Viaggio in Dalmazia/Dell'Isole di Lissa, Pelagosa, Lesina, e Brazza nel mare Dalmatico, e dell'Isola d'Arbe nel Quarnaro/1. Dell'Isole Lissa, e Pelagosa

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1. Dell'Isole Lissa, e Pelagosa

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Dell'Isole di Lissa, Pelagosa, Lesina, e Brazza nel mare Dalmatico, e dell'Isola d'Arbe nel Quarnaro Dell'Isole di Lissa, Pelagosa, Lesina, e Brazza nel mare Dalmatico, e dell'Isola d'Arbe nel Quarnaro - 2. Dell'Isola di Lesina
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§. 1. Dell’Isole Lissa, e Pelagosa.

L’Isola, che a’ giorni nostri è chiamata Lissa, fu dagli Antichi conosciuta sotto il poco dissimile nome d’Ίσσα, Issa. I Geografi Greci, e Latini ne fanno menzione onoratissima come d’una Colonia di Siracusani; e le danno quasi unanimemente il primato fra l’Isole del Mare Illirico, quantunque il di lei breve circuito non la faccia essere una delle maggiori. Scimno Chio dovendo parlare dell’Isole Illiriche incomincia da Lissa, quantunque sia la più lontana dal Continente; Strabone fra le notissime l’annovera in principal luogo; ed Agatemero la mette alla testa [p. 163 modifica]delle più nobili; non v’è poi Geografo, che non la nomini distintamente. Fra’ Poeti Greci Apollonio Rodiano nell’Argonautica la nomina colla qualificazione di δυσκέλαδος, romorosa, o malsonante, congiungendovi la „desiderabile Pitiea,“ che debb’essere non Lesina, come alcuni riputatissimi Geografi vollero, ma l’Isoletta di S. Andrea coperta anche a’ giorni nostri di boschi, da’ quali si fa colare la resina pel mezzo dell’incisione. Da Licofrone, nella Cassandra, rilevasi che Cadmo v’abbia per qualche tempo abitato, e generatovi un figliuolo:

               „ O! così nella d’acque circondata
               „ Lissa Cadmo prodotto non avesse
               „ Te, condottiero di nemici, quarto
               „ Germe del seme misero d’Atlante,
               „ De’ tuoi congiunti ultimo eccidio, Prilo,
               „ Veridico indovin d’ottime cose!1

Quasi tutti gli antichi Storici Greci, e Latini del primo ordine parlano a lungo di quest’Isola, che sin da’ tempi rimotissimi era considerabile pelle forze marittime e pel commercio. De’ Liburni, e de’ loro alleati gli Etruschi Adriesi, che vi si erano stabiliti, e di là davano la legge a tutto l’Adriatico, non ci conservarono assai distinte notizie le Storie; ed appena incominciamo a saper qualche cosa de’ fatti de’ Lissani nella XCIII Olimpiade, vale a dire nel tempo che [p. 164 modifica]Dionisio il Vecchio se ne impadronì, e vi trapiantò una Colonia di Siracusani, divenuta coll’andar del tempo indipendente dalla Patria madre, e formidabile della estensione de’ suoi dominj, e pel numero delle sue navi. I Lissani fecero la guerra sovente ai Re dell’Illirio, e furono alleati de’ Romani così tenuti in pregio, che per cagion d’essi mandarono un’ambascieria alla Regina Teuta, onde cessasse dal molestarli. L’esito sanguinoso di questa legazione servì di pretesto alla prima guerra Illirica, che condusse tutte le altre, dalle quali ne risultò la conquista di quel vasto paese. Il commercio, e la navigazione de’ Lissani decaderono, e per conseguenza il loro potere si ridusse a nulla, dopo il fine delle guerre Illiriche. Gli Storici non parlano più di essi per una lunga serie di secoli; e solo si trova che ne’ tempi di mezzo appartenevano ai Pirati Narentani. Nell’età più vicine a noi l’Isola di Lissa divenne dipendente da quella di Lesina; e non si trovò mai in caso di formare un corpo da se. Essa non à più che trenta miglia di circuito, è montuosa, ma non manca di valli coltivabili; gode d’una felicissima temperatura d’aria, e sarebbe compiutamente felice se avesse abbondanza d’acqua dolce.

