Lettera a Francesco Paolo Frontini (9 aprile 1906)
9 aprile 1906
Caro Frontini ,
Grazie dei nuovi fiori della sua feconda fantasia: me li sono goduti tornerò a godermeli, chè non mi pare sieno per appassire in un giorno.
Tutte le arti, mio caro, non soltanto la musica, vanno a rotta di collo verso il manicomio, che già spalanca i battenti a riceverli.
Rimaner fermo al suo posto, contro la furia della pazza corrente, è dovere di chiunque abbia per l'Arte per la gloria e per l'onore d'Italia un culto disinteressato e sublime.
Esplicare liberamente le proprie facoltà fra lo strepito d'avversi armeggiamenti e a dispregio della maligna fortuna, è soddisfazione che solo ai mediocri non basta.
Cristallizzarsi in una vecchia formola, no: sarebbe mulaggine; ma sacrificare il proprio Ideale, i propri sentimenti e il proprio stile à capricci effimeri della Moda, sarebbero viltà.
Guardi il genio di Verdi, sereno fra la gazzarra wagneriana; si andò rinnovando fino all'estrema vecchiaia, ma restò sempre lui, ed ora si gode beato la giovinezza immortale.
S'ispiri senza scoramenti, all'esempio dei grandi; scriva come il cuor le detta e lasci che ……….giri Fortuna la sua ruota, Come le piace, e il villan la sua marra
M.Rapisardi
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