Vulcano/Prima sintesi

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Prima sintesi

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Vulcano Seconda sintesi
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Prima sintesi

IL COLORIFICIO DEL CIELO

La scena è dominata dal profilo fumante dell’Etna. La radura di un limoneto chiuso da un muretto di pietre laviche. In fondo, a sinistra, la casetta-laboratorio dei pirotecnico Porpora. La facciata è coperta di cartoni sovraccarichi di cifre e dipinta di segni misteriosi rossi gialli verdi.

In fondo a destra la casetta colonica del poeta Serena.

A destra un muretto basso di pietre laviche guarda in lontananza un grande pezzo di mare azzurro intensissimo.

A sinistra un muretto basso di pietre laviche e cactus oppressi da una massa di alte ginestre, nuvole di fluido oro abbagliante. In questo muretto una porticina.

Serena

Il comizio fu violento. Urlavano tutti contro Brancaccio.

Porpora

Perché lo odiano cosí? [p. 142 modifica]

Serena

Lo accusano di essere padrone di mezza Sicilia. Dovrebbero invece rimproverare al combattente ricchissimo di trascurare noi che abbiamo tutto perduto facendo la guerra!

Porpora

Se tu fossi al suo posto ti concederesti degli svaghi piú artistici e piú egoistici dei suoi. Ti consiglio di calmare quei forsennati.

Serena

È impossibile... Un torrente scatenato. Fra poco saranno qui.

Porpora

Va pure. Non verranno.

Serena

Verranno. Eccoli. (Canti lontani interrotti da urli) Addio.

Porpora accompagna Serena alla porticina del muretto di destra. Prima di giungervi sentono picchiare, si fermano incuriositi.

Porpora

Avanti. (Entra Eugenia Brancaccio seguita da Mario Brancaccio) Buongiorno! Siate i benvenuti in casa vostra!

Eugenia

indicando Serena che sgattaiola via con un saluto breve:

Buongiorno, Porpora. Chi è quel giovane? [p. 143 modifica]

Porpora

Il mio migliore amico, un poeta. Un patriota. Ardito di guerra e mutilato. Simpaticissimo! (Silenzio) Un po’ pazzo... Vuole organizzare patriotticamente i contadini. Lo volete conoscere?

Eugenia

fermandolo:

No, no! Non voglio essere distratta. Ho molte cose da dire al celebre Porpora. (Silenzio) È questo il famoso colorificio del cielo?

Porpora

invitando i due ospiti a sedersi sul muretto lavico di sinistra:

Si. (Silenzio) Ieri fissavo laggiú col cannocchiale il mio specchio di mare preferito. Bruscamente il vostro yact entrò nella lente azzurra. (Silenzio)

Mario

Veniamo da terre lontanissime. Ci fermeremo poco tempo. Siamo ospiti del nostro caro e illustre vulcanologo Massadra. Ci interessiamo di materie vulcaniche.

Porpora

Quali?

Mario

Studiamo insieme la famosa miscela lavica chiamata Amore.

Porpora si siede sul muretto di sinistra accanto a Mario e Eugenia cosicché tutti e tre sono colorati davanti in azzurro dal mare e dietro in oro caldo del barbaglio delle grandi ginestre. Un minuto di immobilità silenziosa.

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Porpora

L’amore! (Silenzio) Lava che si spegne subito.

Eugenia

con impeto:

Abbiamo trovato il modo di impedirne il raffreddamento e... aumentare l’ardore.

Porpora

Esattamente il contrario di ciò che cerca Massadra.

Mario

Alludete alla sua famosa macchina fermalava?

Eugenia

Ci credete?

Porpora

Sí. Principio scientifico semplice e sicuro: congelare l’orlo della colata per formare una barriera di lava pietrificata che fermi e devii la colata stessa. (Silenzio) Avete dunque girato il mondo consultando tutti i serbatoi di fuoco e di colore, le musiche, le letterature, i cieli, i vulcani e i pazzi come me... da veri vulcanologi anche voi...

