Viaggio in Sicilia (Münter)/Note del traduttore vol. II/Note al viaggio da Catania a Messina
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Note al viaggio da Catania a Messina.
(1) Quorum medium, et eminentissima Galatœa dicitur. Servio in Virg., En. i. Questi scogli sono vicino al casale detto della Trezza. Fin da' tempi di Plinio i più considerevoli eran tre. Egli dice nel lib. 3 Scopuli tres Cyclopum. I monumenti più celebri di questa naturale produzione sono i rialti dei Giganti sulla costa settentrionale d'Irlanda e la meravigliosa grotta di Fingal nell'isola di Staffa, una dell'Ebridi. Reca sorpresa l'osservar solamente le tavole 3, 4 e 5 inserite alla fine dell'opera di Breislack, le quali rappresentano i basalti de' Giganti; e le altre due 6 e 7, ove trovansi incisi quei tanto regolari e simmetrici della grotta menzionata. Un aggregato prodigioso di questi basalti cuopre ancora la costa di Scozia, i quali penetrano sino a sei e sette leghe nell'interno del paese. Secondo Buffon se ne trovan da per tutto, anco in quelle contrade ove meno sembra che vi abbiano apparentemente bruciato vulcani. V. Epoca della nat. I basalti d'Irlanda hanno un diametro di 15 a 16 pollici ed un'altezza di 25 a 30 piedi, contandosene trenta mila in una longitudine di due leghe, secondo la descrizione di Chaptal. Quella grotta si chiama melodiosa a cagione d'un piacevole romore che vi si sente ad ogni assorbimento e rigurgito d'acqua prodotti da un antro sotto il livello del mare. Dolomieu ha osservato delle naturali colonne di basalto, che sino all'altezza di 300 tese elevandosi sul livello del mare, formano una specie di cordone attorno l'Etna, aggiungendo in oltre, che il y a des laves prismatiques à une plus grande élévation à plus de 800 toises. Vedi Memorie ecc. Ancora Spallanzani fa la descrizione delle lave basaltiche dell'isole di Vulcano e Felicuda, non meno che di quelle che si diramano lungo tutta la costa da Catania a Castel di Jaci. In quelle contrade se ne trovano per ogni dove in Jaci Reale, la Motta, Paternò, Licodia, Capo dell'acqua, Bianca Villa, Adernò, Bronte, ed in altri paesi.
Questa parola basalto, che non è, secondo Dolomieu, l. c., ni latin, ni grèc, appartient à la langue étopienne; il signifie noir, ou brûlè. La loro posizione e figura sono veramente bizzarre. Vi sono basalti verticali, inclinati, orizzontali; e quel ch'e più notabile, ve n'ha di quelli che si partono divergendo da un centro comune ed altri che hanno una superficie convessa rimpetto ad una concava, ed in questo caso col nome di articolati vengono distinti. Se ne rinvengono formati in grosse colonne o prismi che contengono molte altre colonnette e piccioli prismi. La figura è colonnare o prismatica, ed ordinariamente pentaedra ed esaedra.
