Vita, et azzioni del Conte Nicolò di Zrin Bano di Croatia

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Galeazzo Gualdo Priorato

1674 O letteratura letteratura Vita, et azzioni del Conte Nicolò di Zrin Bano di Croatia Intestazione 23 maggio 2009 25% letteratura

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Vita, et azzioni del Conte Nicolò di Zrin Bano di Croatia &c.

Descritta dal Conte Galeazzo Gualdo Priorato, Vienna, 1674

Gl’Antenati di questa Nobilissima Famiglia furono Principi, de gl’antichi Croati, o siano Slavi, popoli nominatissimi, e che si resero formidabili a diverse nationi dell’Europa. I detti Popoli havevano un dominio misto del Monarchico, & Aristocratico, & erano governati da dodeci Tribù Regie; così chiamate, perché erano le prime, e fondamentali Prosapie di quel Regno, & in queste sole si conteneva, e comprendeva il Sangue Reale, dalle quali solamente si poteva eleggere il Re, o Prencipe Dominante; sì che li Genearchi, o Capi d’esse Tribù, erano, come sogliamo dire, Prencipi del sangue.

Una delle principali Tribù fu quella di Subich, ch’è il vero cognome della Casa Zrina. Di questa Tribù fu Porga, e suo Padre, primi Principi, o Re, sotto il cui commando, e condotta vennero i Croati nell’Illyrico, e soggiogarono la Dalmatia al tempi di Heraclio Imperatore doppo l’anno 611 come scrive il Porphirogenito, overo alcuni anni avanti, a tempo di Mauritio, o di Foca, come altri voglionio, e da qui il Paese fu chiamato Croatia, o Slavonia.

Molte Famiglie Romane furono incorporate ne tempi più antichi alla natione Slava, e vi sono scritture, che affermano, che i Sulpitij Romani (de quali fu Galba Imperatore) aggregati a Slavi, per corrutela, e per la diversità dell’accento, furono da Croati chiamati Subicij, come anche, che la Tribù Gusich fusse della Casa Manlia, e Torquata. La discendenza poi della Casa Sulpicia da Giove, e Pasifae, si può vedere appresso Svetonio Tranquillo nella vita di Galba. I Croati, havendo preso il possesso del Paese, lo divisero in Juppanie, che significa Contadi, e Provincie popolate.

La Tribù Subica ottenne le Juppanie di Breberio, e Lica appresso il Fiume Hunna, hoggidì possedute dal Turco, d’onde per lo spatio di settecento anni si chiamavano hor Juppani, hor Conti, & hor Principi di Breberio.

Le dignità più principali tra quei popoli, doppo quella del Dominante, erano quelle del Bano, e poi quella del Juppano.

Il Bano da Latini si chiamava Duca, & haveva la sopraintendenza degl’affari di guerra, e sempre fu (come pur s’osserva hoggidì) la dignità più prossima alla Maestà Regia in quei Regni. I Juppani erano come appresso a gl’Alemanni i Landgravij, o Conti d’una Provincia, e questi senz’altra elettione usata ne tempi moderni, succedendo il figlio al Padre, continuarono hereditariamente quella dignità in una famiglia, come succede in tutti gl’altri più antichi titoli d’Europa.

Il Conte Nicolò fu il quintodecimo Bano; il che non si trova esserne mai stati tanti d’una sola Famiglia.

Essendo per le dissensioni delle Tribù, trasferito, e sottoposto il Regno di Croatia a gl’Ungheri, hebbe nondimeno questa Casa Prencipi di gran vaglia, che signoreggiorno, e governarono i Regni Illyrici, tra quali Paolo Bano, e suo figlio Mladino, in Regni, potenza, e prodezza, si potrebbe paragonare, & uguagliare a qualsivoglia Potentato di quei tempi.

