Vita, et azzioni di Raimondo Conte di Montecuccoli

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Galeazzo Gualdo Priorato

1674 V letteratura letteratura Vita, et azzioni di Raimondo Conte di Montecuccoli Intestazione 23 maggio 2009 25% letteratura

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Vita, et azzioni di Raimondo Conte di Montecuccoli Cavalier del Toson, del Consiglio secreto di Stato, Presidente del Consiglio di guerra, Gran Mastro dell’Artiglieria, Governator di Giavarino, e Tenente Generale di Leopoldo Cesare.

Descritta dal Conte Galeazzo Gualdo Priorato, Vienna, 1674



La nobiltà della Famiglia de Conti di Montecuccoli, non ha dubio, che non sia delle più antiche, & Illustri d’Italia; mentre trovasi ampla memoria nell’Historie, che da questa uscirono in ogni secolo Soggetti, che colle loro valorose azzioni accrebbero splendore, e stima a’ loro nomi.

Sono più di sei cent’anni, che godeano Feudi Imperiali, ma nelle communi tempeste già seguite nell’Italia, tra’ il naufragio dell’autorità Cesarea, anche ad essi convenne far getto delle proprie prerogative. Gli fu Padre Galeoto Montecuccoli, Cavallier, che datosi all’armi, dimostrò in ogni occasione la generosità del suo cuore, segnalandosi particolarmente nell’assedio di Canissa, intrapreso dall’Arciduca Ferdinando Secondo, che fu poi Imperatore.

La Madre Anna della nobilissima Casa de Bigi di Ferrara.

Nacque in Montecucculo suo Castello, onde è il ceppo della Casa, e fu educato con tutti quei riguardi, che si convengono ad uno illustremente nato.

Studiò in Modona, in Roma, & in Perugia, e con tanta applicatione fece risplender la vivezza del suo ingegno, che i di lui Precettori, ammirati del suo gran spirito, conobbero, e pubblicamente predissero, ch’egli doveva riuscire uno de più grand’huomini d’Europa; e non s’ingannarono punto, poiché l’esperienza l’ha dimostrato. Oltre lo studio delle scienze più stimate, s’impiegò ne gl’esercitij cavallereschi dell’armeggiare, cavalcare, e nell’altre azzioni, che rendono agile la persona al travaglio, & alla fatica, nel che si rese così capace, che non cede a qual si sia più habile professore. Giovinetto passò in Alemagna col Conte Rambaldo Collalto, che fu Generale dell’Armi dell’Imperatore Ferdinando Secondo. E come, per ben comandar, è convenevole il saper prima ben’obedire, eccitato dal suo genio martiale, militò qualche tempo venturiere, hor con la pica, & hor con il Moschetto in spalla, eseguendo con ogni pontualità l’officio di semplice soldato. Dalla Fanteria andò a mettersi nella Cavalleria, e diversi Mesi si trattenne nella Compagnia del Capitan Martin Harvart nel Reggimento del Colonnello Corpus. D’indi passò in Fiandra al soccorso di Bolduc, assediato dagl’Olandesi col conte Ernesto Montecuccoli suo Cugino, che fu poi General di Cesare in Alsatia, e gloriosamente terminò il periodo della sua vita in mano de gli Svezzesi, che mortalmente ferito, lo fecero prigioniere, & ammirati del suo valore, piansero la sua morte.

Dalla Cavalleria ritornò nella Fanteria, e servì d’Alfiere della sua Compagnia il Colonnello Vangler, nella qual carica si trovò alla presa di Amersfort nel Paese Basso, nel di cui Reggimento havendo poi havuta una Compagnia, con questa si trovò alla presa di Neubrandembourg. Hebbe la Vanguardia, nell’assalto datosi a quella Piazza. Fu il primo, ch’entrasse nella Città, dove prese le chiavi di Neubrandembourg, non già resa, e le presentò al Tilly, che in presenza di molti Officiali maggiori, e minori, con attributi di lode lo ringratiò, & encomiò il suo coraggio.

Fu pure impiegato de primi nell’assalto di cinque altre Città, tra’ quali Calbe, Anesleben, Stasfort; e l’acquisto di queste fu attribuito più all’opera sua, che d’alcun’altro. Hebbe poi una Compagnia di Corazze nel Reggimento del sopradetto Conte Ernesto suo Cugino, con la quale si trovò nella prima battaglia di Lipsia, ove caricò più volte gli Squadroni nemici con sì grand’impulso, che inoltratosi fra di loro con la spada alla mano, non secondato da gl’altri, restò con una grave ferita prigione, stando sei Mesi in Hall di Sassonia, che poi con danari si riscattò.

