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Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera II. Idea generale delle Montagne del Reno.

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lettera ii.

Idea generale delle Montagne del Reno.


LE catene montane, di che il Reno è stretto da presso, o via via corteggiato da lunge, sono alpi Elvetiche, monti Vogesi, Hundsruk, Meliboco, Odenwald, Spessart, e alquante diramazioni inferiori de' monti settentrionali della Germania. Or tutte queste catene possono rispetto al fiume dividersi in due parti principali, a dritta l'una, l'altra a sinistra.

Su questa mano oltre a quel corso di alture che procede dall'alpi Elvetiche, incontrasi la diramazione de' Vogesi o Vosgi, i quali pigliano principio a' confini della Sciampagna, della Franca-Contea, e della Lorena: stendendosi dall'est all'ovest separano la Contea di Borgogna dalla Lorena, e questa dall'Alsazia piegando al nord, e correndo quasi paralleli al Reno. Allargandosi alquanto verso le frontiere del Palatinato, formano quel distretto montano, ch'è detto Hart. Prolungansi poi verso il Ducato di Due Ponti, si estendono nel paese di Treviri, e si uniscono alle montagne dell'Hundsruk, le quali per mezzo di varj bracci inferiori toccano i monti settentrionali della Germania. Più verso ponente dilatansi sotto varj nomi fra la Mosella e la Mosa. Ricche d'alberi e di frutici del pari che di buoni pascoli, aprono in oltre nel lor seno più riposto vaghissimi anfiteatri. I fiumi considerabili che ne derivano, vanno a metter foce in tre mari, nel [p. 6 modifica]Mediterraneo, nel Baltico, e in quello del Nord: i minori corrono al Reno la maggior parte.

A diritta sorgono per contro all'Hindsruk il Malchenberg, ossia Meliboco, è l'Odenwald fra Darmstat e il Palatinato al sud del Meno: nel quale intervallo è degna da considerarsi la configurazione che pigliano le terre da' fiumi Neker è Meno che vi serpeggiano. Fra le montagne Germaniche più elevate ha nome il Meliboco: e di vero scopresi a distanze grandissime: in distanze minori gli spazj selvosi de' dintorni ne accrescono mirabilmente la maestà. Al nord del Meno incomincia colla Selva Spessart una serie montana, donde scaturiscono e da un lato e dall'altro molti fiumi, fra i quali la Lana, e la Fulda. Parecchi de' medesimi non si fanno tributarj del Reno; e son protetti ne' lor capricciosi deviamenti fra il nord e il sud da immensi baluardi di rocce. La stessa serie va a terminare nelle più alte montagne settentrionali della Germania, toccando perfino il Fichtelberg in Franconia, i monti della Selva Ercinia e quelli della Turingia; ed è pur anche dalla medesima che spiccasi la specie di tettoja frapposta tra il Weser e l'Elba fino al mare: maravigliose intrecciature e protendimenti. Le montagne che fiancheggiano il nostro fiume a diritta, sono propriamente diramazioni dello Spessart.

Pare che queste diramazioni distinguansi in generale pel pittoresco cupo e terribile ancor più che quelle le quali giacciono alla sinistra. Pare altresi che le [p. 7 modifica]rivoluzioni fisiche si sieno quì aperto un campo più vario e più vasto: quindi le tante vestigie di crateri vulcanici, le tante e sì diverse acque minerali, le tante e sì diverse qualità di terreni; e vette e gole e fenditure e attorcimenti e angoli e ritagliature che danno sontuosamente nel romanzesco: le quali cose benchè non manchino al margine opposto, pur non vi s'incontrano così in grande: si direbbe in oltre che le rivoluzioni vantino qui una data molto più antica; comparendo il lavoro de' secoli altamente scolpito e ne' prospetti lontani e nel suolo che vi si calca.

Queste medesime diramazioni all'est vogliono ancora essere distinte da quelle dell'altra riva per la direzione loro generale, la quale sembra favorir meglio e la natura dell'aria e quella dell'acque de' dintorni. Così può divenire un non disutile oggetto di fisiche meditazioni lo scontrarsi che fanno alcune sinuosità delle braccia che si partono dallo Spessart con quelle che vorrebbero avvicinarsi al Reno dal Meliboco.