Anticamente ebbe due Città, una delle quali portava il nome dell’Isola, l’altra chiamavasi Meo. Della prima restano de’ vestigj miserabili sul Porto veramente teatrale, ch’è a’ dì nostri dominato dal Borgo di Lissa; e segnatamente de’ pavimenti a mosaico, che vengono coperti dal mare quando le acque si alzano; dell’altra è probabile rimangano le rovine a Comisa, luogo popolato, e colto, che sorge al mare dalla parte orientale dell’Isola. Si trovano due Monete degl’Issei, l’una delle quali à il capo di Pallade armata dal dritto, e un’anfora dal rovescio; l’altra porta in luogo [p. 165 modifica]dell’anfora una capra. Frugando sotterra si trovano colà de’ vasi antichi somiglianti nella forma, e nelle inverniciature agli Etruschi, e qualche Lapida Greca, o Latina. Vi fiorì in questo secolo un erudito Uomo della famiglia Caramaneo, che lasciò molte pregevoli schede appartenenti spezialmente all’illustrazione della sua Patria. Questo valentuomo ebbe dei dispiaceri per aver voluto provare in una Dissertazione, che le Reliquie di S. Doimo venerate a Spalatro con sommo fervore non erano legittime. Io non fui che una sola volta sull’Isola di Lissa in compagnia di Mylord Hervey, infaticabile indagatore de’ segreti Orittologici; noi vi sbarcammo per così dire alla ventura, privi d’appoggi, e di chi ci potesse dirigere utilmente. Quindi pochissimo vi potemmo osservare, tormentati anche dall’eccessivo calore della stagione, a cui però poco avrebbe badato Mylord, se avessimo avuto buone indicazioni.

L’ossatura dell’Isola di Lissa è per la maggior parte marmorea; v’ànno degli Ortoceratiti nel marmo volgare, che vi si trova ne’ più bassi strati, e delle Nummali ne’ più elevati. Questa legge non è però così costante, che non si vegga alcuna volta rovesciata. Fra le spezie di pietra, che si osservano lungo il lido del Porto di Lissa, v’è un marmo tegolare di sottilissimi strati, e una pietra scissile biancastra, calcarea, poco atta agli usi economici per essere di lamine irregolari, e fragili. Le ossa fossili vi si trovano petrefatte nell’impasto medesimo, che si vede in varj luoghi dell’Isola d’Osero, e in quella di Rogosniza. Se ne incontrano abbondantemente fra le fenditure verticali degli strati nella picciola Valle di Ruda; e gli abitanti ci dissero, che n’è ancora più ricco uno scoglio poco lontano, detto Budicovaz, e che in altri angoli dell’Isola medesima di Lissa ne avressimo rinvenuto. [p. 166 modifica]

Il Donati nel suo Saggio d’Istoria Naturale dell’Adriatico scrive d’aver pescato ne’ contorni di Lissa una spezie di Serpentino; ma non rende conto se potess’essere qualche pezzo errante, o se fosse veramente di cava locale. In quella parte d’Isola, ch’io ò veduto, non trovasi indizio veruno di eruzioni Vulcaniche, da cui si possa trar probabilità che nelle vicinanze di essa trovinsi Serpentini, o altri marmi prodotti dal fuoco. Varj rottami di lava trovammo sparsi sul Porto di Lissa, e venuti di fresco dal Vesuvio ci lusingavamo di poter iscoprire su di quest’Isola qualche Vulcano spento. Gli abitanti ci dissero, che in un luogo chiamato Porto-Manica il mare non cacciava su altro che pietre nere; noi v’andammo attraversando l’Isola a cavallo, e trovammo falsissimo quanto c’era stato raccontato. Conchiusimo, che le pietre Vulcaniche da noi vedute a Lissa non erano indigene; si volle poi farci credere, che uno scoglietto poco lontano dal Porto-Manica fosse tutto impastato di pietra nera, simile ai pezzi erranti che avevamo veduto: ma non si trovò barca che vi ci tragittasse, e quindi restammo colla sola probabilità che il racconto fosse una seconda bugia. Di marmi nobili, o di pietre fine non vidimo alcun indizio nella traversata che fecimo: ma vi dovrebbono essere delle Breccie compatte nell’interno de’ monti, come all’esterno se ne trovano di madrose, ed ignobili. Il terreno vi è roccioso, e tenace come le crete saturate d’ocra di ferro; ne’ luoghi elevati è arenoso, e ghiajuoloso.

