Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/23

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E soltanto aggiungerò col Muratori, che «nello stesso Secolo xi trasportato e dilatato fu in Italia il sapere degli Arabi da Costantino di nazion cartaginese il quale, abbracciata la Religione di Cristo, e la vita monastica nel monistero di Monte Casino, quivi fiorì con lode di molta letteratura. Imperocchè il medesimo, come abbiamo da Pietro Diacono nella Cronica casinese, e nel libro de Viris ill. «Grammaticam, Dialecticam, Physicam, Geometriam, Arithmeticam, Mathematicam, Astronomiam etc. Physicamque Chaldaeorum, Arabum, Persarum, Saracenorum plenissime edoctus, transtulit de diversis gentium linguis libros quamplurimos.»[1] Ma perchè i suoi lavori più che alle matematiche giovarono alla medicina non è qui luogo a fermarsi più oltre intorno a lui [2].

Il duodecimo secolo ci presenta un nome degno di rispetto e di riconoscenza. Voglio dire Platone da Tivoli [3], il cui nome si può dire rimasto incognito al Tiraboschi, se nella brevissima menzione che ne fece cadde in errore. Ed invero, parlando degli scrittori del secolo xvi, egli dice: «Gli Sferici di Teodosio vider la luce in latino per opera di Platone da Tivoli nel 1518, e poscia del Maurolico...» [4]. Ma l’anno 1518 fu quello in che fu stampata colla data de’ 19 gennajo in Venezia dagli Eredi di Ottaviano Scoto e Compagni, in una Raccolta di trattati sopra la sfera, quella tradu-



  1. Diss. sopra le Ant. Ital. Diss. 44 pag. 32.
  2. Ved. Tiraboschi, Tom. iii. Lib. iv. cap. 6 n. 3.
  3. Delle versioni fatte da Platone Tiburtino traduttore del secolo duodecimo, Notizie raccolte da B. Boncompagni. Roma, 1851, tip. delle Belle Arti. (Dagli Atti dell’Acc. Pont. de’ Nuovi Lincei Anno iv. Sezione vi. dell’11 maggio 1851).
  4. Stor. della Lett. Ital., Tom. Vii. Lib. ii. Cap. ii. n.° 39.