Vite di illustri numismatici italiani - Domenico Casimiro Promis

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Costantino Luppi

1893 V Indice:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu Rivista italiana di numismatica 1893 Vite di illustri numismatici italiani - Domenico Casimiro Promis Intestazione 4 ottobre 2016 75% Numismatica

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VITE


di


ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI



DOMENICO CASIMIRO PROMIS.



Il consenso degli eruditi e dei più dotti archeologi nostrani e stranieri ha posto Domenico Casimiro Promis fra i più illustri numismatici d’Italia. Nacque egli in Torino il 4 Marzo 1804, da Matteo di Mondovì, cassiere della Regia Zecca, e da Felicita Burquier di Annecy, l’anno stesso in cui Napoleone I cingeva la corona imperiale in Milano, e creava l’ordine della Legion d’Onore. Sebbene sortisse da natura ingegno aperto e pronto, nulla presentò nella sua infanzia di straordinario, ma diede fin dai primi anni a sperare bene di sé. Progredito negli studi si dedicò di preferenza alla Storia Antica e a quella del suo paese. Sorretto [p. 382 modifica]dalle modeste risorse che gli forniva la famiglia, appena decenne, si deliziava nel raccorre libri, monete e medaglie, e, con amore, di queste ultime ne esaminava le impronte, ne interpretava le iscrizioni e le disponeva in serie distinte di tempi e di luoghi. Per vieppiù erudirsi fece uno studio particolare degli Annali del Muratori. A diciannove anni, mortogli il padre, gli successe prima, come cassiere reggente (1823), poi cassiere effettivo (1824). Durò in quella carica dodici anni, finchè, nel 1831, fu nominato R. Commissario della Zecca. Questi incarichi fornirono al Promis un mezzo facile e pronto per ampliare ed arricchire la sua particolare collezione numismatica acquistando monete e medaglie, tra quelle che venivano portate in gran copia alla Zecca e che trovava meritevoli di conservazione.

La fama intanto della sua dottrina si andava sempre più diffondendo, talchè quando per la morte di Re Carlo Felice (1831) salì sul trono Carlo Alberto di Carignano, il nuovo Re, amantissimo come era degli studi storici, fece tosto assegnamento sulla cooperazione del Promis per realizzare l’intento cui da più anni mirava, di fare del Piemonte, e in ispecie di Torino, la sede più distinta dei dotti e dei letterati italiani. Nel 1832, il Re manifestò al Promis il desiderio di far acquisto della sua collezione numismatica. Il Promis dapprima esitò a spogliarsi di oggetti a lui cari, e che gli erano costati tanti studi, tante fatiche e tante privazioni, poi cedette a patto di essere eletto conservatore onorario senza stipendio nell’intento di continuar ad ampliare quella preziosa raccolta.

Carlo Alberto accettò; questa fu l’origine dello stupendo Medagliere Reale, Il Promis studiava le monete come economista, e dal lato dell’Arte e della Storia.

Installato nella Direzione del medagliere, propose e ottenne dalla munificenza del Re l’acquisto della celebre e copiosa raccolta del Conte Pietro Gradenigo di Venezia, talchè il reale medagliere raggiunse in breve il numero di quarantamila pezzi, per la maggior parte preziosi per bellezza e rarità. Questo splendido ornamento della Reggia e di Torino lo si deve all’indefessa e sapiente attività del Promis. Il Re destinò al prezioso cimelio un gabinetto presso la Reale Accademia e la R. Biblioteca che fece poi ornare [p. 383 modifica]di bella architettura dal Cav. Palagi e di graziosi affreschi da Pietro Ayres (1835-39).

Fin dal 1832 il Re aveva mandato il Promis in compagnia di Luigi Cibrario, altro piemontese insigne cultore di storia, in missione scentifica in Francia, Svizzera, Germania e Stati italiani a far ricerche, nei musei e nelle biblioteche, di documenti inediti illustranti la monarchia di Savoia. Frutto delle loro indagini furono le due opere cui insieme collaborarono: Documenti, monete e sigilli, ecc., raccolti per ordine di S. M, il Re Carlo Alberto (Torino, 1833), e Sigilli dei Principi di Savoia raccolti ed illustrati (Torino, 1834), che furono stampate per ordine e a spese del Re.