Liberato, si portò all’Armata Imperiale in Bohemia, e qui fu fatto Sargente maggiore del Reggimento di Fanteria, levato dal Conte Ernesto suo Cugino in Passau. Militò con questa carica un anno in circa, dando saggi maravigliosi di valore, et intrepidezza in quante occasioni si presentarono di cimentarsi col nemico.

Ritornò poscia nella Cavalleria, e fu fatto Luogotenente Colonnello di Fiston. Assistete all’assedio di Ratisbona, & in assenza del Colonnello comandò egli il Reggimento con mirabil condotta nella famosa Battaglia di Nordlingen l’anno 1634.

Fu doppo Luogotenente Colonnello di Cavalleria del Marchese Don Annibal Gonzaga. Nell’assalto datosi a Kaiser Lautern nell’Alsatia, egli alla testa di 500 Corazze smontate, fu autore principale di quella presa.

Nel 1635 hebbe il Reggimento di Cavalleria del Prior Aldobrandini morto nella sudetta battaglia di Nordlingen. Con questo si trovò alla battaglia di Vistoch insieme coll’Elettor di Sassonia, e General Conte d’Hazfeld, dove si combattete tutto il giorno fino allo scuro d’ambe le parti con ostinato valore. La notte si tenne consulta di quello, che si doveva fare, e fu risoluta dall’Hazfeld la ritirata; e perché dubitava, che l’inimico avvedutosene, non lo seguitasse, lasciò il Montecuccoli di Retroguardia con 4 Reggimenti di Cavalleria, con quali salvò dall’imminente disfatta quattro Reggimenti. Quando l’Arciduca col Piccolomini andò al soccorso di Brick in Slesia, fu mandato avanti con 2000 Cavalli, e ne disfece mille dell’inimico, col che restò tanto atterrito il General Svezzese Torstenson, che subito levò l’assedio, e poi esso Montecuccoli prese il Castello di Troppau. Andò con divers’altri Reggimenti alla difesa de passi del fiume Elbis contro gli Svezzesi, condotti dal General Banner. Per lungo tempo mirabilmente disputò loro la vittoria; ma finalmente soprafatto dal numeroso stuolo de nemici, e combattendo sin all’ultimo, fu preso prigioniere, e come tale stette due anni, parte in Stettin, e parte in Wismar, fin che poi col cambio del Slang, preso dal General Piccolomini in altra occasione, fu liberato.

I suoi meriti lo tirarono d’indi alla carica di Sargente Generale di Battaglia conferitagli da Sua Maestà Cesarea con espressioni di gran stima della sua persona, e ciò fu nell’anno 1642 alli 22 di Giugno.

