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Il Misogallo (Alfieri, 1903)/Sonetto XVI

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Sonetto XVI

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SONETTO XVI.

20 ottobre 1792 in Kaufbeuren nella Svevia.

XI.  Γίγνεται τοίνυν πόλις, ἐπειδὴ τυγχάνει ἡμῶν ἕκαστος οὐκ ἀυτάρκης, ἀλλὰ πολλῶν ἐνδεής . ἤ τίν’ οἴει ἀρχὴν ἄλλην, πόλιν οἰκίζειν;

Platone, Della Repub., lib. II.

Città dunque chiamasi, ed è, dove ciascun di noi, l’un dell’altro abbisognando, non può bastar per sè stesso. Credi tu forse, altro fondamento potersi mai porre della Città?

È Repubblica il suolo, ove divine
Leggi son base a umane leggi, e scudo;
Ove null’uomo impunemente crudo
All’uom può farsi, e ognuno ha il suo confine:
Ove non è chi mi sgomenti, o inchine;
Ov’io ’l cuore, e la mente appien dischiudo;
Ov’io di ricco non son fatto ignudo;
Ove a ciascuno il ben di tutti è fine.
È Repubblica il suolo, ove illibati
Costumi han forza, e il giusto sol primeggia,
Nè i tristi van del pianto altrui beati. —
Sei Repubblica tu, Gallica greggia,
Che muta or servi a rei pezzenti armati,
La cui vil feccia su la tua galleggia?