Eugenia

Abbiamo attraversato un oceano di emozioni.

Mario

Emozioni d’ogni genere, brutali, violentissime, dolci, insinuanti e perturbatrici. (Frastuono di voci che si avvicinano rapidamente e scoppiano sotto il muretto dì destra) [p. 145 modifica]

La folla

Vogliamo la Terra! La Terra è nostra! La Terra ai contadini! Apriteci! Vagliamo parlare al padrone! Ora non è piú lui il padrone! Aprite! Aprite! Aprite! Aprite!

Mario

fermando Porpora e Eugenia con un gesto calmo:

Eccoti servita, Eugenia! Una emozione assolutamente inedita! E calda! (Voltandosi a Porpora) Vi prego di aprire la porticina.

Porpora apre la porta che si spalanca sotto lo sforzo della folla. Tre contadini nell’impeto capitombolano a terra. Visto il padrone ammutoliscono. Silenzio assoluto.

Mario

Parlate. Sono qui ad ascoltarvi. Cosa volete? Lo so. I vostri nuovi padroni... di Milano vi ordinano di portarmi via le mie terre. Le terre, voi lo sapete, sono mie, come erano di mio padre, di mio nonno.

Buio completo. Appare al centro del palcoscenico nella luce di un proiettore rosso Alberto Serena.

Serena

Contadini! Liberi contadini, le Terre sono vostre! Prendetele!

Il proiettore si spegne. Buio. Poi piena luce nella scena disposta come prima.

Mario

Senza di me non ci sarebbe la Teleferica della Naviera che in estate distribuisce alle città affocate deliziosi gelati mondialmente celebri. [p. 146 modifica]

Eugenia

a voce bassa:

Non irritarli con le tue ironie, per carità!

Mario

Occupate pure le terre, e fatene ciò che più vi piace. (Un boato vulcanico) In realtà le terre non sono né vostre né mie. Sono di Sua Maestà l’Etna!... Andate.

La folla esce muta poi riprende il brontolio che cresce. Mario, Eugenia e Porpora stanno in ascolto e sorridono a sentire risorgere il coraggio della folla nei canti a misura che si allontana.

Mario

Caro Porpora, mia moglie vi domanda il favore di preparare una festa pirotecnica degna del vostro genio per festeggiare il decimo anniversario del nostro amore.

Eugenia

Fra poco mi porteranno qui le mie più belle vesti. Così i vostri colori armonizzeranno coi miei.

Porpora

Se fossi un ironista avrei paura della funzione ridicola che mi proponete. Ma amo le fiamme e i colori e vi annuncio che non sarò soltanto il vostro animatore. Entrerò in gara, se permettete. (Mostra i cartoni colorati che decorano la facciata della sua casetta.) Questo è un piano di ricostruzione del nostro sistema planetario! Questo è un [p. 147 modifica] perfezionamento del miraggio africano. Questo è un tramonto di sole sopra un pianeta sventrato! Posso a volontà formare col piano azzurro del mare e la parete perpendicolare delle mie architetture pirotecniche una trappola smisurata che io chiamo la trappola di Dio, perché Dio vi si lascia prendere spesso affascinato.

Mario

Vorrei che voi dipingeste nel cielo notturno la bellezza del nostro amore futuro con colori così potenti da farci dimenticare tutta la bellezza della nostra felicità goduta. (Eugenia piange)

Porpora

interessandosi:

Cosa avete, signora? Vi ho forse offesa?

Eugenia

No! No! Non badateci, un pensiero... Vorrei invece vedere dipinte nel cielo le sfumature di questi dieci anni di felicità. Quand’ero bambina (rivolgendosi a Mario) e già ti adoravo. (Buio completo. Nel centro della scena appare Eugenia morente nelle braccia di Mario che la sostiene. Proiettatore bianco) Lasciami morire. Non ti ho mai amato! Mai! Ho sempre mentito! (Si spegne il proiettore. Buio. Poi luce normale e riprende la scena precedente. Eugenia è ridiventata la bella giovane donna fiorente.)