Le montagne che per lungo tratto accompagnano da presso il nostro fiume sì a destra che a sinistra, benchè ostentino qua e là una considerabile altezza, non son però tali da farsene paragone con quelle delle grandi catene donde procedono. Generalmente parlando tutte le diramazioni che appartengono al Reno, si vengono abbassando come se gli avvicinano, e sono montagne di second'ordine e colline; le une e le altre di terreni di varia natura. [p. 8 modifica]

Non pare che alcun fiume dentro Europa nè fuori meni giù le sue acque fra rive, che pel pittoresco si agguaglino a queste. Alcuni scrittori della Gran Brettagna non dubitano di paragonare alle medesime quelle del lor fiume, che per mezzo a lunga e svariata catena di monti scende a perdersi presso Aberden. Noi però dubiteremo assaissimo non le montagne della Scozia settentrionale possano accogliere altro carattere che il terribile. Ma questo e l'ameno e il ridente si alternano nelle Renane; la sì nuova e moltiplice bellezza delle quali onde nasca, non è già facile a dire; e tuttavia io mi proverò a dirne alcuna cosa.

Si vuole che le figure tondeggianti e le linee curve procaccino maggior bellezza che non le angolose e le terminate da linee rette. Certo tondeggiano i più vaghi e aggraziati prodotti della natura, le conchiglie, i fiori, le foglie: nè si sdegni alcuno che io nomini queste gentilezze in proposito di montagne. In oltre l'aspetto di ondeggiamento anche negli oggetti immobili sveglia un'idea di moto: e mercè tale idea sorge nell'animo dello spettatore non so qual nuovo desiderio che lo appassiona amabilmente; e per cui ravvivansi e prolungansi di molto i piaceri della immaginazione. Ora le linee ondeggiano a meraviglia nelle rive Renane e ne' monti vicini; vi s'inseriscono copertamente una dentro l'altra; si aggruppano, si sciolgono, si attenuano, fuggono col più bel disordine. Quanto ai colori, i varj e cangianti più dilettano, come è notissimo; e [p. 9 modifica]più diletta ancora una unione di colori che si confacciano tra loro, e sfumati il più delle volte: e tali in generale mi sono sembrati quelli di che si abbigliano queste rive: laddove macchie e fasce diverse senza gradazione alcuna hannomi in altri monti rappresentato solamente l'immagine del confuso, dell'ispido, del deforme. Tali per lo più si mostrano i monti della Savoja soprattutto a chi venga da Ginevra al Monsenì: giacchè per chi vada, i colori pur fan qualche giuoco; e traspare altresì alcuna ondeggiante mossa per contro alle gole e lungo i rialti: tanto le bellezze montane dipendono da minuti e varj elementi, e da non pensate combinazioni di più maniere.

Pur quelle forme e que' colori non produrrebbero così possente incantesimo; e del genere poi grande e terribile non ne produrrebbero quasi alcuno, senza quella disinvolta proporzione che quì hanno tra loro le pianure e l'eminenze, i gioghi e le falde, le parti lontane e le vicine; e senza un certo stringersi e un certo felice aggrupparsi di tutte le parti, onde una sola veduta abbraccia sì spesso e si facilmente ogni cosa. Finalmente ciò che la mano dell'uomo è venuta collocando in questi luoghi, le rocche, i vigneti, gli orti, i villaggi, tutto consuona col carattere quì impresso dalla natura; non tanto forse perchè l'uomo abbia posto cura di secondarla, quanto perchè l'abitudine del vedere non gli ha lasciato fare altrimenti.