I naturalisti, nell'analizzare l'origine di questa immensa e quasi generale produzione, si sono divisi in due partiti sotto i nomi di Vulcanisti e Nettuniani, alla testa dei quali vi sono ugualmente uomini assai illustri. Credono i primi che questi siano l'opera del fuoco, mentre i secondi sostengono che lo sian dell'acqua. Le forme prismatiche de' basalti sono considerate da ogni mineralogista e geologo come l'effetto d'un ritiramento che quelle masse han prodotto nel disseccarsi, se l'azione è stata cagionata dall'acqua o dal raffreddarsi quante volte ne sia stato il risultato della fusione. È in conseguenza la cristallizzazione che genera in tutt'i modi quella regolarità nelle forme di queste materie, a cui si è fin anco data la denominazione di cristallizzate; quantunque non si debbano quelle produzioni considerare in rigore come provenienti da una vera cristallizzazione, ma da un ritiramento regolare delle parti componenti le lave. Fluide ed ancora infuocate siffatte correnti gettaronsi finalmente nel mare, e venute quindi in contatto delle acque, investite naturalmente furono da immediato freddo, che, cagionando una inevitabile contrazione in quelle masse già dal fuoco dilatate, si restrinsero in forme regolari e simmetriche. Il sig. Patrin, dopo aver con diligenza esaminati tutti i ragionamenti e le prove che dall'un partito e l'altro si sono esposti, conchiude così: Il me semble qu'il est facil de les concilier, ou plutôt de les réunir et de les fondre en une seule et même opinion, en disant que la matière des basaltes a été véritablement fournie par des volcans, mais par des volcans sous-marins, dont les éjections étoient de la même nature que celles qui produisent les courans de lave des volcans découverts. Questa decisione, degna del dotto naturalista, non esclude que' basalti che nel modo già pria indicato sono stati chiaramente generati come in un'epoca posteriore al ritiramento delle acque, e non appartenenti all'opera di queste acque stesse sopra le lave sommarine. Senz'altri esempi basta osservare i basalti e le colonne regolari che formaronsi nella lava del 1669, che in poca quantità gettò nel mare di Catania. Vi è anzi un'altra cagione di raffreddamento che li produce, cioè il semplice contatto dell'aria atmosferica. Spallanzani, tom. 3, cap. 19, l. c., ne produce un luminoso esempio, avendo osservato dentro il cratere dell'isola di Vulcano de' basalti; ed il prode osservatore cav. Gioeni assicura di averne trovato quasi sulla cima dell'Etna di quelli perfettamente poliedri e caratterizzati nel centro delle lave sboccate da' fianchi di quel monte in tempi posteriori di molto all'abbassamento del mare. Io comprendo che l'aria a quell'altezza per la sua frigidità ha forza bastante a cagionare nelle lave un sollecito ritiramento; ma quelle rotolate nel mare perchè in alcuni luoghi non vi si assoggettano? Può questa eccezione derivare, perchè le lave non vi s'immersero che lentamente ed a poca quantità; oppure che dalla diversa qualità delle medesime tale divario dipenda. Una spiaggia che per 23 miglia da Catania verso Messina si estende, coverta interamente si vede di lave spaventevoli, che tutte dai focolari dell'Etna scaricate si sono, delle quali un terzo raffreddato si osserva in restringimenti colonnari e basaltici, ed il rimanente non è che una serie di ammassi disordinati e confusi, che la menoma regolarità di forma non lasciano rilevare. Ed è certamente alla varietà della sostanza dovuto, che non tutti i basalti si presentano sotto le stesse configurazioni e secondo le medesime linee. Le lave nel consolidarsi sono state soggette alle leggi generali de' restringimenti e delle cristallizzazioni. La forza d'attrazione delle particelle fra loro nell'avvicinarsi a se stesse, dopo che l'azione del fuoco le aveva allontanate, ha travagliato nel coagulo di quelle lave secondo la natura di esse ed a norma del numero delle sostanze che le compongono, onde risultarne basalti più meno regolari e precisi nelle forme, che l'omogeneità delle parti costitutive rende più caratterizzati ed esatti ne' lineamenti. Finalmente un terzo sistema si è dal sig. Hotton formato, da molti partigiani detti Plutonisti seguito; cioè che i basalti siano una produzione della fusione generale, alla quale i minerali sono stati assoggettati nel fondo del mare, il cui focolare, secondo l'espressione di Pictet, ricercar si deve dans le sombre royaume de Pluton.