Sorvenuti i moti d’Italia, per l’interesse di Castro, d’ordine di Cesare si trasferì a Modona, e qui fu dal Duca Francesco dichiarato Maresciallo Generale delle sue armi. Nel occasione, che Valencé, si portò sotto Nonantola, accorse il Conte Montecuccoli a soccorrerla. Forzò subito Valencé ad abbondonare l’assedio; e poi si portò anche ad incontrare il Mattei, che ne veniva in aiuto; e con numero di soldati per due parti inferiore a quello del nemico, lo mise in tal disordine, che gli convenne cedere il Campo, su cui lasciò più d’ottocento morti, e ritirarsi con celerità, e confusione da fuggitivo, rimanendo al Co: Montecuccoli gloria immortale d’un fatto, a cui non mancò, che maggior Teatro, per farlo risapere alla publica fama, come una delle maggiori prodezze di fortuna, e valor militare. Cessata quella guerra, fece ritorno in Alemagna. L’Imperatore lo fece Tenente Maresciallo alli 22 di Giugno del 1644 e poco doppo gli conferì il supremo comando dell’armi in Franconia in assenza del General Hatzfeld. Riportò diversi vantaggi sopra i nemici. Passato poi col General Galasso verso Magdebourg nell’occasione del conflitto occorso vicino di Norimberg, fece conoscere la pratica del suo guerreggiare, con gran commendatione de gli stessi Svezzesi. Gli fu poscia dato il comando dell’armi nella Slesia, ove con pochissima gente, e di numero assai inferiore al nemico, lo tenne sempre così ristretto, che egli non poté fare alcun progresso, anzi s’espugnarono molti luoghi tenuti da Svezzesi, e si batterono quantità di partite de nemici. Dalla Slesia passato in Moravia, due volte introdusse soccorso nella Città di Bruna, impiegando la prima volta il Conte di Virm, e la seconda il Capitan Ungher, mentr’ella era valorossimamente diffesa dal Conte di Souches. Doppo questi buoni Successi, l’Arciduca Leopoldo lo chiamò appresso di sé, e lo condusse seco a Teben luogo dell’Ungheria, e qui esercitò il comando supremo di tutta la Cavalleria. Finiti i rumori col Ragozzi andò coll’Arciduca in un sol tratto di là fino al Rheno, e qui successero diverse fattioni colli Francesi, riportando segnalati vantaggi per Cesare contro quelle Truppe, che furono rotte, tagliando a pezzi la maggior parte della Fanteria, guadagnando il Canonne, e sforzando i nemici a ritirarsi di là dal Rheno. Entrò fra tanto il General Vittemberg con li Svezzesi nella Slesia, facendo gran danni. Il Co: Montecuccoli fu dall’Imperatore richiamato in diligenza, e gl’appoggiò di nuovo il comando di quell’armi. Fece per due volte con il suo adrezzo penetrare il soccorso in Namslau, e Troppau, grandamente ristrette. Espugnò Frankenstein, e Lennos, e prese altri luoghi di non poca consideratione. Ad ogni intrapresa trovavano i Svezzesi così pronte le oppositioni del Montecuccoli, che passava un proverbio tra loro; Conviene, che l’Italiano se l’intenda con qualche spirito familiare, poiché egli prevede ogni nostro dissegno.

Nel 1647 alli 23 di Giugno Sua Maestà Cesarea gli scrisse un viglietto di propria mano, nel quale lo dichiarava Generale della Cavalleria, se ben poi non ne seguì la publica dichiaratione, che l’anno 48. Le cose, che fece in quest’impiego in vantaggio di Cesare contro gli Svezzesi, condotti dal General Vrangel nella Baviera, gl’attributi, che diede Piccolomini a Montecuccoli di riconoscerli dalla sua prudente condotta, lo palesano, e lo corroborano. Nel 1657 entrò nella Polonia con Hatzfeld Generale dell’Esercito, & egli della Cavalleria. Si assediò, e prese Craccovia. Montecuccoli fece diverse corse con la Cavalleria; ruppe, disfece, e fugò molti de nemici, & acquistò sì gran merito con le sue operationi, che l’Imperatore riconoscendo quei vantaggi della sua persona, essendo passato all’altra vita il sudetto Generale Hatzfeld alli undeci di Gennaro, appoggiò alla sua prudenza il comando assoluto delle sue armi, e la direttione di tutta la guerra.

In questo impiego diede saggi della sua esperienza, e del suo coraggio. Ruppe, e fugò diverse Truppe nemiche fin a Turonneu; prese a forza Galup, & inseguì gli Svezzesi fin a Turonnia. Havendo il Re di Svetia attaccata la Danimarca, s’incaminò coll’Esercito Imperiale a quella parte. Occupò tutto il Ducato d’Holstein. Fece dar nelle mani di Cesare dal Duca Federico il suo forte Castello di Gottorf per pegno della sua fede, e grosse contributioni per mantenimento della Soldatesca. Passò poi nell’Isola d’Alsen con barche, non ostante le batterie, che collocate negl’angoli dell’Isola, lo bersagliavano, e ruppe quattro mille cavalli, condotti dal Sargente Generale Ascemberg; e doppo di ciò prese il Castello di Sondembourg. Essendo poi penetrato nel Iutland, con la rotta d’alcune partite, contro il parere d’ognun’uno, ch’era d’espugnar la Città di Fedriscode con la forza per assalto, stimò meglio assediarla, & hebbe ottima riuscita il suo consiglio, obligando il nemico ad abbandonare il gran corpo della Fortezza, & a ritirarsi in un breve recinto, altresì ben fortificato, fatto per il Porto, ove sogliono approdare i Vascelli, il quale fu poi espugnato d’assalto in breve spatio, senza perdita de suoi Soldati, con gran contento, & applauso de Confederati. Rovinò in un incontro quattro mille cavalli Svezzesi, riputati per il nervo migliore di quegl’Eserciti. Col suo adrezzo si penetrò nella Fionia, e si attaccarono gli Svezzesi sotto Neubourg, dove s’ottenne una maravigliosa vittoria con la morte, e prigionia di tutto l’Esercito nemico, e la resa di Neubourg, non essendosi salvati altri, che i due Generali Conte di Steinbock, e Principe di Sultzbach, con un Aiutante di camera ciascuno dentro una picciol barca nella Zelandia, da che si conobbe la salvezza poi di Coppenhaghen, e l’infermità, e morte del Re Carlo Gustavo per il travaglio di sì eccessiva percossa.