Nel 1833, per gli eccitamenti del Conte Prospero Balbo e del Cav. Conte Alessandro Saluzzo, e, dopo i felici risultati del Promis e del Cibrario, il Re, con decreto 20 aprile di quell’anno istituiva la R. Deputazione sopra gli studi di Storia Patria, mettendone a presidente lo stesso Balbo. Uno dei membri più attivi di quella fu Domenico Promis.

Tanti meriti attirarono l’attenzione dei componenti la Regia Accademia di Scienze, che lo vollero spontaneamente aggregare a membro di quel celebre Istituto (1838). L’anno seguente, ad accrescere le sue gioie domestiche, la Nobil Donna Marianna Borbonese, sua degna consorte, lo fece padre del suo primo figlio, Vincenzo1 (8 Luglio 1839), che doveva negli ultimi suoi anni essere il suo appoggio e dividere con lui le fatiche e la gloria negli studi geniali della Numismatica e della Storia.

In occasione di quella nascita il Re, con gentile atto di congratulazione inviò a Domenico Promis le insegne dell’Ordine Mauriziano. Eletto a Vice-Presidente della R. Deputazione insieme al fratello Carlo, si diede con lena maggiore a far incetta ed acquisto di libri, di manoscritti e d’ogni sorta d’altri monumenti relativi alla storia dell’antica monarchia Sabauda, onde arricchire sempre più l’archivio e la [p. 384 modifica]biblioteca della R. Deputazione in servizio dei dotti indagatori delle patrie memorie.

Tanta attività e competenza, alla morte del Conte Provana, 1837, gli valsero la nomina di Bibliotecario della Palatina, dove, coi lauti assegni del munificente Sovrano, acquistò tale copia di libri stampati, ’incunabuli e di codici, di manoscritti rari e preziosi, che in meno di dieci anni la Palatina potè rivaleggiare colle biblioteche più cospicue della Penisola.

La carica di Bibliotecario metteva il Promis in relazione diretta e continua con Re Carlo Alberto, di cui divenne consigliere fedele e autorevole. La stima che s’andava sempre crescendo per lui si trasformò in breve tempo fra loro due in un’amicizia profonda, talchè il Promis in ogni circostanza, interprete generoso della mente sovrana, fu il depositario dei più intimi pensieri e l’occulto dispensatore delle continue beneficenze private del Re.

Il Promis ebbe anche l’onore di essere il precettore dei figli di Carlo Alberto.

Quando al Re, che gloriavasi di discendere da una delle più celebri famiglie italiane, venne in animo che anche alla Famiglia di Savoia si facesse posto nella pubblicazione del Litta, incaricò il Promis di mettere a disposizione del compilatore ogni sorta di materiali storici e biografici, genealogie, topografie, ritratti, medaglie e monumenti, e alieno da ogni ambizioso pensiero, raccomandò all’illustre storiografo null’altro che l’imparzialità dei giudizi.

Al Promis devesi il favore accordato dal Re ai Congressi degli Scienziati italiani di Torino (1840) e di Genova (1846); la fondazione della Società agraria; l’introduzione in Piemonte degli scritti di Gioberti, di Cesare Balbo, dell’Azeglio e di altri insigni preconizzatori del Risorgimento italiano fino alla solenne proclamazione della libertà della stampa.

Nel 1848, scoppia la Rivoluzione in Lombardia, Carlo Alberto varca il Ticino col vessillo tricolore sormontato dalla Croce di Savoia; corre in aiuto dei combattenti delle cinque giornate. Superfluo ricordare qui i fortunosi eventi di quell’anno e l’infelice tentativo della riscossa {1849). Il disastro di Novara (23 marzo) segnò al re sventurato la via del [p. 385 modifica]volontario esilio. L’abdicazione di Carlo Alberto elevò al trono il maggiore dei suoi figli, Vittorio Emanuele. Carlo Alberto dopo diciott’anni di un regno agitato, si ritirò nella solitudine di Oporto; mutò cielo, non affetti; ed anche là non si dimenticò degli amici e dei fedeli, e, prima di morire, 28 luglio 1849, rivolse uno scritto affettuoso al suo Domenico Promis che era stato per tanto tempo il depositario dei suoi più intimi pensieri.

Vittorio Emanuele, il giovine Re, raccolse la bandiera nazionale, conservò inalterate le concessioni liberali, ed a Torino si mantenne sempre più acceso e vivido il focolare della libertà.