Non è la regolare geometrica loro figura che solo rende i basalti degni dell'attenzione de' fisici. La cristallizzazione essendo, secondo i Vulcanisti, Nettuniani e Plutonisti, la causa primordiale di loro generazione, un'altra secondaria ma vera cristallizzazione produce i più begli e meravigliosi suoi lavori nelle cavità, e per dir così ne' pori di quelle artifiziose masse. Nelle più dure e compatte brillano tutt'i sorprendenti cristalli della calce carbonata, superbi e mirabili modelli de' quali nel museo di Biscari si ammirano. Altri scogli di quella basaltica natura, riempiti nelle loro screpolature e caverne di belle zeoliti, l'occhio osservatore del naturalista sorprendono. In quella stessa raccolta di rarità alcune se ne ammirano che gareggiano coi grossi giargoni e diamanti, tra le quali zeoliti, tendendo alcune ad una tinta verdastra, potrebbero esser prese per veri smeraldi. Di questa sostanza se ne sono da Karsten formate quattro distinte specie. V. Klaproth, Dizionario chimico. Il celebre Haüy ne ha fatto ancora delle classificazioni ed ha dato il nome d’analcime a quella de' nostri basalti, alla quale il nome di ciclopite è stato sostituito dall'abate Ferrara, perchè conosciuta la prima volta da Borch nelle viscere degli scogli de' Ciclopi. V. Ferrara, l. c. Queste cristallizzate materie non preesistenti, nè coeve allo sbocco delle lave, non de rivano che dall'infiltrazione delle acque marine, le quali deposero nelle cavità e fessure le particelle, di cui erano ripiene, che andaronsi gradatamente a cristallizzare. Le alte lave dell'Etna ridotte a forma basaltica furono in parte sommarine ed anteriori a' primi abbassamenti delle acque del mare che le tenean da bel principio sepolte. In esse però non si ravvisano che poco le impronte ed i naturali tesori di queste secondarie cristallizzazioni. Ciò ha dovuto nascere, perchè di poco posteriore al corso di quelle lave fu l'abbassamento del mare che a secco lasciolle, e perciò tempo non diè all'infiltrazione ed all'aggregamento delle particelle, onde prodursi in seguito quei cristallini lavori. Breislack intanto nega che le zeolite nascano dalla cristallizzazione delle acque marine, adducendo la ragione ch'esse sono ancora contenute in quelle lave, che non sono state mai sotto il livello delle acque medesime. Lo conferma in questa ipotesi l'analisi da Kirwan istituita, mediante la quale non si è trovata menoma traccia di sal marino; quindi Breislack conchiude, qu'il est plus raisonnable de supposer que la zéolithe s'est formée pendant la consolidation de la lave, que de la regarder comme postérieurement introduite. V. lib. 7, cap. 10.
Gli Egiziani ed i Greci facevano grand'uso de basalti per rappresentare le loro divinità, ed i Romani impiegavano somme straordinarie per tirarli dall'alto Egitto onde farne ugualmente bellissime statue. La più famosa è quella ricordata da Plinio e fatta scolpire dall'imperatore Vespasiano, per innalzarla nel tempio della pace. Rappresentava questa in un sol pezzo di basalto il Nilo, intorno a cui sedici puttini scherzavano. Essa più non esiste; e su d'un'antica copia fatta in marmo bianco lo scultore Bourdict ne fece una nel 1690, che nelle Tuilleries di Parigi si ammira. Si crede però che il basalto d'Egitto e l'altro di cui parlano Plinio e Strabone n'appartient ni aux laves, ni aux traps, mais à une véritable granite dont les grains très-fines et très-attenués sont masqués par des molécules très- abondantes d'horn-blend, Dict. Ist. Nat. Questa qualità di basalto sarebbe una produzione primitiva contemporanea al granito, a cui si dava il nome di lapis lidius e di basanites lapis. Si è però certi che ivi non abbiano i vulcani il loro vasto e tremendo impero esercitato? In ogni luogo della terra non mancano le sue produzioni, malgrado che apparentemente sembra di non averne in alcune regioni esistito. La reponse, dice Buffon, ep. 4, en est aisée, c'est qu'il y a eu des mers par-tout, et des volcans presque par tout. L'inospitalità delle deserte e barbare provincie dell'Africa è stata causa sufficiente che quasi nessun conto se ne sia preso da' naturalisti. Per altro se mai vero sia, che secondo Dolomieu l'etimologia di basalto nel linguaggio di Etiopia corrisponda a bruciato, può trarsi argomento che da quella nazione sia stata la natura di tale sostanza come opera del fuoco considerata.