Grandi ricchezze vegetabili ho io numerato assai [p. 10 modifica]volte lungo i più ripidi pendii e su pel dorso de' più ermi monti che fanno ala al Reno; e assai volte ho sclamato con Virgilio: [1]

Piegan de' parti lor le selve istesse
Sotto l'incarco, ed i cespugli incolti,
De' canori augellin romita stanza,
Rosseggiano di coccole sanguigne
. . . . . . . . . . . . .
Bel veder di Citoro i verdi gioghi
Di bossolo ondeggianti, e d'atra pece
Ricchi i Naricj boschi; e bel vedere
Schivi di rastri e d'uman'opra i campi!

La stessa natura però anche laddove ha profuso doni sì utili all'uomo e che nulla gli costano, ha voluto lasciare alcuna cosa a fare alla industria di lui: providissima anche in questo, perciocchè l'esercizio delle nostre forze qual parte non si piglia egli nel nostro benessere! L'insalubrità dell'acqua, a cagion d'esempio, così comune in molte parti delle alpi, non è rarissima nelle valli Renane più riposte: rispetto al quale inconveniente ho osservato con maraviglia non essere punto dissimili i Renani dagli Alpigiani, cioè infingardissimi e poco curanti. Se non che un parroco del Palatinato, col quale entrai a parlare di siffatta insalubrità, mi assicurò che qualsivoglia maligna influenza dell'acqua mal regge contro un [p. 11 modifica]bicchiere di vin di Reno. Nè già è stata questa la sola occasione, in cui ho potuto comprendere che tal liquore è quivi tenuto dal popolo in conto di panacea universale. Alla quale opinione dove aggiungasi il lucro molto ed agevole che di là si trae, sarà chiara in parte l'origine dello straordinario amore de' Renani per la coltura della vigna, e dell'amore altresì che portano al lor fiume; poichè credono in generale che dall'aria ch'esso mena giù, emanino le particelle spiritose, di che s'impregnano i grappoli.

Se questa coltura che va innanzi a tutto, sia la meglio accomodata al paese; se potesse questo essere più agiato e felice con minor numero di vigneti, non è da esaminare così di volo. Forse altre colline della Germania prive di tralci, ostentando il buon frutto di differente coltivazione, oseranno dire a' Renani quello delle Georgiche:[2]

Qual don Bacco mai feo che questi agguagli?
Cagion d'errar dié Bacco.

Checchè sia di ciò, non si può non ravvisare la moltiplice utilità che ridonda da siffatta coltivazione: e chiunque si fosse quegli che la introdusse in queste contrade, procacciò maraviglioso sostentamento in luoghi anche aridi e alpestri alle generazioni future: [p. 12 modifica]perciocchè non solamente i colli morbidi e dolci, e le ritonde agevoli alture, ma le schiene aspre e ritagliate, e le stesse cime precipitose s'abbigliano quì di vigneti. Lo storico Alemanno Mascow attribuendo a Probo le prime piantagioni di tralci in Germania, vuole che le vigne della Mosella e del Reno principalmente lo riguardino come un altro Bacco: del quale onore io non so quanto sarebbe stato contento quel disciplinatissimo imperatore. Ben meglio Aurelio Vittore lo paragona ad Annibale, che facendo piantar in Africa i primi ulivi, diè a' suoi soldati i mezzi di fuggir l'ozio durante la pace, e di procacciarsi alcun guadagno.

I terreni adjacenti a questo fiume dall'Alsazia alta fino alle vicinanze di Colonia contribuiscono vini che van sotto nome di Reno, di Mosella, e di Nae. Il primo vince meritamente gli altri due in fama ed in prezzo. Benchè poi i colli di Worms, di Magonza, e del Palatinato producano eccellente vino, tuttavia le vendemmie più preziose si fanno in quel tratto di paese che da Magonza prolungasi alquante miglia oltre Bingen alla diritta del fiume, e vien detto Rhingau.