Alla partenza di Carlo Alberto, il Promis, addolorato e stanco delle lotte politiche si chiuse nella Biblioteca Reale allo splendore della quale aveva tanto contribuito, si consacrò ai suoi studi prediletti e continuò la serie di quelle sue pubblicazioni numismatiche, che dovevano portare tanto in alto il suo nome e diffondere la sua fama d’archeologo insigne e di scienziato per tutta Italia e presso le più colte nazioni del mondo civile.

Domenico Promis ebbe onori non cercati in Italia e fuori, e gli Istituti scientifici nazionali ed esteri fecero a gara ad inscriverlo come loro membro o corrispondente; Vittorio Emanuele lo innalzò al grado di Commendatore dell’Ordine Mauriziano, e lo fregiò pure della Commenda della Croce d’Italia.

A sessantasei anni, sul finire del 1870, colto da febbri gravissime non potè più riaversi; le forze gli andarono scemando indefinitamente, quando, ad aggravare il suo stato s’aggiunse la perdita del fratello nel 1873, e del suo figlio secondogenito morto nell’ottobre dello stesso anno. Da quel momento si trascinava alla Biblioteca Reale accompagnato dal figlio Vincenzo, finché il 6 febbraio 1874 cedette al fato comune in mezzo al pianto sincero dei parenti e degli amici.

Il 7 marzo ebbe solenni funerali nella chiesa di S. Francesco di Paola, con grande concorso di parenti, di amici e dei dotti rappresentanti di tutti gli Istituti letterari e scientifici di Torino.




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ELENCO DELLE OPERE NUMISMATICHE


di Domenico Promis.


1. Monete ossidionali del Piemonte edite ed inedite, illustrate. Torino, 1834; in-4, con 2 tav. (inserito nel vol. XXXIX delle Memorie della R. Accademia di Scienze di Torino).


2. Notice sur une monnaie frappée par les évêques de Valence et de Die (inserto nella Revue numismatique française del 1836).


3. Recherches sur deux monnaies du moyen-àge sur lesquelles se trouve le mot MARSAÇONA (Revue num. franç. del 1836).


4. Monete dei Reali di Savoia. Torino, 1841, 2 vol. in-4 con 87 tav. inc.


5. Monete del Piemonte inedite o rare (monete di Acqui, Alessandria, Busca, Cortemiglia, Cuneo, Ivrea, Novara, Tortona e Vercelli). Torino, 1852; in-8 con 2 tav. inc.


6. Monete della Zecca d’Asti. Torino, 1853; in-8 con 7 tav. inc.


7. Monete dei Romani Pontefici avanti il mille. Torino, 1858; in-8 con 10 tav.


8. Monete dei Paleologhi marchesi di Monferrato. Torino, 1858; in-8 con 7 tav.


9. Monete dei Radicati e dei Mazzetti (Zecche di Passerano e di Frinco). Torino, 1860; in-8 con 3 tav.


10. Monete della Zecca di Desana. Torino, 1863; in-8 con 9 tav.


11. Monete di Ugo I marchese di Toscana battute in Arezzo (inserto nella Rivista numismatica d’Asti, 1864; in-8 fig.).


12. Monete di Tirinto (nella Riv. num. d’Asti, 1864; in-8 fig.).


13. Medaglione di Marc’Aurelio Cesare (nella Riv. numism. d’Asti, 1864; in-8 fig.).


14. Monete di Ugo e Lotario di Lucca (nella Riv. numism. d’Asti, 1864; in-8 fig.).


15. Giunte alle «Memorie» dello Zanetti sopra la Zecca di Massa Marittima (nella Riv. num. d’Asti, 1864; in-8 fig., corredata di note e documenti da Vincenzo Lazari).


16. Monete della Zecca di Savona. Torino, 1864; in-8 con 4 tav.


17. La Zecca di Scio durante il dominio dei Genovesi. Torino,; in-8 con 4 tav.


18. Ricerche sopra alcune monete antiche scoperte nel Vercellese. Torino, 1865; in-8 con una tav.


19. Monete inedite del Piemonte. Supplemento (Monete dei principi di Savoia dei rami d’Acaia e di Vaud; monete di Albera, della [p. 387 modifica]Cisterna, di Cortemiglia, Cuneo, Dogliani, Frinco, Casale, Passerano, Seborga, Tortona e Montafia). Torino, 1866; in-8 con 6 tav.


