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queste follìe aver voga in Francia in tanto splendore delle scienze, delle arti e delle lettere, si abbia un po’ di compatimento all’autore che quel trattatello compilò nel 1284. Egli delirava, è vero, seguendo i sogni dell’astrologia: ma delirava con la massima parte de’ suoi contemporanei. Che se egli e i suoi predecessori, e chi per lungo tempo appresso corse dietro a siffatte astrologiche vanità, si fosse difeso appellandosi alla pubblica opinione, che potrebbe replicare chi si professa tenuto a rispettare l’infallibilità ed a venerare gli oracoli di questa pretesa regina del mondo?

Il Tiraboschi disse che Gherardo troppo male abusava del suo sapere astronomico rivolgendolo alle superstizioni dell’astrologia giudiziaria [1], e disse bene: ma forse fu troppo severo appellandolo un astrologo impostore [2]: chè probabilmente egli errò ingannato con gli altri, e non s’infinse per ingannare. Ed allora persone anche pie coltivavano in buona fede le fole dell’astrologia [3]; e i più savj filosofi non altro volevano, combattendole, che mantenere la libertà dell’arbitrio nell’uomo e la natural condizione delle cose contingenti [4]. E per lunga pezza, anche dopo, invalse



  1. Stor. della Lett. Ital. T. iv. Lib. ii. cap. 2 n. 21.
  2. Ivi n. 20.
  3. Anche fra gli Ecclesiastici. Ezzelino da Romano ebbe al suo servigio come astrologi certo Saleone Canonico di Padova, ed un frate Everardo o Gaverardo Domenicano (Tirab. Stor. 1. e. n. 13 e 17). E altri due domenicani, Raniero da Todi, e Leonardo da Pistoja, furono annoverati fra gli Astrologi di quel tempo. (V. Boncompagni Notizie di G. Bonatti, pag. 84). Un altro domenicano F. Niccolò di Paganica s’occupava d’astrologia nel secolo xiv. (Tiraboschi Tom. v Lib. ii cap. 2 n. 23).
  4. V. S. Tomm. Sum. Theol. 1.a qu. 115 art. 4 1.a 2.ae qu. 9. art. 5 — 2.a 2.ae qu. 95, art. 5