Nel 1661 havendo Alì Pascià invasa la Transilvania con ottanta mille huomini, fu spedito con diecidotto mille Combattenti, per sturbar totalmente i dissegni de Turchi; ma con ordine di non passare con essi ad aperte, & offensive hostilità. Havevano questi attaccato il forte Castello d’Hulst, & erano per conquistarlo in breve. Il Conte ordinò l’Esercito in battaglia, e s’avvanzò con ottimo ordine, quasi per mettersi in posto di difesa ad ogni possibile occorenza, e per regola universale di Guerra; ma riuscendo al Conte il suo fine, Alì interpretò questa marchia diretta con tutte le formalità militari destinarsi ad investirlo, & abbandonò l’assedio vergognosamente, ritirandosi oltre il Fiume Tibisco a Naghibania.

Montecuccoli seguitò la marchia, e fece, che si ritirò di là dal Fiume Kokel, da dove non hebbe mai ardir di mandar alcuno a riconoscere il Campo Cesareo. Presidiò Closembourg, Samosvivar, Khovar, & altre Piazze; e quello, che più d’ogn’altra cosa fu stupendo, fece piantar l’Insegne Imperiali in Fogaraz, Fortezza di Transilvania, a mezza strada da Vienna a Costantinopoli, e con questa pose un nuovo antimurale all’Ungheria.

I Turchi fra tanto s’ingrossavano; i patimenti nell’esercito crescevano per mancamento de viveri, e de foraggi; per lo che il Conte fu costretto di ritirar l’Armata da quel Paese. La fece con sì maraviglioso ordine, che non perdette pure un huomo. Et è osservabile, e degno di memoria, che per l’infermità entrate nel Campo, erano, o morti, o ammalati la maggior parte degl’Officiali maggiori, e Colonnelli, che convenne al detto Conte Montecuccoli, non solo far il suo officio di Generale; ma supplire egli all’altre cariche ancora, non essendovi alcuno, che le esercitasse.