(2) Non è possibile che quelle rupi fossero state scagliate sin là dall'esplosioni vulcaniche, o che, più difficilmente ad idearsi, rotolando vi siano giunte. Esse staccate si sono da masse più grosse di lava.
(3) Può vedersi il cap. 15 dell'opera nominata da D'Orville.
(4) Questi basalti sferici generati sono da pezzi di lava in alto gettati, i quali, rotolando prima nell'aere e poscia in piani inclinati, scendendo già per i fianchi del monte, acquistarono naturalmente una forma rotonda. Il progressivo raffreddamento è la ragione che queste palle vulcaniche, di cui l'Etna è ripieno, formate si osservano in bellissimi strati concentrici. Anco le rocce di trap, oltre la piramidale loro configurazione, ridur si possono, secondo Faujas de Saint-Fond, in palle a foglie concentriche.
(6) Si crede che Nasso sia stata la prima città costruita da' Greci in Sicilia. Questa interessante epoca non potea sfuggire all'attenzione dell'istoria, onde ricordarla ne' suoi annali. Ecco quanto se ne riferisce da Tucidide nel lib. 6: Graecorum autem primi Chalcidenses, et ex Eubea navigantes cum Theucle coloniae Dux Naxum condiderunt. L'istesso si legge ancora nel lib. 6 di Strabone. D'Orville, cap. 15, ne stabilisce la data 736 anni prima di G. C. Et condiderunt, egli dice, ipsum Naxon anno I olympiadis 11, uniformandosi in questo al computo che ne fa Falconer nel lib. 8 di Strabone, il quale così si spiega: Primus Graecorum Theucles Chalcidensium duxit coloniam, et condidit Naxum anno. A. C. 736. Cluverio, appoggiato all'autorità di Eusebio, e dell'istessa credenza; ed aggiunge, secondo Tucidide, che tanto l'ara d'Apolline che il tempio di Diana furono eretti su i fianchi del fiume Anasis, la prima alla destra, ed alla sinistra del secondo l'altro. V. lib. i, cap. 14. L'abate de Blasi, persuaso dell'importanza della vera epoca in cui realmente i Greci per la prima volta in Sicilia si stabilirono, e dalla quale tante altre ne dipendono riguardanti la posteriore loro storia, diligentemente calcola che Teocle Ateniese approdò in Sicilia 735 anni prima di G. C., ma non lascia di addurre ragione della differenza d'un anno con quell'epoca giustamente stabilita da Falconer.
(6) Archegetas, Ἀρχηγέτης, parola greca dinotante principe protettore; et Apollinis Archegetae, idest ducis cujus auspiciis ductuque eo pervenissent aram quae nunc extra urbem extat extruerunt. Tucidide, lib. 6.
(7) Si legga ciò che Diodoro ne' suoi libri 14 e 16 ne scrisse, ove apparentemente si contraddice. Cluverio però, nel suo lib., cap. 14, riconciliando questi passi e quelli di altri autori cendo, conditum igitur fuit in hoc Tauro Monte Tauromenium oppidum ab Andramacho Olimpiadis 103, anno tertio, che corrisponde alla data stabilita da Münter. Non si sa comprendere intanto come Strabone asserisca che Tauromenium a Zancleis, qui Hyblae erant, fuisse conditum. Sembra probabile, come crede Fazello, Deca i, lib. 2, cap. 3, che il suo nome provenga dalle due parole greche ταῦρος ο μένος, cioè toro e forza, ardore guerriero. Pur non di meno Falconer, nel lib. 6 di Strabone, intende che taurus tragga il suo etimo da taur o tor, che in lingua ebraica o celtica significa monte.