I più pregiati fra i varj vini Renani sono quelli di Asmanshausen, di Rudesheim, di Markerbrunner, di Hadenheim, di Joannisberg, di Laudenheim, di Bodenheim, di Hauptberg, di Rodtland. Ve n'hanno di polputi e gagliardi, di vivi e spiritosi; ve n'han di leggieri. Alcuni non lasciano di esser asprissimi e mal sani, se non dopo il riposo di molti [p. 13 modifica]anni: ed è chi ciò ripete dal troppo recente concime, di che sono state soccorse le terre. Que' vigneti che si stendono a mezza costa e da settentrione a mezzogiorno, sono i più rigogliosi. V'hanno nel Rhingau assai diverse specie di viti; nè da per tutto si vendemmia e si fa il vino ad un modo. Il miglior segno della legittimità di cotesto vino è che formi in mezzo al bicchiere in cui è versato, una leggera schiuma, la quale screpolando in picciole bolle, prestamente sparisce. Non è raro bere del Reno che vanzi quaranta e cinquant'anni di vita: e si parla altresì di quello che compie il secolo.

È fama che i tralci Renani sieno stati trasportati al Capo di Buona Speranza, e che quelli del Leatico provengano dal Capo per opera di un negoziante Fiorentino, il quale sul finire del passato secolo volle con sì gran giro tradurre di tedesco in toscano. A coloro che han desiderato novellamente d'introdurre il Leatico ne' colli del Reno, non sarà discaro di risapere questa strana genealogia, la quale io nè adotto, nè rifiuto.

Non mancano finalmente a queste montagne prodotti minerali di più specie; e quelle del Palatinato forse più delle altre abbondano di metalli. D'acque minerali vi è gran copia; e alcune sì celebri e ricercate, che traggonsi dalle medesime non così tenui proventi: l'Elettore di Treviri incassa lor mercè più di cento mila fiorini l'anno. Alcuna di queste acque ha la gloria di fare il viaggio delle Indie. Varj utilissimi materiali ancora si pigliano di quì per le fabbriche; [p. 14 modifica]i vulcanici soprattutto, de' quali diremo partitamente a suo luogo.

Tali in generale sono le montagne che appartengono al Reno, di quali occhi, di qual penna, di qual pennello non degne! Ho già mentovato il picciolo onore che hanno lor fatto i moderni: ora che dir degli antichi? Io non presi tante volte Tacito in mano, che non provassi alcunchè di rammarico nel vedere come egli che d'ogni cosa dà que' suoi nuovi maestrevoli tocchi, egli che non lasciò finanche di prender di mira con un sottil dubbio le ricchezze chiuse nelle viscere di questi monti[3] ; egli, dico, non faccia pur cenno del singolare andamento e della configurazione de' monti medesimi, se non in grazia di coloro che amano il natural pittoresco, almeno ad appagar quelli che sanno appoggiare sopra siffatte basi le utili considerazioni fisiche. Certamente il cambiamento avvenuto nel clima ha recato parecchi differenze nella qualità e quantità de' vegetabili; le tante rocche e città e villaggi fabbricati in appresso, ne han recato qualche altra ne' prospetti: ma che perciò? assai parte di quelle prerogative in che ho accennato doversi principalmente riporre il bello de' monti Renani, potea ella a' tempi di Tacito non essere a un di presso quella ch'è oggi? Fa quasi vergogna ai Romani che non siasi tra loro fatta menzione di quanto natura ha elettamente [p. 15 modifica]prodigalizzato per queste montagne, se non sì gran tempo dopo ch'eglino vi aveano posto piede: e questa meuzione si riduce a un verso di un mediocre poeta straniero, inserito nelle lodi di un tributario del Reno[4]. I Greci, tutt'occhi per siffatta spezie di oggetti, non avrebbero lasciato di rilevare quelli che fanno sì belle è sì pellegrine queste rive, tra le quali le Favole hanno, non si sa il perchè, condotto Ulisse[5].; dove potevano fare assai miglior giuoco, conducendovi in vece di un politico, naturalisti e pittori.

  1. ↑ Nec minus interea foetu nemus omne gravescit &c, Georg. lib. 2
  2. ↑ Quid memorandum aeque Baccheia dona tulerunt? Bacchus et ad culpam causas dedit. Lib. 2
  3. ↑ De Moribus German. 5.
  4. ↑ V. l'idilio d'Ausonio sopra la Mosella.
  5. ↑ De Moribus German. 3