Il prodotto più celebre di quest’Isola ne’ tempi antichi fu il vino. Ateneo ne fa onorata menzione sulla fede d’Agatarchide, che diede il primato sopra tutti i vini a quello di Lissa. „In Lissa Isola dell’Adriatico dice Agatarchide che nasce un vino,„ [p. 167 modifica]il quale paragonato a qualunque altro ritrovasi migliore“2». A’ giorni nostri il vino di Lissa non è gran cosa sia perchè vi manchi l’arte di farlo, sia perchè il tempo abbia fatto perire le antiche spezie dell’uve. Il terreno, e la situazione sono attissimi a portare qualunque prodotto; le Viti, gli Ulivi, i Mori, i Mandorli, i Fichi vi allignano volontieri. La quantità d’erbe odorose, che si trovano pe’ monti di Lissa, ne rende il miele d’un eccellente sapore; ma le api dell’Isola sono accusate di dar poco lavoro, il che dee forse ripetersi dalla mancanza d’acque. Le carni degli Agnelli, de’ Capretti, il latte, il cacio vi sono d’ottima qualità; non così le lane, pella poca cura che vi si à delle greggie. La raccolta di grani è lieve cosa, nè basta ad alimentare quella picciola popolazione.

Il più riflessibile oggetto del commerzio de’ Lissani viene loro somministrato dalla Pesca. Una sola barca da Tratta vi prende talvolta in poche ore d’oscura notte sessanta, cento, e cencinquanta migliaja di Sardelle. In questi casi però l’abbondanza soverchia diviene un oggetto d’afflizione. Per una di quelle picciole ragioni, che sovente traggono seco per conseguenze danni riflessibili, l’Isola di Lissa, situata nel più opportuno luogo all’esercitare una ricchissima Pescagione, non à magazzini di Sale. Que’ Pescatori, colti all’improvviso da un’abbondante preda si trovano in necessità di ricorrer trenta, e quaranta miglia lontano per aver di che conservarla da’ magazzini di Lesina. Eglino intraprendono talvolta di questi viaggi se un vento de[p. 168 modifica]terminato gl’inviti a tentare la fortuna: ma pell’ordinario, disperando di poter andare, e ritornare colla necessaria sollecitudine, gettano al mare le cinquanta e anche le cento migliaja di pesce, per non essere appestati dal puzzo. Ogni migliajo di Sardelle si calcola intorno a uno zecchino di valore; gli Sgomberi in ragione della loro mole vagliono di più. Sarebbe un tratto di benintesa economia Nazionale il piantare sull’Isola di Lissa un magazzino di Sale, onde que’ poveri abitanti non dovesser pur troppo sovente perdere il frutto delle loro fatiche. La pesca de’ Lissani non è circoscritta solamente alle notti oscure de’ mesi estivi; il clima dolce di quell’Isola permette a’ Pescatori l’esercitarsi anche nel Verno. L’affluenza de’ pesci, che amano di ritirarsi a svernare fra gli scogli contigui, somministra de’ compensi ai disagj inseparabili dall’Arte. Tutte le spezie acquatiche crescono, ne’ contorni di Lissa a maggior grandezza che ne’ luoghi più vicini al Continente; le Orate, e i Dentici presi nel Verno soglionvisi mettere in gelatina, ed entrano in commercio così preparati. Fra i pesci curiosi, che si prendono in quelle acque, deesi annoverare principalmente la Paklara, ch’io non ò veduto, ma di cui la descrizione fattami da’ marinaj corrisponde all’Echeneide d’Artedi e di Gouan; non però all’Echeneide, o Remora degli Antichi, secondo la mia opinione3.

I Lissani pella situazione loro lontana dalle altrui acque messi fuori del pericolo di far danno alle Tratte de’ vicini, dovrebbono potersi liberamente servire delle reti, che stimassero più adattate ai fondi, ne’ quali [p. 169 modifica]pescano: essi non sono però liberi quanto farebbe d’uopo su di questo articolo. Quindi ne avviene, che si allontanino di frequente dalle acque loro, e vadano a pescare intorno all’Isola Pelagosa, ch’è sessanta miglia lontana da Lissa, e poco più, poco meno, dal Promontorio di S. Angelo in Puglia. Le loro prede non passano a Venezia, dove pretendono d’incontrare gravissimi discapiti: ma si diffondono pel Regno di Napoli, le di cui spiaggie, che guardano l’Adriatico, sono mal provvedute di pescatori. Sarebbe desiderabile, che ne’ luoghi abbondanti di pesci com’è l’Isola di Lissa fosse introdotta una Polizia pescatoria, che si estendesse anche sopra le insalazioni; e se ne potrebbe prendere il modello da’ Francesi accomodandolo ai generi, e alle circostanze nostre.