Eugenia

A diciotto anni all’alba del cuore! Poi... tutti i brividi dei miei vent’anni. (Si sente battere all’uscio) E’ la cameriera di Massadra con le vesti del nostro Amore! (Entra Gioia Fiore portando molte vesti lussuose e colorate) Gioia, apri e sciorina tutto al sole. (Gioia dispone le vesti sui tronchi dei limoni) [p. 148 modifica]

Porpora

scattando:

Per Iddio, in quale inferno e in quale paradiso avete trovato questi colori?

Eugenia

Guardate: questo è un limoneto coi suoi frutti d’oro su fondo verde soleggiato. Una cintura di cielo mare basta. (Silenzio) Quest’altra di velo celeste pallidissima con colletto risvolti maniche e orlo della gonna rosso lacca. Cintura di rubini. (Silenzio) Questa è più sensuale, verde Nilo e oro chiaro. Egiziana... Questa è indiana! Tutte sono cariche di ricordi dolcissimi...

Mario

Io non ricordo nulla.

Eugenia

avventandosi alla gola di Mario, con uno slancio di belva:

No! No! No! Non dire queste parole infami! Non dire che non ricordi! Questa, questa, questa, la devi ricordare!

Gli mostra la veste verde Nilo, poi si accorge di avere trasceso e si ricompone con uno sguardo pieno di scuse a Porpora.

Porpora

Perché scusarvi, Signora? Lo spettacolo del fuoco non può certo offendere il pudore di un pirotecnico. Sono piuttosto spaventato dalle difficoltà che incontrerò per ottenere degli equivalenti aerei del vostro coloratissimo ardore felino! Cerco il modo di fare urlare quel blu brillante su quel giallo... (Silenzio) Vorrei esprimere la trasparenza verde dei vostri [p. 149 modifica] occhi. Mi proverò. Volete seguirmi, signora, nel mio laboratorio?

Entrano mentre Mario si sdraia sul muretto di sinistra guardando il mare, un sigaro in bocca.

Eugenia

dall’interno:

Mario! Mario! Il grande blu è raggiunto. Quel pomeriggio sul mare equatoriale, ti ricordi? Cosí, cosí. Vieni a vederlo. Identico!

Mario

fumando indolentemente:

Non mi muovo. Sono sicuro che è molto inferiore a questo azzurro di mare catanese.

Eugenia

Anche l’arancione è riuscito. Stupendo! Vedrai come sarà bella la nostra festa pirotecnica. Ora proviamo il rosso.

Porpora

dall’interno con voce autoritaria:

Per raggiungere ciò che intendo per rosso, io, occorre che vi allontaniate. Preferisco rimanere solo.

Eugenia

Vorrei... Permettete.

Porpora

Non è possibile. [p. 150 modifica]

Eugenia

esce fremente convulsa, coi moti di una bambina ebbra di un’attesa insopportabile. Gioia e tormento, vicinissima alle lagrime e piena di risa represse. Origlia, spia un poco, aiuta la cameriera a ripiegare le vesti e l’accompagna alla porticina. Poi si volta e va sulla punta dei piedi a sorprendere amorosamente Mario coricato sul muretto. Ma ha fatto pochi passi che una vampa violenta e rossa esplode con fragore fuori delle finestre della casetta-laboratorio di Porpora.

Porpora

dall’interno:

Maledizione! Maledizione! (Un lungo silenzio durante il quale Mario e Eugenia si lanciano malgrado il fumo verso la porta della casetta e tentano di aprirla. Si sente un rumore di chiave e la porta aprendosi lascia passare Porpora irriconoscibile con la faccia nera) Ho la faccia bruciata! (Silenzio) Sento che la mia faccia ha raggiunto un bel tono di nero cafro. (Silenzio) Ho trovato anche una buona tintura per i miei capelli bianchi. (Silenzio) Ma i miei occhi sono intatti, fortunatamente! Altrimenti sarei costretto a fare della pirotecnica all’interno. Cosa piuttosto noiosa.

Sipario