Nel principio d’Agosto del 1663 gionse a Belgrado il primo Visir Achmet Pascià con rinforzi tali di Soldatesca, che l’Esercito Ottomano crebbe a circa 150 mille huomini. Con questi s’avvanzò il Primo Visir a Buda, dove havendo avviso, che diverse Truppe de Christiani si trovavano in Altemburg di Ungheria, luogo su ‘l Danubio, quattordeci leghe distante da Vienna, stimò, che fussero in maggior numero di quello, che veramente erano; onde perplesso nelle risolutioni, non sapeva a qual partito appigliarsi; & in effetto, se non succedeva l’incontro sinistro al Conte Forgaz Maresciallo di Campo appresso di Barcan, dirimpetto a Strigonia, dove fu rotto con perdita di buona parte delle sue Truppe, forsi non sarebbesi posto ad alcun altro tentativo; ma questa vittoria, & i stimoli di Ussaim Visir Pascià di Buda, lo portò finalmente all’attacco di Neuheusel, Piazza di 6 Ballovardi Reali collocata su le sponde del fiume Nitria. Pendendo quest’assedio, il General Montecuccoli fece ogni sforzo, per apparechiar le cose necessarie al soccorso di quella Piazza; ma non fu possibile di metter insieme più di quattro in cinque mille Combattenti, e questo fu per tutta quella Campagna, che l’Esercito campeggiò contro il Turco; poiché le genti inviate da Principi dell’Imperio l’anno antecedente, finita la Campagna, ritornarono a lor Paesi; alcuni Reggimenti s’erano mandati in Ispagna per la guerra di Portogallo; e gran numero di Soldatesca impiegata nel rinforzo de presidii di tante Fortezze alla frontiera, esposte al attacco de nimici; tuttavia però, magnificando la fama il numero de Christiani maggiore di quello, che era, & i Turchi ciò credendo, non intrapresero gl’assedij d’altre Piazze nello stesso tempo, che combattevano Neuheusel, come facilmente far potevano, anzi quattro in cinque mille huomini, con generosità quasi troppo ardita del suo Capitano, contesero in Campo aperto a tutte le forze Ottomane il passo del Vago, e s’avvanzarono verso un nemico sì poderoso, per tentare il soccorso di Neuheusel, nel mentre gl’Ungheri e Crovati, comandati dal Conte Nicolò di Zrin verso Commora, dovevano procurar lo stesso. Questi però non s’unirono mai insieme, & i Turchi penetrato il dissegno, fecero passar a nuoto dodeci mille Tartari, sei mille Valacchi, e sei mille Turchi sotto il comando di Cublelì Mustafà Pascià per assalire, e rompere il debil numero de Christiani, e poscia a briglia sciolta senza oppositione alcuna scorrer, e predar tutto il Paese. Il Conte Montecuccoli unì tutto il suo piccolo Corpo, e si mise lungo il Vago in Battaglia, con una dispositione di bagaglio, & ordinanza così ben intesa, che lo stesso nemico non ardì attacarlo. Essendo tuttavolta impossibile, che la più fina diligenza potesse gran tempo tener a bada con apparenze di gran forze le vastissime d’un’Armata, di cui si fusse lungamente a fronte; n’era evidentissimo il pericolo, se il Generale con la sua prudenza non ritirava quelle poche Truppe, da quali dipendeva la sicurezza dell’istessa Vienna, dove all’hora Sua Maestà Cesarea era travagliata dalle Vaiole. Quindi il General Montecuccoli ritriossi all’intorno di Presbourg, havendo prima presidiato Trincino, Schiata, e l’Isola del Schit; fu ciò causa, che il Turco non se ne poté impadronire, e fu scacciato tante volte, quante procurò di penetrarvi, risoluto di conservar quella Città Metropolitana dell’Ungheria, e più tosto perder la vita, che perder quella Piazza. Inviarono gl’Ottomanni alcune volte grosse partite a riconoscere i posti intorno Presburg, e furono ricevuti con valore, e respinti con stragge; onde essendo già la stagione inoltrata, e vedendo l’Armi di Cesare monstrar loro sì coragiosamente la faccia, terminarono la Campagna, ritirandosi ne loro Dominij, doppo haver ristorate le breccie di Neuheusel, e lasciato nelli Paesi conquistati buon nervo di gente.

Di questa Campagna alcuni, che si figurano esser, il maneggio delle guerre, come il maneggiare i Testi di Bartolo, e Baldo, ne fecero ignorantissimi raggionamenti, quasi che fusse tanto facile il ributtar l’inimico, com’essi ben spesso facevano le sentenze di quei Jurisconsulti; da che qualche incapace maligno diede ad intendere a chi non se n’intende, che si potesse far ciò, che non era in nessun modo possibile di farsi. Condannarono di soverchia cautela una condotta quasi troppo arischiata, e fecero schiamazzi su l’haver lasciato passar i Tartari a scorrer le Provincie della Slesia, e Moravia, come d’un opprobrio dell’Armi Cesaree, & infamia del loro Capitano, quando questi con animo invitto havea cuore di fronteggiare con 6000 huomini un’Armata di 120 mille Combattenti; e ben’egli sarebbe stato in ciò colpevole di soverchia vaghezza d’apparir generoso, se le congionture non havessero reso necessario un mezzo così dubbioso, & un rimedio sì audace alli estremi publici moti. Quindi, da chi intende le vere ragioni della guerra, e di politica, fu attribuito a miracolo di Dio, che il Conte di Montecuccoli con sì poche forze havesse saputo destreggiar in modo, che i Turchi arrestassero il prosperoso corso a’ lor progressi, e non andassero a prender i lor quartieri d’Inverno in Bohemia, o nell’Austria, come agevolmente far potevano, e di che tutti universalmente n’erano in timore, e sospetto.