Oltre di ciò molte altre Città, e vastissimi Paesi, che già vennero in potere de Turchi, e d’altri Potentati, come Lica, Breberio, Corbavia, Odria, Lucha, Busaan, Ostroviza, Zrino, Almisa, Scardona; Sebenico; Clissa; Zara le miniere Croatiche d’argento, Gosdansco, e Costaniza, e più di cinquanta Terre, e Castelli; furono anticamente posseduti da questa Famiglia. Carattere singolare, della quale è, che tutti naturalmente siano stati prodi, e valorosi, e che siano in tanti fatti d’armi contro i Turchi, e Tartari segnalati, non solo ne tempi antichi; ma ne moderni. E non meno è da ascriversi a cosa singolare, che tra tanti dispareri, tante ribellioni, e tanti amutinamenti nell’Ungheria, doppo che vi è entrata l’Augustissima Casa d’Austria nessuno in quei tempi passati gli sia stato infedele; ma tutti hanno seguitato sempre il partito Austriaco, militando a spese proprie.

Non fiorirono lettere negl’antichi Croati, e perciò non s’è potuto tener memoria distinta, come s’è fatto in altre parti delle discendenze da Padre in figlio; nondimeno si trovano nominati alcuni di questa Prosapia; & è notorio esser’ella una delle premordiali, il che è commune a quasi tutte le Genealogie, anche de nationi litterate, consumandosi ogni cosa dal tempo. Dalla Tribù Regia Subicia discese Viachizo Marmognia Juppiano, e Conte di Lica, e Breberio, nato circa l’anno millesimo, il Conte Marmognia suo figlio insieme con altri principali delle dodici Tribù, andarono a trattare, e patuire con Colomanno Re d’Ungheria, il quale veniva con grand’Esercito a soggiogar la Croatia l’anno 1102. Di questo nacque Steffano Subich de Lica, Conte di Breberio, il quale fu Padre di quei valorosi Campioni contro Tartari; Steffano Bano, Jacou, e Gregorio. Questo Gregorio fu Conte di Spalatro. Di lui scrive l’Archidiacono Autore di quei tempi: Non erat in tota Provincia Croatiæ, qui tanta potentiæ prærogativa polleret, nec qui ad resipsius, & fratrum suorum extendere manum auderet. Steffano poi Bano, e Conte di Trau con detti suoi fratelli, essendo a loro ricorso Bela Quarto Re d’Ungheria, scacciato già, e tribulato da Tartari, s’immortalarono, havendogli data assistenza, e restituitolo nel suo Trono, vinti, e profligati i Tartari in diversi fatti d’arme, per lo che il Re l’honorò di grandissimi Privilegij, e Steffano fu fatto Bano di Slavonia circa l’anno 1246. Hebbe cinque figlioli tutti Bani, cioè Joachino, Giorgio Conte Maritimo, Mladino Conte di Trau, e Spalatro, Nicolò, e Paolo, del quale si parlerà. Questi figlioli di Steffano, & i suoi Nipoti ancora furono Principi, anzi (come scrive Mauro Orbino) padroni assoluti, & indipendenti di Dalmatia, Croatia, Bosna, e Chulmia.

Paolo uno de figlioli del Bano Steffano, fu Bano di tutti i Regni Illyrici. Fece acquisto del Regno di Bosna, e del Ducato di Chulmia, hora detta Herzogovina, e poco mancò, che non conquistasse anche il Regno di Rascia. Fece il Banato di Dalmatia Hereditario in Casa sua, assediò Zara, la quale fu presa da Mladino suo figlio, essendo egli morto, durante l’assedio l’anno 1312. Lasciò quattro figlioli, che furono Mladino Bano, Giorgio Secondo, Gregorio, e Paolo. Mladino fu intitolato Prencipe di Dalmatia, & anche Prencipe di Bosna, come scrive il Baronio sopra l’anno 1319 nell’Indice.

Il Principe Giorgio Secondo, chiamato Conte di Dalmatia, fondò, & eresse il Vescovato di Sebenico. Paolo figlio di questo Giorgio hebbe per moglie Cattarina Dandola figlia del Doge di Venetia Dandolo, e Mladino figlio dello stesso Giorgio si maritò con Lelka figlia del Re di Rascia.

