Viaggio in Sicilia (Münter)/Note del traduttore/Note al Viaggio da Girgenti a Siracusa
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Note al Viaggio da Girgenti a Siracusa.
(1) Ὀμφαλός τῆς γῆς, significa umbilico della terra. Diodoro, lib. 5, lo chiama meglio Σικιλίας ἐμφαλός, umbilico della Sicilia e Callimaco nell'inno a Cerere lo nomina ὀμφαλός Ἕνναν, umbilico di Enna. Questa città fu edificata da' Siracusani sotto il comando di Enno, dal quale prese il nome.
La medesima è stata molto celebrata da' poeti a causa del ratto di Proserpina e d'uno assai magnifico tempio alla di lei madre Cerere consegrato. Questo e uno de' tre che innalzati si vogliono in onore di essa, e da Gelone fatto costruire. V. De Blasi, lib. i, cap. 10. Era il più venerato in tutta l'isola non solo da' nazionali stessi, ma ben anco dagli esteri. La superstizione fu portata tanto oltre, che Cicerone, lib. 4 in Verre, fa fede che simulacrum Cereris unum, quod a viro non modo tangi, sed nec aspici quidem fas fuit. Gli altri due tempj di Cerere erano in Catania e Siracusa, del primo de' quali ne fa menzione Diodoro nel lib. 11, ove rilevansi queste parole: Post haec Gelo Cereri quoque in Ætna fanum aedificare instituit. Questo scrittore si lascia tanto trasportare in lode di Enna, che nel quinto libro, tra le altre meraviglie, assicura che tanta illic odorum fragrantia esse dicitur, ut canes ad feras indagandas emissi facultate sensus impedita odoratu feras investigare nequeant. Adesso di tutto quel superbo edifizio, e della splendida e pomposa grandezza di questo paese non rimangono che appena supposti rottami, i quali degni sono di esser mirati.
(2) Gela fu fabbricata da Antifemo di Rodi ed Eutimo di Creta 45 anni dopo la fondazione di Siracusa, ossia 690 anni prima di G. C., come si rileva dalle parole di Falconer nel lib. 6 di Strabone. Antiphemus Rhodius, et Eutimus Cretensis Gelam condiderunt anno ante Christum 690. Altri antichi e dotti scrittori ugualmente l'attestano, come Tucidide, nel lib. 6, in cui si trova espresso che Antiphemus e Rhodo, et Eutimus e Creta suam uterque coloniam ducentes communiter condiderunt anno 45 post Siracusas habitari cæptas; atque huic quidem urbi a Gela flumine nomen positum fuit. Questo fiume al presente si chiama Salso a causa delle sue acque, le quali passando per cave di sale ne acquistano il sapore. Credesi che questa città derivi forse il suo nome dal riso che Antifemo fece all'oracolo, nell'additargli il sito dove costruire egli dovea una città, perchè γὲλως, in lingua greca è l'istesso che riso. V. Cluverio, lib. 14. Nel lib. 3 dell'Eneide si trova scritto: Immanisque Gela fluvii cognomine dicta, e secondo Bouchart, lib. i, cap. 29, che tutto vuol far venire dall'arabo, asserisce che quel nome si tragga da Bela, ossia vortice, e che gli Eolj ed i Dorj, come erano i due nominati fondatori, sostituiscono la Γ alla B; e quindi se ne ricava Gela, nome dato a quel fiume, che secondo il detto autore è vorticoso.
(3) Imera meridionale, perchè il settentrionale si chiama fiume Grande.
(4) Le parole di Diodoro, lib. 19, sono le seguenti: Tenebant autem Carthaginenses Ecnomen nefarium collem ubi Phalaridis castellum fuisse ajunt. In hoc taurum aeneum habuisse etc. Plutarco, ne' suoi Paralleli num. 39, rapporta essere stata una vitella di bronzo; aeream buculam confecit, ed aggiunge che Egestae quae Siciliae urbs est, saevus quidam fuit tyrannus Emilius Censorinus donis eos afficiens, qui nova invenissent tormenta. Vi fu un certo Arunzio Patercolo che un cavallo di bronzo sul modello del toro costruì, e che avendolo presentato a Censorino, questi ve lo fece bruciare e poscia lo fece gettare dal monte Tarpeo. Eum comprehensum de monte Tarpejo dejecit. Non si sa ove sia questo monte Tarpejo presso di Segesta. Plutarco cita il quarto di Aristide, ma le sue opere dalle quali avrebbe potuto ricavarsi schiarimento, più non esistono. Sarà forse così chiamato ad imitazione di quello di Roma.
(5) Il y a une ville, qui sans doute est l'ancienne Gela. La Martinière, Diction. Géog. Niente è rimasto d'antico in questo paese che una vetusta ingente colonna d'ordine corinzio con un immenso architrave. V. Cluverio, lib. i, cap. 15. D'Orville, parte i, cap. 6.
(6) La traduzione di quei versi è la seguente: I Megaresi Selinunte, i Gelesi però costruirono Agrigento; i Jonj di Samo Messina, ma i Siracusani quella che si chiama Camarina. Costoro però la distrussero di nuovo dai suoi fondamenti dopo quarantasei anni che fu fabbricata.
(7) Καμαρινα λαοτρόφος, nudrice del popolo, perchè quest'ultima parola greca è composta dalle due λαός, o τρόφος, cioè popolo e nudrice. Si è veduto, secondo l'ultimo testo di Marciano, che Camarina fu edificata dai Siracusani. L'istesso asserisce Strabone nel lib. 6. Camarina Colonia Syracusanorum, e Tucidide, nel lib. 6, rapporta così: Camarina quoque primum a Syracusanis fuit condita ferme 135 an. postquam Syracusae conditae fuerunt; secondo questo istorico, Dascone e Menecolo ne furono i fondatori.
(8) Questa è l'interpetrazione letterale di quelle parole: Non muovere Camarina, perchè non mossa è meglio, affinchè quando mobile diviene tu non faccia i minori maggiori; intese dire l'oracolo; I mali in atto minori non li rendi maggiori. L'Epitomatore di Stefano ci rapporta che le parole non muover Camarina passarono in proverbio.
(9) Questo promontorio trae la sua etimologia dal greco παχυς, che significa grasso. Pachyni promontorium est austrum spectans, unde et Pachynum dictum ab aeris crassitudine. Servio in Virgilio, lib. I. Eneide. Bouchart però, lib. 1, cap. 27, fa derivare quel vocabolo dall'ebraico bachum, torre di osservazione; e siccome i Greci cambiano il B in Π, se ne forma in conseguenza la parola πακῢς.
(10) Digamma è la lettera F, la quale veniva usata in vece della V consonante. Proviene questa parola dalle due greche δις e γαμμα, cioè due volte gamma, perchè la lettera F ha la forma di una doppia Γ gamma.
(11) Nel l. c. di Cicognara si legge che un viaggiatore inglese aveva fatto simili osservazioni in Tartaria. Egli sostiene, con il paragone di alcuni molto vetusti monumenti, che in quella asiatica regione le fisonomie non sieno cambiate, ma fa vedere altresì che han sofferto cambiamento nell'India dopo che divennero Indosciti i suoi discendenti che presero costumi totalmente opposti a quelli de' loro antichi.
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