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Contessa Matilde, e minori signori, e le città italiane si giovarono per le ragguardevoli costruzioni di tempj e di castelli, non ancora distrutti dal tempo, o del tutto guastati dagli uomini. Ma di autori che nel secolo xi abbiano scritto di matematica forse solo è da nominare il monaco cassinese Pandolfo da Capua, del quale veggasi il Tiraboschi [1] e l’appendice a questo mio scritto; al quale è da aggiungere, non come scrittore, ma come scienziato quello Strozzo Strozzi, astronomo e capitano che pare fosse autore di un antico segno solstiziale estivo di S. Giovanni di Firenze (23) [2]. Sicchè mi è pur necessario di stare in sulle generali, e contentarmi di ripetere col Tiraboschi medesimo. «... In Italia non fu la filosofia e la matematica interamente dimenticata. Certo in Bologna, prima ancora che lo studio delle leggi vi s’introducesse, era già introdotto quello della filosofia e della matematica.... In Parma ancora doveano tali studj essere in qualche pregio; perchè S. Pier Damiano racconta che un certo Ugone cherico di quella chiesa congiungendo l’ambizione allo studio, erasi provveduto d’un astrolabio di fino argento : dal che veggiamo che l’astronomia ancora coltivavasi allora almeno da alcuni. [3]»



allora la dovutagli celebrità: che altrimenti gran miracolo non sarebbe l’essere indirizzato ad uomo famoso. Del resto, se gli antichi nostri concittadini non erano gran fatto diversi da’ moderni, non era piccola grazia di Dio che si fossero accorti d’avere in patria un uomo di somma abilità; essendo soliti i modenesi, in generale, ad accorgersi a pena del pregio de’ loro concittadini, quando con loro meraviglia se li sentono decantare da una fama costante che venga loro ben di lontano all’orecchie.

  1. Ivi cap. 5 n. 11.
  2. Ivi, e Ximenes l. c. pag. xvii. e seg.
  3. Tiraboschi l. c.