Viaggio in Dalmazia/Del Corso della Cettina, il Tilurus degli Antichi/4. Pianura di Pascopoglie, Fonte Salsa, Isola d'Otok. Rovine della Colonia Equense

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4. Pianura di Pascopoglie, Fonte Salsa, Isola d'Otok. Rovine della Colonia Equense

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4. Pianura di Pascopoglie, Fonte Salsa, Isola d'Otok. Rovine della Colonia Equense
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§. 4. Pianura di Pascopoglie, Fonte Salsa, Isola d’Otok. Rovine della Colonia Equense.

La Cettina ingrossata dal concorso de’ varj rami provenienti dalle sorgenti di Jarebiza, attraversa con [p. 76 modifica]dignità la piana campagna di Pascopoglie, che negli Autunni piovosi è soggetta alle inondazioni, perchè il Fiume non à argini di sorta alcuna, e il di lui corso in più d’un luogo è impedito da’ mulini, e mal intese roste artificiali, o da isole, e banchi di fanghiglia, che ingombrano l’alveo abbandonato intieramente all’eventualità. Per questa, e per molte altre ragioni, che fatalmente vi si combinano, la pianura di Pascopoglie, e generalmente tutte le belle, e pingui Valli della Morlacchia sono quasi affatto incolte. Noi non seguimmo il corso della Cettina; ma abbandonatolo per qualche tempo, lo rividimo al passo di Han, dove non lungi dal Fiume àvvi una fonte d’acqua salata, cui gli abitanti chiamano Zlane-stine (pietre salse). Noi non visitammo questa fontana, quantunque vi siamo passati assai da presso, perchè non ce n’era per anche stato parlato, e proseguimmo il viaggio sino a Otok1, picciola Isoletta in mezzo al Fiume, celebre fra gli abitanti de’ vicini luoghi pella strage di parecchie famiglie Morlacche, che vi s’erano ritirate, e valorosamente difese per qualche tempo nell’ultima guerra. I varj rami della Cettina sono considerabilmente profondi in quel sito, ed occupano troppo spazio di terreno impaludandolo, il che non avverrebbe se fossero uniti, e ben arginati incominciando dalle sorgenti loro, di modo, che le acque incassate s’internassero fra le montagne a Trigl con impeto e volume maggiore, e di là precipitassero poi a lor piacimento di balza in balza come fanno sino al piè della picciola Roc[p. 77 modifica]ca di Duare, d’onde per un alveo men impraticabile portansi al mare sotto Almissa.

Fa d’uopo che anticamente non fosse così abbandonato a se medesimo, e negletto questo Fiume; da che in poca lontananza dal passo di Han fioriva il Municipio Equense, di cui non resta quasi più vestigio riconoscibile a prima vista. Sorgeva la Città d’Æquum su d’una collina pochissimo elevata, ma ragionevolmente estesa, che domina le belle pianure della Cettina, e si vede correre poco lungi dalle radici quel considerabile Fiume. Delle antiche fabbriche Romane nessun residuo rimane oggimai più sopra terra; e solamente scavando in quel luogo per trarne pietrame squadrato gli abitatori di Scign incontrano de’ bei pezzi di fregi, di cornicioni, e d’altre tali cose con ottimo gusto lavorate. Noi vidimo qualche avanzo d’Iscrizione in Lettere cubitali su d’un gran masso cubico di pietra: ma il tempo l’avea corrosa di modo, che pochi elementi vi potemmo ben rilevare. Dalle macerie, sopra le quali nascono l’erbe, e i cespugli, trassero ultimamente scavando i Morlacchi un bel monumento di quella Città distrutta, che ne porta anche il nome. La barbara ignoranza degli scavatori lo à rotto per trasportarlo a Scign con minor fatica, ond’è che di tre pezzi ne manchi uno, nel quale appunto era contenuto il nome del ragguardevole Uomo, a cui l’onorifica Lapida fu eretta.

Su d’un fianco della collina d’Æquum fu anticamente un Anfiteatro, non molto grande per quanto apparisce dalle di lui rovine circolarmente disposte, e ricoperte di terra, e d’erba. Si veggono ancora i Canali, che servivano a condur l’acqua nella di lui arena scavati nel vivo della collina, non fatti altrimenti di fabbricato. Sembra che innanzi di scavarli gli Equensi abbiano appianato il luogo destinato all’Edificio; imperoc[p. 78 modifica]ch’eglino sono lavorati a scalpello nella pietra, che forma il picciolo colle, poi ricoperti di lastre di marmo, e serpeggiano sotto le rovine. Un uomo può entrarvi a quattro mani senza molto disagio; il maggiore di essi à due piedi d’imboccatura, il minore poco più d’un piede. La pietra, in cui lavorarono gli Equensi, è oltre modo tenera, e quasi farinosa. Io ne ò raccolto un esemplare appunto vicino alla bocca dell’Acquedotto minore; ella à qualche analogia colla pietra scissile di Bolca della spezie meno compatta; non vi si vedono frantumi, o reliquie d’animali marini; contiene però alcuna fogliuzza d’Alga, o almeno qualche cosa che all’alga somiglia di molto. Questa spezie di pietra non soffre il freddo, e credo che si sfogli al calore del Sole dopo la pioggia; quindi si è perduta l’Iscrizione, cui trovammo esposta all’intemperie. Il P. Coronelli nomina questo luogo Nojac, segnando che fu preso a’ Turchi dal Generale Valiero del 1685. Il Lucio nelle Memorie di Traù lo chiama Chgliucich. Il Luccari, Annalista Raguseo, non ricordandosi che ’l dittongo mette alcuna volta delle gran differenze ne’ significati delle parole, nè avendo consultati gli antichi Geografi pretese, che la Colonia Equense fosse intorno a sei miglia lontana dall’antica Epidauro, in un luogo che adesso chiamasi Cogniz: ma egli non avea badato agl’Itinerarj antichi, da’ quali poteva essere chiarito dell’error suo. Cogniz poteva essere il sostituito a un Equilium, se in que’ contorni vi fosse anticamente stato un luogo di questo nome tratto da’ cavalli. Kogn in Islavo significa Equus, cavallo, non cosa che abbia relazione alla Giustizia, come significa Æquum. Andando da Æquum verso Scign trovasi un considerabile numero di colline sparse con amenissima maestria, e coperte di grandi alberi, appresso i quali le capanne loro sogliono [p. 79 modifica]fabbricare i Morlacchi. La base di queste protuberanze del terreno talora è d’argilla conchifera cenerognola.

  1. Otok, Isola. Non essendovi occasione d’equivoco, questa della Cettina porta il nome generico invece d’averne uno di proprio.