Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XLI. Rive del Reno. Monte di Basalti rimpetto a Uakel.
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lettera xli.
Rive del Reno.
Monte di Basalti rimpetto a Unkel.
LO spettacolo che presentano i basalti foggiati e ammucchiati dalla mano della natura è uno de' più belli e grandiosi: una infinità di colonne giacenti in varie e bizzarre maniere, di colonne nel cui regolar lavoro si giurerebbe avere l'industria umana adoperato ogni forza. Laddove poi vi si accoppi alcunchè di fresca scena campestre, non si può dire abbastanza dell'effetto che produce sull'animo: e tale appunto è quello del monte a cui c'incaminammo poco dopo il levar del sole. Avendolo già descritto fra gli altri il sig. Collini[1] che lo visitò nel 1774. e il sig. de Luc[2] che vi si condusse sei o sette anni appresso, io sentirei poco coraggio di parlarne: se non che il diverso modo, qualunque ei siasi, di vedere una cosa stessa, a chi voglia poi esaminar questa di nuovo torna utile per lo meno in quella guisa che gli scogli segnati sopra le carte marine.
Finchè uno si trovi sulla strada maestra, non discopre il monte, quantunque gli sia assai da presso: tortuosi sentieri guidano al medesimo, il quale si adorna al piè di vigneti, e s'inghirlanda sull'alto di svariate boscaglie. Concorrono a certa maestosa simmetria altre elevazioni che lo fiancheggiano, qual rivestita, qual nuda. Nel più bel punto di questa specie di anfiteatro schieransi in diversi gruppi i basalti, i quali in certa distanza sembrano quasi una innumerabile artiglieria confusamente dispersa, e qual si vedrebbe sul campo dopo una gran battaglia.
Ma come uno si avvicini, vien distinguendo con diletto la giacitura e la direzione diversa di quelle colonne basaltine, una parte delle quali così rimangonsi chiuse entro terra, che lasciano solamente vedere una delle loro estremità. Negli spazj onde i gruppi sono disegualmente divisi tra loro, il suolo colorasi di un grigio che trae alquanto al gialliccio: lo che rompe le tinte predominanti, e induce non so quale incerta ombra di amenità per mezzo a quel cupo e severo. Tale altresì è il color della terra che ricopre immediatamente i basalti; e in cui son misti minuti residui di lavagna e di ocra ferrea con sabbia.
Nericante, duro, pesante è questo basalto. Cristalletti che nereggiano ancor più della pietra stessa, e cristallizzazioni di scorlo verdastre sono nel suo composto. La irregolarità delle fratture che vedesi ne' suoi prismi accusa talvolta l'arte, che non v'ebbe parte giammai. Essi prismi hanno per l'ordinario cinque facce diseguali; molti ve n'han di sei, alcuni di quattro. Oltre al basalto, la montagna è sparsa di lava solida e informe; la quale il sig. Collini ha similmente osservato in mezzo a que' basalti che giacciono nel letto stesso del Reno rimpetto a Unkel.
L'agevole acconciarsi che fan queste pietre a moltissimi usi, senza che sia bisogno di dar loro un sol colpo di martello, invoglia ogni dì più i paesi circonvicini all'acquisto delle medesime. Or quello appunto che vien qui giornalmente operando la mano degli uomini, accresce il pittoresco del sito: perciocchè alcune colonne già tutte tratte fuori, altre seminate d'intorno a' mucchi basaltini, altre trasportate appiè del monte a' confini de' vigneti, insinuano cert'aria di moto e di vita in quel magnifico deserto. Il monte basaltino presso Fornich, del quale ho già dato cenno, non è da paragonarsi con questo nè per la copia, varietà e regolarità delle pietre, nè per la sontuosità del prospetto.