Il Principe Paolo Conte di Trau, & Ostroviza, Bano, figlio di detto Paolo Bano, insieme colli Principi Mladino, e Giorgio suoi fratelli, e lor discendenza, fu invitato, & aggregato alla Nobiltà Venetiana al tempo del Doge Giovanni Soranzo l’anno 1314 nel Diploma si chiama Magnificus, & Potens Princeps.

Di questo Prencipe nacque Giorgio Conte di Ostroviza, e Busaan, il qualenell’anno 1347 cangiò con Lodovico Primo Re d’Ungheria il Forte, e Signoria d’Ostroviza con quello di Zrin in Croatia, ch’haveva sotto di sé settantacinque Terre, e Castelli; dove si ritirò, essendo già i Regni Illyrici spartiti tra Ungheri, Veneti, e Turchi, e da quel luogo furono questi Signori chiamati sino al giorno d’hoggi Conti di Zrino. Di Giorgio nacque Paolo Conte di Zrin, lodato assai di valore militare nelle lettere Regie. Morì l’anno 1414 e sepolto in Remete vicino a Zagabria.

Il Conte Pietro figliolo di Paolo combattette con Turchi nel 1417 e ne riportò segnalata Vittoria, lodata assai dal Re Sigismondo Imperatore. Egli seguitò contro le fattioni d’Ungheria il partito di Ladislao figlio Posthumo d’Alberto Austriaco. Suo figlio chiamato Pietro, fu molto favorito dal Re Matthias, da cui ottenne per la sua Casa un straordinario Privilegio (confirmato poi dal Re Lodovico Secondo) di godere, e possedere tutte le miniere de suoi poderi, e beni siano d’oro, o d’argento.

Morì glorioso nella battaglia di Madrussa contro Turchi co’l suo figlio Paolo l’anno 1443. Hebbe per moglie Helena Orsini figlia di Gregorio, sorella di Michele Conte di Blaggay. Di Pietro nacque il Conte Nicolò, che s’accasò con Helena Torquata Contessa di Corbavia: seguitò insieme con suoi figlioli il partito di Ferdinando Primo contro Giovanni, preteso Re d’Ungheria, e diede ad esso Ferdinando i suoi forti di Novegrad, e Dobraviva, per pressidiarli contro i suoi nemici.

Suo figliolo Michele morì contro Turchi nella battaglia di Mohach. Suo figlio Giovanni si segnalò in varie occasioni contro Turchi, e liberò d’assedio i Forti di Jaicia, e Zrino assediati da Usreffo Pascià, e poi assediando il Castello Vinodol fu ammazzato nel 1542.

Il terzo figlio del Conte Nicolò, fu Nicolò il Grande, da gli Historici chiamato Re de gl’Heroi, e come dice Mattheo Dogen, Heroum quotquot unquam sol aspexit longe fortissimus. Le Historie sono piene delle sue prodezze, e bravure contro Turchi, e però Ferdinando Primo, nelle lettere donative della Città di Ciaccaturno dice, che nel valor militare si potrebbe uguagliare con tutta l’antichità. Sotto Massimiliano Secondo difese la Fortezza di Zighet nel 1566 più lungamente di quello, che humanamente potevasi credere contro ducento mille Turchi.

Il Gran Sultano Solimano gl’offerse di farlo Re tributario dell’Illyrico, ma non vi diede d’orecchio, anzi egli sprezzò la morte di Giorgio suo figliolo, qual pensava esser stato preso da Turchi; ma furono presi, come si seppe doppo, solamente i suoi Trombetti, i quali per stratagemma, e comandamento di Solimano notificarono al Conte, che il suo figlio, loro Padrone era preso, e che per liberarlo, doveva render la Fortezza; ma egli antepose la conservatione di quella Piazza alla vita dello stesso suo figliolo. Non giovando dunque a Turchi, né forza, né minaccie, né premij, né offerte, né men la conservatione della vita, del figlio, e della propria, & havendo già il fuoco incenerito ogni cosa, che non era possibile stare più dentro della Fortezza, uscì con seicento soldati, che gli restavano in mezzo de nemici, atterriti di tal risolutione, e come tanti Semidei combatterono sino alla morte, senza lasciarsi prender vivi. Morì Solimano poco prima di rabia, e disperatione, havendo perduto di già trenta mille delli suoi. Fu Bano, e Generale delle parti Cis Danubiane, e Mastro, come chiamano de Tavernici Regali. Hebbe per moglie Caterina Frangipane delle più Illustre Famiglie di Roma.