Nel 1664 ritornato il primo tempo, esso Montecuccoli detestò l’intrapreso assedio di Canisa proposto, e guidato dal Conte di Zrin, pronosticando quanto ne successe poi. Egli assentiva, che s’attacasse Strigonia, e si facesse la guerra lungo al Danubio, per il quale si potevano commodamente trasmettere al Campo a seconda del Fiume tutte le provisioni convenienti. E se, in vece di Canisa, s’attaccava Strigonia, n’era facile l’acquisto, col qual poi percludendosi gl’aditi a Neuheusel, potevasi sperar con sodo fondamento la ricupera di detto Neuheusel, e dell’altre Piazze perdutesi l’anno antecedente. Non riuscita l’impresa di Canisa, & i Turchi havendo attaccato con tutte le forze il Forte Zrin, situato su le sinistre sponde del Fiume Mura, fu da Cesare con sua lettera particolare di proprio pugno inviato Montecuccoli al comando dell’armi per invigilare, non tanto la conservatione del detto Forte, che da tutti gl’intelligenti dell’arte militare era conosciuto per indefendibile, atteso la sua qualità così imperfetta, che non valeva ne meno, come un semplice Ridotto di Campagna, quanto per difender la Stiria di sì grand’importanza per tutta la Christianità. S’avvide subito Montecuccoli della debolezza del Forte, e dell’impossibilità di sostenerlo, e con sue lettere lo rappresentò a Sua Maestà Cesarea; lo difese nondimeno più a lungo di ciò si sperava, & ancora più giorni l’haverebbe mantenuto, se essendo i Turchi venuti all’assalto, i difensori si fussero difesi, come dovevano; ma questi si dierono alla fuga, abbandonandolo, elegendosi più tosto il morire nell’acqua del fiume, ch’il combatter valorosamente. Montecuccoli difese però con tanto valore li passi del Fiume, che riusciti infruttuosi a’ Turchi quanti tentativi fecero per valicarlo, finalmente li obligò a ritirarsi, e pensar ad altre imprese. Marchiò il Gran Visir verso Giavarino con disegno di passar il fiume Rab, e portarsi verso Vienna: Montecuccoli lo seguitò, e per un Mese continuo fu sì maravigliosa la sua vigilanza, che mai puotero gl’Ottomanni, per quanti sforzi fecero, trovar modo di passare. Finalmente scieltesi dal detto Gran Visir venti mille de più bravi Officiali, e Soldati dell’esercito, risoluto di passar poco discosto dal Claustro di San Gottardo, ne fece il primo d’Agosto il tentativo, passò, ruppe le genti dell’Imperio, che non s’opposero; ma si dierono alla fuga; i Giannizzeri cominciarono ad alzar terreno, e la Cavalleria ad allargarsi per la Campagna. Montecuccoli sollecitamente s’oppose, fermò l’impeto Turco, e ricusando di seguitare il consiglio di quelli, ch’assentivano alla ritirata, si scagliò a testa bassa, e con estremo valore contro i nemici, con quali combattendo sette hore continue, finalmente riportò la più segnalata vittoria, che sia successa ne secoli presenti; restandovi morti più Pascià, e più Officiali, con dodeci mille Soldati, il fior della militia Ottomanna. Vittoria così celebre, e grande, che da questa atterrito il Visir, subito richiese, e concluse la pace. Cesare riconoscendo dal valor di detto Montecuccoli fatto così egregio, subbito lo dichiarò suo Luogotenente Generale, ch’è il primo posto, e l’encomiò con lodi, e benedittioni, così fecero tutti gl’altri Generali, e Capi da guerra, e particolarmente i Francesi, i quali commendarono al maggior segno