dell’Austria superiore, da altri diversamente: ma, che che ne sia, per gran pezza non troverassi in queste contrade [p. 475 modifica]un luogo più delizioso, ed ameno, e dove in sommo grado s’abbian, come quivi il diletto ugualmente della cacciagione, e pescagione. Nell’alto del monte scorgesi un grande, e magnifico castello, edificatovi dagli Arciduchi; e non guari lontano un monistero di Cappuccini: ne manca il rimanente della Città di buone Chiese, piazze, e palagi; posciachè abbonda di ricchi cittadini, mercè delle due fiere, che, con infinito concorso di stranieri, vi si tengono cadaun’anno; a Pasqua cioè, e a’ 24. di Agosto: per tacer del bellissimo Borgo, che si truova in venendo de Passavv. Avea Lintz ne’ secoli addietro gran rinomèa, come quella dove fu ad assedio tenuto lo ’Mperador Federigo II. tornato dalle sue grandi imprese d’Italia: ma poi ella divenne di gran lunga più celebre, e famosa nel 1532. a cagion del sanguinoso eccidio fattovi di quasi tutti i 15. mila Turchi, venuti ad assaltarla.

Il dì vegnente fattici oltre per una strada montuosa, cui gratissima ombra faceano ben alti, spessi, e fronzuti pini; lasciammo in prima, dopo una lega, la Terra di Stay-sok, la qual giace appiè d’un monte: e tre leghe appresso la Città di [p. 476 modifica]Ens, situata parimente sopra un colle, ma di molto caduta dall’antico suo pregio, e grandezza. Di là a circa 15. leghe vedemmo da lontano sopra un monte il famoso Monistero di Melck, alle di cui monache si appartiene il dominio della Città dello stesso nome, e per quel che fummi detto, ne traggono elle sino a centomilia fiorini di rendita. Quindi, colla medema corrente dell’acque, sempre ugualmente favorevole, facemmo cinque leghe, a veduta di buone vigne; e ne rimanemmo a pernottare in Surstain, sulla sinistra ripa del Danubio, poco discosta dalla Città di Krembs, presso alla quale ha un’altro ricchissimo monistero di monache, appellato Ketovin.

Ieri mattina finalmente facemmo prima di desinare delle leghe ben sette, sino alla terra di Dulin; dove il fiume si dilata assaissimo, a cagion del terreno alquanto più piano (luogo ricordevole per esservisi unita l’oste del Re di Polonia a quella del Duca di Lorena, per girne a liberar Vienna, asseggiata da’ Turchi): e quindi, passate due altre leghe, vedemmo sopra un monte il terzo ricchissimo monistero, cui dan nome di Clostennimberg: e poco più oltre il monte detto Kalembergh, [p. 477 modifica]dal quale scese in ordinanza l’esercito Cristiano: e in fine, compiuta un’altra lega, entrammo sul tramontar del Sole in questa gloriosa, ed Imperial Cittade. Or, come che penso di partirmene domattina per lo campo di Buda; e di presente non mi truovo averla troppo ben veduta; difficil cosa sarà, che sino al mio ritorno possa darvene alcun ragguaglio. Non mi resta altro adunque, che raccomandarmi alla vostra buona grazia; pregandovi ad aver di me ricordanza nelle vostre orazioni, particolarmente se a Dio piacerà di sciormi dal mortal nodo, combattendo per la sua gloria. Amico mio forse che avrò un giorno da rivedervi: ma se in Cielo sta decretato altramente sappiate, che, per quanto si può nell’altra vita, sempre collo stesso amore sarò.

Di V. S.


Affezionatiss. ed obblig. servidore,
          ed amico di tutto cuore
          D. G. F. G.

  1. Voce usata da’ Sartori, quando ch’eglino si tolgono ritagli grandi di drappi, o di frange d’oro, e d’ariento.