Di Nicolò nacque un altro Conte Giorgio di Zrin Generale delle parti Cis Danubiane, e della Fortezza di Canissa, niente inferiore al Padre nel valore militare, salvo d’haversi il Padre immortalato con una morte tanto gloriosa. Le sue prodezze, e Vittorie ottenute contro Turchi, sono descritte diffusamente dall’Isthuansi. Morì l’anno 1603. Hebbe per moglie Sofia di Stubenberg. Nicolò suo figliolo è molto nominato dal medesimo Isthuansi, il quale nella ribellione di Boscay non fu possibile di distaccarlo dal partito Austriaco.

L’altro figlio di Giorgio fu pur Giorgio il giovane grandemente stimato nella Corte Austriaca, & amato dall’Imperatore Ferdinando Secondo. Fu Bano, Cavallier del Tosone, Cavallerizzo Maggiore nel Regno d’Ungheria, Generale delle parti Cis Danubiane, valoroso nell’armi. Guereggiò a favore dell’Augustissima Casa contro Betelen Gabor, e suoi adherenti. Morì nel 1626 d’età di vintiotto anni.

Di questo, e della Contessa Maddalena Zechi nacque Nicolò di Zrin nel 1620 del quale hora si parla.

Egli nella sua Gioventù fu applicato a gli studij, & esercitij Cavallereschi, e militari, fece diversi viaggi per il Mondo, per conoscer le qualità de Paesi, e delle nationi straniere; ritornato a Casa, trovò li suoi beni molto impoveriti dalle continue incursioni de Turchi; ma questo bravo Cavalliere in breve tempo le rintuzzò in tal maniera, che restò non solo sicuro il suo, ma fece tributaria gran parte del Paese nemico, e tanto si rese formidabile a Turchi, che il solo suo nome gli spaventava, talmente, che quando si voleva mettere spavento a qualcheduno, si diceva, viene il Conte di Zrin, & essendo presente in persona, non hebbe mai cuore l’Inimico di cimentarsi, benché fusse molto superiore di gente, per lo che era chiamato l’Antemurale de Paesi Christiani vicini, & Angelo percussore de Maomettani. In somma li medesimi suoi emuli confessano, che l’haver servito all’Imperatore suo Padrone, & alla Christianità senza stupendij a proprie spese, e con frequenti rischi della sua persona, l’haver vinto tante volte con poca gente nemici così fieri, e bellicosi, non essersi mai da esso concesso passi, per entrar ne Paesi vicini a gl’Ottomani, che più volte lo ricercarono con minaccie ancora da sforzarlo, lo rese a tutta Europa considerabile.

Egli fece gran profitto nelle lettere, e nello studio politico. In gioventù servì con un Reggimento di Cavalleria a spese proprie Sua Maestà Cesarea, contro il Principe Ragozzi sotto al General Buchaim, e nella rotta, che fu data da gl’Imperiali al sudetto Ragozzi appresso il Fiume Tibisco, si portò valorosamente, havendo con le proprie mani presa, e riportata una delle principali bandiere dell’Esercito nemico.

Quando gli Svezzesi vennero sino ai ponti del Danubio vicino alla Città di Vienna, fece un altro Reggimento de Cavalli a proprie spese, co’l quale sempre diportossi valorosamente. In quei tempi poi ch’erano lecite le scorrerie tra confinanti, la sua vita non fu altro, che un continuo contrasto, e combattimento colli Turchi, e si sa, che in tutto quinquagies in acie steterit, come Giulio Cesare, senza molta perdita de suoi, e senza esser ferito, che solamente una volta, benché fusse egli sempre il primo a mescolarsi con la sabla alla mano con gl’inimici.

