Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/17

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che ben a ragione inorgoglisce: ma perchè, se non nacque italiano, italiano divenne quando fu fatto Abbate di Bobbio, poi Arcivescovo di Ravenna, ed italiano visse e morì quando salito al Soglio Pontificale cinse la Tiara col nome illustre di Silvestro II. Parliamone dunque a nostro bell’agio; ma in breve; nè meglio ciò fare potrei e più acconciamente all’uopo di un semplicissimo commentario storico, di quello che adoperando le parole del nostro Fabriani. «Nell’oscura notte interrotta solo da questi lampi che venivano dal Santuario (Cassiodoro, Isidoro, Beda, Alcuino), si ravvolsero ben quattro infelici secoli; ma al declinare del decimo una bella aurora spuntò alle matematiche in Gerberto, Romano Pontefice sotto il nome di Silvestro II. Egli dotato d’un genio superiore, istruito nelle matematiche dal Vescovo Aitone, e di tutta impossessatosi la Scienza degli Arabi, scosse la Francia, l’Italia, la Germania dal lungo letargo, e mercè l’eminente sua dottrina, lo zelo e l’ardore nel promovere le scienze, fece in esse rivivere specialmente lo studio dell’Aritmetica e della Geometria: onde l’Alembert ebbe a pronunziare: Gerberto collocato ai tempi Archimede l’avrebbe forse eguagliato»[1].

Mi sembra troppo ingiusto il Guglielmini ove dice sprezzantemente, che «Gerberto decantato tanto, al finire del secolo x portò forse appena i libri, ne’ quali il nostro Platone (da Tivoli) poscia pescò fors’anche altre cose ora perdute»[2]; ma non sembrami ingiusto , nè cattivo storico nel negare che a lui si debba l’introduzione in Europa dell’aritmetica moderna, come pare aver pensato, fra gli altri, l’egregio Biografo



  1. Fabriani, Op. cit. cap. 1 pag. 7.
  2. Elogio di Lionardo pisano, nota o n.° 2 pag. 59