(8) Naumachia, combattimento navale, parola greca composta dalle due ναῦς, nave e μάχη pugna. Naumachiarii si dicevan quelli disgraziati prigionieri o delinquenti che venivano condannati a combattervi. Quest'opera è sicuramente romana giacchè i Greci, i quali non avevano la ferocia di quel popolo, non potevano divertirsene. Tali edifizj costavano tesori immensi, ne' quali si faceva entrar l'acqua per via di canali con tale rapidità, che appena gli spettatori avevan tempo di avvedersene; e con prontezza uguale ne venivano evacuati onde nuovo spettacolo sostituirvisi. Si può da qui comprendere quali straordinare spese furono impiegate nella costruzione della naumachia di Taormina. Si dice che Cesare sia stato il primo a costruirne una sulle sponde del Tevere presso Roma, ed i preparativi per sì barbaro e crudele divertimento furon così clamorosi, che un numero immenso di forestieri da tutte le parti del mondo vi concorse. V. Svetonio, vita di Cesare, cap. 39. Claudio ne fece una sul lago Fucino, facendo passar avanti di lui i 24 vascelli al combattimento destinati. Gl'infelici che in quel brutalissimo sollazzo, degno del feroce cuore di Claudio, doveano cader vittima, gli dissero: Ave, Imperator, morituri te salutant: ed egli ordinò sull'istante la zuffa, loro freddamente rispondendo avete vos. Nerone, facendo perciare la montagna che separa questo lago dal fiume Lire, volle che 19 mila uomini vi combattessero; e per aggiungere inaspettato orrore a quel massacro in sè stesso abbastanza orribile, onde meglio deliziare l'infernale anima sua, fece sortir dall'acqua ogni sorta di mostri marini.
(9)I teatri greci eran composti di tre parti principali, la scena, il teatro propriamente detto e l'orchestra. Scena, parola latina, da σκενή greca, non significava che un intreccio d'alberi per coprirsi dal sole; ma fu in seguito adottata per quella parte del teatro, daddove gli attori sortivano, e per riporvisi le macchine e le decorazioni che in tragiche, comiche e satiriche venivano distinte. Era la medesima compartita da tre grandi archi o porte. La centrale era chiamata reale, e forestiere le due altre. L'oggetto principale della decorazione situavasi nel mezzo ed a' lati venivano distinte le lontane prospettive. Da noi si usa tutto il contrario. Avanti a questo vi era un grande e libero spazio detto προσκηνιον, avanti scena, ove gli attori rappresentavano, dal quale uno o due gradini scendendo si andava al θυμέλη, altare, in cui sagrifizj a Bacco si offrivano. Tutto ciò costituiva la scena. Il teatro era quasi l'intero dell'edifizio ed abbracciava l'orchestra e la porzione circolare fissata per sedervi gli spettatori. Ne' grandi teatri i sedili erano interrotti da alcuni ripiani detti dal nome latino precinzioni da praecingere, che ordinariamente si costruivano ad ogni nove file di sedili, due de' quali servivano per una precinzione. Questi erano intersecati da picciole scale, per dare il comodo alla gente di salire e scendere, le di cui aperture erano denominate vomitorj, dall'osservare che le persone sboccavano da questi, come se fossero state vomitate. La parte de' sedili intercetta tra due di esse scale, si addimandava cuneo perchè in effetto ne prendea naturalmente la forma; e da qui tutti quegl'individui, che a cagione del cattivo loro costume o circostanze non erano ammessi a sedere nel teatro, si chiamavano discuneati. In que' pubblici luoghi si usava ogni distinzione, e perciò eran tutti gli spettatori destinati a prendervi seggio secondo il ceto e la dignità che onorava. L'orchestra finalmente deriva il suo nome dal greco ὀρχησής, danza, ed era il luogo fissato per i subalterni rappresentanti, cioè cantanti, ballerini ed istrumentisti, i quali tra un atto e l'altro, oppure alla fine del grande spettacolo solevano i loro pezzi esercitare.
