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ed un trattato d’Abualcasin figlio d’Asafar sopra la costruzione e gli usi dell’astrolabio. Inoltre si conservano nella Biblioteca Bodlejana d’Oxford alcuni Excerpta ex libro Abohaly translato per Platonem Tyburtinum. E per non omettere quanto si sa delle fatiche di questo uomo, sebbene non in servigio delle matematiche, è anche da notare che Gio. Alberto Fabricio in un elenco di antichi medici stampato nella sua Biblioteca Graeca scrive : «Aeneas qui graece scripsit de pulsibus et urinis, quem latinum fecit Plato Tyburtinus et Ponticus Virunius»[1].

Da ciò parrebbe potersi annoverare questo Platone fra i non numerosi conoscitori di greco de’ suoi dì, come lo stimò il Guglielmini, argomentandolo da alcuni vocaboli di greca origine da lui adoprati nella traduzione della misura delle aree del Savasorda [2]. Ed io trovo in realtà probabile che il Tiburtino sapesse di



  1. Di queste traduzioni del Tiburtino parecchie furono stampate, ne’ secoli xv e xvi, e quella d’Albategno anche dopo. Alcune sono tuttavia inedite sparse nelle Biblioteche. Tale è quella del trattato d’ Abualcasin, di che nessuna cognizione si avea, e pel primo il ch. Princ. Boncompagni ha dato conto agli scienziati, pubblicandone la lettera dedicatoria di Platone a Giovanni David.
         Noto qui una volta per sempre che in questo scritto valendomi de’ lavori dell’egregio Principe Boncompagni, ommetto avvertitamente le citazioni che chi voglia più addentro vedere le cose, troverà negli scritti di Lui. Ivi ancora troverà le più esatte notizie e indicazioni che desiderare si possano intorno alle edizioni delle opere degli Autori da lui illustrati, ed ai Mss. che ne rimangono nelle Biblioteche.
  2. Vedi sopra nota 30. Ma que’ vocaboli, come tecnici, erano già conosciuti ed usati nella Geodesia anche da chi non sapeva di greco. E si trovano adoprati, con molti altri, nella Geometria di Gerberto.