Nell’ultima guerra coll’Ottomano fabricò nel 1661 su le sponde del Fiume Mura il Forte, chiamato poi il nuovo Zrino, senza che il Pascià di Canissa potesse in modo alcuno con tutta la sua forza impedirglielo, e con questo si stabilì padrone del passaggio del Fiume, e del Ponte sopra di quello, per il quale si passava nell’Isola spettante ad esso Conte Zrino, da dove si poteva in ogni occorrenza somministrar soccorsi al medesimo Forte.

Nel 1663 essendosi avvanzato un buon Corpo de Tartari, e Turchi per depredare l’Isola, e passarsene a saccheggiar la Stiria, come poco avanti havevano scorsa, e depredata la Moravia, & essendovi di già entrati circa due mille di loro, il detto Conte Nicolò gl’andò incontro, gl’attaccò, gli ruppe, e fugò coll’impedir loro quel disegno, e farne molti restar sepolti in quell’acque.

Nel 1664 nel più rigido dell’Invero, insieme co’l Conte di Hohenloe Comandante alle truppe della lega del Rheno, & altri s’inoltrò nel Paese Ottomano sino ad Essech, prese sette Fortini, abruggiò la maggior parte di quel gran Ponte su la Drava, con acquisto del Forte a capo di esso Ponte, e coll’haver data la Carica, e fugati sei mille Tartari, saccheggiò la Città, grande, e riccha di cinque Chiese, occupando diversi altri luoghi tenuti da Turchi.

Il detto Conte Nicolò per il suo gran valore fu encomiato, e con pretiosi regali riconosciuto dalSommo Pontefice, dal Re di Spagna, e d’altri Potentati.

Ma perché in tutto fusse eguale alli grand’Heroi, che quasi per ordinario hanno havuto funesto fine, successe, ch’egli fusse il giorno di dieciotto Novembre 1664 ucciso infelicemente, mentre si trovava alla caccia de Cigniali da una archibugiata sotto un occhio tiratagli, per quanto se n’è poi saputo mentre era alle mani con un Cigniale, o da Angelo suo Paggio, o da un Cacciatore, mandatogli dal Conte Nadasti, volendo colpire il Cigniale. Fu trovato ancora vivo in piedi dal Cavallier Ludovico Magliani Savojardo, il quale havendogli richiesto cosa fusse, gli rispose, che sperava non dovesse esser altro: si raccomandò al Signor Iddio, & alla Beata vergine, & appoggiata la testa sopra la spalla d’esso Magliani, senza più proferir parola, spirò.

Non è possibile di narrarsi, quanto fusse al vivo sentita da tutti questa immatura morte, e quante espressioni ne furono fatte di condoglienza da Principi, e dalle nationi straniere, poiché era tale la fama del suo valore, che al maggior segno era stimato da tutti, poiché per guidar partite, scorrer i Paesi, e combatter con quanti Turchi incontrava, non fu in questo secolo da alcun’altro uguagliato, e se forse per non haver mai guidate Armate, né fatti assedij di Piazze, non si può metterlo nel numero di Gran Capitano, si può almeno canonizarlo per un bravissimo Cavalliere.

Egli era Bano, Consigliere di Stato di Sua Maestà Cesarea, Cavallerizzo Maggiore del Regno d’Ungheria, Cavallier del Toson d’oro, e Generale dell’armi Unghere. Lasciò una figlia, chiamata Maria Catterina in età di otto anni, & un figlio, nominato il Conte Adamo nato in Vienna, adì 24 Novembre 1662 a cui, benché in età di due anni Sua Maestà Cesarea conferì in riguardo de meriti del Padre la sudetta Carica di Cavallerizzo Maggiore del Regno d’Ungheria.