Per poco che uno gusti le scienze naturali, si sente quivi invitato a qualche ricerca intorno alla formazione di questi prismi maravigliosi. Molti han ricusato di riconoscerne autore il fuoco, parendo loro impossibile che un così violento agente abbia prodotto corpi sì regolari, e direi quasi eleganti. Se non che dove costoro si portassero ad osservare la figura che assumono nel raffredarsi spontaneamente le masse di vetro fuso, già svanirebbe ai loro occhj quella impossibilità. Tuttavia la opinione di chi nega al fuoco l'onore di questa produzione ha gran seguaci in Germania singolarmente: e le osservazioni del sig. Werner sopra una montagna basaltina della Sassonia pubblicate nel 1788., sono poi state, per dir così, la scintilla, che ha ravvivato il fuoco della discordia fra i mineralogisti Alemanni sopra l'origine de' basalti.
Benchè i crateri consunti, gli strati di lave e di pomici ed altri avanzi d'incendj sparsi nelle vicinanze de' basalti Renani fossero a me grandi mallevadori della vulcaneità de' medesimi, volli in ogni modo ricorrere al giudizio di un naturalista chiarissimo, il quale m'acquietò poi d'ogni dubbio[3], e che dove s'induca una volta di viaggiar lungo il Reno, scioglierà per sempre una così calda e così lunga lite. [3] [3]
- ↑ V. Journal d'un Voyage, qui contient differentes observations mineralogiques &c.
- ↑ V. Lettres physiques et morales sur l'Histoire de la Terre et de l'Homme.
- ↑ A tutti piacerà assaissimo di trovar qui la seguente lettera.
Amico CarissimoNapoli 24. settembre 1790.”Voi mi volete mettere alle prese con de' naturalisti ch'io rispetto come maestri. E però vero che in qualità di abitante di luoghi sì riccamente forniti di basalti e di lave colonnari non basaltine come sono i miei beati solli Vicentini ed Euganei, io ho quasi un obbligo nato di sostenere la vulcaneità di sì fatti prismi, a' quali in Germania v'à chi vuol assegnare un'origine acquea. Io non ò veduto i basalti, o vogliam dir le lave prismatiche del Reno; posso rendervi buon conto di quello, che si veggono magnificamente sorgere su le vette di parecchi monti Vicentini, e costituire entrambi i lati degli alvei di vasti torrenti Veronesi; di quelle che trovansi ne' monti Padovani di varia indole e compattezza; di quelle che sorgono presso Acquapendente, e a un miglio da Bolseno lungo la via pubblica; di quelle degli scogli de' Giganti, e delle falde dell'Etna in Sicilia, delle prodigiose masse che ne presentano a' curiosi i Fariglioni che circondano l'isola di Ponza dirimpetto a Gaeta, ec. Di tutte codeste lave colonnari, fra le quali sono veramente basaltine le Vicentine, le Veronesi, le Bolsenesi, ed alcune dell'Etnee, ch'esattamente corrispondono alla breve descrizione di Plinio ferrei coloris atque duritiei, io ò visitato, e rivisitato, ed osservato gli ammassi le migliaja di volte, e raccoltone esemplari, e verificato costantemente che non solo si trovano accompagnate da tutti i caratteri di vulcaneità sopra sotto e dai lati, ma che in se medesime li racchiudono evidentemente. Scoria, tufo, terra abbrucciata trovansi immancabilmente sopra ogni ammasso colonnare, dove il tempo e le acque montane non le abbiano asportate; lo che spesso è accaduto a' Fariglioni di Ponza, e agli scogli de' Giganti.”
”Voi chiedeste il mio parere, e ve l'ho detto. Serva però ad esso di autorità il consenso del Cavaliere Strange diligentissimo osservatore, del Commendatore di Dolomieu infatisabile viaggiatore, e profondo conoscitore delle cose vulcaniche, del celebre sig. Giovanni Arduino, che fu il primo nell'età nostra a far conoscere i basalti colonnari Vicentini, del mio illustre amico il Cavaliere Gioeni, che ha diligentemente visitato e descritto tutte le località colonnari dell'Etna alle falde del quale si è stabilito, e di quel gran numero d'altri Francesi, Inglesi, e Tedeschi medesimi che sonosi trovati a portata d'esaminare contrade vulcaniche senza prevenzione, e colla necessaria pasatezza. Addio; conservatevi alle Lettere e agli Amici, fra' quali non vogliate mai togliere il bene di essere al vostro
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