20. Monete di Zecche italiane inedite o corrette. Memoria I (Monete longobarde, di Roma, di Benevento, di Capua, Mileto, Messina, Carpentrasso, Foligno, Milano, Famagosta, Fano e Bozzolo). Torino, 1867; in-8 con 2 tav. incise da Carlo Kunz di Venezia.


21. Di una medaglia rappresentante Beatrice Langosco e brevi notizie sulla sua famiglia. Torino, 1867; in-8 fig. con i tav. ine.


22. Cenni sopra una medaglia di Bartolomeo della Rovere. Torino, 1867; in-8 con una tav.


23. Monete della Repubblica di Siena. Torino, 1868; in-8 con 8 tav. ed altre 2 separate, una rappresentante i segni degli zecchieri, e l’altra il bel sigillo dei Sienesi di parte guelfa, disegnate ed incise tutte dal valente bulino di Carlo Kunz di Venezia.


24. Observations sur la notice de M. Friedlander relatives à deux monnaies celtiques portantes des inscriptions (inserto nella Revue num. franç. del 1868).


25. Monete delle Zecche di Masserano e Crevacuore dei Fieschi e dei Ferrero. Torino, 1869; in-8 con 16 tav.


26. Monete di Zecche italiane inedite. Memoria II (Monete di Savoia di Ancona, Benevento, Bozzolo, Castiglione delle Stiviere Como, Desana, Firenze, Gazzoldo, Incisa, Metelino, della Mi randola, di Novara, Passerano, Siena e Tino). Torino, 1869 in-8 con 2 tav.


27. Notizia di una bolla di piombo del secolo XII. Torino, 1869 in-8 con una tav.


28. Sigilli italiani illustrati. Torino, 1870; in-8 con 4 tav.


29. Monete degli abati di S. Benigno di Fruttuaria. Torino, 1870; in-8 con 3 tav.


30. Monete di Zecche italiane inedite o corrette. Memoria III (Monete di Ancona, Bozzolo, Camerino, Casale, Correggio, Cortemiglia, Firenze, Mantova, Modena, Novellara, Reggio di Lombardia, Sabbioneta, Saluzzo e Tresana). Torino, 1871; in-8 con 7 tav.


31. Dell’origine della Zecca di Genova e di alcune sue monete inedite. Torino, 1871; in-8 con 5 tav.


32. Illustrazione di una medaglia di Claudio di Seyssel e nuove ricerche sull’Ordine del Collare di Savoia. Torino, 1871; in-8 con una tav.

[p. 388 modifica] 33. Medaglia di Tommaso di Valperga di Rivara, illustrata. Torino, 1871; in-8 con una tav.


34. Monete e medaglie italiane (Monete di Acqui, Ancona, Asti, Bologna, Casale, Castiglione delle Stiviere, Genova, Milano, Modena, Piombino e Salerno). Torino, 1873; in-8 con 5 tavole inc.


OPERE SCRITTE IN COLLABORAZIONE


con Luigi Cibrario.



35. Documenti, monete e sigilli raccolti in Savoia, in Isvizzera ed in Francia. Torino, 1833; in-8 con una tav.


36. Sigilli dei Principi di Savoia raccolti ed illustrati. Torino, 1834; in-4 con 33 tav.




Chi desiderasse avere più ampie e circostanziate notizie su Domenico Promis ricorra ai seguenti libri: Casimiro Danna: Commemorazione del Commendatore Domenico Promis. Torino, 1874; in-8 — Conte Federico Sclopis: Notizie della vita e degli studi di Domenico Casimiro Promis, socio residente della Regia Accademia delle Scienze. Torino, 1874; in-8 — Matteo Ricci: Domenico Casimiro Promis, cenni necrologici. Firenze, 1874; in-8 — Barone Antonio Manno, nel vol. VIII del «Supplemento all’Enciclopedia popolare italiana» — Reumont: Beilage sur Allgemeinen Zeitung, 17 marzo 1874 — Engel e Serrure: Traité de numismatique de moyen age. Paris, 1891, p. XXVIII; ecc.

E più in particolare: Leone Tettoni: Della vita e delle opere del Commendatore Domenico Promis. Memorie storiche, biografiche e bibliografiche con documenti inediti. Torino, 1874; in-8 con ritr.







Note

  1. Rapito alla patria, alla scienza, nell’età di anni 50, il giorno 19 dicembre 1889 (Rivista italiana di Numismatica, Anno III [1890], fascicolo I, pag. 155).