L’Isola Pelagosa, e varj Scoglietti, che spuntano dal mare nelle vicinanze di essa, sono residui d’un antico Vulcano. Io non vorrei assicurarvi, che fosse sorta dall’acque come tante altre Isole dell’arcipelago, quantunque possa farcelo sospettare il non trovarne memoria precisa ne’ Geografi più antichi. Sembrerebbe, che non dovess’essere stata confusa colle Diomedee, dalle quali è trenta miglia distante; ad ogni modo però si può dare che l’abbiano fatto. La lava, che forma l’ossatura di quest’Isola, è similissima alla più comune che getta il Vesuvio, per quanto abbiamo potuto vedere passandovi dappresso. Se qualche Naturalista vi discendesse, e ne visitasse di proposito i luoghi più elevati, potrebbe darsi che sapessimo s’ella è stata cacciata fuori da un Vulcano submarino, come nel secolo nostro l’Isola vicina a Santerini, o se debba credersi la cima di qualche antica Montagna Vulcanica, le di cui radici, e le falde sono state coperte dalle acque, che divisero l’Africa dalla Spagna formando lo Stretto di Gi[p. 170 modifica]bilterra, invasione, di cui non può dubitare chi à esaminato i fondi, e i lidi del nostro mare. I pescatori Lissani assicurano, che il tremuoto vi si fa sentire frequentemente, e con molta violenza; l’aspetto dell’Isola prova anche agli occhi meno prevenuti, che vi accadono sovente delle rivoluzioni; ella è scabrosa, rovinosa, e sconquassata. Avrei avuto voglia di visitare anche l’Isole Diomedee, dette di Tremiti da’ nostri Geografi, alle quali forse dalla frequenza de’ tremuoti è venuto il nome, perchè secondo le mie congetture dovrebbono avere de’ segni Vulcanici: ma vado disanimandomi di giorno in giorno. Io vi confesserò, pregiatissimo Amico, che dopo le scoperte degli antichi Vulcani fatte dalla dotta Compagnia del Cavaliere Banks nell’Isole di Scozia, nell’Islanda, nelle Terre nuovamente trovate; dopo le Osservazioni dell’oculatissimo Vescovo di Londonderry in Irlanda, pel Valese, pell’Alvernia; e dopo i Viaggi Orittologici pe’ Monti degli Svizzeri, della Francia, della Germania fatti di fresco dal celeberrimo Naturalista Signor Giovanni Strange, tutte le cose nostre mi sembrano oggetti microscopici. Il solo vantaggio che ci dà la loro picciolezza, e che m’impedisce dal disgustarmene del tutto, si è, che possono essere più diligentemente esaminati che gli spettacoli maggiori. La Natura è sempre ingegnosa, e grande egualmente; nè agli occhi dell’Osservatore le picciole cristallizzazioni basaltine delle lave volgari, e i piccioli Cristalli de’ Colli Euganei deggiono provar meno, che le meravigliose colonne prismatiche di Staffa, o le grotte Cristalline degli Svizzeri. Egli è però d’uopo di fare sforzi per tenersi presente questa verità; ed allora particolarmente che cadono sotto gli occhi le descrizioni, o i disegni di quelle magnificenze naturali.

  1. Ώς μή σε Κάδμος ώφελ´ έν περιῤῥύτῳ
         Ἴσσῃ φυτεῦσαι δυσμενῶν ποδηγέτην,
         Τέταρτον ἐξ ἄτλαντος ἀθλίου σπόρον,
         Τῶν αὐθομαίμων συγκατασκάπτην Πρύλιν,
         Τόμουρε πρὸς τὰ λῷστα νημερτέστατε.

    ΛΥΚΟΦΡ. Κασσάνδρα.

  2. Έν δέ Ίσση τη κατά τόν Αδρίαν νήσω Άγαθαρκίδης φησίν οίνον γίνεσθαι, όν πάσι συγκρινόμενον καλλίω εύρίσκεσθαι. ΑΘΗΝ Δειπνο. α.
  3. Artedi Syn. pag. 28. Gouan. Hist Pisc. Gen. XXXVII.