I Romani, che presero da' Greci l'uso de' teatri, avevano pur non di meno qualche diversità nella ripartizione. La vera differenza consisteva nell'uso dell'orchestra, perchè la romana era destinata per il luogo degli imperatori, consoli, senatori, edili e delle vestali, alla quale si dava il nome di podium che significa balaustrata. Questa nazione come la greca prodigava tutta la sontuosità, magnificenza e ricchezza in tali edifizj. Semplici privati dissipavano incredibili somme. I più superbi furono quelli eretti da Emilio Scauro e C. Curione. Si dice che il primo conteneva 80000 spettatori; il secondo era composto di due teatri, che girando intorno un perno univansi per formare un anfiteatro.
Le donne non montavano le scene degli antichi teatri a causa della debolezza della loro voce. Gli eunuchi ne adempivano le funzioni; ed affinchè la voce si facesse meglio e più distinta sentire, oltre l'echee o vasi di bronzo ideati e supposti da Vitruvio usarsi per tale oggetto, Guglielmo Schlegel, nel suo Trattato di letteratura drammatica, lez. 3 ci dà ragguaglio che si compensava con grand'arte la diminuzione dei differenti generi d'effetti prodotta dalla lontananza, dando agli attori certe maschere costruite di sorte da rinforzare la voce ed aggrandendo la loro statura col coturno.
(10) Il pulpito ed il proscenio presso i Romani erano l'istessa cosa. ossia il luogo più elevato, che corrisponde al nostro palco scenico.
(11) Questo teatro è di romana costruzione, per quel che in atto dalla sua costruzione ed architettura si scorge. È facile però, come alcuni credono, che sia stata un'opera greca, alla quale i Romani apprestarono de’ cambiamenti e delle restaurazioni
(12) La traduzione di quel testo greco è la seguente: In Sicilia il nevoso Etna colonna del cielo preme l’irsuto petto di costui (Tifone) e lo incatena.
- Testi in cui è citato Servio Mario Onorato
- Testi in cui è citato Publio Virgilio Marone
- Testi in cui è citato Gaio Plinio Secondo
- Testi in cui è citato Scipione Breislak
- Testi in cui è citato Georges-Louis Leclerc de Buffon
- Testi in cui è citato Jean-Antoine Chaptal
- Testi in cui è citato Déodat de Dolomieu
- Testi in cui è citato Lazzaro Spallanzani
- Testi in cui è citato Eugène Louis Melchior Patrin
- Testi in cui è citato Giuseppe Gioeni
- Testi in cui è citato James Hutton
- Testi in cui è citato Marc-Auguste Pictet
- Testi in cui è citato Dietrich Ludwig Gustav Karsten
- Testi in cui è citato Martin Heinrich Klaproth
- Testi in cui è citato René Just Haüy
- Testi in cui è citato Francesco Ferrara (abate)
- Testi in cui è citato Michel-Jean Borch
- Testi in cui è citato Richard Kirwan
- Testi in cui è citato Vespasiano
- Testi in cui è citato Strabone
- Testi in cui è citato Jacques Philippe D'Orville
- Testi in cui è citato Barthélemy Faujas de Saint-Fond
- Testi in cui è citato Tucidide
- Testi in cui è citato Thomas Falconer
- Testi in cui è citato Filippo Cluverio
- Testi in cui è citato Eusebio di Cesarea
- Testi in cui è citato Salvatore Maria Di Blasi
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- Testi in cui è citato Diodoro Siculo
- Testi in cui è citato Friedrich Münter
- Testi in cui è citato Tommaso Fazello
- Testi in cui è citato Gaio Giulio Cesare
- Testi in cui è citato Gaio Svetonio Tranquillo
- Testi in cui è citato Marco Vitruvio Pollione
- Testi in cui è citato Wilhelm August von Schlegel
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