la perspicacia, l’intrepidezza, e ‘l comando così ben’aggiustato, e da tutti gradito d’esso Montecuccoli, rendendogli anche, molte gratie dell’honore, che a loro haveva fatto. E se per l’incuria de Commissarij non si fusse trovato l’esercito Imperiale scarso di monitione, non vi è dubbio, che non fusse Montecuccoli passato, e proseguita la vittoria, con dissipamento di tutto l’esercito nemico. Fatta la pace, & essendo seguito il matrimonio tra Cesare, e l’Infanta Margherita di Spagna, fu esso Montecuccoli spedito da Cesare al disbarco dell’Imperatrice al Final di Genova, per complimentarla, com’egli fece, con maniere così gratiose, che anche in questa funtione si fece conoscere per Cavaliere degno di lode, e del commune applauso. E’ il Generale Conte Raimondo Montecuccoli di statura ben composta, di corpo agile, e svelto, gagliardo, & indefesso alla fattica, & al travaglio, di spirito vivace, e pronto, d’ingegno maraviglioso, di tratti affabili, e manierosi; il pelo è naturalmente negro, ma per l’età hora è canuto; la faccia martiale, e brillante; alla teorica ha unita l’esperienza di quarantaotto anni di continuato esercitio, e comando. Havendo passato per tutti i gradi della militia, conosce qual sia il debito, e l’officio d’ogn’uno. Ha studiato i migliori Autori; è intendente di quanto è stato scritto, & operato; ha veduta quasi tutta l’Europa, e presa conoscenza delle qualità d’ogni natione. Ha militato sotto i più celebri Guerrieri, contro le più brave, e feroci nationi, e riputati Capitani del secolo: in somma buon Soldato, & ottimo politico. Onde con verità si può dire, che i pronostici fatti di lui, come s’è detto, da suoi Maestri, si siano puntualmente verificati, con riuscita maggiore ancora dell’aspettativa. Quanto egli siasi dimostrato intrepido, e coraggioso nell’attioni più difficili; quanto stabile nell’averse, quanto politico ne partiti, cauto nelle deliberazioni, ardito nell’eseguire, modesto nelle vittorie, l’attestano non solo coloro, che l’hanno obedito; ma gli stessi, contro de quali ha militato. La maturità del suo consiglio, il valor della sua spada, la sollecitudine del suo animo, e la vivacità del suo ingegno è stato più volte encomiato dalle molte lettere scrittegli di proprio pugno da gl’Imperatori Ferdinando Terzo, e Leopoldo Regnante. Egli non intrapende mai affare, se prima non ha bilanciato con prudente esame l’esito, che ne può sortire. In ogni difficoltà trova ripieghi per superarla, o almeno per facilitarla. E’ amato da Soldati, perché è tutto amore verso d’essi; è applaudito da Popoli, perché il suo comando ha per norma la discrettione, e la dolcezza. Sprezza ogn’avanzo, ogn’utile, ogn’interesse particolare; il solo zelo del servitio di Cesare è la tramontana di tutti i suoi pensieri. E’ finalmente huomo dato da Dio per la gloria, e beneficio universale di tutta la Christianità. Ha per Moglie Margherita di Dietrichstain, figliuola del Principe di questo nome, già primo Ministro di Ferdinando III Imperatore, Dama d’ogni virtù, e qualità ornata. La sposò l’anno 1657 e fin qui si trova haver tre figlie, & un figliuolo. La prima si chiama Luisa nata nel Jutland il giorno stesso, che fu presa la Città di Fedriscode, quasi che Dio volesse accopiarli l’allegrezze d’un parto di gloria con un parto di consolatione domestica.

La seconda Carlotta, e la terza Ernestina.

Il Figlio Leopoldo, tenuto a battesimo dal Principe di Liechtenstain a nome di Sua Maestà Cesarea, giovinetto di gran spirito; e d’una aspettativa non degenerante le qualificate condizioni del suo Genitore.

Luisa fu maritata l’Anno 1673 nel Conte Francesco Antonio Werchy.

Nell’anno 1669 il Re Cattolico per dimostrar la stima, che fa del gran merito di questo Cavaliere, l’ha decorato dell’insigne Ordine del Tosone; e Cesare, doppo esser morto il Principe Don Annibale Gonzaga, gl’ha conferita l’importantissima Carica di Presidente del Consiglio di guerra, nel quale ha sempre diretto con applicatione tanto corrispondente al buon servitio di Sua Maestà Cesarea, ch’egli solo è stato l’autore delle più prudenti, e generose deliberationi.

Nel 1672 furono assaliti gli Stati delle Provincie unite del Paese Basso da formidabili forze Francesi, e con incontrastabili attacchi occupate in momenti tre Provincie. Si risvegliarono tutti li Potentati vicini a tanto accrescimento della potenza Francese, l’armi della quale ritrovandosi a lungo il Rheno, opprimendo i Paesi spettanti all’Elettor di Brandemburg, e sconvogliendo le Provincie contigue alla Germania, non potevano cagionar altrimente, che grand’alteratione nell’Imperio, Cesare per tanto con paterna Augustissima providenza, e cura. Risolse dunque di spedire un Esercito veterano di quindeci in sedeci mille huomini, sotto la condotta del detto suo Luogotenente Generale Conte Montecuccoli nell’Imperio a congiungersi con l’armi di Brandemburg, per servire di motivo, d’esempio, e d’appoggio a gl’altri Principi, e Stati, tenuti per vincolo di giurata fedeltà di unirsi al loro Capo, e di commun consenso invigilare, e cooperare alla difesa, & indemnità dell’Imperio. Uscì Montecuccoli in Campagna, quando meno si credeva, con l’Armata Cesarea nel fine d’Agosto 1672 l’unì a quella dell’Elettore di Brandemburg circa mezzo Settembre. Passò i Fiumi Meno, Vesser, & altri; campeggiò nel Paese di Colonia, e di Munster, e benché nessuno de Principi adherenti, conforme alle promesse, & all’obligo dovuto a Cesare lor Sovrano, & alli concerti stabiliti si movesse; ad ogni modo, fingendo di haver dissegni oltre il Vesser, con improvvisa, e sollecita marchia s’incaminò verso il Rheno, e gettò un ponte sopra di questo appresso Magonza, benché da questo Elettore, come da quello di Treveri gli fosse negato il passo. Onde con questo solo suo campeggiamento coll’Esercito Imperiale, senza romper la pace, fece ritirar l’armi di Francia dal preparato assedio di Boisleduc, da quello di Mastrich, e finalmente obligò le genti di Münster, unite con Francesi, ad abbandonar l’attacco di Groning, dando modo al Rabenhaupt Capitano de gl’Olandesi di ricuperar per sorpresa la fortissima, & importantissima Piazza di Covörden; & a gli Stati Generali di porsi in buona positura, stabilire le cose loro, e mettersi in stato di offendere, in vece d’esser offesi. L’anno 1673 essendo entrato nella Franconia un florido Esercito Francese di 35 mille Combattenti agguerriti, e condotti da Capi di chiara fama, sotto il comando di Henrico della Torre Principe Visconte di Turenna, Maresciallo Generale di Francia, uno de più proveti, più esperti, e più valorosi Capitani del Secolo. La Maestà di Cesare deliberò di spedir il medesimo suo Tenente Generale Conte Montecuccoli, per difender, e scacciar dall’Imperio li detti Francesi. Si condusse il Conte con un’Armata di trenta mille huomini a fonte dell’inimico. Campeggiò alcune settimane con moderna direzzione in faccia del Francese, riportando continui vantaggi in quanti incontri seguirono tra le partite d’ambi gli Eserciti. Finalmente passò prima il Meno a vista dell’avversario; e poi avvanzandosi con somma prudenza verso il Rheno, traversò con tutta l’Armata la gran Selva detta Speshart, con risolutione non men generosa, che avveduta. Giunse al Rheno, sé sembiante di fabricare un Ponte per il passaggio presso Magonza, e poi, mentre l’inimico travagliava, per prevenirlo, imbarcata la Fanteria, e fatti marchiare i Cavalli verso Coblentz, & ivi varcato il Rheno, d’indi unitosi con Spagnuoli, & Olandesi in otto giorni obligò alla resa Bonna, Piazza ben munita di pressidio, e di nuove fortificationi, e Residenza dell’Elettore, conquistando diversi altri luoghi in faccia dell’armi nemiche, terminando con applauso, lode, e gloria sua immortale la Campagna, per havere coll’arte, col consiglio, e col valore schernita la raffinata prudenza, e ‘l valore del più rinomato Guerriero d’Europa. Diede il quartiere d’Inverno all’Armata Cesarea nel Paese tenuto da gli Avversarij; non solo ben trattata; ma ancora riclutata di buona Soldatesca; obligò l’Elettore di Colonia, il Vescovo di Münster, & altri ad abbandonare il partito Francese, e ritornar all’obedienza di Cesare, consignandogli le loro Soldatesche; il qual esempio operò, che tutti gli altri Principi dell’Imperio si dichiarassero per Sua Maestà Cesarea, e che i Francesi abbandonassero le importantissime conquiste di tre Provincie intiere tolte l’anno 1672 a gli Olandesi, preparando a’ Collegati un gioco molto vantaggioso. Onde si può con verità dire, ch’esso Montecuccoli si è reso il più benemerito dell’Augustissima Casa, e dell’Imperio tutto, di quanti altri Capitani, che per la medesima hanno guerreggiato.